Joyce Carol Oates.
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Blonde. Parte 3. LA DONNA. 1949 1953.
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Titolo originale: Blonde.
Traduzione di: Sergio Claudio Perroni.
2000. RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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BLONDE.
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Blonde  un romanzo. Bench alcuni personaggi qui ritratti abbiano una corrispondenza nella vita e nell'ambiente di Marilyn Monroe, le caratterizzazioni e gli eventi sono interamente frutto della fantasia dell'autrice. Pertanto Blonde va letto unicamente come romanzo e non come biografia di Marilyn Monroe. Tutte le note nel testo sono del traduttore.
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Indice di questa parte.
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Parte 3: LA DONNA 1949 1953.
Il principe misterioso.
Miss sogni d'oro 1949.
Amore.
Il provino.
La nascita.
Angela 1950.
L'altare infranto.
Rumpelstiltskin.
Il compromesso.
Nell 1952.
La morte di Rumpelstiltskin.
Il salvataggio.
Quella notte...
Rose 1953.
I Gemelli.
La visione.
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Fine Indice.
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LA DONNA. 1949-1953.
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La bellezza non ha una funzione manifesta; n ve n' alcuna chiara
necessit culturale. Eppure la civilt non potrebbe farne a meno.
Sigmund Freud
Il disagio della civilt.
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IL PRINCIPE MISTERIOSO.
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La forza dell'attore sta nel suo incarnare la paura dei fantasmi.
Da Il manuale dell'attore e la vita dell'attore.
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Penso di non aver mai creduto di meritare la vita. Come fanno gli altri. Avevo bisogno
di giustificare la mia vita in ogni sua singola ora. Avevo bisogno del vostro
permesso.
Era una stagione di tempo neutro. L'estate era ancora troppo giovane per il
vento di Santa Ana, tuttavia l'acre aria secca che soffiava dal deserto sapeva di
sabbia e fuoco. Se chiudevi gli occhi vedevi proiettata sulle palpebre una danza
di fiamme. Nel sonno udivi lo scalpiccio dei topi che tutto quel frenetico e incessante
costruire cacciava da Los Angeles. Dai canyon a nord della citt si levavano
i lamentosi ululati dei coyote. Non pioveva da settimane, e le giornate
si susseguivano in una coltre di luce abbacinante e pallida come l'interno di un
occhio cieco. Quella sera sopra El Canyon Drive il cielo si era brevemente rischiarato
rivelando una falce di luna tinta del rosso umido di una membrana palpitante.
Da te non voglio niente, giuro. Soltanto dirti... Penso che dovresti conoscermi.
Tua figlia.
In quella notte dei primi di giugno la ragazza bionda era seduta in una Jaguar
presa in prestito e ferma sul ciglio di El Canyon Drive, in attesa. Era sola,
non stava fumando, non stava bevendo. N stava ascoltando l'autoradio. La
Jaguar era parcheggiata quasi all'inizio della strada di ghiaia che proseguiva risalendo
la collina fino a sboccare davanti a un edificio simile a una fortezza
orientaleggiante, circondato da una cinta di pietra alta tre metri e protetto da
un enorme cancello di ferro battuto. Accanto al cancello c'era una guardiola,
deserta. Intorno alla tenuta, pi in basso sulla collina, le propriet attigue erano
illuminate da luci di riflettori e percorse da scrosci di risate e voci che fluttuavano
come musica nella notte tiepida, ma l, in quella tenuta in cima al El
Canyon, il buio era quasi assoluto. Invece delle solite palme, lungo la cinta
c'erano snelli cipressi italiani che il vento piegava e plasmava come sculture bizzarre.
Non ho nessuna prova. Non ho bisogno di nessuna prova. La paternit  una
faccenda di anima. Io volevo soltanto vederti in faccia, Pap.
Alla ragazza bionda avevano detto un nome. Gettato con noncuranza come
una moneta nella mano protesa di un mendicante. Famelica come ogni
mendicante, e senza far domande, lei l'aveva afferrato al volo. Un nome! Il suo nome!
Un uomo che forse era stato l'amante di sua madre nel 1925.
Forse? - probabilmente.
Aveva frugato tra gli avanzi del passato. Come un mendicante pu frugare
tra gli avanzi e persino tra i rifiuti in cerca del proprio tesoro.
Poco prima, quella sera, durante una festa in piscina in una villa di Bel Air,
la ragazza bionda aveva chiesto per favore qualcuno poteva prestarle una macchina
- e di colpo mani di uomini erano scattate offrendole chiavi, e di colpo
lei era corsa via, scalza. Se la Jaguar fosse mancata per troppe ore, il prestito
sarebbe stato denunciato alla polizia di Beverly Hills, ma non c'era pericolo
che la faccenda finisse cos, poich la ragazza bionda non era sotto l'effetto
dell'alcol, e non era sotto l'effetto di droghe, e la sua disperazione era abilmente dissimulata.
Perch? Non lo so, forse soltanto per stringerci la mano, ciao, e addio se vuoi che
addio sia. Io ho la mia vita, ovviamente. E quello che mi manca non posso certo perderlo.
La ragazza bionda nella Jaguar sarebbe rimasta ad aspettare anche tutta la
notte se a un certo punto non fosse arrivata la macchina della vigilanza. Qualcuno
nella semibuia fortezza in cima alla collina doveva averla vista e segnalata.
Il guardiano indossava una divisa scura e aveva in mano una torcia elettrica,
che le punt dritto in faccia senza tanti complimenti. Era la scena di un
film! Eppure non c'era neanche un accenno di musica che potesse aiutarla a
capire se la scena era comica o tragica o di suspense. Le parole del guardiano
vennero pronunciate senza inflessioni particolari, sicch anche da quel lato
non le fu possibile capire. Miss? Cosa ci fa qui? Questa  una strada privata.
La ragazza batt pi volte le palpebre come cercando di trattenere le lacrime
(ma non ne aveva pi) e sussurr: Niente, non faccio niente. La prego di scusarmi.
Quel garbo e quei modi infantili rabbonirono immediatamente il
guardiano. E il guardiano aveva visto i suoi occhi. Quegli occhi! Sapevo che sarebbe
diventata qualcuno, un giorno. Ma chi? Perci le disse, a disagio e sfregandosi
la mascella: Be'... allora  meglio che torni a casa, Miss. Se non abita
qui. Qui ci abita gente un po' particolare. Lei  troppo giovane per... La voce
del guardiano sfum, anche se non aveva ancora detto tutto quello che voleva dirle.
La ragazza bionda mise in moto la macchina presa in prestito e disse: No,
non lo sono. Giovane. Era la vigilia del suo ventitreesimo compleanno.
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MISS SOGNI D'ORO 1949.
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Non rendermi ridicola, Otto. Ti prego.
Otto rise. Soddisfatto. Era vendetta, e si sa che la vendetta  dolce. Da un
pezzo aspettava che Norma Jeane tornasse da lui, strisciando. Da un pezzo
aspettava di poterla fotografare nuda, dal primo istante che l'aveva vista infilata
dentro quella tuta sudicia e in mezzo alle carlinghe e con in mano la bombola
di vernice. Come se potesse nascondersi da lui.
Nessuno pu nascondersi dall'occhio della macchina fotografica di Otto Ose.
Come dall'occhio della Morte.
Erano innumerevoli le donne che Otto Ose aveva spogliato dei loro abiti e
delle loro pretese e della loro dignit malgrado quei Mai! inizialmente gridati
con tanta convinzione. Cos come l'aveva gridato quella ragazza, che si credeva
superiore al proprio destino. Mai, non lo far mai!
Come se si credesse vergine. Nell'anima.
Come se si credesse inviolabile. In una societ capitalistica e consumistica
in cui nessun corpo, e nessuna anima,  inviolabile.
Come se la distinzione tra sexy e nuda fosse tutto ci che aveva come appiglio per la propria autostima.
Prima o poi, baby. Verrai da me."
Ma lei aveva rifiutato tutte le sue offerte, quando ancora nutriva qualche
speranza di far carriera nel cinema. Quando ancora era una faccia nuova nell'ambiente.
La sua scoperta. Su tutti i rotocalchi femminili e persino su qualche
rivista seria, come U. S. Camera. Merito suo. Soltanto grazie a Otto Ose
quella ragazza era stata accettata da un agente importante come I. E. Shinn,
uno dei migliori di Hollywood. E accettata dallo Studio con un contratto rinnovabile,
e scritturata per un'insipida commedia bucolica con June Haver,
anche se poi al montaggio i suoi quattro minuti di posa erano stati spietatamente
ridotti a pochi secondi, e per giunta pochi secondi che mostravano la
bionda rivelazione Marilyn Monroe lontana sullo sfondo, in barca a remi insieme
a June Haver, talmente lontana che nessuno, inclusa lei, poteva riuscire a riconoscerla.
Quello era stato l'esordio cinematografico di Marilyn Monroe. Scudda-Hoo! Scudda-Hay!, 1948.
Cio un anno prima. Da allora aveva recitato in una manciata di film da
quattro soldi prodotti dallo Studio, in ruoli marginali imperniati su scenette
che la vedevano nei panni della bionda tanto procace quanto svampita. (Nel
pi patetico di tutti, Marilyn Monroe incrocia un Groucho Marx che, mentre
lei si allontana per uscire dalla scena e dal film, le sbircia il culo.) Poi era
stata bruscamente scaricata dallo Studio. Contratto non rinnovato.
Nel giro di pochi mesi Marilyn Monroe era finita nel nulla.
A Hollywood girava voce (falsa, Otto lo sapeva; ma l'esistenza stessa della
voce e la crudele tenacia con cui continuava a girare erano un gran brutto segno)
che Marilyn Monroe, come tante altre attricette che disperatamente
tentavano di mantenere in vita la propria carriera cinematografica, fosse andata
a letto con alcuni produttori dello Studio, compreso il famigerato donnaiolo/misogino
Mr. Z, e con registi influenti la cui influenza non era per riuscita
a conquistare alla propria causa. Di Marilyn Monroe si diceva che fosse stata
a letto con quello gnomo del suo agente e con alcuni dei clienti cui I. E. Shinn
doveva dei favori. Si diceva che Marilyn Monroe avesse avuto un aborto e
forse anche pi d'uno. (Otto si era divertito molto quando aveva saputo che
una variante di quell'ultima malignit vedeva coinvolto lui stesso, nella doppia
veste di mancato padre e di organizzatore dell'intervento - illegale - con un
medico di Santa Monica. Come se Otto Ose, proprio lui, potesse mai essere cos incauto col proprio seme!)
Per tre anni Norma Jeane aveva garbatamente rifiutato tutti i servizi senza
veli che Otto le aveva proposto. Per Yank, Peek, Swank, Sir! e altre riviste,
per molti pi quattrini di quelli che avrebbe guadagnato adesso posando
per i calendari Ace Hollywood: cinquanta miseri dollari. (A Otto quel servizio
fotografico avrebbe fruttato novecento dollari, e si sarebbe tenuto i negativi,
ma non era necessario dirlo a Norma Jeane.) Costretta a lasciare il residence
convenzionato con lo Studio, e adesso alloggiata in una stanza ammobiliata
a West Hollywood, Norma Jeane era in ritardo con l'affitto; aveva comprato
una macchina di seconda mano, ma gliel'avevano appena sequestrata perch
aveva saltato due rate, cinquanta dollari. La Preene Agency era in procinto di
scaricarla perch l'aveva scaricata lo Studio. Per mesi e mesi Otto non l'aveva
chiamata, aspettando che fosse lei a chiamarlo. Perch diavolo avrebbe dovuto
chiamarla lui? Otto Ose non aveva bisogno di lei. Di ragazze come lei in California se ne trovavano a tonnellate.
Poi un giorno il telefono nello studio squill, ed era Norma Jeane, e il cuore
di Otto gli arriv in gola, un'emozione impossibile da definire: eccitazione,
soddisfazione, vendetta. La voce di Norma Jeane era trafelata e ansiosa. Otto?
C-ciao! Sono N-norma Jeane. P-posso passare a trovarti? Non  che per caso
c' qualche... lavoro per me? S-speravo... Otto rispose con sufficienza: Non
saprei, baby. Sai, quest'anno L. A. pullula di belle figliole, comunque posso
sempre fare un paio di telefonate. Ascolta, in questo momento mi trovi nel bel
mezzo di un servizio, ti spiace se ti richiamo io tra un po'? Otto aveva riattaccato,
gongolante, e poi aveva cominciato a sentirsi in colpa, e a provare uno
strano piacere nel sentirsi in colpa, perch Norma Jeane era una brava ragazza
dolce e sensibile che gli aveva fatto guadagnare un sacco di soldi posando in
costume da bagno e in maglietta e calzoncini; poteva fargliene guadagnare anche posando nuda, perch no?
Non ero una puttana. Per c'era la voglia di percepirmi come una puttana. Perch
non c'era altro modo di vendermi, suppongo. E io sapevo che dovevo lasciarmi vendere.
Perch cos mi avrebbero desiderata, e mi avrebbero amata.
Cinquanta dollari, baby, le stava dicendo.
Soltanto... c-cinquanta?
Aveva immaginato cento. Anche pi di cento.
Soltanto cinquanta.
Credevo, cio... mi avevi d-detto che...
Certo. Pi in l. Per le riviste. Ma adesso l'unica offerta che abbiamo  per
i calendari Ace Hollywood. Prendere o lasciare.
Lunga pausa. Norma Jeane si chiese se sarebbe scoppiata a piangere. Ultimamente
piangeva spesso. Non riusciva a ricordarsi se avesse mai visto Gladys
piangere. E aveva paura dello scherno di Otto. E si sarebbe ridotta con gli occhi
tutti rossi e gonfi, e avrebbero dovuto rinviare di un altro giorno il servizio, mentre a lei i soldi occorrevano subito.
OK. D'accordo.
Otto aveva pronta la liberatoria da farle firmare. Norma Jeane cap che la
voleva firmata subito perch temeva che, se avessero rinviato a dopo il servizio,
lei avrebbe potuto cambiare idea per via dell'imbarazzo, o della vergogna, o
della rabbia, e lui si sarebbe giocato il compenso. Firm subito.
"Mona Monroe". Chi diavolo sarebbe?
Sono io, adesso.
Otto scoppi a ridere. Non mi sembra granch come travestimento.
Neanche posare nuda  granch come travestimento.
Sfilandosi di dosso gli indumenti con dita lente e tremanti, dietro lo sdrucito
paravento cinese, l dove in altre occasioni si era sfilata gli indumenti per indossarne
altri, indumenti da pin-up. In un alone di luce solare imbrattata dal
vetro sudicio attraverso il quale filtrava. Non c'erano grucce per i suoi indumenti,
che erano lindi e stirati: una camicia bianca di batista, una gonna svasata
color blu marino. Sfilandoseli di dosso fino a restare completamente nuda
tranne per i sandali bianchi col tacco basso. Sfilandosi di dosso la dignit. Non
che gliene fosse rimasta tanta. Per ogni singola ora di ogni singolo giorno dal
momento in cui lo Studio le aveva comunicato l'atroce notizia, una voce l'aveva
derisa Sconfitta! Sconfitta! Perch non muori? Perch sei ancora viva? A quella
voce, che non riusciva a riconoscere, non aveva mai trovato cosa rispondere.
Non si era resa conto di quanta importanza avesse per lei Marilyn Monroe.
Pur non piacendole il nome, artificioso e sdolcinato, cos come non le piaceva
il biondo sintetico dei suoi capelli, e non le piacevano quei vestiti da bambola
e quegli atteggiamenti (passettini affettati in gonne talmente attillate da lasciar
trasparire il solco tra le natiche, seno ostentato, e agitato come si agitano le
mani parlando) e i ruoli che i dirigenti dello Studio le avevano affidato, aveva
sempre sperato, col conforto di Mr. Shinn, che quanto prima l'avrebbero scritturata
per un ruolo serio che le consentisse di esordire degnamente nel mondo
del cinema. Come Jennifer Jones in Bernadette. Come Olivia de Havilland in
La fossa dei serpenti. E Jane Wyman che faceva la sordomuta in Johnny Belindd.
Norma Jeane era convinta di poter affrontare ruoli come quelli. Se soltanto mi dessero un'opportunit.
Non aveva mai detto a Gladys del cambiamento di nome. Illudendosi che
alla prima di Scudda-Hoo! Scudda-Hay! al Grauman's Egyptian Theater ci sarebbe
andata con Gladys, e che Gladys si sarebbe emozionata e si sarebbe
commossa e sarebbe stata fiera di vedere la figlia sullo schermo, bench in un
ruolo secondario; alla fine del film, Norma Jeane le avrebbe spiegato che quella
Marilyn Monroe nei titoli di coda era lei. Le avrebbe spiegato che l'idea di
cambiarle il nome non era stata sua ma che almeno era riuscita a ottenere
Monroe, che in fondo era il nome di Gladys da nubile. Poi per la sua parte
in quel film ridicolo era stata ridotta a pochi secondi, e non era rimasto nulla
di cui essere fieri. Non posso andare dalla Mamma senza qualcosa di cui essere
fiera. Non posso aspettarmi la sua benedizione se io per prima mi vergogno di quello che faccio.
Se suo padre l'avesse riconosciuta in Marilyn Monroe si sarebbe vergognato
anche lui. Perch in Marilyn Monroe non c'era nulla di cui essere fieri - ancora.
Mentre preparava il servizio, eccitato, euforico, Otto Ose parlava con Norma
Jeane. Progetti per altri servizi artistici. Perch c'era sempre una grande
richiesta di foto particolari. Norma Jeane ascoltava distrattamente, lontana.
Quando non aveva in mano la macchina fotografica, Otto era cupo e indolente;
quando aveva in mano la macchina fotografica, si rianimava. Infantile e
spassoso. Lei aveva imparato a non offendersi per le sue battute. Adesso Norma
Jeane si sentiva a disagio con lui, perch non si vedevano da mesi, per giunta
dopo essersi lasciati malamente. (Lei gli aveva detto troppo. Gli aveva detto
che si sentiva sola, e che era in ansia per il proprio futuro nel mondo dello
spettacolo, e che spesso pensava a lui - un sacco. Si era stupita di aver detto
una cosa del genere. Era esattamente l'ultima cosa da dire a Otto Ose, e lei lo
sapeva benissimo. Dapprima Otto non aveva ribattuto, si era voltato dall'altra
parte continuando a fumare una di quelle sue sigarette puzzolenti, poi aveva
mormorato: Norma Jeane, ti prego - non voglio farti del male. Con un tremito
all'occhio sinistro, e la bocca imbronciata come quella di un bambino.
Dopodich era rimasto in silenzio talmente a lungo che Norma Jeane si era resa
conto di aver fatto un passo falso.) Adesso Norma Jeane era ancora dietro lo
sbrindellato paravento cinese, e rabbrividiva nell'afa opprimente. Aveva giurato
che non avrebbe mai posato nuda, perch posare nuda avrebbe significato sconfinare,
e sconfinare  come farsi pagare per fare sesso. Non puoi pi tornare indietro.
Compromettersi significa sporcarsi. Sporcarsi letteralmente, insudiciarsi.
Norma Jeane aveva l'assillo della pulizia. Unghie delle mani, unghie dei piedi.
Non diventer mai come mia madre: mai! Sul set, se le capitava di sudare durante
una scena, appena il regista dava lo stop correva subito a farsi la doccia.
Era stato Orson Welles a dire L'attore deve sudare, altrimenti non  un attore?
Giusto, ma non per questo un'attrice deve puzzare! Quando ancora abitava
allo Studio Club, Norma Jeane era sempre a mollo nell'acqua bollente e ci
rimaneva finch qualche altra ragazza non la costringeva a liberare la vasca del
bagno comune. Adesso, invece, nel suo monolocale da quattro soldi dove non
c'erano n vasca n doccia, Norma Jeane era costretta ad arrangiarsi lavandosi a
pezzi e bocconi con l'acqua raccolta nel minuscolo lavandino. Aveva una gran
voglia di concedersi il lusso di un bel bagno nell'acqua bollente, tanto che aveva
quasi accettato l'invito di un produttore a passare un fine settimana nella
sua villa di Malibu. Il produttore era un amico di un amico di Mr. Shinn. Uno
degli innumerevoli produttori di Hollywood. Milionario, aveva contribuito
in maniera determinante al lancio di Linda Darnell. Cio di Jane Wyman. Ma
forse era solo una fanfaronata. Se Norma Jeane avesse accettato l'invito del produttore,
anche quello sarebbe stato uno sconfinamento.
Norma Jeane non voleva denaro, voleva lavoro. Aveva rifiutato l'invito del
produttore e adesso si ritrovava tutta nuda nel caotico studio fotografico di
Otto Ose, in quell'aria afosa e stagnante che puzzava come monete di rame tenute
a lungo in un palmo sudato. Il pavimento era pieno di polvere e di carcasse
di insetti che le sembravano identiche a quelle viste l'ultima volta che
aveva messo piede l dentro, mesi e mesi prima. Quando avevo giurato che non
ci sarei mai pi tornata. Mai!
Non riusciva a interpretare gli sguardi che le lanciava il fotografo: era attratto
da lei o la odiava? Mr. Shinn le aveva detto che Otto era ebreo, e Norma
Jeane non aveva mai conosciuto un ebreo. Dopo Hitler e i campi di sterminio,
dopo le fotografie di Buchenwald e Auschwitz e Dachau che aveva guardato
per lunghi minuti di orrore sulle pagine di Life, aveva cominciato a sentirsi
affascinata dagli ebrei e dall'ebraismo. Gladys non le aveva forse detto che gli
ebrei erano un popolo eletto, un popolo antico e fatale? Norma Jeane aveva
letto qualcosa sulla loro religione, e sulla loro razza - che mistero, la razza!
L'origine delle razze umane - un vero mistero. Per essere ebreo devi nascere
da madre ebrea. Era una benedizione o una maledizione appartenere al popolo
eletto? - a Norma Jeane sarebbe piaciuto chiederlo a un ebreo. Ma era una
domanda ingenua, e, dopo gli orrori dei campi di sterminio, l'avrebbero sicuramente
fraintesa. Negli occhi infossati di Otto Ose, Norma Jeane vedeva una
profondit e una spiritualit e una storia che mancavano nei suoi, che erano di
un blu incredibilmente terso. Io sono una semplice americana. Superficiale.
Dentro di me non c' niente, davvero.
Otto Ose era diverso dagli uomini che Norma Jeane conosceva e aveva conosciuto.
Non soltanto perch era eccentrico e pieno di talento. Era piuttosto
perch, per certi versi, non aveva niente di maschile. La mascolinit era l'ultima
cosa che le venisse in mente quando pensava a lui. Per Norma Jeane la sessualit
di Otto Ose era un mistero. Era come se le donne non gli piacessero
per principio. In effetti anche a lei, se fosse stata uomo, molte donne non sarebbero
piaciute per principio. Ne era convinta. Comunque per molto tempo
aveva cercato di illudersi che per lei Otto Ose potesse fare un'eccezione e volerle
bene. Potesse compatirla e volerle bene. D'altronde, attraverso l'obbiettivo
della macchina fotografica, non la guardava spesso con tenerezza, e sempre
con intensit? Per poi, mentre sistemava concitatamente sul tavolo i provini e
le copie delle foto di Norma Jeane, della Norma Jeane che aveva ritratto in pose
e costumi da pin-up, mormorare: Dio mio. Guarda qua. Che meraviglia.
Ma si riferiva alle foto, non a Norma Jeane.
Nuda, tranne per i sandali. Perch lo sto facendo?  uno sbaglio. Stava disperatamente
cercando un accappatoio da mettersi addosso. Dov'era finito l'accappatoio
per le modelle? Aveva fatto male a non portarselo da casa. Sbirci
timidamente dall'angolo del paravento. Sentiva il cuore battere forte, per l'ansia
ma anche per una strana sorta di esaltazione. Vedendola nuda l'avrebbe desiderata?
Le avrebbe voluto bene? Lo guard a lungo. Era di spalle, le scapole
perdute nell'informe maglietta nera, e i pantaloni di tela che rivelavano la penosa
magrezza del bacino, e le scarpe di tela piene di macchie. Di tutte le modelle
dell'agenzia Preene e le giovani attrici dello Studio che conoscevano Otto
Ose non ce n'era una che potesse dire di conoscerlo davvero. Di lui si conosceva
solo il rigore spesso sfiancante con cui lavorava - Per  meglio cos.
Lavorare con Otto  massacrante, ma ne vale la pena. La sua vita privata era
un mistero - Non puoi immaginartelo nemmeno come una checca. Norma
Jeane not che i capelli di Otto erano diventati di un grigio metallico e stavano
diradandosi sulla sommit del cranio oblungo. Il suo profilo era pi aquilino
di quanto Norma Jeane ricordasse. Aveva un aspetto terribilmente
famelico, terribilmente rapace. Se lo immaginava volteggiare nel cielo e poi di
colpo avventarsi in picchiata sulla preda atterrita. Stava sistemando un largo
drappo di velluto cremisi contro il traballante fondale di compensato; ignaro
dello sguardo di Norma Jeane. Fischiettava, parlottava tra s e s, ridacchiava.
Norma Jeane si volt verso il fondo dello studio, dove in mezzo al caos dell'attrezzatura
fotografica emergevano un malconcio tavolo da cucina, quattro
sedie coperte di sporcizia, un fornello elettrico, una caffettiera e alcune tazze
scompagnate. Appoggiati alla parete c'erano due grossi pannelli di compensato
sui quali Otto aveva fissato dozzine di provini e di copie, alcune ingiallite
dal tempo. L accanto c'era un cesso sudicio, con una tela da sacco che fungeva
da porta. Norma Jeane aveva il terrore di dover usare quel cesso, e aveva
fatto il possibile per evitare di doverlo usare. Le parve di vedere un movimento
furtivo dietro la tela - l dentro c'era qualcuno? Ha fatto venire qualcuno,
per spiarmi! Era un'idea assurda. Otto non era quel tipo di persona. Otto disprezzava i ruffiani.
Sei pronta, baby? Non mi dirai che ti vergogni, eh? - Otto lanci a Norma
Jeane uno scampolo di stoffa lisa e sgualcita, probabilmente una vecchia
tenda. Lei lo ringrazi e si affrett ad avvolgersela intorno al busto. Otto disse:
Ecco, il drappo di velluto  per ricreare un effetto da scatola di bonbon. Perch
tu sei un bonbon, tu fai venir voglia di mangiarti. Lo disse in tono casuale,
come se entrambi avessero confidenza con quel tipo di situazione. Mise in
posizione il treppiedi, caric la macchina, si concentr sulla messa a fuoco.
Senza guardare Norma Jeane, che si avvicinava lentamente, stordita, come in
un sogno. Gli orli del drappo di velluto erano logori e sfilacciati, ma il colore
era ancora vivido, pulsante. Otto aveva sistemato il drappo in maniera che gli
orli rimanessero fuori dal campo visivo, mentre lo sgabello basso su cui doveva
sedersi Norma Jeane, immerso in quel colore pulsante, era dissimulato dal
drappo stesso. Otto, posso andare in b-bagno? Solo un...
No, lo scarico non funziona.
Solo per lavarmi le...
No. Forza, cominciamo, "Miss Sogni d'Oro".
Che sarei io?
Otto continuava a non guardarla. Forse per delicatezza, o magari per paura
che la ragazza si lasciasse prendere dal panico e scappasse via. Sempre avviluppata
nel suo cencio spiegazzato, Norma Jeane stava avvicinandosi al set fotografico
e alle luci quasi accecanti, che non mancavano mai di intimidirla. Otto
la vide solo quando, esitante, entr nel campo dell'obbiettivo, e allora le disse,
brusco: Scarpe? Che ci fai con le scarpe? Toglitele. Norma Jeane balbett:
N-non posso t-tenerle? Il pavimento  sporco. Non fare la scema. Hai mai
visto un nudo con scarpe? Otto sogghign, torvo. Norma Jeane si sent avvampare.
Quant'era ingombrante il suo corpo! Quel seno, di cui in genere andava
tanto fiera, e poi le cosce, e il sedere! La sua nudit burrosa ed esuberante era
una terza presenza l nello studio, un intruso, per giunta impacciato.  che...
s-senza le scarpe... scalza mi sento p-pi nuda che..! Norma Jeane scoppi
a ridere, non come le avevano insegnato allo Studio bens con quella sua vecchia
risatina stridula e atterrita, simile al verso di un sorcio agonizzante. M-mi
prometti di non... mostrare il sotto? La pianta dei piedi? Otto, ti prego!
Perch improvvisamente era cos importante? La pianta dei piedi?
Indifesa, e vulnerabile, ed esposta. Non riusciva a sopportare l'idea di uomini
sbavanti sulla sua nudit, e in quei pallidi piedi scalzi vedeva la conferma
spietata della propria animalesca inermit. Ripens all'ultima volta che lei
e Otto avevano lavorato insieme, per un servizio da pin-up per Sir!, quando
Otto, vedendola uscire dal paravento con indosso uno scollatissimo corpetto
di raso rosso e pantaloncini bianchi corti e scarpe di raso rosso coi tacchi alti,
le aveva detto che le sue cosce erano sproporzionate rispetto al sedere: troppo
muscolose. E non gli stavano bene neanche i nei, sparpagliati come
formiche sul dorso e sulle braccia, tanto che glieli aveva fatti coprire con il fondotinta.
Forza, baby. Via tutto."
Norma Jeane si sfil i sandali e lasci cadere a terra il cencio che le copriva
il busto. Adesso che era nuda, davanti a quell'uomo che al tempo stesso le era
amico ed estraneo, si sentiva tormentare da un formicolio incessante. Prese
posto al centro del drappo di velluto, sedendosi sullo sgabello basso e serrando
pi che poteva le gambe, voltata di lato. Otto aveva disposto il drappo in maniera
che l'osservatore non potesse capire chiaramente se la modella era seduta
o sdraiata. Non si sarebbe visto altro che quel vivido campo cremisi e il corpo
nudo della modella, come in un'illusione ottica che rendesse vaghe sia le dimensioni
sia la distanza. D-d'accordo, allora? Niente p-pianta dei piedi, vero?"
Spazientito, Otto disse: Ma che cavolo vuoi? Possibile che non ti renda
conto che sto cercando di concentrarmi?
 la p-prima volta che poso n-nuda. E..."
Non nuda, tesoro - senza veli. C' una differenza cruciale fra le due cose.
Perch queste non sono foto sconce, questa  arte."
Norma Jeane, colpita dal tono di Otto, cerc di buttarla sul ridere ricorrendo
alla voce da ingenua che le avevano insegnato allo Studio. Come fra fotografo e pornografo. Giusto?
Ma ricominci a ridere con quella risatina stridula. Otto sapeva che era un brutto segno.
Rilassati, Norma Jeane. Cerca di immedesimarti. Tu sei un bonbon, e questo
 il velluto che ricopre l'interno della scatola. E togliti le braccia dal seno.
Credi che Otto Ose non abbia mai visto un paio di tette? Le tue sono fantastiche.
E apri le gambe. Non preoccuparti, perch non ti inquadro frontalmente.
Sono foto per un calendario: non si deve vedere neanche un pelo, altrimenti
diventa materiale osceno e le poste americane non autorizzano la spedizione dei calendari. Ci siamo?
Norma Jeane stava cercando di spiegare qualcosa di confuso a proposito dei
piedi, della pianta dei piedi, di come potevano risultare da sotto. Ma aveva la
lingua intorpidita. Non riusciva a parlare, era come tentare di respirare sott'acqua.
Sentiva su di s uno sguardo estraneo. E poi c'era quella finestra, quella
finestra sudicia che dava sull'Hollywood Boulevard; forse c'era qualcuno che
sbirciava dentro lo studio dalla finestra, dal davanzale. Gladys non aveva voluto
che guardassero Norma Jeane, ma loro avevano sollevato la coperta e avevano
guardato lo stesso. Non era riuscita a impedirlo.
Otto disse, pazientemente: Norma Jeane, hai posato per me decine di volte,
sia in questo studio che sulla spiaggia. Mi spieghi che differenza fa se sei
nuda o "vestita" con un costume grande quanto un fazzoletto? Sai perfettamente
che il tuo culo pu essere molto pi volgare in jeans o calzoncini corti che
nudo. Non fingere di essere pi scema di quello che sei.
Norma Jeane riusc a parlare. Non rendermi ridicola, Otto. Ti prego.
Otto le rispose in tono sprezzante: Ma tu sei gi ridicola! Il corpo della
donna  ridicolo. Tutta questa... fecondit. Questa... bellezza. Con lo scopo di
far smaniare gli uomini per poter copulare e perpetuare la specie come maschi
di mantide religiosa cui la femmina mozza la testa dopo essersi fatta ingravidare!
E te la raccomando, la specie umana! Dopo i nazisti, e con la gentile collaborazione
degli americani allo sterminio degli ebrei, il novantanove per cento
dell'umanit non merita di sopravvivere.
Norma Jeane fremette davanti a quella sparata di Otto. In passato Otto si
era spesso lanciato in prediche semiserie sull'inutilit dell'uomo, ma quella era
la prima volta che parlava dei nazisti e delle loro vittime. Norma Jeane reag.
La c-collaborazione degli americani? Cosa c'entrano gli americani, Otto? Io
credevo che avessimo s-salvato... Abbiamo salvato i superstiti dello sterminio
perch ci faceva comodo, perch era ottima propaganda, ma ci non toglie
che non abbiamo mosso un dito per evitare la morte di sei milioni di ebrei. La
politica degli Stati Uniti - cio di Roosevelt -  stata quella di rispedire indietro
i profughi ebrei, facendoli tornare dritti dritti nei forni da cui speravano di
scappare. Non guardarmi cos, non stiamo mica girando uno dei tuoi stupidi
film. Gli Stati Uniti d'America sono uno stato fascista post-bellico (ora che i
fascisti ufficiali sono stati sconfitti), e il Comitato Nazionale contro le Attivit
Antiamericane(1)  la loro Gestapo, e le ragazze come te non sono altro che
squisiti bonbon per chiunque abbia abbastanza grana da poterseli permettere
- sicch chiudi il becco e non parlare di cose che non capisci.
Otto stava ghignando il suo ghigno da teschio. Norma Jeane gli sorrise, sperando
di placarlo. Spesso le aveva dato da leggere il Daily Worker e gli opuscoli
stampati dal Partito Progressista o dal Comitato Nazionale per la Difesa
degli Immigrati(2). Lei li aveva letti, o quantomeno aveva cercato di leggerli.
Smaniava dalla voglia di sapere. Eppure ogni volta che chiedeva a Otto qualcosa
sul marxismo, sul socialismo, sul comunismo, sul materialismo dialettico,
sulla dissoluzione dello stato, lui non mancava mai di zittirla con una scrollata
di spalle. Perch si era scoperto (forse) che Otto Ose non credeva nemmeno
in quella che chiamava l'ingenua religiosit del marxismo. Il comunismo
era un tragico fraintendimento dell'animo umano. O forse un fraintendimento
del tragico animo umano. Perdio, baby, limitati a essere sexy. Quello
 il tuo pregio, e Dio sa quant' raro. Vale ogni singolo centesimo dei tuoi cinquanta dollari di compenso.
Norma Jeane scoppi a ridere. Forse era davvero soltanto un bonbon. Un
bel bocconcino come le era capitato di sentirsi definire da qualcuno (George Raft?).
Il disprezzo del fotografo aveva qualcosa di consolante. Parlava di livelli
pi alti del suo. Ben pi alti di quello di Bucky Glazer, e pi alti persino di quello
di Mr. Haring. Norma Jeane si ritrov a fantasticare, a pensare ai maschi, e in
particolare a quei maschi, e a Warren Pirig, che le aveva parlato soltanto con
gli sguardi, e a Mr. Widdoes mentre colpiva col calcio della pistola il ragazzo e
la guardava con l'aria spavalda di chi sa come si sistemano le cose, prerogativa
maschile ineluttabile come la marea. In certi sogni Norma Jeane arrivava a
credere che Widdoes avesse colpito lei.
Tuttavia suo padre era stato cos tenero! Non l'aveva mai rimproverata. Non
le aveva mai fatto del male. Sempre l a coccolarla e a sbaciucchiarla sotto lo sguardo sorridente della Mamma.
Un giorno torner a Los Angeles e vi porter via con me.
Quel servizio fotografico Otto Ose l'avrebbe ricordato per tutta la vita. Quel
servizio fotografico l'avrebbe fatto passare alla storia.
Non che in quel momento lo sapesse. In quel momento sapeva soltanto che
ci che stava facendo gli piaceva, il che capitava molto raramente. In genere
Otto Ose odiava le modelle. Odiava l'inespressiva nudit del loro corpo, odiava
il loro sguardo pieno di speranza. Se soltanto avesse potuto bendare i loro
occhi. Bendare le bocche in modo da impedirgli di parlare pur restando visibili.
Invece Norma Jeane non parlava, Norma Jeane era in trance. Quasi non
c'era bisogno di toccarla, per metterla in posa bastava una lieve pressione dei polpastrelli.
Il suo rapporto con l'obbiettivo era viscerale. La Monroe non era affatto stupida,
la Monroe era una che ragionava, ma in quelle situazioni agiva per istinto. Era
come se nell'occhio della macchina fotografica vedesse uno specchio, e quindi se stessa.
E quella visione era pi potente e pi totalmente sensuale di qualsiasi rapporto umano.
Otto le aveva fatto assumere una posa eretta da polena sulla prua di un vascello.
Seno nudo, capezzoli grandi come occhi. Norma Jeane sembrava ignara
della fatica che le costavano quelle pose innaturali. Purch Otto continuasse a
bofonchiare quelle parole - Splendido. Cos, brava. Stu-pendo. Il genere di
parole che si dicono in quel genere di situazione. Otto incalzava la sua preda,
ma la sua preda non mostrava alcun timore. La sua preda era completamente
sua. Strano, visto che Norma Jeane era la pi intelligente delle sue modelle. Persino
scaltra, di una scaltrezza che ci si aspetterebbe soltanto in un uomo, in un
giocatore disposto a rischiare X sperando di vincere Y pur sapendo di aver poche
speranze di vincere Y ed enormi probabilit di perdere X. Il suo problema
non era di essere una bionda svampita, bens di non essere n bionda n svampita.
Isaac Shinn aveva detto a Otto che, quando lo Studio l'aveva scaricata, Norma
Jeane c'era rimasta talmente di merda da fargli temere che potesse farsi del
male. Otto aveva ridacchiato, incredulo. Chi, Norma Jeane? Stronzate, quella
ragazza  Miss Forza della Natura. Appunto, sono proprio le persone come
lei quelle che rischiano maggiormente di suicidarsi. Lei non se ne rende conto,
ma io s. Otto era rimasto ad ascoltare. Sapeva che era raro che Isaac Shinn
parlasse seriamente, ma quando lo faceva era sempre per dire la verit. Poi Otto
aveva detto a Shinn che forse era un bene che lo Studio avesse scaricato
Marilyn Monroe (nome assurdo che nessuno avrebbe mai preso sul serio);
cos adesso la ragazza poteva tornare a un'esistenza normale. Poteva terminare
gli studi e ottenere un lavoro sicuro e risposarsi e metter su famiglia. Lieto fine.
Shinn, seccato, aveva ribattuto: Perdio, Otto, non ti azzardare a dirle queste
cazzate! Se rinunciasse alla carriera cinematografica farebbe il pi grosso
sbaglio della sua vita. Quella ragazza ha talento da vendere, e poi  bella e giovane.
Io ci credo in lei, e ci credo anche se non ci crede quel coglione di Z. E
Otto, con una franchezza in lui decisamente sorprendente: Ci non toglie
che Norma Jeane farebbe bene ad andarsene via da questa merda. Non mi riferisco
tanto agli studios in s quanto a quello in cui si stanno trasformando, un
nido di vipere dove se non sei un informatore della polizia vieni considerato
un "sovversivo". Possibile che non se ne renda conto? Shinn, che sudava facilmente,
stava strattonandosi il colletto della camicia di seta bianca fresca di sartoria.
Era una specie di nano, uno gnomo mezzo gobbo con una testa enorme
e una personalit che si sarebbe potuta definire fosforescente, tanto pi luminosa
quanto pi buio era l'ambiente in cui era costretta ad agire. Controverso
ma generalmente rispettato personaggio di Hollywood, I. E. Shinn aveva quarantacinque
anni e di lui si diceva che avesse fatto pi soldi giocando sui cavalli
che non lavorando come agente; era stato uno dei primi membri del sinistrorso
Comitato per la Tutela della Libert Individuale(3), fondato nel 1940 in
contrapposizione al destrorso Comitato Congiunto per l'investigazione sulle
Attivit Antiamericane(4), istituito dallo stato della California. Era dunque una
persona coraggiosa e tenace; Otto Ose, che per qualche tempo aveva creduto
nel comunismo fino al punto di iscriversi al Partito Comunista, non poteva
negarlo. Gli occhi di Shinn erano profondi e molto espressivi e rivelavano una
sofferenza intima in netto contrasto con le sue incessanti smorfie buffe. Era
eccezionalmente brutto, cos come Otto Ose, in tutta la sua vanit, riteneva a
propria volta di essere eccezionalmente brutto. Un duo. Fratelli gemelli. Pigmalioni
gemelli. E Norma Jeane la nostra creatura. A Otto sarebbe piaciuto fotografare
Shinn immerso in un chiaroscuro inquietante, come in un ritratto di
Rembrandt. Testa di ebreo di Hollywood. Ma Otto Ose non si guadagnava da
vivere con l'arte, Otto Ose si guadagnava da vivere con le ragazze. Shinn gli
aveva detto: Lei pensa di essere stupida.  convinta di essere una cretina solo
perch ogni tanto balbetta. Credimi, Otto, ora come ora quella ragazza sta bene
l dov'. E far carriera - te lo garantisco io.
Otto avvicin il treppiedi. Norma Jeane gli sorrise meccanicamente, come
una donna sorriderebbe a un uomo che le si avvicinasse per fare l'amore.
Perfetto cos, baby! Ora fammi vedere un pezzettino di lingua. Bene. Ferma cos.
Norma Jeane obbediva agli ordini. Come se dormisse con gli occhi aperti.
Click! Lo stesso Otto era entrato in una sorta di trance. Aveva fotografato molti
nudi, ma nessuno come quello di Norma Jeane. Era come se lo sguardo lo
consumasse e al tempo stesso ne fosse consumato. Io vivo nei tuoi sogni. Su,
vieni a vivere nei miei. In posa sul drappo di velluto cremisi, Norma Jeane era
un voluttuoso bonbon che avresti voluto succhiare all'infinito. Senza una ragione
precisa, Otto le aveva prestato un testo italiano di anatomia del XVI secolo,
raccomandandole di impararlo a memoria. Era cos volenterosa! Era cos
avida di... be', avida proprio di tutto! Mi vuoi bene?Mi amerai?E mi salverai?
Era difficile credere che il corpo di quella giovane donna nel fiore della bellezza
potesse invecchiare come Otto Ose sentiva invecchiare il proprio corpo.
Bench magro come un chiodo, aveva la sensazione che la sua pelle andasse
sempre pi inflaccidendosi sotto gli indumenti sempre pi larghi. La sua testa
era un teschio foderato di pelle. I suoi nervi erano corde tese. Sorrise vedendo
le dita dei piedi di Norma Jeane arricciarsi per un riflesso di pudore infantile.
Che strana fissazione, quella di non volere che le fotografasse la pianta dei piedi.
Gli venne un'idea. Baby, adesso proviamo con un'altra posa. Scendi da l.
Norma Jeane obbed senza esitare. Se Otto avesse voluto avrebbe potuto fotografarla
frontalmente - il piccolo ventre arrotondato, con quell'alone di pallore
arcano, l'inguine e il triangolo di pelo pubico biondo-scuro rado come se
l'avesse (timidamente, maliziosamente) sfoltito: era diventata sfrontata come
un bambino piccolo, o come un bambino cieco. Come uno di quei piccoli
immigrati messicani denutriti che urinavano nei campi senza preoccuparsi di
nascondersi agli occhi dei passanti, sfrontata come un cane.
Eccitato, Otto stacc il drappo dal fondale e lo allarg sul pavimento. Come
per un picnic! And a prendere in un angolo dello studio una vecchia scaletta
coperta di ragnatele, per poter fotografare dall'alto Norma Jeane sdraiata
sul drappo steso a terra. Baby, sdraiati sulla pancia. Adesso mettiti di fianco.
Adesso stirati! Sei un grosso gattone pigro, OK baby? Uno splendido gattone
pigro. Su, fammi sentire come fai le fusa.
L'effetto delle parole di Otto fu immediato e prodigioso. Norma Jeane obbed
senza indugio, ridendo con una profonda risata di gola. Era come ipnotizzata.
Era come una giovane sposa inesperta che cominciasse ad apprezzare l'amore,
ad assaporare le risposte istintive del proprio corpo. Nuda sul velluto increspato
si stirava lascivamente, braccia, gambe, la curva sinuosa della schiena e
del sedere mentre Otto sgranava a raffica i click, click! dell'otturatore, scrutandola
attraverso il mirino. Otto, che si vantava di come nessuna donna, e certamente
nessuna modella nuda, potesse stupirlo. Otto, cui la malattia aveva al
tempo stesso sottratto e curato la virilit. Si era appollaiato in bilico in cima alla
scaletta, a quasi due metri da terra, perpendicolare al pavimento in maniera che
la foto raffigurasse la ragazza sprofondata nel mare rosso del drappo di velluto,
soccombente e non pi, com'era avvenuto per gli scatti precedenti, dominante
rispetto allo spazio circostante. Era una differenza sottile ma significativa. L'ammiccare
del nudo eretto, con lo sguardo sognante rivolto all'obbiettivo,  un invito
all'amore sessuale secondo le condizioni del nudo stesso: la femmina che
attira il maschio (invisibile, anonimo). Invece il nudo disteso, visto da breve distanza,
allungato e proteso, viene percepito come fisicamente pi piccolo, pi
vulnerabile nella sua nudit, e impari rispetto all'osservatore. Femmina da dominare.
La cui stessa bellezza implica pathos. Piccolo animale arreso, offerto,
inerme, totalmente catturato dallo sguardo penetrante della macchina fotografica.
L'aggraziata curva delle spalle, della schiena e delle cosce, la rotondit delle
natiche e del seno, la curiosa brama animale nel volto sollevato, il pallido e vulnerabile
pallore della pianta dei piedi - Fan-tas-tico! Ferma cos. Click, click!
Il respiro di Otto si era fatto corto. Sulla fronte e sotto le ascelle affiorava il
sudore, che pizzicava come una processione di formiche rosse. A quel punto
non ricordava pi il nome della modella (sempre che ne avesse uno) e non
avrebbe saputo dire per conto di chi stesse scattando quelle splendide foto; ancor
meno avrebbe saputo dire quanto gliele avrebbero pagate. Novecento dollari.
Per venderla, per smerciarla. Perch lo faccio, se la amo? Questa  la prova che
non la amo. Per prepararsi al servizio fotografico aveva bevuto un goccetto di
rum insieme all'ex compagno di stanza ed ex compagno di partito Charlie
Chaplin jr., la cui identit filiale era sinonimo di maledizione filiale, ottimo
rum come potente medicina liberatoria trangugiata nel vetro spesso dei
suoi bicchieri da quattro soldi. Non era sbronzo di rum bens di... di cosa? Le
luci accecanti, il rosso pulsante, la carne della ragazza voluttuosa come un
bonbon davanti a lui, che fremeva e si dimenava nelle spire di un rapporto sessuale
con un amante invisibile. Otto non era ubriaco di rum bens della prevaricazione
che stava compiendo, per la quale anzich venir punito sarebbe stato
pagato fior di dollari. Da quel nido prospettico alto sopra di lei, Otto vide la
vita della ragazza scorrergli davanti agli occhi, dalle sue squallide origini (gli
aveva confidato di essere quella che pittorescamente aveva definito un'illegittima
e che suo padre, che abitava l vicino a Hollywood, non aveva mai riconosciuto
la sua esistenza, e che la madre era pazza, una schizofrenica paranoica
che una volta aveva tentato di affogarla - o di lessarla nell'acqua bollente? - e
che ormai da dieci anni era rinchiusa nell'ospedale psichiatrico di Norwalk) fino
all'altrettanto squallida fine (morte prematura per abuso di droghe o alcol,
oppure polsi squarciati dentro una vasca, o la violenza di un amante pazzo).
La tragedia di quell'esistenza anonima straziava il cuore di Otto Ose, che non
aveva cuore. Quella ragazza non poteva contare sul sostegno di una famiglia, o
anche soltanto di una tradizione familiare, n su quello della societ. Era un
boccone di appetitosa carne da smerciare. Bench avesse solo ventitr anni e
ne dimostrasse diciassette, curiosamente inviolata dal tempo e dagli stenti, anche
lei, come quei proletari del Sud che nel 1930 avevano costituito il soggetto
preferito di Walker Evans, grande mentore di Otto Ose, un giorno avrebbe
cominciato improvvisamente e irreversibilmente a invecchiare.
Io non costringo nessuno. Da me vengono soltanto se e perch lo vogliono. Io,
Otto Ose, le aiuto a vendersi in un mercato dove se non fosse per me il loro valore sarebbe irrisorio.
Come mai allora stava sfruttando Norma Jeane? Poi, lanciandole lo scampolo
di tenda, le disse: OK, baby. Finito. Sei stata splendida. Stra-or-di-na-
ria. Stordita, la ragazza lo guard battendo le palpebre, quasi stentasse a riconoscerlo
- come una ragazza di bordello drogata e stonata non avrebbe riconosciuto
l'uomo che l'avesse scopata, e nemmeno di esser stata scopata, e pure a
lungo. Abbiamo finito.  andata proprio bene. Non volendo che la ragazza
capisse quanto bene era andata, quanto quella seduta nello studio fotografico
di Otto Ose fosse stata fantastica e addirittura storica. Quanto le foto nude di
Norma Jeane Baker alias Marilyn Monroe scattate quel giorno sarebbero diventate
famose, le foto nude pi famose, o famigerate, del mondo. Per le quali
la modella avrebbe guadagnato cinquanta dollari, e milioni di dollari sarebbero
stati guadagnati da altri. Da uomini.
E la carne tenera dei miei piedi esposta al mondo.
Dietro lo sbrindellato paravento cinese, Norma Jeane si vest in fretta e furia.
Erano passati novanta minuti, novanta minuti vissuti in uno stato di estasi
confusa. Sentiva la testa pulsare per un dolore martellante misto al baccano
del traffico in Hollywood Boulevard e al tanfo dei gas di scarico. Sentiva il seno
ardere come se avesse chiss quale latte da secernere. Se avessi fatto un figlio con Bucky Glazer. Adesso sarei salva.
Ud Otto parlare con qualcuno. Probabilmente stava telefonando. E rideva, piano.
Spenti i riflettori, malamente ripiegato e sistemato su una scansia il drappo
di velluto, pronti per lo sviluppo i rullini delle foto. Norma Jeane non vedeva
l'ora di andarsene da l, via da Otto Ose. Ridestandosi dallo stupore trasognato
sotto il bagliore accecante delle luci aveva visto sul volto scheletrico del fotografo
un'espressione maligna e gongolante che non aveva niente a che fare
con lei. Non mi sarei sentita umiliata come adesso a spogliarmi davanti a un uomo
incapace di amarmi. Se avessi avuto quel figlio. Dentro di s sapeva che se si
era spogliata e umiliata davanti a Otto Ose non l'aveva fatto esclusivamente
per denaro, pur avendo un disperato bisogno di denaro e sperando di poter
andare da Gladys quel fine settimana. Si era spogliata e umiliata sperando che
Otto Ose, vedendola nuda, vedendo il suo corpo splendido e giovane e il suo
splendido e giovane viso pieno di desiderio, non potesse pi resistere ad amarla
come per tre lunghi anni aveva resistito ad amarla. Norma Jeane non riusciva
a capire se Otto Ose fosse impotente. A Hollywood aveva scoperto cosa significava
l'impotenza maschile. Eppure anche un impotente avrebbe potuto
amarla. Avrebbero potuto baciarsi, coccolarsi, abbracciarsi per ore e ore e notti
e notti. Anzi, con un impotente sarebbe stata pi felice. Ne era certa!
Adesso era vestita di tutto punto. E coi suoi bei sandali dal tacco basso.
Si guard nel minuscolo specchio del portacipria, superficie nebulosa dove
i suoi occhi blu affioravano come pesciolini. Sono ancora qui
Rise con la sua nuova risata profonda, di gola. Adesso era pi ricca di cinquanta
dollari. Forse l'occasione che attendeva ormai da mesi stava per arrivare.
Forse quel servizio era un segno. E chiss - in fondo un calendario artistico
poteva essere un buon veicolo di popolarit. Mr. Shinn contava di ottenere
per lei un provino alla Metro-Goldwyn-Mayer. Lui non aveva perso tutte le speranze.
Sorrise nel minuscolo specchio stretto nel palmo della mano.
Baby, sei stata splendida. Stra-or-di-na-ria.
Chiuse il portacipria e lo infil nella borsa.
Preparandosi per un'uscita dignitosa dallo studio di Otto Ose: forse Otto
stava mettendo in ordine l'attrezzatura, o forse si era versato un bicchiere di
rum, o forse i bicchieri di rum erano due, per festeggiare la seduta, un rituale
che si ripeteva ogni volta nonostante Otto sapesse che Norma Jeane non beveva
e che tanto meno avrebbe bevuto a quell'ora. Sicch il secondo bicchiere se
lo sarebbe scolato lui, con una strizzatina d'occhio. Lei gli avrebbe sorriso e
fatto un cenno di saluto - Grazie mille, Otto! Ora devo proprio andare! -
e sarebbe scappata via prima che lui potesse anche solo aprire la bocca per protestare.
Poich i cinquanta dollari glieli aveva gi dati, ormai erano al sicuro nel
portafogli. E lei aveva gi firmato la liberatoria.
Invece ecco la voce strascicata di Otto chiamarla dall'altra stanza: Ehi,
Norma Jeane, tesoro - vorrei presentarti un mio amico. Un vecchio compagno di trincea. Cass.
Norma Jeane sbuc da dietro il paravento cinese, e rimase di sasso vedendo
uno sconosciuto accanto a Otto Ose! Un ragazzo. Folti capelli neri, scuri occhi
a mandorla. Era parecchio pi basso di Otto, per decisamente pi prestante,
snello ma robusto, forse un ballerino, o un ginnasta. Sorrideva timidamente a
Norma Jeane. Era chiaro che le piaceva! Il ragazzo pi bello che Norma Jeane avesse mai visto fuori dallo schermo.
E quegli occhi.
...
.
...
Note.
1. House Un-American Activities Committee (pi avanti, HUAC).
2. American Committee for th Protection of th Foreign-Born.
3. Committee to Preserve Individual Freedom.
4. Joint Fact-Finding Committee on Un-American Activities.
Fine note.
...
.
...
AMORE.
...
.
...
Perch ci conoscevamo gi.
Perch quei suoi occhi intensi e ammalianti li aveva posati su di me dalla
parete del vecchio appartamento di Gladys.
Perch vedendomi aveva detto Anch'io ti ho riconosciuta. Priva di padre, come
me. E madre perduta e abbrutita come la mia.
Perch era un ragazzo e non un uomo, anche se aveva la mia stessa et.
Perch in me non vedeva la sgualdrina, la cagna, la caricatura Marilyn
Monroe bens la ragazza volenterosa e piena di speranze, cio Norma Jeane.
Perch anche lui era segnato.
Perch nel suo essere segnato c'era una tale poesia!
Perch mi avrebbe amata come Otto Ose non avrebbe voluto fare, o saputo.
Perch mi avrebbe amata come altri uomini non avrebbero voluto fare, o
saputo.
Perch mi avrebbe amata come un fratello. Come un gemello.
Con la sua anima.
...
.
...
IL PROVINO.
...
.
...
Ogni interpretazione  una reazione all'annientamento.
Da Il manuale dell'attore e la vita dell'attore.
...
.
...
E insomma come and? And cos.
C'era un certo regista che doveva un favore a I. E. Shinn. Shinn gli aveva dato
una dritta su una puledra di nome Footloose che partecipava alla Casa
Grande Stakes e il regista aveva puntato la puledra vincente (11 a 1) con soldi
ricevuti segretamente in prestito dalla moglie di un produttore molto ricco, e
alla fine della corsa il regista si era ritrovato in saccoccia ben
sedicimilacinquecento dollari che sarebbero serviti a pagare parte dei suoi debiti - non tutti i
debiti, giacch il regista era un giocatore incallito e sfortunato, oltre che, secondo
alcuni, un genio nel suo mestiere, e secondo altri un gran figlio di puttana,
un uomo non inquadrabile nei consueti parametri di comportamento,
educazione, professionalit, o semplicemente buon senso: un eccentrico hollywoodiano
che detestava Hollywood ma che aveva bisogno di Hollywood
per il sostegno finanziario che rendeva possibili i suoi film bizzarri e costosi.
E c'era un certo attore, il protagonista dell'imminente film di quel certo regista,
che doveva a I. E. Shinn un favore ancor pi grosso. Nel 1947, poco dopo
la promulgazione da parte del Presidente Harry Truman dello storico Decreto
9835 che imponeva a tutti gli impiegati federali un giuramento di fedelt
e la frequentazione di programmi di sicurezza, e la conseguente richiesta
di giuramenti di fedelt anche da parte delle imprese private, quell'attore
aveva manifestato contro l'iniziativa del governo insieme ad altri attori di Hollywood,
e aveva raccolto firme e rilasciato dichiarazioni sull'importanza delle
libert costituzionali in genere e in particolare sulla libert di parola e su quella
di assemblea. Nel giro di un anno era finito nel mirino del temibile HUAC, il
cui scopo era tra l'altro quello di individuare i comunisti e i simpatizzanti comunisti
annidati nel dorato mondo di Hollywood. Era emerso che nel 1945
quell'attore aveva partecipato alle trattative contrattuali con cui il sinistrorso
Sindacato degli Attori Cinematografici(5) aveva chiesto alle principali case di
produzione l'assistenza sanitaria per i propri iscritti, nonch migliori condizioni
di lavoro, l'innalzamento del compenso minimo e il riconoscimento di
provvigioni in occasione della riedizione dei film; il Sindacato degli Attori Cinematografici
era stato accusato di essere infiltrato da comunisti e simpatizzanti
comunisti. Ma, quel che  peggio, anonimi simpatizzanti della causa anticomunista
avevano denunciato all'HUAC quell'attore come sodale di lunga
data di noti membri del Partito Comunista - inclusi gli sceneggiatori Dalton
Trumbo e Ring Lardner jr., nomi di spicco sulla lista nera dell'HUAC.
E cos, per sfuggire alla convocazione a Washington D. C. e alla prevedibile
torchiatura da parte dell'HUAC, che avrebbe prodotto una pessima pubblicit
nazionale per l'attore e il boicottaggio dei suoi film da parte della American
Legion e della Catholic Legion of Decency e di altre organizzazioni patriottiche
(visto com'era andata a finire con Charlie Chaplin, un tempo adorato e
adesso bollato come Rosso e Traditore) nonch l'inevitabile iscrizione nella
lista nera (bench gli studio negassero sdegnosamente l'esistenza di tale lista),
l'attore venne invitato a un incontro privato con alcuni influenti deputati repubblicani,
incontro che si sarebbe svolto a Bel Air, nella villa di un avvocato
esperto in materia cinematografica che era stato messo in contatto con l'attore
da I. E. Shinn, lo scaltro piccolo agente. Nel corso di tale incontro (che in
realt fu una cena pantagruelica con tanto di vini francesi), i deputati interrogarono
informalmente l'attore, e l'attore li sbalord con la propria virile schiettezza
e il proprio ardore patriottico - era pur sempre un veterano della Seconda
guerra mondiale, che aveva combattuto in Germania negli ultimi estenuanti
mesi del conflitto, e, anche ammesso che fosse stato attratto dal comunismo
russo o dal socialismo o da quel che diavolo era, non dimentichiamoci che
Stalin, oggi dipinto come un mostro, a quei tempi era nostro alleato; la Russia
e gli Stati Uniti non erano ancora gli attuali nemici ideologici, cio il primo
non era ancora uno stato votato all'ateismo e alla dominazione se non alla distruzione
del mondo e il secondo non era ancora l'ultimo baluardo della cristianit
e della democrazia tra i popoli insidiati dai regimi totalitari. Non dimentichiamoci
che solo pochi anni fa era perfettamente giustificabile e comprensibile
l'attrazione provata da un giovane artista nei confronti del radicalismo
politico in contrapposizione al fascismo. E che quotidiani e riviste per famiglie,
riviste prestigiose come Life, si erano battuti affinch il popolo americano
provasse nei confronti della Russia quantomeno simpatia, se non addirittura affetto!
L'attore spieg di non aver mai effettivamente fatto parte del Partito Comunista,
pur avendo partecipato a un paio di riunioni, e che pertanto non aveva
alcun titolo n alcuna specifica credibilit per fare nomi, cio per soddisfare
quella che sostanzialmente era la volont dell'HUAC. I deputati repubblicani
apprezzarono la sua sincerit e gli credettero e raccomandarono all'HUAC il
proscioglimento dell'attore, e quindi non ci fu alcuna convocazione a Washington
D. C. E se passaggio di denaro ci fu, si tratt di contanti discretamente
allungati dall'agente dell'attore all'avvocato che fungeva da intermediario.
Avvocato che forse allung altrettanto discretamente parte di quei soldi ai
deputati repubblicani. L'attore non seppe mai niente della transazione, o finse
di non saperne niente, anche perch l'unica cosa che gli interessava era di
essersi finalmente liberato dall'incubo dell'HUAC e della sua lista. E il ruolo
avuto da I. E. Shinn nella trattativa - cos come in simili trattative nella Hollywood
di quegli anni fitti di misteriose proscrizioni e di altrettanto misteriosi
proscioglimenti - sarebbe rimasto un mistero, come lo stesso I. E. Shinn.
Perch allora non semplicemente grazie alla bont del mio storpio cuore di nano?
Sicch i due personaggi-chiave dell'imminente grande produzione della Metro-Goldwyn-Mayer
erano segretamente debitori di I. E. Shinn. E pu darsi
che entrambi fossero al corrente dei rispettivi debiti nei confronti di I. E.
Shinn. E lo scaltro piccolo agente dalla risata esplosiva e dai quieti occhi calcolatori
e dall'immancabile garofano rosso all'occhiello attese da buon giocatore
il momento giusto, sapendo esattamente quando chiamare il regista, cio il
giorno prima dell'inizio dei provini per l'unico ruolo possibile per la sua cliente
Marilyn Monroe in quel film. Shinn era convinto che il regista, sempre
critico nei confronti dell'establishment hollywoodiano, avrebbe considerato
con favore il fatto che la ragazza fosse stata scaricata dallo Studio. Sicch Shinn
gli telefon, e il regista gli disse con un tono di amichevole ironia: Si tratta di
una ragazza, vero? e Shinn, con la sferzante dignit che gli era abituale: No.
Si tratta di un'attrice. Un'attrice straordinaria e di grande talento, che sarebbe
perfetta per il ruolo della "nipote" di Louis Calhern. Il regista rugg per un'improvvisa
fitta di emicrania da postumi di sbornia, e disse: Gi, quando ce le
portiamo a letto sono tutte straordinarie. Piccato, Shinn disse: Guarda che
questa ragazza  veramente speciale. Se trova il ruolo giusto ha tutti i numeri
per diventare una stella del cinema, e io penso che "Angela" sia il ruolo giusto
per lei, e lo stesso penserai tu quando la vedrai. Il regista disse: Come quella
Hayworth? La solita bellona di paese totalmente incapace di recitare? Labbra e
tette da far girare la testa, attaccatura dei capelli rialzata con un intervento medico
estetico, tinta di rosso o biondo platino a seconda dell'esigenza - anche
lei destinata a diventare una stella? Shinn disse: Lo diventer. Ti sto dando
l'opportunit di essere tu a scoprirla. Il regista sospir e disse: OK, Isaac.
Mandamela. Mettiti d'accordo con la segretaria per l'orario del provino.
Senza dire a Shinn che in realt la ragazza per quel ruolo l'aveva gi scelta.
Non c'era ancora la conferma, non aveva ancora parlato con l'agente della ragazza,
tuttavia anche l c'era un debito, un debito sessuale, e comunque la ragazza
in questione era una splendida bruna dai lineamenti esotici, cio esattamente
il tipo previsto dalla sceneggiatura. Se mai Shinn gli avesse chiesto spiegazioni,
il regista avrebbe sempre potuto dirgli che la sua cliente non era il tipo
adatto. E si sarebbe sdebitato con Shinn in un'altra occasione.
Ecco allora che l'indomani, puntuale alle quattro, Shinn si presenta con la
sua attrice - Marilyn Monroe. Bionda platinata dal corpo fantastico inguainato
in un abito di rayon bianco, talmente impaurita, nota il regista, da non
riuscire a parlare se non con una specie di sussurro. Il regista vede Marilyn e
la sua prima impressione  che come attrice non valga un accidenti, e idem
come scopata, per ha una bocca che potrebbe tornare utile, e si potrebbe
sempre usarla come decorazione, tipo la statuetta sul cofano delle Rolls-Royce.
Pelle pallida luminosa come quella di una bambola costosa, e occhi blu cobalto
scintillanti di terrore. E mani tremanti che stringono il voluminoso copione.
E voce talmente fioca che il regista quasi non la sente mentre lei gli dice,
come una scolaretta timida ma risoluta, di aver letto il copione, tutto
quanto, e che secondo lei quella storia  una storia inquietante, come una di
quelle storie di Dostoevskij dove si prova piet per i criminali e si spera che
non vengano puniti. La ragazza pronuncia Do-sto-ev-skij accentando tutte
le sillabe. Il regista sorride e dice: Gi, perch tu "Do-sto-ev-skij" l'hai letto,
vero? e la ragazza avvampa, capendo che quell'uomo la sta prendendo in giro.
E Shinn  l accanto, furente, paonazzo, con un velo di saliva che luccica sul labbro inferiore.
Non mi fece l'impressione della solita bellona di paese. Era molto attraente.
Una ragazza ammodo, classe media, istruzione media, Pasadena o gi di l, sicura
di saper recitare perch qualcuno doveva averle detto che una ragazza cos bella
non poteva non diventare un'attrice. Che spasso! Shinn era innamorato di lei, povero
disgraziato. Non so perch ma mi sembrava una cosa veramente spassosa. Avevi
la sensazione che lei lo sovrastasse, anche se in realt non era molto pi alta di
lui. In seguito avrei saputo che la ragazza se la faceva con Charlie Chaplin jr. Ma
quel giorno ebbi la netta sensazione che lei e Shinn stessero insieme. Tipico di Hollywood.
La bella e la bestia. Il che, se non sei la bestia,  sempre uno spasso.
Sicch il regista invita la bionda Marilyn Monroe a cominciare il provino.
In sala prove ci sono altre sette o otto persone, tutti maschi. Sedie pieghevoli,
veneziane abbassate per tener fuori il sole accecante. Pavimento nudo e cosparso
di mozziconi di sigaretta e sporcizia, ma nondimeno la ragazza lascia tutti
di stucco sdraiandosi tranquillamente sul pavimento col suo bell'abitino di
rayon bianco (accuratamente stirato, gonna a pieghe, cinta di stoffa, scollatura
stretta ma profonda che rivela giusto uno scorcio di seno burroso) prima che il
regista abbia il tempo di capire cosa sta facendo e che qualcuno la fermi. Sul
pavimento, sdraiata sulla schiena, braccia aperte in croce, la ragazza spiega coscienziosamente
al regista che la prima scena di quel personaggio comincia
con lei addormentata su un divano e che  appunto per questo che si  sdraiata
per terra, visto che non ci sono divani e che la scena l'ha provata cos. La
prima volta che la vediamo, Angela  addormentata.  fondamentale. La vediamo
con gli occhi di un uomo anziano, lo zio, un uomo sposato, un avvocato.
Angela la vediamo solo con i suoi occhi, e pi avanti nel copione la vediamo
con gli occhi di alcuni agenti di polizia. Solo con occhi di uomini.
Il regista guarda sbalordito quella bionda sdraiata per terra ai suoi piedi.
Che spiegava il personaggio - a me, a me, il regista! Insolente e sfrontata, una
bambina impertinente. Una bambina aggressiva. Il regista dimentica di
accendere il sigaro cubano che ha estratto dall'involucro e si  piantato tra i denti.
In sala prove c' un silenzio assoluto mentre Marilyn Monroe comincia la
scena chiudendo gli occhi e, sdraiata e immobile, mimando il sonno - respiro
profondo e lento e ritmato (e la gabbia toracica e il seno che salgono e scendono,
salgono e scendono), braccia morbide e gambe distese nell'abbandono di
un sonno profondo come un'ipnosi. A cosa pensano gli uomini quando i loro
sguardi scorrono lungo il corpo di una bella ragazza addormentata? Occhi
chiusi, labbra appena socchiuse. L'attacco della scena dura solo pochi secondi,
ma sembra pi lungo. E il regista pensa che delle venti e passa ragazze che
hanno fatto il provino per la parte (inclusa l'attrice mora che ha intenzione di
scritturare) quella  la prima che abbia colto il senso profondo dell'attacco della
scena, la prima che sembra aver riflettuto sulla parte con un briciolo d'intelligenza
e la prima ad aver letto l'intera sceneggiatura (almeno stando a quanto
dice) e a essersene fatta un'idea. La ragazza apre gli occhi, lentamente si mette
a sedere stropicciandosi gli occhi e poi spalancandoli di colpo e sussurrando:
Oh, devo essermi addormentata. Sta recitando, o davvero si  appena svegliata?
I sette o otto uomini sono a disagio. C' qualcosa di strano. Ingenuamente
(o maliziosamente) la ragazza si rivolge al regista anzich all'assistente
che legge le battute di Louis Calhern, e cos facendo trasforma il regista, che
ha ancora tra i denti il cubano spento, nello zio suo amante.
Diretta e intima come se stessimo scopando. Alla fine avrei avuto la sensazione che
fosse andata proprio cos. Non recitava. Non sapeva recitare. Era tutto vero. O no?
Undici anni pi tardi quel regista lavorer con Marilyn Monroe nell'ultimo
film della sua carriera e ricorder quel provino e quel momento. C'era gi tutto,
sin dal primo istante. Quello che si potrebbe definire il suo genio. La sua follia.
Alla fine della scena il regista  riuscito a riguadagnare una certa padronanza
di s, e finalmente accende il sigaro. In realt non sta affatto pensando che la
giovane cliente del buon vecchio Shinn sia un genio. La osserva con l'espressione
impenetrabile di chi  costantemente al centro di sguardi altrui ansiosi di
carpire il suo pensiero. Ma non riesce ancora a rendersi conto di cosa stia pensando.
N intende chiedere il parere degli assistenti; non  uomo che accetti
suggerimenti dai sottoposti. Sicch dice alla ragazza: Molto bene, Miss Monroe.
Grazie.
Il provino  terminato? Il regista aspira con forza dal cubano e sfoglia il copione
aperto in grembo.  un momento di tensione. Sarebbe un'inutile crudelt
chiedere alla ragazza di leggere un'altra scena? - o non dovrebbe piuttosto
chiudere il provino e spiegare a Shinn (che ha assistito in disparte, il volto
una maschera tragica tradita dal limpido amore espresso dagli occhi) che Marilyn
Monroe  certo un'attrice di grande e sorprendente talento, e sicuramente
molto bella, ma decisamente inadatta a un ruolo che prevede non una
raffinata ragazza bionda bens una mora dai lineamenti esotici? Dovrebbe? Potrebbe?
- deludere quello Shinn che gli ha fatto un enorme favore e che ha
aiutato Sterling Hayden a sfuggire alla lista nera? Quali saranno esattamente i
collegamenti di Shinn con l'HUAC e le strategie con cui riesce a far prosciogliere
certi suoi clienti dall'accusa di sovversione, evitandogli cos di dover testimoniare
a Washington e di giocarsi la carriera? Comunque sia, il regista sa
che inimicarsi I. E. Shinn  tutt'altro che consigliabile. Sta pensando a questo,
e rimugina nel silenzio assoluto e reverenziale cui  abituato, quando improvvisamente
la ragazza, con quella sua voce da bambina, gli dice: Oh, ma io
posso fare molto meglio di cos. Mi lasci provare un'altra volta. La prego!'
La sua audacia sbalordisce il regista al punto di fargli quasi cadere di bocca il sigaro.
Se la lasciai provare un'altra volta? Altroch. Guardarla era affascinante. Come
potrebbe esserlo guardare un malato di mente. Niente recitazione. Niente tecnica.
Si era messa a dormire e di colpo al posto suo si era svegliata un'altra persona,
un'altra personalit che era la sua ma che al tempo stesso non era la sua.
Quelli come lei lo capisci subito come mai si sentono attratti dal mestiere dell'attore.
Perch quando si calano nella parte trovano finalmente un'identit. Le loro lacune non esistono pi.
Dopo il provino, dunque, il regista dice a I. E. Shinn che gli telefoner quanto
prima. Stringe la mano all'agente, che nonostante la presa energica ha le dita
gelide come se fossero prive di sangue. Preferirebbe non stringere la mano alla
ragazza, vorrebbe evitare il contatto con lei, ma la vede tendergli la mano, e
quando infine gliela stringe la trova morbida, umida, tiepida, e una presa pi
energica di quanto immaginasse. Un'anima d'acciaio. Capace di uccidere pur
di ottenere quello che vuole. Ma cosa vuole? La ringrazia ancora una volta per
il provino e le assicura che avr presto notizie.
Che sollievo quando Shinn e Marilyn Monroe se ne vanno! Il regista aspira
con forza dal sigaro. Dopo l'ultimo dei quattro martini che si  scolato a
pranzo non ha bevuto neanche un goccio, e ha sete, e si sente stranamente indispettito
perch in realt non riesce a capire come si senta. I suoi assistenti
aspettano che parli. O che emetta un suono qualsiasi, o che faccia un gesto. In
genere quand' cos cupo sputa per terra. O sbotta in una sequela di imprecazioni.
 anche lui un attore, gli piace essere al centro dell'attenzione. Purch
non si tratti di attenzione molesta.
L'aiuto-regista si schiarisce la voce avvicinandosi al regista. Che gliene pare?
Il provino era pessimo, vero? Gran bella bionda, per. Molto sexy. Genere Lana
Turner, ma troppo intensa. Incapace di controllarsi, forse. Inadatta al ruolo
di Angela. Vero? Niente tecnica, incapace di recitare. O forse Angela ha un carattere
troppo semplice per poter recitare?
Il regista non ha ancora detto una parola. In piedi davanti alla finestra, sbirciando
dalla veneziana. Succhiando voracemente il cubano. L'aiuto-regista
avanza per fermarsi di fianco al regista, pur mantenendo rispettosamente le distanze.
Il regista deve aver deciso di non scritturare la ragazza di Shinn.
Dev'essere incerto su come spiegare la cosa a Shinn senza deluderlo troppo.
Incerto sull'opportunit di garantire all'agente che per il prossimo film trover
un ruolo per la bella Marilyn Monroe. Ma stavolta no, in questo film non
funzionerebbe - vero? Il regista fa un cenno all'aiuto-regista, indicando Shinn
e la bionda che escono dall'edificio e si dirigono verso l'uscita. Sbuffa una boccata
di fumo come se fosse un sospiro di dolore, e dice all'aiuto-regista: Gran
Dio. Hai visto il culo di quella ragazza?
Fu cos che venne deciso il futuro di Norma Jeane.
...
.
...
Note.
5. Screen Actors Guild.
...
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...
LA NASCITA.
...
.
...
Sarebbe nata col Nuovo Anno - 1950.
In una stagione di esplosioni nucleari segrete. Furiose folate di vento torrido
sferzate sulle lande saline del Nevada. Sui deserti dello Utah occidentale.
Uccelli fulminati a mezz'aria e schiantati come personaggi di cartoni animati.
Antilopi agonizzanti, coguari agonizzanti, coyote agonizzanti. Il terrore riflesso
negli occhi dei conigli. Buoi agonizzanti, e cavalli, e pecore, nei ranch dell'Utah
confinanti con i poligoni governativi del deserto del Grande Lago Salato.
Era stagione di prove di difesa nucleare. Era stagione di terrore incombente.
Anche se la guerra era finita nell'agosto del 1945, anche se ormai era iniziato il nuovo decennio.
Era stagione, anche, di dischi volanti: oggetti volanti non identificati avvistati
prevalentemente nei cieli dell'America occidentale. Ma di quegli oggetti
piatti e agili se ne vedevano anche nelle regioni nord-orientali. Miriadi di luci
ammiccanti, apparizioni quasi istantanee, sparizioni quasi istantanee. A qualsiasi
ora, giorno o notte che fosse, anche se perlopi di notte, poteva capitare
di alzare gli occhi e vederne uno. Poteva capitare di rimanere abbagliati da
lampi di luce, o di sentirsi risucchiare il respiro da improvvisi vortici di aria rovente.
Atmosfera di pericolo vago ma dal significato profondo. Come se il cielo
stesso fosse sul punto di aprirsi, per rivelare ci che, dietro di esso, fin l era rimasto nascosto.
In capo al mondo, remoti come la luna, i misteriosi sovietici esplodevano i
propri ordigni nucleari. Erano demoni comunisti votati alla distruzione della
Cristianit. Come con il demonio, con loro era impossibile scendere a patti.
Era solo una questione di tempo - mesi? settimane? giorni? - e avrebbero sferrato l'attacco.
Questi sono i giorni della vendetta inton l'amore di Norma Jeane, con la sua
vellutata voce tenorile. Per: la vendetta appartiene a me solo, dice il Signore.
Pretendeva che Norma Jeane riflettesse con lui su quelle foto. Erano anime
gemelle, fratello e sorella oltre che amanti. Erano gemelli, nati nello stesso anno,
il 1926, e sotto lo stesso segno, Gemelli. Cass aveva comprato da Otto
Ose una decina di sgranatissime riproduzioni di fotografie dell'Air Force che
mostravano Hiroshima e Nagasaki dopo l'esplosione delle bombe atomiche il
6 e il 9 agosto 1945. Si trattava di documenti segreti, che sarebbero stati
accessibili ai media solo nel 1952, e Cass non capiva come avesse fatto Otto Ose a
venirne in possesso. Pornografia estrema aveva detto Otto Ose di quelle foto.
La devastazione delle citt. Gusci vuoti di edifici, di veicoli. Una fuligginosa
terra devastata, dove gli esseri umani riuscivano a malapena a barcollare in posizione
eretta. C'erano primi piani di figure umane dai colori di una vividezza
agghiacciante, le loro facce vacue e le lancette raggelate di un orologio che segnavano
le 8,16 di un giorno remoto, e sagome umane cremate sulla calce di
un muro. Cass disse piano: Nessuno di noi sapeva, allora. La nascita della nostra
nuova civilt. Cio questa roba qua e i campi di sterminio. Cass stava bevendo,
sdraiato nudo sul suo letto, che in realt era un letto altrui, poich durante
quei loro mesi d'amore lui e Norma Jeane avrebbero abitato perlopi in
case altrui, e Cass lasciava scorrere i polpastrelli sensibili sulle fotografie, come
un cieco intento a leggere in Braille. La sua voce vibrava di pena e al tempo
stesso di compiacimento. I suoi begli occhi scuri scintillavano di emozione.
D'ora in poi, Norma, i sogni dei film non basteranno pi. N basteranno le
chiese. N Dio. Norma Jeane, distratta dall'orrore di quelle foto, non obbiett.
Con lui era raro che Norma Jeane obiettasse apertamente, poich per
lei Cass era magico, un gemello assai pi profondo e pi degno di quanto lei
potesse mai aspirare a essere. Il figlio di Charlie Chaplin! E lo spirito
chapliniano che balenava nei suoi occhi luminosi come in quelli dell'ormai lontano
eroe di Luci della citt. Tuttavia Norma Jeane stava pensando No. D'ora in poi
la gente avr bisogno di posti dove nascondersi. Pi che mai.
...
.
...
ANGELA 1950.
...
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...
Chi  la bionda? chi  la bionda? la bionda?
Quelle voci erano voci di uomini. Il pubblico dell'anteprima era composto
perlopi da uomini.
Quella bionda, la nipote di Calhern - chi ?
Quella splendida bionda, quella in bianco - come si chiama?
Quella bionda cos sexy - chi diamine ?
Non voci bisbigliate nello sberleffo di un sogno bens voci vere. Perch il nome
Marilyn Monroe non figurava nel materiale promozionale della M-G-M
distribuito durante l'anteprima. Le sue due brevi scene in quel lungo film non
erano state giudicate abbastanza importanti da meritare la menzione. E Norma
Jeane non si aspettava di vedersi menzionata. Le bastava apparire (come
Marilyn Monroe) nei titoli di coda del film.
Non era il nome vero di una persona vera. Ma era il ruolo che avrei interpretato,
e speravo di interpretarlo dignitosamente.
Eppure dopo la prima anteprima pubblica di Giungla d'asfalto la domanda
che risuonava era Chi  la bionda?
I. E. Shinn era l e pronto a ragguagliarli: Chi  la bionda?  la mia cliente "Marilyn Monroe".
Norma Jeane tremava di paura. Nascosta nella toilette. Chiusa a chiave in
uno dei box, dove dopo svariati minuti di sforzi penosi era riuscita a pisciare
s e no mezza tazzina di liquido rovente. E le gambe fasciate di nylon, e il reggicalze
di raso che le straziava la pelle. E l'elegante abito da cocktail, in raso
bianco e chiffon, con le spalline esili e il corpetto scollato e la gonna attillata
adesso raccolta goffamente intorno ai fianchi. E la morsa di una vecchia paura
infantile, quella di macchiare l'abito, macchie di piscia, macchie di sangue,
macchie di sudore. Stava sudando e stava tremando. In sala aveva dovuto liberare
a viva forza le proprie dita gelide dalla morsa d'acciaio della mano di I.
E. Shinn (il piccolo agente la teneva stretta sapendola nervosa come una puledra
pronta a scalciare) e scappar via dopo la sua seconda scena, quella in cui
nei panni di Angela aveva pianto e nascosto il bel faccino e tradito l'amante
Zio Leon e innescato un'azione che sarebbe sfociata nel suicidio del vecchio.
Mi sentivo in colpa e mi vergognavo. Come se davvero fossi Angela e avessi fatto del male all'uomo che mi amava.
Dov'era Cass? Perch non era venuto all'anteprima? Norma Jeane smaniava
d'amore per lui, di voglia di lui. Le aveva promesso che sarebbe venuto e che si
sarebbe seduto accanto a lei e che l'avrebbe tenuta per mano sapendo quanto
quell'evento la atterrisse - eppure non era venuto; e non era la prima volta che
Cass Chaplin prometteva a Norma Jeane il dono della propria sfuggente presenza
in un luogo pubblico, dove decine di sguardi si sarebbero appuntati su
di lui nell'euforia del riconoscimento -  lui? poi, delusi: No, ovvio che no,
dev'essere il figlio, e infine riaccesi da un'attenzione pruriginosa: Sicch quello
sarebbe il figlio di Chaplin! E della piccola Lita! - per poi puntualmente non
mantenere la promessa. E dopo non si sarebbe scusato, e neppure giustificato,
e Norma Jeane si sarebbe ritrovata a scusarsi lei con lui, per essersi offesa, per
essere stata in ansia. Cass le aveva detto che essere il figlio di Charlie Chaplin
era una maledizione che la gente stupidamente riteneva dovesse per forza essere
una benedizione - Come nelle fiabe, con me nella parte del figlio del Re.
Le aveva detto che in realt il Vagabondo tanto celebrato e amato era un egoista
crudele che odiava i bambini, specialmente i propri; che, per pi di un anno
dalla nascita di Cass, Chaplin aveva impedito alla moglie adolescente di dare
un nome al loro figlio, per via del terrore scaramantico di condividere il
proprio nome con qualcuno, foss'anche la carne della sua carne! Cass aveva
detto a Norma Jeane che Chaplin aveva divorziato da Lita dopo due anni di
matrimonio e che aveva ripudiato e diseredato lui, Charlie Chaplin jr., perch
gli interessava soltanto l'adulazione degli estranei, non l'amore di una famiglia.
In pratica sono nato postumo. Quando tuo padre non vuole che tu esista, tu
non hai nessun diritto legittimo di esistere.
Norma Jeane era perfettamente d'accordo. Lei lo sapeva bene: era proprio cos.
Anche se al tempo stesso la sua logica infantile la induceva a pensare Per
sono sicura che a me vorrebbe bene. Se mai ci incontrassimo. Perch Nonna Della
aveva ammirato il Vagabondo, e anche Gladys lo aveva ammirato. E Norma
Jeane era cresciuta con quegli occhi che la fissavano dalla parete di questa o
quell'altra residenza della sua folle madre. I suoi occhi. Anime gemelle. L'et non conta.
Norma Jeane si alz in piedi, si sistem il vestito e abbandon la sicurezza
del box, lieta di vedere che la toilette era ancora vuota. Come una bambina
colpevole sbirci allo specchio il proprio viso rosso di vergogna, di sbieco, temendo
di vedere dentro il bel viso truccato di Marilyn Monroe il volto famelico
di Norma Jeane. Dentro gli occhi meticolosamente truccati di Marilyn
Monroe quelli nudi e febbrili di Norma Jeane. Sembrava essersi dimenticata
di quanto anche Norma Jeane fosse stata incredibilmente bella; nonostante
il colore slavato dei suoi capelli, per strada giovanotti e uomini maturi si
erano voltati a guardarla ammirati, ed era stata la sua foto su Stars e Stripes
a mettere in moto il meccanismo. Marilyn Monroe, la bionda strepitosa, era
il ruolo che le toccava interpretare, quantomeno quella sera, quantomeno in
pubblico, e per quel ruolo si era accuratamente preparata, cos come si era accuratamente
preparato I. E. Shinn, e lei non intendeva deluderlo. Devo tutto
a Mr. Shinn.  un uomo generoso, buono, gentile. Questo aveva detto a
Cass, e Cass si era messo a ridere e aveva ribattuto, sprezzante: Norma Jeane,
I. E. Shinn  un agente. Un mercante di carne. Credi che ti tratterebbe cos se
non fossi pi bella come sei, e giovane, e sexy?
Offesa, Norma Jeane aveva soffocato l'impulso di chiedergli E tu, Cass? Tu come mi tratteresti?
Tra Cass Chaplin e I. E. Shinn c'era un conflitto sordo e misterioso. Forse
Chaplin era stato cliente di Mr. Shinn. (Cass era un ballerino-cantante-coreografo
con qualche esperienza come attore; aveva ricoperto piccoli ruoli in alcuni
film di Hollywood, tra i quali Can't Stop Lovin You e Palcoscenico, anche se
Norma Jeane non riusciva a ricordarlo in quei film, visti mano nella mano con
Bucky Glazer in una vita precedente.) Dopo l'anteprima ci sarebbe stata la cena
di gala in un ristorante di Bel Air, e Norma Jeane aveva invitato Cass anche
alla cena, ma I. E. Shinn le disse che non era una buona idea. Perch no?
chiese Norma Jeane. Perch a Hollywood il tuo amico non  molto ben visto,
disse Mr. Shinn. E come mai? chiese Norma Jeane, che pure credeva di
saperlo. Forse perch  "di sinistra"? Perch  un "sovversivo"? Non solo per
questo, disse Shinn, anche se oggigiorno potrebbe bastare. Hai visto com'
finita con suo padre, no? Lo hanno praticamente cacciato dal paese, e non
tanto per le sue idee politiche quanto per il suo modo di fare.  una persona
arrogante, e sciocca. E Chaplin jr.  un ubriacone. Un fallito. E uno iettatore.
 il figlio di Chaplin ma non ha il talento di Chaplin. Mr. Shinn, ribatt
Norma Jeane, lei  ingiusto, e lo sa benissimo. Charlie Chaplin era un genio.
Non tutti gli attori possono essere dei geni. Il piccolo agente che sembrava
uno gnomo non era abituato a vedersi contraddetto dalle clienti, specialmente
da Norma Jeane, sempre cos timida e docile. Quel Cass Chaplin la stava proprio
rovinando! L'ampia e bozzuta fronte di Shinn si incresp di colpo e i suoi
occhi si fecero ancor pi sporgenti e tristi. Quel ragazzo deve soldi a mezza
Hollywood. Si fa scritturare e poi non si presenta sul set. Oppure si presenta
ubriaco fradicio. O drogato. Si fa prestare la macchina dagli amici e poi ci va a
sbattere. Sfrutta la gente,  un'autentica sanguisuga. Credimi, Norma Jeane,
faresti meglio a non mostrarti in pubblico con lui. Vorr dire che non verr
alla cena di gala, disse sdegnata Norma Jeane. E invece ci verrai, eccome se
ci verrai. Lo studio vuole che "Marilyn" partecipi alla cena, e "Marilyn parteciper.
Quasi urlando. Shinn la afferr per il polso, e Norma Jeane si chet di colpo.
Ovviamente I. E. Shinn aveva ragione. Norma Jeane aveva firmato un
contratto con la M-G-M. Per interpretare il ruolo di Angela ma anche per presenziare
agli eventi promozionali. Marilyn avrebbe partecipato.
Avrebbe partecipato con quel suo strepitoso abito bianco abbacinante di seta
e chiffon, compratole da Mr. Shinn da Bullock's a Beverly Hills, elegante e
sexy, con il corpetto scollato e la gonna attillata che sottolineavano le sue curve.
Cinquantasette dollari per un vestito! Quando aveva sentito il prezzo, Norma
Jeane aveva avuto l'improvviso impulso infantile di telefonare a Elsie Pirig
per dirglielo. Quell'abito era seducente come il costume di Angela nel film, al
quale probabilmente doveva somigliare. Oh, Mr. Shinn! Questo  il vestito
pi bello che abbia mai indossato! Norma Jeane piroett un paio di volte davanti
allo specchio a tre ante nel salone pi esclusivo del grande negozio, mentre
il suo agente la osservava, fumando un sigaro. Bene. Ti sta d'incanto, tesoro.
Shinn era contento della figura che Norma Jeane faceva con quell'abito
indosso, cos com'era contento dell'attenzione che la sua cliente stava suscitando
nel negozio. Ricche e fascinose ed eleganti signore di Beverly Hills, mogli
di dirigenti di questo o quell'altro studio, li guardavano chiedendosi chi fosse
quell'attricetta cos giovane e carina in compagnia del terribile I. E. Shinn. S. bianco ti sta proprio bene!"
Norma Jeane aveva ricominciato a prendere lezioni di canto, lezioni di recitazione,
lezioni di danza, adesso alla M-G-M, e in pubblico il suo atteggiamento
si era fatto pi disinvolto, per quanto nervosa potesse essere. Dietro il
brusio delle clienti del negozio le sembrava di sentire un pianoforte suonare in
lontananza, suonare le note melodiose di un ballabile; se quella fosse stata la
scena di un film, di un musical, I. E. Shinn, col suo doppiopetto sportivo e il
garofano all'occhiello e le lustre scarpe a punta, sarebbe stato Fred Astaire, sarebbe
scattato in piedi per prendere tra le braccia Norma Jeane e ballare, ballare,
ballar via con lei sotto lo sguardo stupefatto di quel pubblico di commessi e ricche signore.
Dopo l'abito da cocktail, Shinn aveva insistito per comprarle due completi
da trenta dollari l'uno, sempre da Bullock's. Completi molto alla moda, gonna
a tubo e giacca attillata. E le aveva comprato anche tre paia di scarpe col tacco
alto. Norma Jeane protest, ma Shinn la interruppe dicendo: Sta' a sentire,
Norma Jeane. Questi non sono regali, sono un investimento su "Marilyn
Monroe". Che, quando uscir Giungla d'asfalto, diventer un bene prezioso. Io
in "Marilyn Monroe" credo molto, e ci credo anche se non ci credi tu. Mr.
Shinn scherzava o diceva sul serio? Aveva arricciato quella sua faccia da
Rumpelstiltskin e le strizzava l'occhio. Norma Jeane disse piano: Io ci credo, Mr.
Shinn. Solo che... Solo che... cosa? Solo che Otto Ose mi ha detto che
sono fotogenica. Se non ho capito male. Il che sarebbe una specie di trucco,
no? Un trucco dell'obbiettivo, o forse del nervo ottico, non so... comunque
significa che in pratica non sono proprio come mi si vede. Cio... Shinn fece
una smorfia di disgusto. Otto Ose. Quel nichilista. Quel pornografo. Spero
che te ne sia liberata una volta per tutte. Norma Jeane si affrett a
confermare: Oh s! S, certo che me ne sono liberata! Era vero: dal giorno di quell'umiliante seduta di nudo per cinquanta dollari non aveva pi visto Otto Ose;
lui le telefonava spesso e le lasciava messaggi che lei immancabilmente stracciava,
senza mai richiamarlo. Norma Jeane non aveva visto i provini per Miss
Sogni d'Oro e sembrava essersi dimenticata di aver posato per un calendario.
(Ovviamente non aveva mai parlato di quelle foto a Mr. Shinn. Non ne aveva
parlato con nessuno.) Da quando l'avevano scritturata per Giungla d'asfalto si
era concentrata unicamente sulla recitazione e aveva perduto qualsiasi interesse
per il lavoro di fotomodella, pur avendo un gran bisogno di soldi. Ose e Chaplin
jr. Sta' alla larga da loro e da quelli come loro. Shinn lo disse quasi con
astio. Quando parlava cos, tormentandosi le labbra carnose, sembrava un uomo
molto vecchio, addirittura antico; e dal suo volto svaniva ogni traccia di
giovialit. Da quelli come loro - cosa intendeva dire? Norma Jeane avvert
una fitta di dolore sentendo Shinn mettere sprezzantemente il suo Cass assieme
a Otto Ose, collegarlo misteriosamente a quel crudele fotografo dal volto
grifagno e cos lontano dalla tenerezza di Cass e dalla sua purezza di cuore.
Ma io a-amo Cass, sussurr Norma Jeane. Spero che mi sposer, un giorno,
presto. Shinn non la ascoltava, o non la sent; si era alzato in piedi, aveva cavato
dalla tasca dei pantaloni il suo portafogli di coccodrillo grande il doppio
dei portafogli normali e stava dando istruzioni a un commesso. Norma Jeane,
che svettava su di lui grazie alle nuove scarpe coi tacchi a spillo, dovette soffocare
l'impulso di rannicchiarsi per non sembrare cos alta. Muoviti come una
principessa, la ammon una voce saggia. E presto lo diventerai.
L'orgia di acquisti era avvenuta a due giorni dall'anteprima. Mr. Shinn aveva
accompagnato Norma Jeane a casa, nel suo residence a Buena Vista, e l'aveva
aiutata a portare nel bungalow i pacchi con gli indumenti nuovi. (Per fortuna
Cass non era in casa, non era l sdraiato mezzo nudo sul letto di Norma Jeane,
o seduto ad abbronzarsi in una pozza di sole invernale sul terrazzino del retro.
L'appartamentino odorava di lui, un ricco aroma oleoso, un odore di pelle e di
sudore e di capelli zuppi, i suoi capelli corvini sempre bagnati - e ammesso che
le narici irsute di I. E. Shinn avessero colto quell'odore, l'agente era troppo discreto,
o troppo orgoglioso, per darlo a vedere.) Norma Jeane pens che sarebbe
stato suo dovere offrire qualcosa a Mr. Shinn anzich congedarlo su due piedi,
ma in cucina non c'era niente da bere, a parte una o due delle bottiglie di
Cass (Cass prediligeva il whiskey, il gin e il brandy), e Norma Jeane preferiva
evitare di toccare le bottiglie di Cass. Sicch non offr niente a Mr. Shinn, n lo
invit a sedersi mentre lei gli preparava un caff. No, no! Voleva che quel nanerottolo
si levasse di torno, cos lei avrebbe potuto provare subito gli abiti nuovi,
davanti allo specchio, rodarli per l'arrivo di Cass. Guarda. Guardami. Sono bella per te?
Norma Jeane ringrazi Mr. Shinn e lo accompagn alla porta. Poi, scoprendo
negli occhi dell'ometto l'attesa di qualcosa di pi, con la sensuale voce di
Marilyn gli disse: Grazie, Daddy.
E si chin a baciare di I. E. Shinn, con la leggerezza di una piuma, su le labbra sbalordite.
Norma Jeane compose il numero di telefono di Cass dall'apparecchio nella
toilette. Era un nuovo numero, perch Cass sarebbe rimasto per diverse settimane
nell'appartamento prestatogli da un amico, sulla Montezuma Drive a
Hollywood Hills. Cass, ti prego, rispondi. Tesoro, tu sai quanto bisogno
ho di te. Non farmi questo. Ti prego. L'anteprima era terminata; il destino di
Norma Jeane era deciso; dal foyer del teatro giungeva un clamore crescente;
Norma Jeane dovette udire l'echeggiare della domanda Chi  la bionda? chi  la
bionda? la bionda? o quantomeno immaginarlo. E I. E. Shinn che rispondeva
orgogliosamente La bionda  una mia cliente, ecco chi : Miss Marilyn Monroe.
Norma Jeane non poteva immaginare che, subito dopo quell'anteprima leggendaria,
lo studio avrebbe dato a Marilyn Monroe l'onore di figurare nel
cast principale del film: insieme a Sterling Hayden, Louis Calhern, Jean
Hagen e Sam Jaffe in un film diretto da John Huston.
Sussurrando nel ricevitore: Cass, amore. Ti prego?
All'altro capo del filo il telefono squillava, squillava.
Amore a prima vista.
Delirio d'amore. Fatale!
L'amore entra dagli occhi.
Lui la chiamava Norma. Era l'unico a chiamarla cos, il primo dei suoi amori che la chiamasse cos.
Non Norma Jeane. Non Marilyn.
(Da ragazzo il suo idolo era Norma Shearer. Norma Shearer in Maria Antonietta.
La bella regina sfarzosamente abbigliata, con l'acconciatura torreggiante
e piena di gemme, e strati e strati di tessuti preziosi talmente rigidi da renderle
impossibile quasi ogni movimento, condannata a una morte crudele, barbara e
ingiusta: la ghigliottina!)
Lei lo chiamava Cass. Cass fratello mio, amore mio. Tra loro erano delicati
come bambini che qualche gioco manesco avesse scottato. I loro baci erano
lenti e intensi. Facevano l'amore per lunghe ore sognanti, in silenzio, ignari di
dove fossero, in che letto fossero, quando avessero cominciato, e quando
avrebbero finito, e dove. Stringendosi l'uno all'altra, guancia rovente contro
guancia rovente nel disperato tentativo di fondersi, di vedere attraverso un
unico paio d'occhi. Ti amo amo amo! Oh, Cass. Stringendo quel bel ragazzo
riccioluto tra le braccia come un premio strappato ad altre e avide braccia.
Mai stata ardente in amore, adesso si era scoperta ardente in amore.
Giurando Ti amer fino alla morte. E anche oltre.
E Cass che rideva e le diceva Norma. Fino alla morte  sufficiente. Una vita alla volta.
Mai gli disse di tutto quel tempo prima - i suoi occhi, i suoi begli occhi
fissi su di lei dal manifesto di Luci della citt. Di quanto tempo prima si fosse innamorata
di quegli occhi. O erano forse gli scuri occhi gravi ma teneri dell'uomo
nella fotografia incorniciata sulla parete della stanza da letto di Gladys? Ti
amo. Ti protegger. Non dubitare di me: un giorno verr a prenderti. Uno dei
grandi shock della sua vita, vita che secondo la profezia di Otto Ose sarebbe
stata breve e inquieta e sognante, ed enigmatica come tessere di puzzle incastrate
a forza, era stato quando - e in un film che incalzare e pulsare di musica
avrebbe accompagnato quel momento! - era sbucata da dietro lo sbrindellato
paravento cinese nello studio di Otto Ose sentendosi umiliata, sfruttata, degradata
- e per cinquanta miseri dollari! - e si era ritrovata davanti Cass Chaplin
che le sorrideva. Tu e io ci conosciamo, Norma. Ci conosciamo da sempre.
Abbi fede in me.
Un cinematografico vuoto temporale. Giorni, settimane. E infine mesi. Senza
mai vivere insieme (Cass trovava claustrofobica e angosciante l'idea di coabitare
in un appartamento tutto per loro, a cominciare dal dover mischiare in un armadio
comune i rispettivi indumenti, e la roba nel bagno e nei cassetti, e accumulare
storia insieme, gli mancava il respiro, gli si chiudeva la gola! Non che
fosse il degno figlio del Grande Dittatore incapace di intrattenere una relazione
matura e responsabile con una donna, non che fosse un crudele e vendicativo
ipocrita edonista come il Grand'Uomo, no, Cass non era niente di tutto ci,
giacch nel suo caso si trattava proprio di una sintomatologia fisica;
Norma Jeane poteva rendersene perfettamente conto quando stavano insieme, e tanto perfettamente
se ne rendeva conto da smaniare per fargli capire io non voglio soffocarti!
Io non sono quel tipo di donna) e tuttavia passando insieme ogni singolo
istante di tempo libero (o quasi, a seconda dell'agenda teorica di Cass sempre
misteriosamente fitta di provini e telefonate da fare e di lunghe passeggiate meditative
sulla spiaggia di Santa Monica sia che piovesse sia che splendesse il sole)
quando Norma Jeane non era sul set della M-G-M a Culver City.
Era il mio primo vero film. Mi ci dedicai con tutte le mie forze. E quelle forze
erano merito di Cass. Di un uomo che mi amava. Perch non ero io da sola, una.
Bens ero due. Quel due mi dava forza.
Ti veniva da crederci. C'erano tutte le ragioni per crederci. Erano come parole
di un copione, avevano quel suono speciale. Parole preparate. Parole non-
spontanee. Dunque parole di cui ti potevi fidare. Come leggere un testo sacro
quando hai la chiave. Quando hai la segreta sapienza. Come il puzzle quand'
finito, con tutti i pezzi al loro posto e nessun pezzo smarrito. E con quanta naturalezza
si combinavano e aderivano l'uno all'altra nel .rapimento di una dolce
estasi, nel delirio di uno straziante desiderio fisico, come se gi tanto tempo
prima, da bambini, avessero fatto l'amore insieme! Come se tra loro non esistessero
n maschio n femmina. Nessun bisogno, per esempio, dell'imbarazzante
impaccio dei preservativi. Gli sgraziati e nauseabondi e degradanti preservativi.
Quelli che Bucky Glazer chiamava cappucci. Rozzo e sbrigativo
come sempre. E Frank Widdoes, che le aveva detto Posso sempre usare un
cappuccio. Non preoccuparti. Ma Norma Jeane, guardandolo sorridente attraverso
il parabrezza, non aveva sentito, e non avrebbe sentito, perch la sua frase sarebbe morta l.
Quella rozzezza non era adatta a Norma Jeane. Lei era per la delicatezza.
Perch il suo ragazzo era bello come una ragazza, e l'uno accanto all'altra davanti
allo specchio si eccitavano e si guardavano con occhi dilatati dall'amore e
ridevano, si baciavano e si arruffavano i capelli, ed era impossibile dire chi dei
due fosse il pi bello e quale dei due corpi fosse il pi desiderabile. Cass Chaplin!
Norma Jeane adorava passeggiare con lui e vedere gli occhi delle donne
incollarglisi addosso. (E anche gli occhi degli uomini! Altroch!) Non amavano
che tra i loro corpi si frapponessero indumenti, e appena potevano giravano
per casa nudi. L'incarnazione dell'Amica Magica nello Specchio. L'amore
suo era appena pi alto di lei e aveva un torso dalla muscolatura pronunciata
ma armoniosa, e una patina di finissima peluria scura che gli ricopriva il petto
liscio appena pi folta di quella sugli avambracci di Norma Jeane, e lei adorava
carezzargli il torso, le spalle, le agili e snelle braccia muscolose, le cosce, le
gambe, e adorava liberargli la fronte dalla perenne ciocca di folti capelli umidi
e grassi, e baciare baciare baciare la sua fronte, e le sue palpebre, e la sua bocca,
e succhiargli la lingua nella propria bocca mentre il pene gli si drizzava nella
mano di lei lesto e smanioso e caldo e fremente come una creatura viva. Niente
a che vedere col crudele sogno di squarci sanguinolenti tra le gambe; niente
pi disperazione, bens destino. Quegli occhi!
D'improvviso ami come se amassi da sempre.
Un cinematografico vuoto temporale.
Clive Pearce! E giunse il giorno in cui si rese conto.
Durante le prove aveva letto male le battute, legnosa e goffa. Goffa davanti
al rinomato attore Louis Calhern, che chiss perch sembrava ostinarsi a non
guardarla negli occhi! La disprezzava perch era un'attricetta inesperta? O si
sentiva a disagio? Quella volta durante il provino Norma Jeane aveva letto le
battute di Angela con apparente spontaneit, ingenuamente sdraiata sul pavimento,
e adesso invece era in piedi e paralizzata dalla paura per l'enormit del
rischio che stava affrontando. E se fallisci? Se fallisci. Fallirai. E allora dovrai
morire. Se non si fosse dimostrata all'altezza e se l'avessero cacciata dal set
avrebbe dovuto uccidersi, ma c'era sempre il suo grande amore per Cass Chaplin,
e la speranza che un giorno le avrebbe dato un figlio - Come potrei abbandonare lui?
E c'erano anche i suoi obblighi nei confronti di Gladys, rinchiusa
nell'ospedale psichiatrico. Come posso abbandonare lei? Mamma ha soltanto me.
Le sue scene con Calhern erano tutte e soltanto in interni, provate e girate
in uno dei teatri di posa della M-G-M a Culver City. Nel film, Angela e Zio
Leon erano soli, ma nella realt, sul set, erano circondati da estranei. C'era
uno strano senso di sollievo nel chiuder fuori tutta quella gente. Gli operatori,
gli assistenti, i macchinisti. Persino il grande regista. Come all'orfanotrofio
quando sull'altalena si lanciava in alto, sempre pi in alto, chiudendo fuori il
resto del mondo. O nel baccano del refettorio, quando si avviava verso il suo
tavolo senza vedere e senza sentire. Quella era la sua forza segreta, che nessuno
poteva toglierle. Era convinta che il personaggio Angela fosse lei stessa, per in
versione ridotta. Di sicuro lei, Norma Jeane, conteneva Angela. Mentre Angela
era troppo limitata per contenere Norma Jeane. Era una questione di controllo!
Nella vicenda del film, la figura di Angela  sfuggente. Norma Jeane la
percepiva come una fantasia di Zio Leon. (E degli autori, che erano maschi.)
Nella bella e bionda Angela, innocenza e vanit si equivalgono. Nel suo personaggio
l'unica vera motivazione  quella di un egocentrismo infantile. Angela
non d mai inizio alla scena, non innesca scambi dialettici.  meramente reattiva,
non attiva. Snocciola le proprie battute come un'attrice dilettante, annaspando
e improvvisando e prendendo l'imbeccata da Zio Leon. In s, Angela
non esiste. In Giungla d'asfalto nessuna donna esiste se non tramite gli uomini.
Angela  passiva come una pozza d'acqua in cui gli altri vedono il proprio riflesso,
e di per s  incapace di vedere. Non  un caso se, la prima volta che
la vediamo, Angela  addormentata sul divano e ripiegata su se stessa, e se la
vediamo attraverso gli occhi possessivi del suo anziano amante. Oh! Devo essermi
addormentata. Ma da sveglia, con gli occhi sbarrati in un'espressione di perenne
stupore, Angela  una nottambula.
Durante le prove con Norma Jeane, Calhern era nervoso. La disprezzava! Il
suo personaggio era Alonzo Emmerich, ed era destinato a spararsi un proiettile
nel cervello. Angela era la sua speranza di ritrovata giovinezza e di vita:
speranza vana. D la colpa a me. Non riesce a toccarmi. Nel suo cuore ce rabbia, non amore.
Non le riusciva di trovare la chiave per lui. La chiave per le scene che li vedevano
insieme. Norma Jeane sapeva che, se loro due non avessero armonizzato,
il regista l'avrebbe rimpiazzata con un'altra attrice.
Provava ossessivamente le proprie battute. Ne aveva poche, perlopi erano
risposte alle battute di Zio Leon e, poi, a quelle degli agenti di polizia. Le
provava con Cass, quando Cass era disponibile e dell'umore giusto. Cass voleva
che lei ce la facesse, che diventasse famosa, o almeno cos diceva. Cass sapeva
quant'era importante per lei. (La parola fama significava relativamente
poco per lui, figlio dell'attore cinematografico pi famoso di tutti i tempi.)
Eppure si spazientiva in fretta. La scuoteva come una bambola di pezza per
svegliarla dalla trance di Angela. La provocava, cercando di soffocare la rabbia
che sentiva nella propria voce. Cristo santo, Norma Jeane! Il regista ti accompagner
passo per passo in ogni singola scena.  cos che funziona al cinema.
Non si tratta di recitare sul serio, come a teatro, quando sei l da sola. Perch
tutto questo accanimento? Perch ti spremi cos? Sudi come un cavallo, te ne
rendi conto? Perch ci tieni cos tanto?
La domanda fluttu tra i loro corpi. Perch ci tieni cos tanto? Cos tanto!
Conoscendo l'assurdit di ci che non poteva spiegare all'amore suo - Perch
non voglio morire, ho il terrore di morire. Non posso abbandonarti. Perch
fallire come attrice significava fallire nella vita che lei stessa aveva scelto per
giustificare l'errore di essere nata. E persino nel suo stato di vago squilibrio
Norma Jeane si rendeva conto dell'assoluta illogicit di quella asserzione.
Si asciug gli occhi. Rise. Io non posso scegliere a cosa tenere, come fai tu.
Non ne ho la capacit.
Aiutami ad avere la capacit. Tesoro, insegnami.
L'insonnia di Norma Jeane peggior. In testa un rombo dove si alternavano
voci beffarde, indistinte ma familiari. Erano i suoi giudici, o invece erano gli
spiriti dei dannati che la aspettavano? Contro di loro aveva da opporre soltanto
Angela. Soltanto il suo lavoro - la sua interpretazione - la sua arte. Perch
ci tieni cos tanto? Quando era da sola nel suo appartamento, rannicchiata nel
minuscolo letto dell'Esercito della Salvezza, non riusciva a dormire, e non ci
riusciva nemmeno quando con lei c'era Cass, in quello come in qualunque altro
letto. (Il misterioso Cass Chaplin! Quel bel ragazzo aveva dozzine di amici
a Hollywood, Beverly Hills, Hollywood Hills, Santa Monica, Bel Air, Venice e
Venice Beach, Pasadena, Malibu, e ovunque a Los Angeles, e tali amici, perlopi
ignoti a Norma Jeane, avevano appartamenti, case, bungalow, ville dove
Cass era il benvenuto in qualsiasi momento, giorno o notte che fosse. Era come
se Cass non avesse una fissa dimora. Le sue cose, perlopi indumenti, e tali
indumenti generalmente regali costosi, erano in parte sparpagliate in dozzine
di abitazioni e in parte lo seguivano in una sacca da viaggio e in una grande
valigia di pelle con incise in oro le iniziali C.C.)
Affrontando le prime ore del giorno scalza e tremante. Quando Cass non
c'era, Norma Jeane soffriva terribilmente la sua assenza, quando invece era con
lei, e dormiva, Norma Jeane gli invidiava quel suo sonno beato, per lei impenetrabile
e nel quale lui le sfuggiva. In quei momenti tornava col ricordo all'amica
Harriet e a Irina, la figlia di Harriet che era stata un po' anche figlia di
Norma Jeane. Harriet aveva raccontato a Norma Jeane di avere a lungo sofferto
d'insonnia da ragazza, e che per quand'era rimasta incinta non aveva fatto
altro che dormire, e che quando la bambina era nata, e il marito era scomparso,
lei aveva dormito pi che poteva, ed era un sonno pieno di pace e privo di
sogni, e forse un giorno Norma Jeane avrebbe avuto la fortuna di poter dormire
anche lei cos. Se resto incinta. Se metto al mondo un figlio. Ma non adesso.
Allora quando? Non riusciva a immaginare Angela incinta. Non riusciva a immaginare
Angela al di l del copione. Aveva imparato a memoria le battute di
Angela al punto di renderle prive di significato, come parole straniere ripetute
meccanicamente. Aveva cominciato a sentirsi sfinita gi dopo una settimana di
lavoro. Non credeva che recitare potesse essere cos estenuante fisicamente.
Come sollevare il proprio stesso peso! Si mise a piangere, sempre che invece
non stesse ridendo. Asciugandosi gli occhi col palmo di entrambe le mani.
Ed ecco il suo Cass, bello e nudo, coi ricci spettinati, che avanzava verso di
lei affacciata al terrazzino e le mostrava due capsule bianche tenute nel palmo
della mano. Cosa sono? gli chiese Norma Jeane, dubbiosa. Sono una pozione,
mia dolce Norma Jeane, una pozione per aiutarti a dormire. Per aiutarci a
dormire, disse Cass, baciandola sulla nuca. Una pozione magica? chiese
Norma Jeane. Cass disse: Le pozioni magiche non esistono. Esiste questa pozione.
Norma Jeane si volt dall'altro lato, seccata. Non era la prima volta
che Cass le offriva dei sedativi. Barbiturici, li chiamavano. O che le offriva
whiskey, gin, rum. E lei moriva dalla voglia di cedere. Sapeva che avrebbe fatto
piacere all'amore suo, che raramente si addormentava senza aver bevuto o preso
pillole, o entrambi. La semplice stanchezza fisica, sosteneva Cass, non bastava
a placarlo. Adesso le stava dicendo, fiato caldo nell'orecchio di Norma
Jeane e un braccio che le cingeva delicatamente la vita sfiorandole il seno: Secondo
un vecchio filosofo greco la condizione migliore per l'uomo  quella del
non essere nato. Ma secondo me la condizione migliore  quella del sonno. Si
 morti ma vivi. Non esiste sensazione pi bella.
Norma Jeane lo respinse, pi bruscamente di quanto volesse. In quei momenti
Cass Chaplin non lo amava proprio per niente! Lo amava ma lo temeva.
Era il diavolo in persona, che la tentava. Norma Jeane sapeva che la Dottoressa
Mittelstadt non avrebbe approvato. Gli insegnamenti della Christian Science.
La sua bisnonna Mary Baker Eddy. No, non  giusto. Per me. Sarebbe un sonno artificiale.
Cass rise di lei, ma nondimeno Norma Jeane rifiut la pozione e quella notte
rimase sveglia e in ansia mentre Cass dormiva beatamente e continu a dormire
anche al mattino presto quando Norma Jeane si prepar per andare a lavorare,
e Norma Jeane fu nervosa e tesa per tutta la sua lunga giornata a Culver
City, e recitava con voce stridula, e non riusciva a ricordare le battute che
pure aveva imparato a memoria, e si accorse di come la guardava John Huston,
sent il suo sguardo pesarle addosso; il regista stava chiedendosi se lui,
che non sbagliava mai un casting, non avesse per caso fatto un grosso sbaglio
scritturando quella ragazza, e l'indomani sera Norma Jeane accett le due capsule
di Cass, che gliele somministr solennemente adagiandole sulla sua lingua come ostie da Comunione.
E quanto profondamente, quanto beatamente Norma Jeane dorm quella
notte! Mai dormito cos profondamente. Sonno artificiale ma anche salutare,
Tutto sommato quella pozione era davvero magica.
E l'indomani, sul set, mentre provava con Louis Calhern, Norma Jeane si
rese improvvisamente conto: Clive Pearce!
Pens che quella rivelazione doveva per forza essere frutto della pozione magica
di Cass. Di quel sonno forse non del tutto privo di sogni. Forse il vecchio Clive Pearce le era apparso in sogno?
Perch ormai era chiaro: il Louis Calhern che interpretava suo zio, Zio
Leon, non era altri che Mr. Pearce. Mr. Pearce nel ruolo di Alonzo Emmerich.
Fino a quel mattino Norma Jean aveva visto in Calhern un attore noto ma
per lei del tutto sconosciuto, e invece altri non era che Mr. Pearce, restituitole
pi o meno alla stessa et di quello originale, pi o meno con la stessa stazza e
la stessa corporatura - e il bel volto tormentato di Louis Calhern non era forse
identico a quello di un Clive Pearce invecchiato? Identici erano lo sguardo
sfuggente e la bocca nervosa e la residua fierezza nel portamento, quel ricordo
di fierezza; e soprattutto identica era la voce, raffinata e ironica. Negli occhi di
Norma Jeane dovette accendersi una luce. Una scarica elettrica dovette scorrere
nel suo duttile e ardente corpo di ragazza. Norma Jeane era Marilyn - no,
era Angela - era Norma Jeane che interpretava Marilyn che interpretava
Angela - come quelle bambole russe in cui bambole pi piccole sono racchiuse
nella bambola pi grande che fa loro da madre - finalmente aveva capito
chi era Zio Leon, e immediatamente divenne soave, seducente, languida e
fiduciosa come una bambina. Calhern se ne accorse subito. Attore di grande
tecnica, pi che riprodurre le emozioni le imitava alla perfezione; non era un
attore viscerale, e tuttavia cap subito del cambiamento avvenuto in Angela.
E anche il regista se ne accorse subito. Alla fine di quel giorno di prove, lui che
raramente lodava gli attori e che fino a quel momento non aveva praticamente
mai rivolto la parola a Norma Jeane, le avrebbe detto: Oggi ti  successo
qualcosa, vero? Dimmi, cos' stato? Norma Jeane, che era folle di gioia, scosse
la testa senza aprir bocca e sorrise come se non lo sapesse, poich come avrebbe
potuto spiegarlo, lei che per prima non riusciva a spiegarlo a se stessa?
Era capace di capire al volo quello che volevo da lei. Il suo straordinario talento
le permetteva di leggermi nel pensiero. Certo, poteva anche essere un caso, e infatti
quel giorno pensai che fosse proprio un caso, che a furia di gettare semi nel terreno almeno uno avesse attecchito.
Il loro unico bacio. Norma Jeane e Clive Pearce. Pur desiderandolo ardentemente,
Mr. Pearce non l'aveva mai baciata sulla bocca. Aveva toccato il suo corpo
che si dimenava e le aveva fatto il solletico e (cos credeva Norma Jeane) l'aveva
baciata l dove lei non poteva vedere, per mai sulla bocca, e adesso lei gli si
strusciava addosso, smaniosa eppure candida, virginale, poich ad aprirsi a quell'uomo
anziano non era il suo sodo corpo di ragazza, bens la sua anima. Oh, oh
s che ti amo! Non lasciarmi mai. Avrebbe perdonato Clive Pearce per averla tradita
portandola all'orfanotrofio e abbandonandola senza dirle neanche una parola;
eppure, ora che Mr. Pearce le era stato restituito nei panni dell'aristocratico
avvocato Alonzo Emmerich, cio Zio Leon, l'aveva immediatamente perdonato
e, dopo quel formidabile bacio, aveva continuato a strusciarglisi addosso, gli
occhi di Angela velati e intensi e le sue labbra leggermente dischiuse - e Louis
Calhern, veterano del cinema e dei set, l impalato a guardarla sbalordito.
Quella ragazza non stava recitando. Era se stessa. Si era trasformata nell'Angela che il mio personaggio voleva.
Da quel momento in poi, Norma Jeane non avrebbe avuto pi problemi come Angela.
Sul set Norma Jeane era tranquilla, e discreta, e diligente, e soprattutto attenta.
Adesso che aveva risolto il puzzle del proprio ruolo la affascinava vedere
come gli altri attori avessero risolto, o cercassero di risolvere, il proprio. Poich
recitare non  altro che risolvere una serie di puzzle dove nessun singolo puzzle
pu risolvere gli altri. Poich l'attore non  altro che una serie di s tenuti assieme
dalla promessa che l'agire sulla scena colmer ogni lacuna. Erano in
molti a stupirsi vedendo la giovane e bionda cliente di I. E. Shinn, Marilyn
Monroe, seguire con tanta attenzione le scene degli altri, e le prove, e le riprese,
presentandosi sul set anche quando non doveva lavorare.
Si  fatta strada passando da un letto all'altro. Cominciando con Mr. Z, poi X E
ovviamente Shinn. E sicuramente Huston. E i produttori del film. E Widmark. E Roy
Baker. E Sol Siegal, e Howard Hawks. E chiunque altro ti possa venire in mente.
Norma Jeane era convinta che in presenza di attori dotati i suoi pori potessero
assorbirne il talento. Che in presenza di un grande regista potesse imparare
a dirigere se stessa. Perch Huston era un genio; da Huston impar una
fondamentale verit sul cinema: l'importante non  ci che metti in una scena
bens ci che ne esce. Non importa chi sei o non sei, importa solo cosa proietti
sulla pellicola. E la pellicola ti riscatter e ti sopravvivr. Sul set, per esempio,
Jean Hagen, che nel film interpretava l'amante di Sterling Hayden, trasudava
personalit e fascino. Ma sullo schermo il suo personaggio sarebbe risultato
troppo emotivo, nervoso, non abbastanza seducente. Norma Jeane pens Io
quella parte la interpreterei con pi scioltezza e pi profondit. Lei non  abbastanza misteriosa.
Laddove invece nella sua inconsistenza la giovane Angela bionda trasudava
mistero. Proprio perch restava il dubbio che quella sua inconsistenza fosse invece
una profondit impenetrabile. Approfitta della propria innocenza per manipolare
il vecchio infatuato? Vuole distruggere lo zio? L'irritante vacuit del
suo volto era la pozza in cui gli altri, compreso il pubblico, potevano cercare il proprio riflesso.
Norma Jeane si sent percorrere da un brivido di eccitazione, di ebbrezza.
Adesso era un'attrice! Non avrebbe mai pi dubitato di se stessa.
Stup John Huston domandandogli di rigirare alcune scene. Quando lui le
chiese perch mai avrebbe dovuto rigirarle, Norma Jeane disse: Perch io so
di poter dare di pi. Era nervosa, ma risoluta. E sorrideva. Marilyn sorrideva
sempre. Marilyn parlava con voce gutturale e roca, sensuale. Marilyn
otteneva quasi sempre ci che voleva. Stregato da Marilyn, Louis Calhern
accett di rigirare le loro scene, pur essendo pienamente soddisfatto della propria
interpretazione. E in effetti era vero: a ogni nuova ripresa l'interpretazione di Norma Jeane migliorava.
L'ultimo giorno di riprese, John Huston le disse ironicamente: Allora, Angela:
la nostra ragazzina  decisamente cresciuta, eh?
Mai pi dubitare. Sono un'attrice. Lo so. Posso esserlo. Lo sar!
Tuttavia, con l'avvicinarsi del giorno dell'anteprima, Norma Jeane cominci
a sentire l'incalzare della vecchia ansia. Perch non bastava essere soddisfatta
dell'interpretazione e aver ricevuto i complimenti dei colleghi; ad attenderla
c'era ancora un vasto mondo di sconosciuti pronti ad avere un'opinione su di
lei, e tra loro c'erano i professionisti di Hollywood e i critici, tutta gente che di
Norma Jeane Baker non sapeva nulla, e che di lei non si curava pi di quanto
si sarebbe curata di una solitaria formica che attraversasse il marciapiede rischiando
di finirgli sotto i piedi. E allora addio formica!
Norma Jeane confess a Cass di non sentirsela di affrontare l'anteprima. E
tantomeno il gala. Cass scroll le spalle dicendole invece la affronterai, perch
cos vogliono quelli della M-G-M. Norma Jeane insistette dicendo e se si fosse
sentita male? Se fosse svenuta? Di nuovo Cass scroll le spalle. Era impossibile
capire se fosse contento per Norma Jeane o se invece la invidiasse, se lo umiliasse
il fatto che lei aveva lavorato con un regista importante come John Huston
o se invece fosse fiero ed eccitato per il suo successo. (Che ne era della
carriera di Cass? Norma Jeane evitava di chiedergli notizie dei suoi mille colloqui
e provini. Sapeva che Cass era permaloso e collerico. Lui stesso ammetteva,
e con una certa amarezza, di prendersela per un nonnulla, proprio come il
Grande Dittatore. Quando gli avevano offerto una piccola parte in un musical
della M-G-M, Cass aveva accettato con grande entusiasmo, per poi, pochi
giorni dopo, cambiare idea solo perch aveva saputo che a un altro giovane
ballerino, suo rivale, era stata offerta una parte pi consistente della sua.) Norma
Jeane si fece abbracciare da Cass, e premette il viso sul suo petto. Adesso
Cass era pi fratello che amante, un fratello gemello che poteva proteggerla
dal mondo. Quanto sarebbe stato bello nascondersi tra le sue braccia! Per sempre, tra le sue braccia.
Spero che tu stia scherzando, Norma! le disse Cass carezzandole distrattamente
i capelli, impigliando le unghie tra i capelli di lei - Tu sei un'attrice.
Forse addirittura una brava attrice. Le attrici vogliono mettersi in mostra. Le
attrici vogliono essere amate. Da schiere di persone, non da un uomo solo.
Norma Jeane protest: Non  vero, Cass. Io non sono cos. Io voglio soltanto te."
Cass rise. E le sue unghie rosicchiate rimasero impigliate tra i capelli di lei.
S, diceva proprio sul serio. Avrebbe voluto sposarlo, avrebbe voluto dargli un
figlio, avrebbe voluto vivere con lui e per lui - per sempre, magari a Venice
Beach. In una villetta che desse su un canale. Il loro figlio, riccioli neri e begli
occhi a mandorla, avrebbe dormito in una culla accanto al letto di mamma e
pap. E qualche volta avrebbe dormito tra mamma e pap, nel loro letto. Un
tesoro di bimbo. Il bambino pi bello del mondo. Il nipote di Charlie Chaplin!
La voce di Norma Jeane crepitava di eccitazione. Nonna Della, ti sembrer
incredibile: ho sposato il figlio di Charlie Chaplin! Siamo innamorati
pazzi, amore a prima vista. Mio figlio  nipote di Charlie Chaplin. Il tuo
bisnipote, Nonna! La vecchia corpulenta guard incredula Norma Jeane. Poi il suo
viso si apr in un sorriso. Poi in una smorfia. Poi in una risata tonante. Norma
Jeane, ci hai fatto proprio una bella sorpresa. Norma Jeane, tesoro mio, siamo tutti molto fieri di te.
E Gladys avrebbe accettato un nipote cos come non avrebbe mai accettato
una nipote. Fortuna che Irina gliel'avevano portata via.
Quando arriva il tuo turno. Arriva all'improvviso, oppure mai. Attraverso una
delle finestre del villino in Montezuma Drive, Norma Jeane vide la flessuosa
sagoma nuda muoversi sul tappeto. Era Cass Chaplin, ignaro di lei. Cass si
chin sul pianoforte e suon un paio di accordi, una cascata di fioche note
fluide, belle come quelle di Debussy o di Ravel, i suoi compositori preferiti, e
con una matita appunt qualcosa in un quaderno, forse note o forse parole.
Durante l'ultima settimana di riprese di Norma Jeane a Culver City, per diversi
giorni Cass si era rintanato in quel rifgio nei pressi di Olympic Boulevard
per lavorare alla musica e alla coreografia di un balletto. (Il proprietario di
quel villino moresco, seminascosto da una schiera di palme gracili e da rampicanti
avviticchiati, era uno sceneggiatore incluso nella lista nera, attualmente
in volontario esilio a Tangeri.) La musica era il suo primo amore, aveva detto
Cass a Norma Jeane, e voleva dedicarsi interamente a essa. Recitare non mi
piace. Io non sono un attore. Perch non mi va di essere altre persone. Mi va
di essere musica, perch la musica  pura. Quando si trovava vicino a un pianoforte,
Cass non mancava mai di suonare qualche brano per Norma Jeane,
brani di sue composizioni che Norma Jeane trovava molto belle; e ballava in
onore di Norma Jeane, ma solo per scherzo e solo per pochi minuti. Adesso,
ferma sul sentiero ricoperto di foglie, davanti a quella casa che conosceva a
stento, Norma Jeane osserv attraverso la finestra la figura spettrale dell'amore
suo, col cuore in gola. Non posso interromperlo. Interromperlo sarebbe uno sbaglio.
Pens Non posso rischiare che mi odi perch l'ho spiato.
Si rintan in fondo al sentiero, e per quaranta magici minuti ascolt il susseguirsi
degli accordi, il crescere e sopirsi delle note di pianoforte. Una sospensione
temporale che avrebbe voluto durasse ancora e ancora, per sempre.
Quando arriva il tuo turno.
Shinn in veste di rivelatore di verit. Abbassando la voce chioccia per informarla
che, contrariamente a quanto Chaplin junior voleva farle credere, Chaplin
senior aveva assegnato alla ex moglie e al figlio una piccola fortuna. Costretto
dagli avvocati. Ovviamente, prosegu Shinn, sogghignando, di quel
denaro non  rimasto pi nulla. Lita l'ha dilapidato venticinque anni fa.
Norma Jeane guard sbalordita Shinn. Cass le aveva mentito? O forse lei
aveva capito male? Titubante, disse: E cosa cambia? Il padre l'ha ripudiato e
diseredato. E Cass  solo.
Shinn fece una smorfia disgustata. Non pi solo di tutti noi.
Essere abbandonati dal p-proprio padre  una maledizione, e quella di
Cass  una maledizione doppia, perch suo padre  Charlie Chaplin. Mr.
Shinn, lei dovrebbe essere pi comprensivo.
Altroch se sono comprensivo! Trovami qualcuno qui a Hollywood che
faccia pi beneficenza di I. E. Shinn! Donazioni alla Croce Rossa, donazioni ai
trovatelli. Contributi per la difesa dei Dieci di Hollywood(6). Ma nei confronti
di Cass Chaplin no, non riesco a essere comprensivo. Shinn si sforzava di apparire ironico, ma il grosso naso dalle cavernose narici irsute fremeva di rabbia. Te l'ho gi detto mille volte, tesoro: non voglio che tu ti faccia vedere in
pubblico con lui.
E in privato?
In privato ti chiedo solo di prendere le dovute precauzioni. Di lui ne bastano gi due.
Norma Jeane dovette riflettere un po' prima di capire.
Questa  una cattiveria, Mr. Shinn. Una cattiveria bella e buona. E anche volgare.
Gi, il solito Shinn, no? Cattivo e volgare.
Gli occhi di Norma Jeane si riempirono di lacrime. Aveva una gran voglia
di prendere a schiaffi Mr. Shinn. Eppure aveva una gran voglia di afferrargli le
mani e chiedergli perdono - perch come avrebbe fatto senza di lui? No, aveva
una gran voglia di ridergli in faccia. Quella sua faccia di creta rugosa. Quei suoi occhi tristi e furibondi.
Io amo lui, non te. Non potrei mai amare te. Costringimi a scegliere tra voi due, e vedrai come te ne pentirai.
Norma Jeane tremava, indignata quanto I. E. Shinn e cominciando a sentirsi
altrettanto astiosa. Shinn cerc di allentare la tensione. Ehi, tesoro. Guarda
che lo dico solo per il tuo bene. Io voglio aiutarti. Mi conosci, no? Sono il vecchio
I. E. A me interessa soltanto la tua carriera e la tua felicit.
A lei interessa "Marilyn". La sua carriera.
Be', s. "Marilyn"  mia,  la mia creatura. Hai ragione, mi interessa che faccia carriera e che sia felice.
Norma Jeane mormor qualcosa che Shinn non riusc a sentire. Le chiese di
ripetere, e lei, tirando su col naso, disse: "M-Marilyn"  soltanto un ruolo.
Non pu essere "felice".
Shinn scoppi a ridere, una risata tesa, esplosiva. Si era alzato dalla
sedia girevole dietro la scrivania e adesso andava avanti e indietro sul tappeto, scrocchiando le dita nodose.
Alle sue spalle la finestra si apriva sul sole indolente e
sul traffico caotico del Sunset Boulevard. Norma Jeane, che fin l era rimasta
seduta su una delle famigerate sedie basse di Shinn, si alz in piedi anche lei,
ma rimase immobile, e tremante. Era andata nell'ufficio di Shinn appena uscita
dalla lezione di danza, e le caviglie e le cosce le dolevano come se gliele avessero
prese a martellate. Sussurr: Lui sa che io non sono "Marilyn". Lui mi
chiama Norma. Lui  l'unica persona che mi capisca.
Io ti capisco.
Norma Jeane abbass lo sguardo sul tappeto, mordendosi un'unghia.
Io ti ho inventata, io ti capisco. Io, Norma Jeane, sono l'unico che abbia a cuore il tuo bene. Credimi.
Non  vero che mi ha inventata lei. Sono stata io.
Shinn rise. D'accordo, ma adesso evitiamo di andare sul metafisico, OK?
Parli come il tuo ex amico Otto Ose. A proposito, quel ragazzo  nei guai seri...
 finito nella lista della Commissione di Controllo delle Attivit Sovversive(7).
Perci vedi di stargli alla larga.
Norma Jeane disse: Io non ho niente a che spartire con Otto Ose. Non
pi. Cosa sarebbe quest'altra Commissione?
Shinn si port rapidamente l'indice alle labbra. Era un gesto che lui e altri a
Hollywood facevano spesso, sia in privato sia in pubblico. Un gesto che intendeva
essere comico, anche perch in genere era accompagnato da un frenetico
agitare le sopracciglia, alla Groucho Marx, ma che in realt era molto serio;
negli occhi di chi lo faceva la paura era sempre autentica. Non pensarci, tesoro.
L'argomento non  Ose, e l'argomento non  Chaplin junior. L'argomento  Marilyn. Tu."
Norma Jeane stava sentendosi male. Ma com' possibile che anche Otto sia finito nella l-lista nera? Perch?
Shinn scroll le sue spalle sghembe, come per dire E chi lo sa? E chi se ne frega?
Norma Jeane sbott: Ma si pu sapere perch fanno cos? Perch si pugnalano
alle spalle? Persino Sterling Hayden - ho sentito che davanti all'HUAC
ha accusato i suoi stessi amici. E io che lo ammiravo tanto! Tutti quei poveracci
che non possono lavorare perch sono sulla lista nera, e i Dieci di Hollywood
addirittura in prigioni. Sembra di essere nella Germania nazista, altroch
America! Charlie Chaplin ha fatto proprio bene ad andarsene all'estero
pur di non collaborare! Quello s che  un uomo coraggioso. Anche Cass la
pensa cos, per non vuole ammetterlo. E poi non  vero che Otto Ose  comunista!
Io lo conosco bene, e so che non  comunista. Potrei testimoniare
per lui, potrei giurarlo sulla Bibbia! Otto dice sempre che i comunisti sono degli
illusi. Otto non  marxista. Io s, io potrei essere marxista. Se ho capito
bene quello che dice Marx. Il marxismo  un po' come il cristianesimo, no?
Marx aveva proprio ragione - "La religione  l'oppio dei popoli." Come l'alcol
e il cinema. E poi i comunisti sono amici del popolo, no? Che c' di male a essere amici del popolo?
Shinn era sbigottito. Alz la voce: Adesso basta, Norma Jeane! Basta cos.
Mr. Shinn,  un'ingiustizia!
Vuoi finire anche tu sulla lista nera? Non pensi che questo ufficio potrebbe
essere pieno di microfoni nascosti? Non pensi che... - indicando l'anticamera
dell'ufficio, dove c'era la segretaria - ... qualcuno potrebbe sentire quello
che diciamo e andare a riferire a chi di dovere? Perdio, Norma Jeane, piantala
di giocare alla bionda svampita e tappati la bocca.
Ma  un'ingiustizia...
E con ci?  la vita che  ingiusta. E tu dovresti saperlo, visto che leggi
Cechov e O'Neill. Ti sembra giusto quello che  successo a Dachau e ad Auschwitz?
Ti sembra giusto che l'homo sapiens si nutra dei propri simili?
Quand' che ti deciderai a diventare adulta, Norma Jeane?
Non lo so, Mr. Shinn. Le p-persone adulte che conosco non riesco quasi
mai a capirle. Le parole di Norma erano schiette, come se quel cruccio fosse
il vero argomento della loro conversazione. Era come se volesse confessarsi con
Mr. Shinn, farsi consolare da lui. Certe volte mi sento talmente confusa che
la notte non riesco a dormire. E Cass mi dice.
Shinn la interruppe. Cristo, Norma Jeane! Marilyn non deve n capire n
pensare. Deve essere e basta.  una bellissima donna e una bravissima attrice, e
la sua bocca voluttuosa non serve per raccontare queste baggianate filosofiche.
Dalle labbra di Norma Jeane usc un grido, come se Shinn l'avesse picchiata.
Forse l'aveva picchiata, avrebbe creduto di ricordare in seguito.
Chiss, m-magari "Marilyn Monroe" morir ancora una volta, disse. Magari
il suo debutto finir nel nulla. I critici potrebbero stroncarmi, o non accorgersi
di me, e finir come con Scudda-Hoo! Scudda-Hay!, e la M-G-M mi
scaricher come mi ha scaricata lo Studio. Forse per me e per Cass sarebbe la cosa migliore.
Norma Jeane scapp via dalla stanza. Shinn la insegu, imprecando. Nell'anticamera,
dove la segretaria li guard sbalordita, e poi nel corridoio. Non
riuscendo a raggiungerla, e con le narici frementi come quelle di un cane rabbioso,
le grid: Ne sei proprio sicura, Norma Jeane? Aspetta e vedrai!
Chi  la bionda? Quella sera, gennaio 1950. Evitando i propri occhi disperati
che la scrutavano dallo specchio mentre componeva ancora una volta il numero
del villino in Montezuma Drive, e ancora una volta il telefono squillava con
il vacuo suono malinconico dei telefoni che squillano in una casa vuota. Lo sapeva,
Cass era arrabbiato con lei. Non invidioso (perch mai avrebbe dovuto
essere invidioso, lui che era figlio del pi grande divo cinematografico di tutti
i tempi?) per arrabbiato. Disgustato. Cass sapeva che Shinn non lo sopportava
e che non lo voleva alla cena di gala all'Enrico's. Erano quasi le nove, e la
toilette si stava riempiendo. Voci eccitate, profumi. Donne che la guardavano.
Che la squadravano da capo a piedi. Una di loro le sorrise e le tese la mano; le
sue dita ingioiellate strinsero quelle di Norma Jeane. Tu sei "Angela", vero cara?
Complimenti, un debutto straordinario.
Era la moglie di un dirigente della M-G-M, gi attrice di secondo piano negli anni Trenta.
Norma Jeane faceva fatica a parlare. Oh! G-grazie.
Che strano film, vero? Molto inquietante. Prende un po' in contropiede,
vero? Cio... forse  per come va a finire. Temo di non averlo capito fino in
fondo. Tutti quei morti ammazzati! Per John Huston  proprio un genio, eh?
Oh s.
Lavorare con lui dev'essere stato meraviglioso, vero?
Norma Jeane teneva ancora stretta la mano della donna. Annu, incapace di
esprimersi a parole. I suoi occhi si erano riempiti di lacrime di gioia.
Le altre donne si tenevano a distanza. Scrutando gli occhi di Norma Jeane, il suo petto, i suoi fianchi.
Quella povera ragazza. Bella e sexy nonostante l'avessero conciata come una
bambola, tremava tutta ed era anche piuttosto sudata, si sentiva che era sudata, e
mi stringeva la mano come se volesse tenermi l insieme a lei, nascosta con lei nella
toilette delle donne! Scommetto che se l'avessi lasciata fare mi sarebbe venuta dietro come un cagnolino.
L'anteprima era finita. Giungla d'asfalto era un successo. O comunque cos dicevano
gli invitati, e lo ripetevano tra strette di mano e baci e abbracci e snelli
calici di champagne. E dov'era andato a ficcarsi quell'I. E. Shinn azzimato e in
smoking, invece di precipitarsi a salvare la sua frastornata cliente?
Salve, "Angela"!
Salve.
Splendida interpretazione.
Grazie.
Dico sul serio, un'interpretazione veramente splendida.
Grazie.
Proprio una cannonata.
Grazie.
E anche tu sei una cannonata, una cannonata di ragazza.
Grazie.
" vero che  il tuo primo film?
S.
E tu ti chiami...?
"Marilyn Monroe".
Be', complimenti vivissimi, Marilyn Monroe.
Grazie.
Posso darti il mio biglietto da visita, Marilyn Monroe?
Grazie.
Penso proprio che tu e io ci rivedremo presto, Marilyn Monroe."
Grazie.
Era felice. Mai stata cos felice. Da quando il Principe Misterioso l'aveva issata
sulla pedana per offrirle la sua parte di riflettori, alzandola al cielo per farla
ammirare e applaudire dal pubblico e baciandola sulla fronte mentre la consacrava
ti nomino mia sposa e mia Principessa. Sussurrandole all'orecchio il monito
segreto:  giusto che adesso tu sia felice. Questa felicit te la sei guadagnata.
Per un po'. Per celebrare tutta quella felicit i flash crepitarono nel foyer affollato.
Eccola, sorridente per i fotografi, la bionda e sensuale Angela, accanto a
uno Zio Leon apparentemente sconcertato e sempre con la sigaretta in bocca.
Ecco Angela accanto al protagonista, Sterling Hayden, col quale non aveva
girato neppure una scena. Ed ecco Angela accanto al grande regista, che aveva
reso possibile la sua felicit. Oh, come posso ringraziarla non riuscir mai a ringraziarla
abbastanza. Norma Jeane fece una risatina sciocca notando con la coda
dell'occhio la faccia rapace e arcigna di Otto Ose sotto una macchina fotografica
levata sulle teste della folla assiepata; Otto Ose vestito di nero e simile a
uno spaventapasseri, furibondo per quell'incombenza servile, lui che avrebbe
dovuto essere un artista, autore di opere d'arte, arte ebrea e radicale e rivoluzionaria
imperniata sulle terribili rivelazioni delle camere a gas, della soluzione
finale, delle bombe atomiche. Norma Jeane avrebbe voluto urlargli Lo vedi? Io
non ho bisogno di te! Delle tue foto erotiche. Dei tuoi nudi da calendario. Io sono
un'attrice, non ho bisogno di te n di nessun altro. Spero che ti arrestino e che ti
sbattano in galera! Ma guardando meglio si accorse che quell'uomo non era affatto Otto Ose.
Che sorriso sul volto di Shinn! Sembrava un coccodrillo, un coccodrillo
senza zampe che si muoveva a colpi di coda. Quel suo faccione lustro di sudore
e stranamente sensuale. Norma Jeane ridacchi cercando di immaginarsi
mentre faceva l'amore con una creatura simile. Costretta a chiudere gli occhi,
e pure il cervello. Oh no, io posso sposarmi solo per amore.
Mai stata felice come adesso. Shinn la prese per mano e la guid in mezzo
alla folla, attraverso il foyer. L'aveva inventata; era sua. Falso, ma non era il caso
di ribadirlo. Non si sarebbe ribellata, non ancora. Mai felice come durante
quella serata magica. Perch lei era Cenerentola, e la scarpina di vetro calzava.
Ed era molto pi bella e pi sensuale e pi eccitante dell'attrice principale,
Jean Hagen, cui soltanto pochi fotografi chiedevano di mettersi in posa; era
imbarazzante vedere come i fotografi preferissero quella giovane sconosciuta,
quella bionda splendida - e totalmente incapace di recitare, come stava dicendo
qualcuno ridacchiando sotto i baffi, per perdio guarda che tette, guarda che culo, altro che Lana Turner.
Felice, ebbra di champagne come non lo era pi stata dalla prima notte di
nozze. Anche se Cass non aveva risposto al telefono. Anche se Cass sapeva come
punirla. Offeso e arrabbiato con lei. Chiuso in casa e addormentato come
un masso in quello sfarzoso letto altrui dove la notte prima avevano teneramente
e lungamente fatto l'amore distesi sul fianco e coi corpi bramosi perfettamente
aderenti l'uno all'altro e le bocche bramose incollate l'una all'altra
mentre all'unisono i loro occhi si rovesciavano nelle orbite - Oh! oh oh! Tesoro
ti amo - e quella notte non aveva avuto bisogno di nessuna pozione magica
per dormire cos come non ne aveva pi avuto bisogno dall'ultimo giorno di
riprese e con la certezza che mai pi le sarebbe servito un sedativo per prender
sonno grazie a quella gioia, a quella rivelazione - allora le volevano bene! quella
gente di Hollywood le voleva bene, chiedendo Chi  la bionda? Come mai
nei titoli di testa non ce il suo nome? e Mr. Z ci sarebbe rimasto di sasso e di
merda, quella sporca carogna che l'aveva sfruttata per poi scaricarla, e adesso i
dirigenti della M-G-M si sarebbero resi conto del suo valore e comunque dopo
il clamore dell'anteprima i produttori di Giungla d'asfalto avrebbero inserito
Marilyn Monroe nei titoli di testa; e poi settimane e mesi di pubblicit,
con la radiosa bellezza sensuale di Marilyn Monroe trionfante su decine di
giornali e riviste e premiata con tempestivi riconoscimenti del genere Miss Modella
Bionda 1951, Volto Nuovo 1951 di Screen World, Promessa dello
Schermo 1951 di PhotoLife, Miss Sexy 1952, e Miss Bomba Atomica 1952,
concorso di bellezza presentato a Palm Springs da Frank Sinatra. E quella
bionda bellezza sensuale avrebbe tappezzato le edicole, sulle copertine non di
Sir! e di Swank, giornalacci ormai appartenenti al passato cos come appartenevano al passato i fotografi che ci lavoravano, bens su quelle di rispettabili
riviste patinate, sulla copertina di Look, di Collier's, di Life (Volti Nuovi del 1952). E a quel punto Marilyn Monroe si sarebbe ritrovata nuovamente
sotto contratto con lo Studio, con uno stipendio portato a cinquecento
dollari la settimana dall'umiliato Mr. Z.
Cinquecento! Alla Radio Plane non arrivavo a cinquanta!
Mai cos felice.
Come quella sera del gennaio 1950, quando tutto ebbe inizio, quando Marilyn
venne al mondo. Sentendosi morire d'amore per Cass Chaplin che non
era venuto all'anteprima e nemmeno alla cena di gala all'Enrico's, dove si ritrov
sola e felice a festeggiare con una folla di estranei elegantissimi, tra calici
e calici di champagne, Marilyn Monroe sfolgorante nel suo abito di seta e
chiffon color bianco nuziale talmente scollato che il seno sembrava volesse
esplodere da un momento all'altro. Quella sera, lo scaltro agente I. E. Shinn
present la sua incandescente cliente a B, J, P, e R, produttori e dirigenti i cui
nomi le sfuggirono, e ciascuno di quegli uomini sorridenti le strinse la mano,
o le mani, e si felicit per il suo debutto.
E poi arriv V, il bellissimo e popolarissimo ex campione di football
originario del Kansas e interprete di svariati film di guerra prodotti
dalla Paramount, tra i quali quel The Young Aces che aveva fatto commuovere persino
Bucky Glazer; Norma Jeane si rivide mentre stringeva la mano del marito durante
i duelli aerei, e poi risent la tenerezza delle scene d'amore tra V e la
splendida Maureen O'Hara, che lei aveva seguito avida e rapita immaginandosi
al posto della O'Hara - ma anche furiosa con se stessa perch quello era
proprio un sogno stupido per una ragazza sposata da poco e felicemente, un
sogno davvero puerile e inutile. E adesso eccolo farsi largo tra la folla e avanzare
verso di lei, sei anni dopo, V in persona! V in abiti civili, non con la divisa
dell'Air Force! V cos lentigginoso e acerbo che gli avresti dato s e no
ventinove anni, non certo i trentanove che aveva - soltanto i capelli leggermente
diradati rivelavano che non era pi l'impetuoso giovane pilota di The
Young Aces, eroe di dozzine di missioni nei cieli della Germania e abbattuto
in territorio nemico in una delle scene di avvitamento aereo pi lunghe nella
storia del cinema, talmente avvincente che come in un incubo il pubblico urlante
e tremante cadeva insieme a lui nell'aeroplano in fiamme fino a quando,
ferito, egli riusciva a paracadutarsi, e Norma Jeane guard con gli occhi
spalancati l'uomo di fronte a lei, un metro e ottantacinque dalle spalle quadrate
e appena appesantito sul mento ma ancora lentigginoso e con gli occhi
teneri e intensi esattamente come li ricordava Norma Jeane. Perch una volta
che il primo piano di un uomo ti risucchia con quell'intimit, la sua immagine
ti resta dentro come un sogno. Una volta che hai sognato una scena d'amore
tra te e quell'uomo in primo piano, il ricordo dei suoi baci te lo culli nel cuore.
Lei! - ma  davvero lei? Norma Jeane lo disse talmente piano che era praticamente
impossibile sentirla in quel baccano di chiacchiere e risate, e forse
non voleva farsi sentire. Smaniava dal desiderio di afferrare le grosse e capaci
mani di V e dirgli quando l'avesse amato, quanto avesse pianto quando l'avevano
ferito e preso prigioniero, e pianto quando finalmente si era ritrovato
con la fidanzata, e pianto tornando a casa ed entrando a casa e vedendo
Hirohito sogghignare sul mobile-radio nel soggiorno di Verdugo Gardens -
La mia vita di allora, quando non sapevo chi ero. Ma non gli afferr le mani e
non gli parl di Verdugo Gardens. Si limit ad alzare il viso e sorridere mentre
V si chinava su di lei (come se, di gi, fossero amanti) e si congratulava con lei
per il suo debutto cinematografico. La Norma Jeane che era Marilyn Monroe
non riusc a fare altro che mormorare Grazie, oh grazie - arrossendo come una liceale.
V la condusse in un angolo relativamente silenzioso del ristorante, per parlare
a quattr'occhi con lei del film, della finezza della sceneggiatura, delle caratterizzazioni
dei personaggi, e di quel finale straordinario; le era piaciuto lavorare
con un regista esigente come John Huston? - Dev'essere uno che ti fa
sentire fiero delle tue capacit, vero? Che ti riconcilia con la vita che abbiamo scelto di vivere.
Stupita, Norma Jeane disse: S-scelto? Si riferisce all'essere attori? Be', io non... non pensavo di averlo scelto.
V sorrise, perplesso. Norma Jeane si chiese se avesse detto qualcosa di sbagliato.
Era impossibile capire se parlava sul serio o no. Diceva un sacco di cose strane.
V asso dell'aviazione e re del botteghino, che nella vita privata si diceva fosse
una gran brava persona bistrattata dalla moglie attricetta che dopo pochi
anni di matrimonio aveva divorziato e ottenuto la custodia dei figli e un cospicuo
vitalizio, e Marilyn Monroe la sfolgorante stellina del firmamento di
Hollywood. A qualche metro da loro, I. E. Shinn osservava.
All'improvviso furono avvicinati da un tizio di mezza et, semicalvo, occhi
sporgenti da tartaruga e bocca segnata da due rughe profonde. Dal suo stazzonato
abituccio di gabardine si capiva che non faceva parte degli invitati al ricevimento,
ma era altrettanto evidente che alcuni degli invitati lo conoscevano,
per esempio lo stesso V, che appena lo vide aggrott la fronte e distolse lo
sguardo, imbarazzato. Scusate! Scusate! Potreste mettere una firma? V si era
fatto da parte, ma era rimasta Norma Jeane, spumeggiante e brilla e cordiale.
L'uomo con gli occhi da tartaruga le si fece sgradevolmente vicino. Aveva in
mano una petizione, la voleva firmata, e gliela sbatt quasi in faccia, e Norma
Jeane strizz gli occhi e vide che si trattava di un documento del Comitato
Nazionale per la Tutela dei Diritti Garantiti dal Primo Emendamento(8), del
quale aveva sentito parlare, o credeva di aver sentito parlare. Nella fioca luce
del ristorante riusc a leggere la prima riga a stampatello I SOTTOSCRITTI PROTESTANO
PER IL TRATTAMENTO CRUDELE E ANTIAMERICANO RISERVATO A seguita
da doppie colonne di nomi a stampatello. Il primo nome della colonna a sinistra
era CHARLIE CHAPLIN e il primo nome della colonna a destra era PAUL
ROBESON. Sotto le due colonne di nomi c'erano molti spazi tratteggiati e s e
no mezza dozzina di firme. L'uomo si present con un nome che Norma Jeane
non riconobbe, le disse che era lo sceneggiatore di tanti film tra cui I forzati
della gloria e di The Young Aces e che nel 1949 era finito sulla lista nera e non aveva potuto pi lavorare.
Norma Jeane, cui I. E. Shinn aveva raccomandato di non firmare nessuna
delle petizioni che circolavano a Hollywood, si offr senza indugio - Oh s,
certo che firmo! Da brilla e cordiale com'era stata fino a quel momento pass
repentinamente allo sdegno, sotto lo sguardo stranito di V. Batt pi volte le
palpebre per ricacciare indietro lacrime di rabbia. Disse: Charlie Chaplin e
Paul Robeson sono due grandi artisti. Non mi interessa se sono comunisti o...
qualsiasi cosa!  atroce quello che un g-grande paese come l'America sta facendo
ai suoi pi g-grandi artisti. Prese la penna offertale dall'uomo con gli occhi
da tartaruga, e stava per firmare quando V, che aveva faticosamente resistito
all'impulso di allontanarla dall'uomo con gli occhi da tartaruga, intervenne:
Marilyn, penso che non dovresti firmare, al che l'uomo con gli occhi da tartaruga
grid: Tu! Maledetto! Non ti impicciare! Norma Jeane stava dicendo
a entrambi: Ma io come mi chiamo? "Monroe"...? Non mi ricordo pi come
mi chiamo. Si avvicin a un tavolino l accanto, dove, suscitando un certo disagio
tra le persone sedute, cerc di firmare l'ingombrante petizione che per
continuava a sfuggirle da tutte le parti perch l'aveva poggiata sulle posate.
Norma Jeane rideva, pur se ancora sdegnata. Ah, s - "Marilyn Monroe".
Firm con uno svolazzo, e poi con un altro, due volte, prima come Marilyn
Monroe e poi come Mona Monroe. Avrebbe firmato anche come Norma Jeane
Glazer se I. E. Shinn, sbuffando fiamme dalle narici, non le avesse strappato di
mano la penna per poi cancellare freneticamente le due firme.
Marilyn! Perdio. Sei ubriaca!
Non  vero! Sono l'unica persona sobria qui dentro.
Quella sera all'Enrico's conobbe V. Quella sera perdette Cass, il suo ragazzo.
Scapp via dal ristorante. Era stufa di quella gente. Cass aveva ragione. Sono
tutti mercanti di carne. Fuori dal ristorante si era raccolta una piccola folla che
la not mentre cercava di salire su un taxi. Chi  quella bionda? Lana Turner?
- No, troppo giovane. Norma Jeane sorrise imbarazzata. Con quel suo
abito scollato. Con quei suoi tacchi a spillo. Un panzone in impermeabile di
plastica le fin addosso, forse intenzionalmente. Un'altra petizione sbattuta in
faccia? No, era un album di autografi. Firmi, grazie!
Norma Jeane mormor: Non p-posso. Io non sono nessuno.
Doveva scappare! Un altro uomo le venne in soccorso aprendo lo sportello
posteriore del taxi e aiutandola a salire. Norma Jeane ebbe la visione fugace e
terrificante di un volto informe, come fatto di mastice. Il naso era schiacciato
e largo sulla punta; gli occhi erano gonfi e le palpebre semichiuse; le sopracciglia
sembravano bruciacchiate; un orecchio era smozzicato, come corroso. Un
odore rancido, di lievito, simile a quello di Gladys a Norwalk.
Quell'odore le sarebbe rimasto addosso per tutta la notte, finch alle prime
luci dell'alba avrebbe cercato di liberarsene lavandosi -furiosamente e disperatamente.
Forse sono io a puzzare cos. Forse comincio anch'io, come lei.
Shinn l'aveva insolentita. V si era discretamente allontanato. L'uomo con gli
occhi da tartaruga era stato sbattuto fuori dal locale. Norma Jeane si premette
i polpastrelli sulle palpebre, per cancellarli tutti quanti. Era un trucco che risaliva
all'orfanotrofio. Come quello del Viaggiatore nel Tempo, che azionava la
leva della sua macchina magica per sfrecciare via nel tempo. Sicch quando
Norma Jeane apr gli occhi dopo quasi un quarto d'ora si trov davanti al villino
in Montezuma Drive. La casa prestata era ai piedi della montagna, non sulla
vetta come quelle dei milionari. Norma Jeane tremava ed era eccitata e non
mangiava dall'ora di pranzo, a parte un paio di stuzzichini voracemente e distrattamente
trangugiati durante il ricevimento. Aveva lasciato al guardaroba
del ristorante la stola di volpe bianca presa in prestito nel reparto costumi della
M-G-M; la contromarca per ritirarla l'aveva Mr. Shinn - che ci pensasse lui
a restituirla. Dio, quanto lo odiava! L'avrebbe mollato, non voleva pi essere
sua cliente, mai pi, anche se avrebbe significato non lavorare mai pi a Hollywood!
Aveva con s la borsetta bianca con le perline, ma dentro c'erano s e
no cinque dollari; fortunatamente bastavano per pagare il tassista, che le stava
chiedendo se fosse proprio certa dell'indirizzo, visto che l era tutto buio.
Vuole che aspetti, miss? Vuole andare da qualche altra parte? La sua risposta
spontanea fu un brusco No. Non voglio andare da nessuna altra parte, cui
per aggiunse qualcosa di pi prudente - D'accordo, s, mi aspetti. Ma solo
due minuti. Grazie. Nonostante i tacchi alti non ebbe alcuna difficolt a risalire
il ripido sentiero ghiaioso, il che significava che non era affatto ubriaca come
le aveva detto quello gnomo crudele.
Oh Cass ti amo, mi sei mancato terribilmente, credo che il film sia piaciuto
molto. Io sono piaciuta molto. Cio,  una piccola cosa. Un piccolo ruolo. Per 
un inizio. Non devo vergognarmi di me stessa.  tutto quello che chiedo, di non
dovermi vergognare. Non pretendo la felicit. La mia sola felicit sei tu. Cass...
Il villino soffocato dalle palme malaticce e dal rampicante privo di foglie e
fiori sembrava deserto, ma Norma Jeane sbirci da una delle finestre principali
e vide balenare una luce fioca in una delle stanze sul fondo. La porta d'ingresso
era chiusa. La chiave ce l'aveva, ma dov'era? - non nella borsetta con le perline.
O forse la chiave non ce l'aveva. Chiamando piano - Cass... Tesoro...
Doveva essere in pieno sonno. Purch non fosse uno di quei suoi sonni pesanti,
da farmaci, dal quale non sarebbe riuscita a svegliarlo.
Il taxi aspettava all'imboccatura del sentiero. Norma Jeane si sfil le scarpe
e avanz a tentoni verso il retro della casa. Cass non si curava mai di chiudere
a chiave la porta di servizio. Nel buio vide la piccola vasca decorativa, vuota e
lastricata di fronde di palma. Quando aveva visto per la prima volta quella
malinconica vasca aveva avuto una specie di allucinazione: Irina che galleggiava
a faccia in gi nell'acqua limacciosa. Vedendola guardare e poi farsi improvvisamente
terrea, Cass le aveva chiesto se si sentisse bene, cos'avesse visto,
ma lei non gli aveva risposto. Cass sapeva che Norma Jeane si era sposata giovanissima
e che aveva divorziato dopo pochi mesi, sapeva che sua madre
Gladys era stata una poetessa ma che poi aveva avuto un esaurimento nervoso,
sapeva che il padre di Norma Jeane era un importante produttore di Hollywood
che non aveva mai voluto riconoscere la figlia illegittima. Ma non sapeva altro.
Cass? Sono Norma. Nel soggiorno c'era odore di whiskey. In cucina c'era
una luce accesa, ma il resto della casa era buio. Dalla porta socchiusa della
stanza da letto non filtrava neppure un filo di luce. Norma Jeane tent di nuovo,
piano - Cass? Stai dormendo? - io ho un gran sonno! Di colpo si sent
come una gattina vogliosa di coccole. Apr la porta. La luce proveniente dalla
cucina rischiar l'interno della stanza. Ecco il letto, il sontuoso letto a due
piazze fin troppo grande per quella stanza minuscola, e l nel letto ecco Cass,
torso nudo e resto del corpo coperto dal lenzuolo. Norma Jeane not confusamente
sul torace una macchia di peli scuri e folti che non aveva mai visto prima,
e poi le spalle e il busto erano pi muscolosi di quanto ricordasse, e di
nuovo sussurr - Cass? pur essendosi improvvisamente accorta che in quel
letto c'erano due corpi, c'erano due uomini. Il pi vicino a lei, lo sconosciuto,
rimase sdraiato sulla schiena, braccia dietro la testa e lenzuolo adesso scivolato
fin quasi a scoprire l'inguine, mentre l'altro, Cass, si sollev su un gomito, sorridendo.
I loro giovani corpi nudi erano coperti di sudore. Lustri e giovani
corpi di maschi. Lesto e flessuoso come un ballerino, Cass balz dal letto prima
che Norma Jeane potesse scappare e la afferr per un polso, mentre con l'altra mano scuoteva la coscia del suo amico.
Norma, tesoro mio! Non scappare. Voglio presentarti Eddy G - anche lui  mio gemello.
...
.
...
Note.
6. Hollywood Ten. Dieci personaggi di spicco del mondo del cinema (Alvah Bessie, sceneggiatore;
Herbert Biberman, regista e produttore; Lester Cole, sceneggiatore; Edward Dmytryk, regista;
Ring Lardner jr., sceneggiatore; John Howard Lawson, sceneggiatore; Albert Maltz, romanziere
e sceneggiatore; Samuel Ornitz, romanziere e sceneggiatore; Adrian Scott, produttore;
Dalton Trumbo, romanziere e sceneggiatore) che, convocati nel novembre del 1947 dall'HUAC
per essere interrogati sull'influenza dell'ideologia comunista nell'industria cinematografica, rifiutarono
di testimoniare e pertanto dovettero scontare pene fino a un anno di carcere.
7. Subversive Activities Control Board.
8. National Committee to Preserve First Amendment Rights.
Fine note
...
.
...
L'ALTARE INFRANTO.
...
.
...
Una segretariuzza di Westwood ansiosa di migliorarsi culturalmente.
Forse una fissata con la religione. O la figlia di genitori fissati con la religione.
La California del sud pullula di gente cos.
Per la maggior parte di noi era come se non ci fosse. In seguito il professor
Dietrich ci avrebbe detto che fino a novembre non aveva mai saltato neanche
una lezione. Ma durante le lezioni era come se non ci fosse, tant'era silenziosa,
quasi invisibile. Ogni gioved sera arrivava presto, entrava in classe e andava a
sedersi nel suo banco in prima fila, subito china sul libro a prepararsi per la lezione,
sicch se ti capitava di guardarla ti arrivava chiaro e tondo il messaggio:
Per favore non rivolgetemi la parola, evitate anche solo di guardarmi. Quindi era
ovvio che nessuno di noi ci facesse granch caso. Seria, sobria, molto discreta,
mai un filo di trucco, la pelle pallida e leggermente lucida e i capelli biondocenere
raccolti sulla testa come usavano le donne durante la guerra, quando lavoravano
in fabbrica. Era uno stile anni Quaranta, uno stile di un'altra epoca.
Certe volte se li legava con una fascia. Indossava camicette e gonne senza pretese,
e cardigan larghi e scarpe basse e calze di nylon. Niente gioielli, niente
anelli. E unghie senza smalto. Le avresti dato al massimo ventun anni, ancor
meno dal punto di vista esperienza. Il tipo di ragazza che abita ancora coi genitori.
O magari con la madre vedova. La domenica mattina madre e figlia a
cantare in parrocchia. Sicuramente vergine.
Se la salutavi oppure le dicevi qualcosa di carino come facevano alcuni di
noi quando entravano in classe e volevano parlare e ridere e spettegolare ancora
un po' prima dell'inizio della lezione, lei alzava di colpo quei suoi enormi
occhi blu e nello stesso tempo sembrava come se si rattrappisse. Ed era in quei
momenti che, come un calcio nei coglioni, ti rendevi conto che quella ragazzina
era uno schianto, o che avrebbe potuto esserlo se soltanto se ne fosse resa
conto. Ma non se ne rendeva conto. Abbassava subito gli occhi, oppure si chinava
a frugare nella borsa fingendo di cercare qualcosa. Mormorando qualcosa
di educato, e finiva l. Per favore, evitate anche solo di guardarmi!
D'accordo, figuriamoci! In classe cerano altre ragazze, e donne, ed erano tutt'altro che timide.
Anche il suo nome era invisibile. Non facevi in tempo a sentirlo e gi te l'eri
scordato. Gladys Pirig - lesse il Professor Dietrich all'inizio della
prima lezione. Facendo l'appello con la sua voce profonda e tonante, indugiando dopo
ogni nome per alzare gli occhi dal registro e guardarci da sopra gli occhialini e
contrarre la bocca in una rapida smorfia che voleva essere un sorriso. Alcuni di
noi conoscevamo il Professor Dietrich per averlo gi avuto come docente in altri
corsi serali, e lo apprezzavano, e proprio per questo si erano iscritti anche a
quel corso, sicch sapevamo tutti che il Professor Dietrich era una persona
cordiale e simpatica e generosa ma nondimeno un insegnante molto esigente
anche per gli standard dei corsi serali, dove gli studenti erano tutti adulti.
Lo chiamavamo Professor Dietrich, o pi semplicemente Prof. Sull'albo
dell'UCLA avevamo letto che in effetti non era un professore bens un insegnante
aggiunto, e tuttavia ci piaceva chiamarlo Professore, e lui arrossiva
un po' ma non ci correggeva. Come se quello di attribuirgli la dignit di professore
fosse un nostro modo scherzoso per dare maggior dignit anche a noi stessi, studenti di corsi serali.
Era un corso sulla Poesia del Rinascimento. Corso Serale UCLA, autunno
1951, tutti i gioved sera dalle sette alle nove. Ci eravamo iscritti in trentadue, e
il fatto che a ogni lezione fossimo quasi sempre tutti presenti, anche quando arriv
l'inverno, era una cosa sorprendente nonch un attestato di stima nei confronti
del Professor Dietrich. La nostra classe era composta da impiegati e veterani
di guerra e pensionati e casalinghe di mezza et senza pi figli a carico, pi
due studenti del Seminario Teologico di Westwood; parecchi di noi erano aspiranti
poeti. In classe, oltre a due o tre veterani particolarmente estroversi, la parte
del leone la facevano sei maestrine tra i trenta e quarantanni, che frequentavano
il corso unicamente per rimpolparsi il curriculum. Di giorno la maggior
parte di noi lavorava. E lavorava tosto. Per aver voglia di passare due ore sui banchi
di scuola dopo una lunga giornata di lavoro bisognava amare molto la poesia
e soprattutto ritenerla degna del proprio amore. Il Professor Dietrich era un insegnante
pieno di passione e di energia, e dunque riusciva a contagiarci col suo
entusiasmo anche quando, e capitava spesso, non riuscivamo a capire le cose che
diceva o i versi che recitava. Con insegnanti come lui ti basta sapere che sanno.
Come quando, il primo giorno di corso, dopo aver letto i nostri nomi, il
Professor Dietrich si piazz davanti alla cattedra e, guardandoci con aria ispirata
e intrecciando quelle sue mani massicce e chiazzate di rosso, disse: La
poesia. La poesia  l'idioma trascendentale dell'umanit. Poi tacque, e noi
rabbrividimmo, per convinti che quell'accidenti di frase, qualunque cosa volesse dire, valeva i soldi della retta.
Nessuno bad all'effetto di quella frase su Gladys Pirig. Probabilmente se
l'appunt sul quaderno, a mo' di scolaretta, come aveva l'abitudine di fare.
Cominciammo il semestre leggendo Robert Herrick, Richard Lovelace, Andrew
Marvell, Richard Crashaw, Henry Vaughan. Il Professor Dietrich disse
che servivano a sgranchirci il cervello in vista di Donne e Milton. Recitando
Sopra i martiri infanti di Richard Crashaw con quella sua voce drammatica e tonante alla Lionel Barrymore:
Vederli entrambi uniti in un fiotto solo;
Della madre il latte e il sangue del figliolo,
Mi fa dubitare se il Cielo coglier
Rose qui adesso o gigli allor pi in l.
e Son tutti ascesi nel mondo di luce di Henry Vaughan -
Son tutti ascesi nel mondo di luce!
Mentre assiso quaggi mi attardo io solo;
Gi il loro gaio ricordo seduce,
E ai motti miei mesti toglie ogni duolo.
Analizzavamo e discutevamo quelle poesie complesse. C'era sempre pi di
quanto ti aspettassi. Ogni verso ne rivelava un altro, e ogni parola un'altra, erano
come indovinelli da fiaba che ti aprivano sempre nuove porte e ti lasciavano
penetrare sempre pi in profondit. Per alcuni di noi si trattava di una vera e
propria rivelazione. Poesia! La poesia  compressione ci disse il Professor Dietrich,
godendosi lo stupore dipinto sulle nostre facce. Aveva gli occhi luccicanti
dietro le lenti imbrattate degli occhialini cerchiati di metallo, che toglieva e
metteva decine di volte durante la lezione. La poesia  stenografia dell'anima.
 come l'alfabeto Morse. Le sue battute erano fiacche e prevedibili, ma noi
non mancavamo mai di accoglierle con una bella risata, persino Gladys Pirig,
che aveva una risatina stridula che suonava pi perplessa che allegra.
Il Professor Dietrich aveva sempre un tono salottiero. Voleva essere spiritoso,
divertente. Come se fosse gravato da chiss quale fardello misterioso e complesso,
e quelle battute fossero un modo per distogliere da esso la nostra attenzione,
o forse la sua. Era sulla quarantina, leggermente fuori forma, un centinaio di
chili distribuiti su un metro e novanta di altezza, il tutto risultante in una struttura
massiccia che lo faceva sembrare un orso ritto sulle zampe posteriori. Un fisico
da lineback, per ingentilito da un volto dai lineamenti fini, pronto ad arrossire
e butterato dall'acne, che le donne della classe consideravano bello sul genere
sofferto, alla Bogart, apprezzando soprattutto la sensibilit dei suoi begli
occhi da miope. Vestiva decisamente male, giacche e pantaloni scompagnati e
cravatte scozzesi che gli si ingolfavano sotto il mento. Alcune sue svagate osservazioni
sulla Londra del periodo bellico facevano ritenere che ci avesse abitato, forse
per un paio di mesi sotto le armi, e per qualche istante ti guizzava davanti agli
occhi la sua versione in divisa, ma niente di pi, soltanto un guizzo; non parlava
mai di s, neanche dopo le lezioni. La poesia  la via di fuga dall'io, ci diceva il
Prof, e la poesia  la via di ritorno all'io. Ma la poesia non  mai l'io.
Per il Professor Dietrich non esisteva poesia migliore di quella dei poeti del
Rinascimento, anche senza contare Shakespeare (per Shakespeare c'era un corso
specifico). Ci spieg i generi lirici, specialmente i sonetti - sia quelli elisabettiani
o inglesi sia quelli petrarcheschi o italiani. Ci parl di fugacit - vanit
dei desideri dell'uomo - paura di invecchiare e morire. Quest'ultimo era un
tema rinascimentale predominante, tanto predominante da poterlo definire
un'ossessione culturale, una nevrosi pandemica. Uno degli studenti di teologia
domand: Come mai, visto che credevano in Dio? e il Professor Dietrich
sorrise e, tirandosi su la cinta dei pantaloni, disse: Be', forse ci credevano e forse
non ci credevano. Tra quello che si crede di credere e quello che, nella realt
di ogni giorno, si crede realmente c' una grossa differenza. La poesia  il bisturi
che affonda nei tessuti morti per arrivare alla verit. Qualcuno comment dicendo
che, in fondo, a quei tempi la vita dell'uomo era decisamente breve visto
che i maschi potevano dirsi fortunati se arrivavano a quarant'anni e che spesso
le donne morivano giovanissime, di parto, sicch quell'ossessione non era del
tutto assurda, no? Avevano l'ossessione della morte. Perch la morte poteva arrivare
in qualsiasi istante. Una delle insegnanti, che si reputava un'abile ragionatrice,
disse polemicamente: Macch, probabilmente questa "fugacit" era soltanto
uno di quei temi tanto amati dai poeti maschi, tipo l'"amore". Volevano
essere poeti, e allora dovevano per forza scrivere di qualcosa. Risate. Dissenso.
Di colpo parlavamo tutti, e concitatamente, come facevamo sempre, poich la
nostra vita era assetata di conversazione intellettuale, o di ci che potesse passare
per tale. Interrompendoci l'un l'altro, continuamente.
Poesie d'amore, canzoni d'amore, film: ecco dove sono i temi. Come se
nella vita non ci fosse altro di importante. Ma, al tempo stesso, forse si tratta
soltanto di... "temi", appunto, di idee. Cio niente di reale.
Gi, per un tempo lo erano.
E chi pu dirlo? Che diavolo significa "reale"?
Vorresti dire che l'amore non  reale? Che morire non  reale?
Be', tutte le cose hanno avuto un loro momento di realt, altrimenti nessuno
avrebbe inventato le parole per definirle.
Durante quelle mischie, che il Professor Dietrich controllava come se fosse
un insegnante di ginnastica, soddisfatto per tutto quel fervore ma anche leggermente
preoccupato che le cose potessero sfuggirgli di mano, la bionda
Gladys Pirig restava seduta in silenzio, a guardarci. Durante le lezioni del Professor
Dietrich prendeva appunti, ma in quei momenti di concitazione generale
posava la penna e ci guardava. Era chiaro che seguiva quegli scambi con
grande attenzione. Concentrata e fremente e talmente tesa che si capiva perfettamente
che era una ragazza che dava eccessiva importanza alle cose, come se ogni
istante fosse un tram che le passava davanti e che lei doveva a ogni costo prendere e
che aveva il terrore di perdere.
Una piccola impiegata di Westwood, ma qualche suo insegnante di liceo
doveva averla spinta a cercare qualcosa di meglio, e forse aveva scritto delle
poesie e l'insegnante le aveva detto che erano belle, e cos non aveva mai smesso
di scrivere poesie, in segreto e col terrore che non valessero un accidenti. Le
sue labbra pallide si muovevano in silenzio. Anche i piedi erano inquieti. Certe
volte la vedevamo massaggiarsi distrattamente le gambe, i polpacci, come se
le dolessero i muscoli, oppure muovere i piedi come se avesse i crampi. (Ma
nessuno si sarebbe immaginato che prendesse lezioni di ballo. Perch era impossibile
immaginarsi Gladys Pirig alle prese con qualcosa di fisico).
Il Professor Dietrich non era di quegli insegnanti carogna che stuzzicano gli
studenti timidi, ma ovviamente non poteva ignorare quella biondina beneducata
e assurdamente timida seduta proprio di fronte a lui, cos come non ignorava
nessuno di noi; e una sera, quando chiese se qualcuno di noi se la sentisse
di leggere ad alta voce L'altare di George Herbert, dovette cogliere nel volto
di quella ragazzina un lampo di desiderio, poich, anzich chiamare uno di
quelli che avevano alzato la mano, si rivolse a lei e le disse: Gladys? Ci fu un
istante di silenzio, una sospensione durante la quale fu come se si sentisse la
ragazza trattenere il respiro. Poi Gladys sussurr, come una bambina che avesse
deciso di accettare una sfida, forse addirittura sorridendo: Ci p-prover.
Quella poesia. Si capiva soltanto che era una poesia religiosa, per il resto non
si capiva niente perch era stampata in maniera strana. In cima c'era una grossa
colonna orizzontale di testo, poi una colonna verticale pi sottile, e una grossa
colonna in fondo, parallela alla prima. Era una poesia metafisica (ci aveva detto
il Professor Dietrich), il che significava che era roba tosta quanto a significato
per scritta con belle parole che si potevano assaporare come se fossero musica.
Gladys era evidentemente nervosa, ma nondimeno si volt verso il resto
della classe, prese il libro, fece un lungo respiro, cominci a leggere e... be', fu
una cosa sorprendente, non solo per quella sua voce improvvisamente roca e
drammatica, che riusciva a essere al tempo stesso leggera e potente, spirituale e
sensuale da morire, ma per il fatto stesso che Gladys Pirig stava leggendo a tutti
noi, che quando il Professor Dietrich l'aveva invitata a leggere non aveva rifiutato
n era scappata via dall'aula. Sulla pagina, L'altare era un puzzle, ma
quando quella ragazzina bionda lo lesse divenne improvvisamente chiaro.
Il tuo servo, Signore, erige un ALTARE infranto
Fatto d'un cuore e murato con il pianto;
Come tu l'hai disposto resta ogni suo pezzo;
Mai toccato da uomo n da umano attrezzo.
Un CUORE solo
 come pietra
Che nulla spacca
Tranne la Tua potenza.
Perci ogni pezzo
Del mio duro cuore
Combacia in questa forma,
Per lodare il tuo Nome;
Affinch, se la mia vita dovesse cessare,
Queste pietre la tua lode continuino a cantare.
Oh lascia che il tuo divino SACRIFICIO sia mio
E santifica questo ALTARE come tuo.
Quando Gladys ebbe finito di leggere, scoppi l'applauso. Applaudimmo tutti.
Persino le insegnanti, che pure dovevano essere un po' seccate per essersi viste
rubare la scena da quella ragazzina. E il Professor Dietrich era l che guardava
sbalordito quella che tutti noi credevamo fosse una segretaria, sbalordito
come se non credesse alle proprie orecchie. Durante la lettura era rimasto seduto
sghembo sulla cattedra nella sua posizione abituale, spalle curve e testa
china sul testo, e quando Gladys ebbe finito di leggere si un all'applauso e le
disse: Gladys, lei  stata straordinaria. Scommetto che scrive poesie, vero?
Avvampando di colpo, Gladys chin la testa e mormor qualcosa di incomprensibile.
Il Professor Dietrich insistette, provocandola garbatamente, come se anche
quell'episodio fosse qualcosa che poteva sfuggirgli di mano, e pertanto dovesse
usare le parole giuste. Miss Pirig... Lei  senz'altro una poetessa - e di tipo assai raro!
Chiese a Gladys come mai secondo lei la poesia fosse stampata in quella
maniera cos strana, e di nuovo Gladys mormor qualcosa di incomprensibile,
e il Professor Dietrich le disse: Pi forte, per favore, Miss Pirig e Gladys si
schiar la voce e disse, in maniera appena udibile: Forse perch la d-disposizione
del testo deve ricordare un altare? - ma adesso la sua voce era fioca e
tremante, e Gladys sembrava sul punto di scappar via di corsa come un animale
spaventato. Sicch il Professor Dietrich si affrett a rassicurarla: Grazie,
Gladys.  proprio cos. Vedete, amici? "L'Altare"  un altare.
Cose da pazzi! Sapendolo, era impossibile non vederlo. Come le macchie d'inchiostro nei test di Rorschach.
Un Cuore solo. La voce della ragazza che declamava quelle parole. Un
Cuore solo  come pietra. Per tutta la vita l'avremmo sentita, tutti noi presenti quella sera in classe.
Novembre 1951. Una vita fa. Cristo! Meglio non domandarsi quanti di noi siano ancora vivi.
Certo, da quella sera cominciammo a guardarla. A chiacchierarci, o quantomeno
a tentare di chiacchierarci. Gladys Pirig - misteriosa e sexy. Misterioso 
sexy. Quei capelli biondo cenere, quella voce trafelata e roca. Qualcuno di noi
cerc il suo nome sull'elenco telefonico di Los Angeles, ma non c'era nessuna
Gladys Pirig. Il Professor Dietrich la interpell un'altra volta o forse due, e
ogni volta lei si irrigid e rispose evasivamente, ma ormai era troppo tardi. Ci
eravamo accorti che quella ragazza aveva qualcosa di familiare. Familiare non a
tutti, solo a qualcuno. Anche se si conciava sempre pi come una segretaria e
portava i capelli raccolti a chignon, stile Irene Dunne, e, quando qualcuno di
noi cercava di attaccare discorso, si chiudeva in s come un coniglio spaventato.
Ecco, dovendola proprio inquadrare sembrava una di quelle ragazze che si sono
scottate di brutto con gli uomini.
E poi ci fu quel gioved, quando uno di noi entr in classe sventolando una
copia dell'Hollywood Reporter, e poi la pass in giro, e noi restammo tutti a
bocca aperta anche se stavolta tutt'altro che stupiti. Marilyn Monroe. Cristo.
Lei? La ragazzina? Altroch ragazzina. Guardate un po' qua.
Guardammo.
Alcuni di noi volevano mantenere segreta la scoperta, ma non potevamo fare
a meno di mostrare quel servizio fotografico al Professor Dietrich, non potevamo
fare a meno di guardare la faccia del Professor Dietrich, e il Professor Dietrich
rimase l impalato a guardare le foto pubblicate sull'Hollywood Reporter,
a guardarle prima con gli occhiali e poi senza occhiali. Due intere pagine
di foto di quella bionda mozzafiato, di quella giovane attrice di Hollywood,
non ancora una stella del cinema ma non ci voleva molto a capire che era pronta
per diventarlo, traboccante di curve in un vestito scollatissimo e con la faccia
talmente truccata da sembrare dipinta: MARILYN MONROE, MISS MODELLA BIONDA
1951. Pi un paio di foto di scena di Giungla d'asfalto e la pubblicit di va
contro va. Il Professor Dietrich disse, rauco: Questa attrice qua, questa Marilyn
Monroe - sarebbe Gladys? Gli rispondemmo di s, che ne eravamo sicuri.
Una volta fatto il collegamento era chiaro come il sole. Il Professor Dietrich
disse: Ma io Giungla d'asfalto l'ho visto, quest'attrice me la ricordo bene, e la
nostra Gladys non le somiglia affatto. Uno dei seminaristi, che aveva lungamente
esaminato le foto, disse: E io ho visto va contro va, e lei c'era. Era solo una particina, per me la ricordo perfettamente. Cio, mi ricordo questa
bionda qui, e questa bionda qui  sicuramente Gladys. Rise. Ridevamo tutti,
eccitati e increduli. Durante la guerra molti di noi avevamo vissuto quei momenti
di sgomento quando di colpo scopri che ci che hai sempre pensato essere
in un dato modo non  affatto in quel modo e non lo sar mai pi, e che la
tua stessa esistenza conta e importa quanto un filo di ragnatela, e per noi quello
fu proprio uno di quei momenti, un momento di sgomento, di rivelazione irreversibile,
anche se ovviamente fu comunque un momento bellissimo, di grande
emozione, come se tutti noi avessimo vinto la lotteria e stessimo festeggiando.
Il seminarista si godeva il suo momento di gloria, e aggiunse: "Marilyn
Monroe"  una donna che non si dimentica facilmente.
Il gioved successivo, io e parecchi altri arrivammo in classe mezz'ora prima
dell'inizio della lezione. Avevamo copie di Screen World, Modern Screen,
PhotoLife - Attrice pi promettente del 1951. Pi il nuovo numero
dell'Hollywood Reporter, con una foto di Marilyn Monroe a una prima cinematografica,
accompagnata dall'affascinante giovane attore Johnny Sands.
Avevamo anche qualche arretrato di Swank, Sir! e Peek. Su Look c'era
un servizio fotografico dell'autunno precedente - Miss cannonata bionda:
MARILYN MONROE. Eccitati come bambini ci passavamo l'un l'altro quelle riviste,
ed ecco all'improvviso entrare una Gladys Pirig in impermeabile beige e
cappellino floscio, ragazzina insignificante che per strada nessuno avrebbe degnato
d'uno sguardo. E ci vide con in mano i giornali, e dovette capire
all'istante. I nostri occhi! Avevamo deciso di mantenere il segreto, ma era come un
fiammifero acceso vicino a un mucchio di stoppie. Uno dei pi scalmanati le
si fece incontro e disse: Ehi, tu. Tu non ti chiami Gladys Pirig, vero? Tu ti
chiami Marilyn Monroe. E quasi le sbatt in faccia il numero di Swank con
lei in copertina, vestita con un pagliaccetto rosso, e le scarpe coi tacchi a spillo,
e i capelli scarmigliati, e le labbra lustre di rossetto atteggiate a bacio.
Gladys lo guard come se l'avesse presa a schiaffi. E si affrett a dire: N-no.
Quella non sono io. Cio... io non sono lei. Nel suo volto c'era sgomento,
c'era panico. Quella non era un'attrice di Hollywood, quella era semplicemente
una ragazzina impaurita. Sarebbe scappata via dall'aula se alcuni di noi non
le avessero bloccato la strada, ma non deliberatamente, solo perch si trovavano
casualmente tra lei e la porta. E altri stavano entrando. Cio altre, il contingente
delle maestrine, che avevano sentito il trambusto. Nonch il Professor
Dietrich, in anticipo di almeno cinque minuti sull'orario della lezione. Mentre
il tipo invadente le diceva: Marilyn, secondo me tu sei una grande attrice.
Posso avere il tuo autografo? Non stava scherzando. Aveva aperto il libro di
poesia rinascimentale e glielo porgeva per farglielo firmare. Un altro tizio, uno
dei veterani, stava dicendo: Sono stato io il primo a dire che sei una grande
attrice, Marilyn. Non dar retta a queste teste di cazzo. Mentre un altro diceva,
imitando la voce di Angela in Giungla d'asfalto -. Zio Leon, per colazione
ti ho ordinato le aringhe affumicate, so che ti piacciono - e sentendo quella frase
lei riusc persino a ridere, una breve risatina stridula. Be', mi sa proprio che
mi avete scoperta. E a quel punto tocc al Professor Dietrich, impacciato ma
anche lui molto eccitato e con il viso paonazzo, quel gioved si era messo una
giacca semi-decente, pantaloni stirati di tutto punto, e una cravatta scozzese
dai colori sgargianti, e le disse, a disagio: Ehm, Gladys... Miss Pirig... ho saputo
che... cio, pare che nella nostra classe ci sia una "stella del cinema".
Complimenti, Miss Monroe! La ragazza stava sorridendo, o cercando di sorridere,
e riusc a dire: G-grazie, Professor Dietrich. Lui le disse che aveva visto
Giungla d'asfalto e che gli era sembrato un film stranamente profondo rispetto
agli standard di Hollywood e che la sua interpretazione era eccellente.
Sentirsi dire quelle parole dal Professor Dietrich doveva averla messa a disagio.
Gli occhi scintillanti di quell'omone, il suo ampio sorriso imbarazzato.
Gladys Pirig non aveva nessuna intenzione di andarsi a sedere come al solito,
le premeva soltanto di filarsela di corsa.
Come se le tremasse la terra sotto i piedi. Come se si fosse illusa che la terra non
avrebbe tremato. Ma che altro si aspettava dalla terra della California del sud?
Stava rinculando verso la porta, e noi sgomitavamo e ci accalcavamo intorno
a lei, parlando a voce alta per attirare la sua attenzione, in competizione
l'uno con l'altro per ottenere la sua attenzione, persino le maestrine, e fu allora
che il suo libro sulla poesia rinascimentale, che era un tomo grosso e pesante,
le sfugg di mano e cadde a terra, e uno di noi lo raccolse e glielo porse, per
trattenendolo appena per un angolino in maniera che lei non potesse
scapparsene via, e lei disse, praticamente implorando; L-lasciatemi andare, per favore.
Non sono quella che v-volete voi. Quel viso! Quello sguardo ferito, implorante,
atterrito, e l'espressione di femminile rassegnazione sul suo volto
splendido, la stessa espressione davanti alla quale qualcuno di noi si sarebbe
profondamente commosso due anni dopo assistendo alla scena clou di Niagara,
quando l'adultera Rose sta per essere strangolata dal marito sconvolto,
quell'espressione sul viso della Monroe, che avremmo creduto di esser stati i
primi a vedere in quel piovoso gioved sera del novembre 1951, quando
Gladys Pirig riusc finalmente a sgusciare via dall'aula lasciandosi dietro il libro
di testo e tutti noi, allocchiti, e il Professor Dietrich, costernato, che le gridava
dietro - Miss Monroe! La prego. Le prometto che non la importuneremo pi!
E invece no. Era scappata. E alcuni di noi la seguirono sulle scale. Correva,
impaurita. Gi per le scale, veloce come un ragazzino o un animale atterrito, e
senza guardarsi indietro.
Marilyn! le gridammo dietro. Marilyn, torna qui!
Ma non torn, mai pi.
...
.
...
RUMPELSTILTSKIN.
...
.
...
Cos' questo prodigio? Quanto durer? A chi lo debbo?
Non il Principe Misterioso n V, il suo amore segreto, l'avevano implorata di sposarli, bens il nano Rumpelstiltskin.
Il copione non prevedeva battute per quella situazione. Lei si sforz di non
ridere. Protest con la sua voce morbida, sfumata: Non dir sul serio, Mr. Shinn!
Lui rispose sorridendo col sorriso che, come aveva detto di I. E. Shinn un
bello spirito di Hollywood, avrebbe uno schiaccianoci se potesse sorridere: Ti
prego, cara. Ormai mi conosci bene. Per te io sono Isaac. Non Mr. Shinn. Tu
conosci sia me sia ci che provo per te. Se mi chiami Mr. Shinn rischio di tramutarmi
in polvere come Bela Lugosi nei panni del Conte Dracula.
Norma Jeane si schiar la voce e disse: Is-aac.
E questo sarebbe quello che ti ha insegnato il tuo costosissimo insegnante
di recitazione? Su, mettici un po' pi di impegno.
Norma Jeane rise. Avrebbe voluto riparare i propri occhi dallo sguardo incalzante
e aguzzo dell'agente. Isaac. Is-aac? Pi che una risposta era un'implorazione.
In realt quella non era la prima volta che il prodigioso Rumpelstiltskin
chiedeva alla Principessa Buona di sposarlo - solo che lei aveva l'abitudine di
dimenticarsene. Come nebbia mattutina, l'amnesia dissimulava quegli episodi.
Che avrebbero dovuto essere episodi romantici se una musica dissonante non
ne avesse puntualmente rovinato l'atmosfera. In qualit di Principessa Buona,
Norma Jeane aveva talmente tante cose da pensare! La sua vita era sempre pi
divorata da un calendario di giorni e ore fittamente annotati.
La Serva Stracciona camuffata da Principessa Buona. Che grazie a un prodigio
riusciva ad apparire sfolgorante e splendente come una Principessa Buona, quantomeno
agli occhi della gente semplice come lei.
Era estenuante interpretare quel ruolo, ma al momento non c'erano altri
ruoli per lei (con quel fisico e quel talento), come Mr. Shinn continuava pazientemente
a ripeterle. Ogni decennio deve avere la sua Principessa Buona da
glorificare sopra le sue simili, e quel ruolo richiedeva non soltanto eccezionali
qualit fisiche ma anche un grande talento, come Mr. Shinn continuava ancor
pi pazientemente a ripeterle. (Tu non credi che la bellezza vada di pari passo
col talento, vero? Ma un giorno, quando avrai perduto entrambi, ci crederai.)
Tuttavia l'immagine che lei vedeva allo specchio non era quella della Principessa
Buona che tutti vedevano e ammiravano, bens quella del suo vecchio io
di Serva Stracciona. Gli occhi blu sgomenti, le labbra frementi d'ansia. Vivido
come se fosse avvenuto pochi giorni prima, rammentava l'episodio dell'esclusione
dalla filodrammatica del liceo di Van Nuys. Rammentava il sarcasmo
dell'insegnante di recitazione e le risatine che avevano accompagnato la sua
uscita di scena. Quell'umiliazione le sembrava del tutto naturale, un riconoscimento
adeguato al suo scarso valore. Eppure era riuscita chiss come a diventare la Principessa Buona!
Cos' questo prodigio? Quanto durer? A chi lo debbo?
Stavano educandola a essere una stella. Educandola o piuttosto allevandola, come si fa con gli animali.
Ovviamente I. E. Shinn se ne attribuiva il merito, giacch solo lui aveva
il potere di fare prodigi. Pian piano Norma Jeane era arrivata a convincersi che
I. E. Shinn fosse davvero l'unico responsabile: lo gnomo magico che dichiarava
di adorarla. (Otto Ose era da tempo scomparso dalla sua vita. Ormai pensava
a lui solo di tanto in tanto. Che strano, un tempo aveva scambiato Otto Ose
per il Principe Misterioso! Ma Otto Ose non era affatto un principe. Era un
pornografo, un ruffiano. Non aveva mai guardato con tenerezza il suo corpo
nudo e fremente. L'aveva tradita. Per lui Norma Jeane non significava niente,
pur avendola tirata fuori da un cumulo di immondizia e avendole salvato la vita.
Era scomparso da Hollywood nel marzo del 1951, dopo essere stato chiamato
a testimoniare davanti al Comitato Congiunto.) In quel periodo capitava
spesso che Shinn convocasse Norma Jeane nel proprio ufficio sul Sunset
Boulevard, dove la accoglieva mostrandole qualche anticipazione di servizio
giornalistico che ritraeva Marilyn Monroe in pose che Norma Jeane aveva
completamente dimenticato - Baby, da' un'occhiata a quello che ci ha combinato
il tuo doppio. Da leccarsi i baffi, eh? Penso proprio che i nostri amici dello Studio non potranno fare a meno di notarlo. Spesso le telefonava in piena
notte compiacendosi per il risultato delle dritte che lui stesso smistava alle rubriche
scandalistiche, e tutt'e due si sbellicavano dalle risate come se avessero
vinto alla lotteria con un biglietto trovato per strada.
Tu non meriti di vincere con un biglietto del genere.
 vero, ma chi altro lo merita?
Quella sera, dunque, si trattava della solita proposta di matrimonio, per
con una modifica inquietante: Isaac Shinn voleva redigere un contratto prematrimoniale
con Norma Jeane Baker nota anche come Marilyn Monroe
nominandola erede di tutto il proprio patrimonio e tagliando fuori i figli e gli
altri attuali eredi. La I. E. Shinn Inc. valeva milioni - e lei avrebbe ereditato
ogni cosa! Mr. Shinn la mise al corrente della propria decisione con i gesti enfatici
di un mago che sottolineasse davanti al pubblico credulone il portento
appena compiuto; e Norma Jeane non riusc a far altro che dimenarsi a disagio
sulla sedia, e mormorare, terribilmente imbarazzata: Grazie, Mr. Shinn -
cio, I-isaac. Ma non potrei mai accettare una cosa del genere. Davvero, non p-potrei mai.
E perch no?
Oh, be'... non me la sentirei di... di ferire i sentimenti dei tuoi f-famigliari. Della tua vera famiglia.
E perch no?
Sentendosi con le spalle al muro, Norma Jeane scoppi a ridere. Poi arross
furiosamente. Infine, ripresasi, disse: Isaac, io ti v-voglio bene, ma... ma non ti amo.
Ecco. L'aveva detto. Se fosse stata in un film l'avrebbe detto in tono triste e
con adeguata espressivit. L nell'ufficio di Mr. Shinn invece lo esal in uno
sbuffo di suoni confusi. Shinn disse: Che diamine! Io posso amare per tutt'e
due, tesoro. Mettimi alla prova. Il suo tono era scherzoso, ma entrambi sapevano
che parlava terribilmente sul serio.
Con involontaria crudelt, Norma Jeane sbott: Oh, ma... ma non basterebbe lo stesso, Mr. Shinn.
Touch!" Shinn si esib in un numero da farsa, portandosi le mani al cuore come se gli stesse venendo un colpo.
Norma Jeane strinse gli occhi. Non era affatto divertente! Per faceva tanto
Hollywood, dove la gente metteva in burla le emozioni che provava davvero.
O forse le emozioni che provava davvero poteva esprimerle solo mettendole in burla? Lo sapevano tutti che I. E. Shinn soffriva di cuore.
Non posso sposarti solo per mantenerti in vita, no?
Dovrei farlo?
La Principessa Buona era soltanto una Serva Stracciona. Rumpelstiltskin poteva schioccare le dita e farla scomparire.
Nel corso di quella conversazione n Norma Jeane n Shinn accennarono a
V, l'amore segreto di Norma Jeane, che lei sperava di poter presto sposare. Presto!
Era vero, Norma Jeane non amava V con la passione e la disperazione con
cui aveva amato Cass Chaplin. Ma forse era meglio cos. Amava V con le proprie
emozioni pi sane.
Una volta che la faccenda del divorzio di V si fosse finalmente sistemata.
Una volta che la sua pestifera ex moglie avesse deciso di avergli succhiato abbastanza sangue.
Cosa esattamente Shinn sapesse della storia tra Norma Jeane e V, a Norma
Jeane non era dato di sapere. Norma Jeane si confidava con lui nella sua qualit
di agente e amico, ma solo fino a un certo punto. (Non gli aveva confidato,
per esempio, di aver mandato gi quasi un'intera boccetta dei barbiturici
di Cass dopo il tradimento di Cass, barbiturici che, peraltro, aveva vomitato
quasi immediatamente, trasformati in una morchia biliosa.) Norma Jeane aveva
la sgradevole sensazione che I. E. Shinn, scaltro com'era, della storia tra lei e
V potesse saperne pi di quanto ne sapesse lei stessa, visto che aveva una rete
di spie che lo tenevano informato sulla vita privata dei suoi clienti pi importanti.
Tuttavia I. E. Shinn non parlava di V con lo stesso tono schifato e offensivo
con cui parlava di Cass Chaplin, poich V gli andava a genio in quanto
degno e onesto cittadino di Hollywood, un ragazzo che fa onore al popolo
americano. Negli anni Quaranta, V era stato un asso del botteghino, e negli
anni Cinquanta andava ancora fortissimo, quantomeno per un certo tipo di
pubblico. V non era Tyrone Power e non era Robert Taylor e certamente non
era n Clark Gable n John Garfield, ma era comunque un talento solido e affidabile,
con quella sua bella faccia lentigginosa nota a milioni di americani.
Lo amo. Voglio sposarlo.
Ha detto che mi adora.
Shinn cal forte sulla scrivania il suo paffuto pugno da gnomo. Non ti distrarre,
Norma Jeane. Stai parlando con me."
Mi s-scusi.
Dunque, tesoro, mi rendo conto che da un certo punto di vista tu n-non
mi ami. Ma ci sono altri punti di vista. Adesso Shinn parlava con delicatezza,
scegliendo accuratamente le parole. Visto che mi rispetti, e spero proprio che sia vero...
Oh, Mr. Shinn! Certo che  vero.
E che ti fidi di me...
Sicuro!
E visto che sai bene che ho a cuore la tua felicit...
S, certo che lo so.
Abbiamo dunque una solida base per un matrimonio. Oltre al contratto prematrimoniale.
Norma Jeane esit. Era come un agnello intontito che venisse abilmente pilotato
verso il recinto. Che recalcitrasse confusamente gi quasi oltre la staccionata.
Ma io... io posso sposarmi solo per a-amore. Non per denaro.
Shinn si spazient. Perdio, Norma Jeane, ma allora non mi stai proprio a
sentire! Dimmi un po', Huston non ti ha insegnato a prestare attenzione alle
battute degli altri attori? A concentrarti? L'espressione del tuo viso e i tuoi gesti
dimostrano che stai solo "imitando" - e che quindi non stai sentendo. Mi
vuoi dire come diavolo fai a capire cosa senti davvero? Che domanda! Shinn
ricorreva spesso a quella tattica coi suoi clienti. Calatosi nei panni del regista,
analizzava e attribuiva moventi. Con lui era impossibile discutere. I suoi occhi
erano braci. Norma Jeane avvert una sensazione come di caduta, una vertigine.
Meglio accettare. Dire di s. Tutto quello che vuole. Lui ha la bacchetta magica.
Lui  il tuo vero padre.
Norma jeane si era informata sulla vita privata di I. E. Shinn e aveva saputo
che era stato sposato due volte, la prima per sedici anni. Poi aveva divorziato e,
dopo neanche un mese, si era sposato con un'attricetta della RKO, dalla quale
aveva divorziato nel 1944. Aveva cinquantun anni. Aveva due figli ormai grandi,
nati dal suo primo matrimonio. Norma Jeane aveva tirato un sospiro di
sollievo quando le avevano detto che Shinn era un padre molto responsabile e
che aveva mantenuto un buon rapporto con la madre dei suoi figli.
Potrei sposare soltanto un uomo che amasse i bambini. Che volesse dei figli.
Shinn stava guardandola con una strana luce negli occhi. Norma Jeane si
chiese se avesse pensato a voce alta. Se le fosse sfuggita qualche smorfia. Shinn
disse: Tesoro, tu non sei religiosa, vero? Io no di certo. Cio, sono pur sempre un ebreo, per...
Lei  un ebreo?"
Certo. Shinn rise vedendo l'espressione sul volto della ragazza. Quella era
proprio Angela, in carne e ossa! Perch, pensavi che fossi irlandese?
Ind? Mormone?
Norma Jeane sorrise, imbarazzata. Oddio, be'... cio, che lei fosse ebreo lo
sapevo, solo che... E tacque, scuotendo la testa. Era un vero spettacolo, una
grande interpretazione: la bionda svampita. Adorabile. Per, sentirglielo dire cos... "ebreo"...
Shinn rise. Be', di che religione potrebbe essere uno che si chiama Isaac?
Dico,  roba presa di peso dalla Bibbia ebraica, no?
Fin l Shinn le aveva tenuto le mani tra le proprie. Istintivamente, Norma
Jeane si port alla bocca le mani di Shinn e le copr di baci. In uno slancio di
abnegazione sussurr: Anch'io sono ebrea. Nel cuore. Mia madre ammirava
molto il popolo ebreo. Una razza superiore! E comunque credo di esserlo anche
nel sangue, almeno in parte. Non gliel'avevo mai detto, vero? - Mary
Baker Eddy era la mia bisnonna. Ne ha sentito parlare, no? Mrs. Eddy  famosa.
Sua madre era ebrea. Ma a un certo punto ha avuto la visione del Cristo
Guaritore, e perci ha abbandonato la religione ebraica. Comunque io sono
una sua discendente. Nelle mie vene scorre lo stesso sangue.
Quelle parole dette dalla giovane Principessa furono cos perentorie che Rumpelstiltskin non seppe come rispondere.
...
.
...
IL COMPROMESSO.
...
.
...
Non ero io. Tutte quelle volte. Era il mio destino. Come una cometa in picchiata
verso la Terra e la forza di gravit. Impossibile resistere. Ci provi, ma non ci riesci.
Finalmente W convoc Norma Jeane. Adesso che era Marilyn. Dopo anni.
Lei sapeva perch: quelli dello Studio stavano considerando la possibilit di
scritturarla per un film intitolato La tua bocca brucia. Si era sottoposta al provino
e le avevano detto che era stata splendida. Era rimasta in attesa. Anche
I. E. Shinn era rimasto in attesa. E finalmente ecco arrivare la convocazione da parte di W, il protagonista maschile.
Perch mai aveva pensato ossessivamente a Debra Mae nelle ultime
quarantott'ore? Era un pensiero inutile. La morte non esiste, ma nondimeno i morti
restano morti. Pensare ai morti non serve. I morti non sanno cosa farsene della nostra piet, si disse Norma Jeane.
Si chiese se Debra Mae fosse mai stata convocata da W. O da N, o D, o B.
Z, questo lo sapeva per certo, una volta l'aveva convocata. Ma Z aveva convocato anche lei, e lei non era morta.
Sal-ve. Marilyn.
Se la mangiava con gli occhi, apertamente. Sorridendo con quel suo sorriso
sghembo.  sempre sorprendente vedersi davanti in carne e ossa un primo piano
da film. Quello era il primo piano in carne e ossa di W, del suo ghigno crudele
e sensuale, da lupo. Ti saresti immaginato uno scintillare di canini affilati.
Ti saresti immaginato un alito rovente capace di ustionare. In realt era un
bell'uomo dal volto scarno come una lama e dagli occhi piccoli e beffardi.
Odia le donne. Ma puoi fargli amare la donna che sei TU. E lei era cos bella, e
morbida: un bonbon. Un bign alla crema. Qualcosa da leccare voluttuosamente
con la lingua, non da mordere e masticare. Avrebbe avuto piet di lei?
Perch, lei cercava piet? Forse no. W non perse tempo e cominci a carezzare
con i polpastrelli la pelle nuda e palpitante del suo avambraccio. La pelle di lei
era bianca come latte, e quella di lui era molto pi scura. Dita macchiate di
nicotina, e forti. La sorpresa di quella carezza la squass. Una fitta allo stomaco.
Un improvviso bagnarsi l sotto. Gli uomini sono il nemico, ma bisogna
far s che il nemico ti voglia. Ed ecco l un uomo non garbato quanto era
garbato V, il suo amore segreto. Ecco l un uomo che non era gemello di Norma Jeane quanto lo era stato Cass Chaplin.
Ehi,  un pezzo che non ti vedo, eh? A parte sui giornali.
Al cinema W interpretava spesso la parte dell'assassino. Come assassino era
molto credibile. Un assassino di quelli che amano uccidere. Un ragazzino allampanato
con gli occhi crudeli, e quel suo sensuale sorriso sghembo. Quella
risatina chioccia. Aveva debuttato sullo schermo spingendo gi per una scala
una paralitica in sedia a rotelle. Quella risatina mentre la sedia rovina gi per
le scale e si schianta, e la donna urla, e la macchina da presa indugia fingendo
orrore. Che diamine,  sempre stato il tuo sogno spingere gi per le scale una vecchia
storpia; quante volte hai sognato di spingere gi per le scale quella vecchia
stronza di tua madre, e di vederla rompersi l'osso del collo?
Erano in un appartamento al pianterreno di una palazzina dietro La Brea,
vicino a Slauson. Una zona di Los Angeles che Norma Jeane non conosceva.
Dopo, sconvolta e piena di vergogna, Norma Jeane non ne avrebbe ricordato
granch. Nei primi anni di quella che presumeva potesse essere la sua carriera,
o quantomeno la sua vita, sarebbero state decine gli appartamenti, le residenze
estive a Malibu, le cabanas, i villini e le camere d'albergo di cui nei vari dopo
non avrebbe ricordato granch. Hollywood era governata da maschi, e i maschi
andavano placati. Quella non era certo una verit profonda. Era una verit
banale, e quindi attendibile. Come non esiste nessun male, nessun peccato, e
nessuna morte. Nessun dolore. L'appartamento, le cui finestre erano ombreggiate
da palme scheletriche, era quasi spoglio, come un sogno dai contorni appena
accennati. Un appartamento in prestito. Un appartamento d'uso collettivo.
Non c'erano tappeti a ricoprire le assi malconce del pavimento. Due o tre sedie
scompagnate, un solitario telefono appollaiato su un davanzale cosparso di
insetti morti. Una solitaria pagina di Variety con un titolo appena intravisto,
che conteneva le parole Red Skelton, o forse era Scheletro Stecchito(9). In
una buia stanza sul retro, un letto. Un materasso apparentemente nuovo, un
lenzuolo gettato di traverso con noncuranza, o forse con una svagatezza trasognata,
da rapimento contemplativo. Che sollievo troviamo nel frenetico industriarsi
della mente in cerca di significati e moventi da attribuire alle cose.
Norma Jeane cominciava a vedere il mondo come una gigantesca poesia metafisica
la cui invisibile struttura interiore era identica alla sua struttura visibile, e
della stessa identica dimensione. Norma Jeane, che col suo vestitino a fiori ricordava
una copertina di Family Circle, stava pensando che forse il lenzuolo
era pulito ma che molto probabilmente (toccava essere realisti, a ventisei anni
ed essendosi sposati a sedici) non lo era per niente. Nel minuscolo bagno maleodorante
avrebbe trovato un asciugamano, forse pulito ma probabilmente
no. Nel cestino di vimini, attorcigliati e stecchiti come fossili di lumache, sapeva
perfettamente cos'avrebbe trovato, e allora perch curiosare?
Rise, mentre si voltava affettando un incantevole impaccio - Oh! Ma
cosa... - in modo che W potesse sostenerla con un gesto di virile protezione.
Non  niente, baby. Sono soltanto... scarafaggi. Con la coda dell'occhio
uno sfrecciare di scarafaggi lustri come pezzetti di plastica nera. Soltanto scarafaggi
(e lei ne aveva a dozzine, a casa sua), tuttavia il suo cuore acceler, allarmato.
W le schiocc le dita davanti al viso. Ehi, tesoro, stiamo sognando a occhi aperti?
Norma Jeane rise ancora, stranita. Il suo primo riflesso era sempre di ridere
o sorridere. Almeno era la sua nuova risata sensuale, non il ridicolo squittio di
un tempo. Eh? - no no no no' - andando a braccio, improvvisando, come a
scuola di recitazione - stavo solo pensando che qui non ci sono serpenti a sonagli.
 un sollievo sapere che non rischi di trovarti tra i piedi un serpente a
sonagli, vero? Magari che sbucano da sotto il lenzuolo mentre ti infili a letto,
eh? Domande affannose, pi che affermazioni. Davanti a W, come davanti a
qualsiasi uomo potente, le affermazioni conveniva sempre camuffarle da domande.
Per una questione di buona educazione, di tatto femminile. Premiato
dalla risata di W. Una risata sincera e sonora. Lo sai che sei proprio uno spasso,
Marilyn? O... com' quell'altro nome... Norma? Quale dei due? Tra loro
c'era una fragrante eccitazione sessuale. Gli occhi beffardi di lui sul seno di lei,
sul ventre, le gambe, le sottili caviglie nude cinte dalle cinghiette delle scarpe
col tacco a spillo. Gli occhi beffardi di lui sulla bocca di lei. Era chiaro che a
W piaceva il suo senso dell'umorismo. Spesso gli uomini rimanevano sorpresi
dal bizzarro senso dell'umorismo di Norma Jeane, non aspettandoselo da
Marilyn Monroe, che era una dolce bionda svampita con l'intelligenza di
un'undicenne leggermente precoce. Perch quello era un senso dell'umorismo
come il loro. Caustico e dissonante, come mordere un bign alla crema e trovarlo ripieno di schegge di vetro.
W si era lanciato in un aneddoto di serpenti a sonagli. Era stagione di serpenti
a sonagli, tutti avevano in serbo un bell'aneddoto di serpenti a sonagli.
Gli uomini facevano a gara a chi ne sapeva di pi bislacchi. In genere le donne
si limitavano ad ascoltare. E come pubblico le donne erano fondamentali.
Norma Jeane non stava pi pensando a Debra Mae, adesso era afflitta dalla visione
di un serpente a sonagli che affondava la testa snella e la lingua saettante
e le fauci velenose nella cosiddetta vagina, nella sua vagina che era soltanto
una fessura vuota, un nulla, cos come l'utero non era altro che un pallone
vuoto in attesa d'essere riempito per compiere il proprio destino. Si sforz di
ascoltare W, che sarebbe stato il protagonista del suo nuovo film - sempre che
la scritturassero. Cercando di imporre al proprio faccino da bambola un'espressione
che tranquillizzasse quel coglione, che gli facesse capire che lo stava
ascoltando, che non era volata via dietro i propri pensieri.
Voglio interpretare Nell. Io sono Nell. Non puoi staccarmi da lei. Ti ruber la scena sotto il naso.
W le stava chiedendo con tono da gradasso se si ricordasse di quella volta
che si erano visti da Schwab's. Norma Jeane rispose con tono da bambola che se
lo ricordava benissimo. Come avrebbe potuto dimenticarselo? - Solo che non
ricordo se insieme a me quel giorno ci fosse anche la mia amica Debra Mae. O
forse era un altro giorno? Le parole le erano scappate di bocca. Norma Jeane
non poteva richiamarle indietro. W scroll le spalle. Chi? No, eri sola. Adesso
le era talmente vicino che ne sentiva l'odore. Odore di sudore. E di tabacco.
Allora, credi che tu e io riusciremo a lavorare insieme? Eh? e Norma Jeane
disse: Oh, s, c-credo proprio di s. Ti ho vista in Giungla d'asfalto e in quell'altro,
l, come si chiama? Qualcosa con va. Gi, proprio notevole. Norma
Jeane ci dava dentro col sorriso, talmente tanto che la mandibola cominciava a
dolerle. Ed ecco quel lungo sguardo. Niente musica da film, solo il rumore del
traffico per strada, e quello dello sfrecciare degli scarafaggi, simile a una risatina
soffocata. O era la sua immaginazione? - comunque l'aveva capito. Si capisce
sempre, subito. Quello sguardo che dice esplicitamente Voglio scoparti. Non sarai
mica una di quelle che poi non la danno, vero? In quel film W sarebbe stato
l'unico attore di richiamo. Quantomeno l'unico attore sicuramente di richiamo.
W aveva il diritto di scegliere gli altri attori. Qualora W avesse dato l'OK,
Norma Jeane avrebbe ricevuto una telefonata dal produttore D. In quel caso
W l'avrebbe passata a D. O forse no? Ovviamente c'era anche il regista N, ma N
dipendeva da D, sicch era probabile che lo saltassero. E poi c'era B, il responsabile
della produzione. Quello che sentivi riguardo a B ti faceva venir voglia di
tapparti le orecchie. Nessun male, nessun peccato, e niente morte. Niente brutture,
tranne quando i nostri occhi ignoranti ci tradiscono.
E se I. E. Shinn avesse saputo della convocazione da parte di W? (Era possibile
che I. E. Shinn sapesse?) Norma Jeane non riusciva a pensarci - rifiutare la
proposta di matrimonio di I. E. Shinn dopo avergli dato l'impressione di volerla
accettare. Era pazza! Da quel terribile giorno Isaac Shinn la trattava freddamente
e comunicava con lei solo per questioni di lavoro, tramite un'assistente.
Aveva smesso di portarla a cena al Brown Derby of Chasen's. Aveva smesso
di capitare per caso a casa sua accampando qualche scusa ridicola. Dio santo,
l'aveva visto piangere come non aveva mai visto piangere nessun uomo. Col
cuore a pezzi. Il cuore di un uomo puoi spezzarlo soltanto una volta. Eppure
lei non aveva voluto prenderlo in giro, ma quando le aveva rivelato di essere
ebreo l'aveva disorientata. Vedere il grande I. E. Shinn in lacrime l'aveva fatta
star male. Ecco cosa succede quando ami. Succede persino agli uomini. Persino agli ebrei.
Tuttavia le aveva mandato ugualmente la sceneggiatura di La tua bocca brucia.
Era ancora interessato ad avere come cliente Marilyn Monroe. Le aveva
detto che la cosa migliore di quella sceneggiatura era il titolo(10). La sceneggiatura
era melodrammatica e fasulla, e c'erano degli intermezzi comici
decisamente atroci, ma il ruolo di Nell, sempre che riuscisse ad accaparrarselo, per
Marilyn sarebbe stato il primo da protagonista. Avrebbe recitato con Richard
Widmark. Widmark! Un ruolo serio, drammatico, non le solite stronzate
da bionda svampita! Si tratta di una baby-sitter psicotica, le aveva detto
Shinn. Una baby-sitter cosa? aveva chiesto Norma Jeane. Una baby-sitter
schizofrenica che cerca di buttare gi dalla finestra una bambina. Dopo averla
legata e imbavagliata.  un ruolo duro. Con Widmark non c' intreccio sentimentale,
per c' un bacio. Uno solo, ma la scena  molto sexy. Lei cerca di sedurlo
perch rivede in lui un vecchio fidanzato morto nel Pacifico, durante la
guerra. Sexy e strappalacrime. Fasulla da morire, ma al pubblico piacer da
matti. Nel finale, Nell minaccia di tagliarsi la gola con un rasoio. Poi arriva la
polizia e la porta in manicomio. E Widmark se ne va con un'altra donna. Comunque
la parte di Nell  la pi lunga di tutte. Finalmente avresti l'opportunit di recitare."
Shinn si sforzava di sembrare entusiasta, ma al telefono la sua voce suonava
falsa. Era una voce ragionevole, una voce responsabile. Una voce gracidante,
da rana. Una voce abbottonata fino al collo. Una voce bifocale. Che fine aveva
fatto il terribile Rumpelstiltskin? I suoi poteri magici erano solo un'illusione di
Norma Jeane? E che fine avrebbe fatto la Principessa Buona, la sua creatura, se
Rumpelstiltskin avesse perduto i suoi poteri magici?
Sapeva chi ero: la Serva Stracciona. Lo sapevano tutti.
Dicendo amabilmente: Puoi andartene quando vuoi.
Tesoro. Abbiamo avuto la parte.
Tre giorni dopo. I. E. Shinn al telefono, gongolante.
Norma Jeane strinse con forza la cornetta. In quei giorni non si era sentita
bene. Aveva letto i libri che Cass le aveva lasciato, Il manuale dell'attore e la vita
dell'attore, con le pagine fitte di appunti, e Il diario di Nijinski. Cerc di dire
qualcosa, ma la voce le si ruppe in gola.
Shinn disse, seccato: Ehi, ma sei sveglia o no? Parlo della baby-sitter. Ti
hanno dato la parte. Widmark vuole te. Ce l'abbiamo fatta!
Uno dei libri cadde a terra. La matita accuratamente temperata ruzzol sul tappeto.
Norma Jeane cerc di schiarirsi la voce. A fatica.
Sussurr, roca: Che b-bella notizia.
Bella notizia? Questa  una notizia strepitosa, altro che bella! Poi Shinn
aggiunse, in tono accusatorio: C' qualcuno l con te, Norma Jeane? Non mi sembri molto contenta.
Nel suo appartamento in affitto non c'era nessuno. Era sola. Era da giorni che W non si faceva vivo.
Altroch. Sono contenta. Molto contenta. Norma Jeane cominci a tossire.
Mentre lei tossiva Shinn parlava concitatamente. Si sarebbe detto che quell'uomo
avesse completamente dimenticato la delusione amorosa. L'umiliazione.
Non si sarebbe detto che quell'uomo avesse cinquantadue anni e che presto
sarebbe morto. Norma Jeane riusc finalmente a liberarsi del groppo che le
bloccava la gola e sput nel fazzoletto un bolo di muco verdastro. Dell'altro
muco, simile a quello, le incollava gli angoli degli occhi. Per giorni le aveva
intasato le vie respiratorie, si era incuneato nel suo cervello, le aveva cementato
i denti. Shinn stava lamentandosi. Non mi sembri affatto contenta, Norma
Jeane. E vorrei tanto sapere perch diavolo non lo sei. Dico, io sto l ore e
ore a parlare con D, finalmente riesco a convincerlo, e tutto quello che riesci a
dire  "Uh-huh, sono contenta" - facendo il verso a quello che secondo lui
era la sua voce, una voce nasale, lagnosa, da bambina. I. E. Shinn tacque, ansimando.
Norma Jeane strinse gli occhi e se lo figur all'altro capo del filo, occhi lustri
come gemme, naso grosso e narici frementi e irsute, bocca torta e sottile.
Una bocca che non le era riuscito di baciare. Lui si era allungato verso di lei
per baciarla, e lei era trasalita e si era voltata dall'altra parte, con un gridolino
di orrore. Mi spiace! Non ci riesco! Non posso amarti! Perdonami.
Ascoltami, Norma Jeane. Nell sar una bomba. OK, il personaggio  fasullo
e il finale fa schifo, ma si tratta comunque del tuo primo ruolo da protagonista.
 un film importante. Marilyn sta per spiccare il volo, non ci credi? Cos',
non ti fidi di me? Dubiti del vecchio Isaac, del tuo unico vero amico?
Oh no! No. Norma Jeane torn a sputare nel fazzoletto, e lo appallottol
precipitosamente nel pugno serrato, senza guardarlo. Mr. Shinn, io non potrei mai d-dubitare di lei. 
...
.
...
Note.
9. Dead Skeleton.
10. Il titolo originale  Don't Bother to Knock, Non c' bisogno che bussi.
Fine notr
...
.
...
NELL 1952.
...
.
...
Trasformazione - ecco cosa brama, consciamente o inconsciamente,
la natura dell'attore.
Michael Chekhov. All'attore
...
.
...
1.
...
.
...
Io la conoscevo. Io ero lei. Ad averla abbandonata non era il suo uomo bens suo padre. Disperso in guerra, le avevano detto. Mentivano: disperso lo era solo per lei.
...
.
...
2.
...
.
...
Frank Widdoes.
L'agente investigativo della polizia di Culver City Frank Widdoes!
Alla prima prova di La tua bocca brucia si rese conto di chi davvero fosse
Jed Powers. Non W l'attore famoso (per il quale non provava niente, nessuna
emozione, neppure disprezzo) bens il suo perduto amore Frank Widdoes,
che non vedeva da undici anni. In Jed Powers ritrovava il suo sguardo crudele-colpevole-bramoso.
Fuori parte, in un ruolo da burbero-dal-cuore-tenero.
Era un ruolo per V, non certo per il ghigno sghembo e gli occhi beffardi di W.
In realt W era un delinquente, un assassino. Un predatore sessuale. Ma tra le
sue braccia Nell si scioglieva. Per quanto stucchevole, quella era proprio l'espressione
giusta: si scioglieva. Negli occhi enormi e febbrili di lei, quella
certezza folle. Nel profondo del suo corpo di donna fragile (Norma Jeane si
era battuta perch Nell indossasse sempre il reggipetto. I suoi seni compressi
dal reggipetto. Ben presto quella di recitare senza niente sotto sarebbe diventata
una caratteristica di Marilyn, ma nei panni di Nell pretese il reggipetto.
Quando mi inquadrano da dietro, sotto la camicetta si devono intravedere le
spalline del reggiseno. Nell fa di tutto per essere normale. Il reggipetto  l'armatura
che contiene la sua pazzia e le impedisce di esplodere.)
Ti amo, per te far qualsiasi cosa. Io non esisto, esisti solo TU.
Avrebbe baciato Jed Powers. Appassionatamente, famelicamente. Si sarebbe
lanciata tra le sue braccia con un impeto che avrebbe sbalordito Richard
Widmark. E spaventato un po' lei stessa. Sta recitando? Marilyn Monroe sta
interpretando Nell, o piuttosto Marilyn Monroe brama e vuole lui? Ma in
fondo cosa significa recitare? Norma Jeane non aveva mai baciato Frank
Widdoes. Non come lui avrebbe voluto che lo baciasse. Lei lo sapeva, e gliel'aveva
negato. Aveva avuto paura di lui. Gli uomini adulti hanno il potere di entrarti
nell'anima. A quell'epoca i suoi fidanzati erano perlopi ragazzi. I ragazzi
non hanno nessun potere. Forse hanno il potere di ferire, ma non il potere di
entrarti nell'anima. Su, Norma Jeane. Di. Non aveva avuto altra scelta che
quella di salire in macchina con lui, i lunghi riccioli biondo scuri spioventi a
incorniciarle il viso. Cosa poteva saperne Richard Widmark di Frank
Widdoes? Niente! Non poteva averne la minima idea. Se l'era fatta inginocchiare
davanti, ma lei non aveva amato lui. La sua spavalderia, la sua arroganza sessuale,
quel pene di cui era tanto fiero: lei non aveva amato niente di tutto ci;
per lei non erano cose reali. Per lei era reale Frank Widdoes che le carezzava i
capelli. Sussurrando il suo nome. Con quella voce che lo aveva reso magico alle
sue orecchie. In s Norma Jeane non era affatto un nome magico, per lo
diventava quando a pronunciarlo era la voce di Frank Widdoes, quella voce
profonda e piena di desiderio che le faceva capire di essere bella, e di essere desiderata.
Desiderata significa bella. Era salita in macchina con lui perch quella
macchina e quella voce che pronunciava il suo nome erano un rifugio. Quella
macchina della polizia, senza insegne. Frank Widdoes era un tutore della Legge.
Un tutore dello Stato. In nome dello Stato, Frank Widdoes poteva uccidere.
Lei l'aveva visto colpire col calcio della pistola la testa di quel ragazzo, farlo
crollare a terra e schizzare sangue sull'asfalto. Frank Widdoes portava la pistola
infilata nella fondina sotto l'ascella sinistra, e, in un lontano pomeriggio uggioso,
accanto al terrapieno della ferrovia, le aveva preso la mano, la sua piccola
mano morbida, e le aveva piegato le dita intorno all'impugnatura della pistola,
ancora calda di contatto col corpo. Oh se l'aveva amato! Perch non l'aveva
baciato? Perch non gli aveva permesso di spogliarla, di baciarla come lui
avrebbe voluto baciarla, di amarla con la bocca, con le mani, col corpo? Nel
suo portafogli, chiusa nell'involucro d'alluminio, c'era la protezione. Te lo prometto, Norma Jeane. Non ti far male.
Per gli aveva permesso di carezzarle i capelli.
Perch era lui il suo vero padre. Per proteggerla era disposto a far male, ma non a lei, mai.
Aveva perduto Frank Widdoes. Era scomparso dalla sua vita insieme ai Pirig,
a Mr. Haring, ai suoi lunghi riccioli biondo scuri e all'incisivo leggermente
storto. Ma adesso era tornato, nel ruolo di quel Jed Powers che ora la fissava
con gli occhi dell'attore Richard Widmark.
Vedendo non Richard Widmark - che a quel punto per me significava s e no
quanto un suo manifesto - bens Frank Widdoes, che era entrato nella mia anima.
Quanta passione in Nell! La pelle arroventata e il corpo pronto all'amore! Lo
sconosciuto ha visto il suo segnale, un alzarsi e abbassarsi della veneziana. Lei 
una baby-sitter in un grande albergo. Sta vivendo un suo sogno. Si  fatta prestare
abiti eleganti, profumo, gioielli, trucco - roba che ha trasformato la
grigia Nell in una seducente bellezza bionda pronta a conquistare Jed Powers
col proprio corpo voglioso. Ogni azione ha bisogno di una giustificazione. Devi
individuare una ragione per qualsiasi gesto o emozione tu stia interpretando. Nell
 stata appena dimessa da un ospedale psichiatrico. Ha tentato di suicidarsi. I
suoi polsi squarciati. Ha lo stesso terrore di Gladys all'idea di lasciare
Norwalk. Le mani di Gladys adunche come artigli. Il corpo fragile di Gladys
irrigidito quando Norma Jeane l'aveva implorata Magari uno di questi fine settimana
potresti venire a stare da me, ehi Magari per il Ringraziamento. Ti prego, Mamma!
Lo sconosciuto arriva, bussa alla porta di Nell. I suoi occhi beffardi si muovono
lungo il corpo di lei; l'apprezzamento che esprimono  inequivocabilmente
sessuale. Ha portato una bottiglia di whiskey, anche lui  eccitato e nervoso.
Le palpebre di lei fremono come se le stesse carezzando il ventre; la sua
voce da bambina si abbassa - Ti piace come sto? Poi si baciano. Nell si avventa
nel bacio come un serpente sinuoso e famelico. Jed Powers viene colto di sorpresa.
Widmark venne colto di sorpresa. Non sarebbe mai riuscito a capire quale
fosse Marilyn e quale Nell. Non era il genere di recitazione di Widmark.
Widmark era un attore bravo e tecnico. Seguiva le indicazioni del regista.
Spesso i suoi pensieri erano altrove. Per un uomo c' sempre un che di umiliante
nell'essere attore. Perch l'attore ha sempre qualcosa di femminile. Il
trucco, le prove dei costumi. L'importanza dell'aspetto fisico, della bellezza.
Gli uomini veri se ne sbattono del proprio aspetto. Gli uomini veri non si
mettono il rossetto, non si truccano gli occhi, non si mettono il fondotinta!
Comunque in quel film Widmark pensava di cavarsela con poco. Un fumettone
stucchevole talmente statico e verboso che sembrava scritto per il teatro.
Richard Widmark era l'unico nome di richiamo, e Widmark era convinto
che avrebbe dominato la scena. Che avrebbe dominato La tua bocca brucia
dalla prima all'ultima scena, oggetto del desiderio di due donne che non si incontravano
mai. (L'altra donna era Anne Bancroft, al suo debutto a Hollywood.)
E invece ogni cazzo di scena con Nell era un corpo a corpo. Quella
ragazza non recitava, era chiaro. Troppo sprofondata nel personaggio perch
gli riuscisse di comunicare con lei; era come parlare a una sonnambula. Occhi
spalancati e apparentemente in grado di vedere, per vede soltanto un sogno,
il suo sogno. Certo, Nell la baby-sitter era una sorta di sonnambula; a definirla
cos era la stessa sceneggiatura. E, vedendo Jed Powers, Nell non vede lui
bens il proprio fidanzato morto;  intrappolata in un'illusione maniacale. La
sceneggiatura trascurava l'aspetto psicologico di quell'intreccio melodrammatico:
dov' che finisce il sogno e comincia la follia? Alla base dell'amore, di
qualsiasi tipo di amore, c' una forma di follia?
In seguito Widmark avrebbe raccontato di come quella stronzetta di Marilyn
Monroe gli avesse rubato tutte le scene in cui erano insieme, ogni singola
scena! Sul momento non sembrava, ma durante la proiezione dei giornalieri
era evidente. E ancor pi evidente a film ultimato, durante le anteprime. In
effetti, quand' in scena, Marilyn Monroe svetta sugli altri attori fino a farli
scomparire. E quando Nell non  in scena, il film muore. Widmark odiava
Jed Powers - troppo verboso. Non faceva altro che parlare, mai qualcuno da
prendere a pugni, a calci, mai qualcuno da uccidere; le scene succulente erano
tutte per la baby-sitter pazza: era lei ad avere le scene d'azione, quando legava
la bambina e la imbavagliava e stava per gettarla dalla finestra. (Durante le anteprime,
persino ai veterani di Hollywood sarebbero sfuggiti un paio di No!
No! e qualche fremito di orrore.) La cosa pazzesca era che sul set Marilyn
Monroe sembrava paralizzata dalla paura. Rigida, come se le avessero ficcato
un palo su per il culo. Un manichino. Faccia e corpo stupendi, eppure sentivi
che era meglio starle alla larga, come se avesse qualcosa di contagioso. Nelle
scene "d'amore" mi sentivo come se mi stessero succhiando le budella, e francamente
non mi piace granch che mi succhino le budella. I casi sono due: o
quella ragazza  totalmente incapace di recitare, oppure recita in continuazione.
Per lei recitare  come respirare.
Ma la cosa che pi faceva imbestialire Widmark era che Nell pretendeva di
rigirare all'infinito ogni singola cazzo di scena. Quella vocina trafelata e ostinata
- Vi prego. Posso fare di meglio, davvero. Sicch rigiravamo ogni singola
cazzo di scena anche se per il regista era venuta benissimo. Certo, la seconda
volta veniva meglio, e ancor meglio veniva la terza volta - e con ci? Che senso
aveva spremersi cos tanto per quello schifo di fumettone?
Se lei stava lottando per la vita, lui no di certo.
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3.
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Proprio strano. Un giorno se ne rese conto all'improvviso. L conoscevano soltanto Marilyn Monroe, non Norma Jeane.
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4.
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La bambina volevo ucciderla eccome! Cresceva troppo in fretta, non era pi una
bambina. Stava perdendo quello che l'aveva resa speciale.
Dicendo al regista: Il motivo per cui Nell vuole uccidere la bambina : la
bambina  lei. La bambina  Nell. Nell vuole uccidere se stessa. Non vuole
crescere, e se non cresci devi morire. Peccato che non vogliate lasciarmi ritoccare
i dialoghi. Davvero, il personaggio di Nell sarebbe pi plausibile. Perch
Nell  una poetessa. Nell ha seguito un corso serale di poesia e ha scritto poesie
sull'amore e sulla morte. Per la morte del suo amore. L'hanno ricoverata in
manicomio e adesso  uscita ma  ancora dietro le sbarre, prigioniera della
propria mente. Perch mi guardate cos?  tutto cos chiaro. Cos ovvio. Lasciatemi
interpretare Nell a modo mio. Io so come va interpretata.
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5.
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Anche Nijinski era un figlio abbandonato dal padre. Dal suo affascinante padre-ballerino.
Abbandonato, e pieno di talento. Balla, balla! Esordio a otto anni,
crollo vent'anni dopo. Che altro puoi fare, a parte ballare, ballare? Balla!
Balla sui carboni ardenti, e il pubblico ti applaude, e, quando smetti di ballare, i carboni ardenti ti divorano. Io sono Dio, io sono la morte, io sono l'amore, io sono Dio e la morte e l'amore. Io sono tuo fratello.
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6.
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Placida come una bambola meccanica. Eppure impercettibilmente tesa, fremente.
La sua pelle era chiara come madreperla (la pelle di Nell era chiara come
madreperla) eppure rovente al tatto. Quando ci baciammo gli succhiai dentro
di me l'anima come se fosse una lingua. Scoppiai a ridere, quell'uomo aveva
una tale paura di me! Non era pazza (Nell era pazza al posto suo) per vedeva
con gli occhi penetranti della pazzia. Ovviamente lei non era Nell bens la giovane
e brava attrice che interpretava la parte di Nell come si interpreta una
canzone. Eppure conteneva Nell. L'attore  pi grande delle parti che contiene,
sicch Norma Jeane era pi grande di Nell poich conteneva Nell. Nell era
il germe della follia nella sua mente. Nell sussurrava una promessa - Sar come
mi vorrai. E poi, mentre la portavano via, sussurrava ancora: Gente che
si ama... Nell la Serva Stracciona. Nell senza cognome. Aveva osato
trasformarsi in principessa appropriandosi dei beni di una ricca signora: orecchini di
brillanti, profumo, rossetto, e un elegante abito da sera nero. Ma la Serva
Stracciona era stata smascherata e umiliata. Persino il suo tentativo di suicidarsi
era fallito. In pubblico, nell'atrio di un albergo. Davanti a sconosciuti che la
guardavano. Mai stata cos felice come quando ho avvicinato quella lama di rasoio
alla mia gola. E la voce della Madre che incitava Taglia! Non essere codarda
come me! Ma Norma Jeane aveva risposto pacatamente: No. Io sono un'attrice. E
questo  il mio mestiere. Ci che faccio lo faccio per interpretare, non per essere.
Perch sono io a contenere Nell, non Nell me.
Fu un periodo di autodisciplina. Mangiava pochissimo e beveva solo acqua.
Alle prime luci dell'alba correva per le strade deserte verso la Laurei Canyon
Drive, correva fino a sentire il proprio sano e giovane corpo pulsare di energia.
Non aveva bisogno di dormire. Non prendeva pozioni magiche che la aiutassero
a dormire. Passava la notte alternando vigorosi esercizi di scioglimento
appresi a scuola di recitazione e ore di lettura di libri, perlopi presi in prestito
o comprati di seconda mano. Nijinski la affascinava. C'era una tale sicurezza e
una tale bellezza nella sua follia. Cominciava a credere di aver conosciuto
Nijinski anni e anni prima. In molte delle esperienze oniriche di Nijinski riconosceva le proprie.
Norma Jeane conteneva Nell, ma certamente Norma Jeane non era Nell.
Perch Nell era una donna immatura, emotivamente bloccata. Non riusciva a
vivere senza un amore che la distogliesse dalla pazzia e dall'autodistruzione.
Era destinata all'annientamento, all'esilio sociale. Perch mai Nell non si vendicava?
Quando girarono la scena della finestra, Norma Jeane ebbe l'impulso
di lasciar cadere la stizzosa bambina che interpretava la mancata vittima di
Nell. Cos come sua Madre aveva avuto l'impulso di lasciar cadere lei, neonata,
sul pavimento dell'ospedale. Urlando all'infermiera Mi  scivolata dalle mani!
Non  colpa mia. Norma Jeane interruppe a met la scena per chiedere al
regista, N, di lasciarle riscrivere alcune battute del copione. Solo qualche riga,
per favore. Io so perfettamente quello che direbbe Nell. Queste non sono le
parole di Nell. Ma N le disse che non era possibile. N era sbalordito. Come
faremmo se tutte le attrici pretendessero di riscrivere le proprie battute? Ma
io non sono tutte le attrici, ribatt Norma Jeane. A N non disse di essere una
poetessa, non gli disse di meritare parole proprie. Era furibonda per l'ingiustizia
del destino di Nell. Per l'ingiustizia di punire la pazzia in un mondo che
premia il semplice fatto di non essere pazzi. La vendetta della normalit contro il talento.
Anche I. E. Shinn cominciava a notare i cambiamenti della sua cliente. Andava
spesso sul set di La tua bocca brucia, per vederla recitare. La faccia di
Rumpelstiltskin! Norma Jeane era talmente sprofondata nel ruolo di Nell da
non accorgersi quasi per niente della presenza di I. E. Shinn, cos come a stento
si accorgeva degli altri osservatori presenti sul set. Tra una ripresa e l'altra
correva a nascondersi. Non era socievole. Non si presentava alle interviste.
Gli altri attori non sapevano come comportarsi con lei. La Bancroft era colpita
dalla sua intensit, per diffidava di lei. Gi, doveva proprio essere contagiosa!
Widmark era sessualmente attratto da lei, per non la sopportava pi. Mr.
Shinn le consigli di non spremersi troppo - di non essere cos intensa.
Norma Jeane dovette soffocare l'impulso di ridergli in faccia. Ormai si sentiva
lontana da Rumpelstiltskin. Facesse pure i suoi incantesimi! Come se Marilyn fosse una sua invenzione. Sua!
Fu un periodo di autodisciplina. Della stagione di Nell, Norma Jeane si sarebbe
ricordata come della vera nascita della propria vita di attrice. Di quando
per la prima volta si era resa conto di cosa potesse essere recitare: una vocazione,
un destino. La sua carriera era solo volgarissima propaganda architettata
dallo Studio. Non aveva niente a che fare con l'estasi della sua vita interiore.
Quando era sola, Norma Jeane viveva e riviveva le scene di Nell. Aveva imparato
a memoria le parole di Nell. Era alla ricerca spasmodica di una chiave per
Nell, di un ritmo di dialogo. Di notte, ancora troppo eccitata per riuscire
a dormire, leggeva All'attore di Michael Chekhov, e leggeva Il lavoro dell'attore su
se stesso di Konstantin Stanislavskij, e leggeva un libro caldamente consigliatole
dal suo insegnante di recitazione, The Thinking Body di Mabel Todd.
Il corpo  instabile, ecco perch  sopravvissuto.
Per lei quel concetto era poesia, un paradosso che era verit. Sapeva che la sua
recitazione era puro istinto viscerale, e che forse non era affatto recitazione, e
che quel dispendio di spirito l'avrebbe consumata prima che arrivasse ai
trent'anni. Cos le aveva detto Mr. Shinn. Norma Jeane era come una giovane
atleta ansiosa di spingersi fino al limite delle proprie possibilit e anche oltre,
barattando la giovinezza in cambio dell'applauso del pubblico. Per il genio
Nijinski era andata proprio cos. Il genio non ha bisogno di tecnica. Tecnica
significa equilibrio. I suoi insegnanti le dicevano che mancava di tecnica.
Ma cos' la tecnica se non assenza di passione? Nell non era accessibile
tramite la tecnica. Nell era accessibile soltanto sprofondando nell'anima.
Nell era piena di passioni, ed era predestinata. Nell andava annientata, la sua
sessualit andava negata. Oh, qual era il segreto di Nell? Norma Jeane ci si era
avvicinata, ma non riusciva a penetrarlo. Riusciva a essere Nell solo fino a
un certo punto. Ne parl con N, che non cap di cosa gli stesse parlando. Ne
parl con V, dicendogli che non si era mai resa conto di quanto recitare significasse essere soli.
V disse: Quello dell'attore  il mestiere pi solitario che io conosca.
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7.
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Non la sfruttai, mai. Non rubai da lei. Fu un suo regalo, lo giuro!
Mattinata convulsa quando Norma Jeane mont su una convertibile Buick
presa in prestito e si diresse verso il Norwalk State Hospital. Convulsa ma libera.
Per quel giorno era libera da Nell. Quel mattino non c'erano scene di Nell
da provare o girare. Come al solito, Norma Jeane aveva con s dei doni per
Gladys: un libriccino di poesie di Louise Bogan, un cesto di vimini pieno di
prugne e di pere. Anche se sospettava che Gladys non leggesse le poesie che le
regalava e che non si fidasse delle primizie che le portava. Ma chi mai potrebbe
avvelenarla? Chi se non lei stessa? Come al solito, Norma Jeane le avrebbe
lasciato anche del denaro. Si sentiva in colpa perch era da Pasqua che non andava
a trovarla, e ormai era settembre inoltrato. Le aveva spedito una lettera
con un assegno di venticinque dollari, ma non le aveva scritto niente riguardo
alla bella notizia del ruolo in La tua bocca brucia. Era da un pezzo che Norma
Jeane non informava Gladys delle buone notizie sulla sua vita e sulla sua carriera,
dicendosi: Forse non  vero. Forse  soltanto un sogno. Un giorno mi toglieranno
tutto questo, all'improvviso come me l'hanno dato.
Per la visita in ospedale, Norma Jeane si era messa un paio di eleganti pantaloni
di seta bianca, una camicetta nera anch'essa di seta, una diafana sciarpa
che avvolgeva la sfolgorante chioma color platino, e scarpe di vernice nera col
tacco medio-alto. Era serena, tranquilla. Non era ansiosa, tesa, guardinga; non
era Nell, Nell se l'era lasciata alle spalle; Nell avrebbe avuto orrore di entrare in
un ospedale psichiatrico, Nell si sarebbe bloccata davanti all'ingresso, impietrita,
incapace di entrare.  proprio chiaro, io non sono Nell
Ripetendo a se stessa E soltanto un ruolo. Una parte in un film. Il concetto stesso di partesignifica parte di un tutto. Nell non  reale, e Nell non  te. Nell non  la tua vita. E nemmeno la tua carriera.
Nell  malata, e tu sei sana. ,
Nell  solo la parte, e tu sei l'attrice.
Era proprio vero. Proprio vero!
E quel mattino Norma Jeane era la Principessa Buona che andava a far visita
alla madre. Alla madre malata mentale, cui voleva bene e che non aveva
dimenticato. Sua madre Gladys Mortensen, che lei non avrebbe mai dimenticato
come tanti figli e figlie e fratelli e sorelle avevano dimenticato i parenti rinchiusi a Norwalk.
Quel mattino Norma Jeane era la Principessa Buona cui lo Studio, come
gi l'agenzia Preene, aveva raccomandato di apparire in pubblico sempre perfettamente
truccata e vestita, neanche un capello fuori posto, perch in occasioni
del genere non sei mai invisibile, gli occhi e le orecchie del mondo sono sintonizzati su di te.
Fu subito consapevole della centralinista e delle infermiere che la osservavano
sorridendo, premurose. Come se una torcia fosse entrata a illuminare quei locali
tetri. Ed ecco comparire il dottor K, che mai era comparso cos velocemente. E
con lui un suo collega, il dottor S, che Norma Jeane non aveva mai visto prima.
Sorrisi, strette di mano! Erano tutti felici di vedere la figlia di Gladys Mortensen,
la giovane attrice. Nessuno di loro aveva visto Giungla d'asfalto o va contro va,
per avevano visto o credevano di aver visto le foto dell'avvenente attrice Marilyn
Monroe in qualche rivista o sui giornali. Persino chi di Marilyn Monroe
non sapeva pi di quanto sapesse di Norma Jeane Baker smaniava per poterle
dare un'occhiata mentre i medici la guidavano attraverso un labirinto di corridoi
verso la remota Ala C. (C per Casi cronici?).
Carina, vero? E cos elegante! Che bei capelli! Certo che sono tinti. Pensa
a quelli della povera Gladys. Per si somigliano proprio tanto, vero? Sono madre e figlia. Sfido che si somigliano.
Tuttavia Gladys parve riconoscere a stento Norma Jeane. Il suo vezzo civettuolo
e ostinato di non riconoscerla subito. Sprofondata come un sacco di
biancheria in un divano mezzo sfondato, in un angolo della sala semibuia e
puzzolente. Forse era una madre in attesa della visita della figlia, ma forse no.
Norma Jeane sent una fitta di delusione e di rabbia: Gladys indossava un
informe abito di cotone grigiastro, identico a quello che si era intestardita a
indossare a Pasqua nonostante Norma Jeane le avesse detto che sarebbero andate
a mangiare fuori. Anche adesso sarebbero andate a mangiare fuori, in
centro l a Norwalk. Gladys se nera forse dimenticata? Aveva i capelli scarmigliati,
come se non li pettinasse da giorni. Erano unti, ispidi, di uno strano castano-grigio
dai riflessi metallici. Gli occhi di Gladys erano infossati ma vigili;
occhi ancora belli, bench pi piccoli di come li ricordava Norma Jeane. E pi
piccola era anche la bocca di Gladys, stretta com'era tra due rughe profonde.
M-mamma! Sei qui. Sciocche parole fuori copione. Norma Jeane baci
Gladys sulle guance, trattenendo istintivamente il respiro per evitare di sentire
quel suo tanfo di lievito. Gladys alz il volto impenetrabile e disse, sprezzante:
Miss, noi due ci conosciamo? Lei puzza.  Norma Jeane sorrise, arrossendo. (Poco
pi in l, ma vicino quanto bastava per udire le loro parole, cerano alcune infermiere.
Avide di tutto ci che potessero vedere e sentire della visita di Marilyn
Monroe alla madre.) Ovviamente Norma Jeane non puzzava: ma Gladys non
sopportava l'odore chimico della tintura di Norma Jeane, bench adesso misto
alla fragranza del costoso profumo Chanel regalatole da V. Imbarazzata, Norma
Jeane si scus a bassa voce, e Gladys scroll le spalle come per perdonarla, o forse
per sottolineare la propria indifferenza. Era come se stesse lentamente destandosi
da una trance. Identica a Nell. Ma io non le ho rubato niente, lo giuro.
Era giunto il momento della consegna dei doni, di quel rituale rapido e imbarazzante.
Norma Jeane sedette accanto a Gladys sul divano mezzo sfondato,
e le porse il libro di poesie e il cesto con la frutta, presentandoli come se quegli
oggetti avessero una propria importanza e non fossero invece attrezzi di scena,
alibi per dar qualcosa da fare alle mani. Gladys grugn la propria gratitudine.
Sembrava contenta di ricevere regali dalla figlia, anche se forse non se ne faceva
granch e anzi era molto probabile che a sua volta li regalasse appena Norma
Jeane voltava le spalle, o magari se li lasciava tranquillamente rubare da
qualche altro internato. Non ho rubato niente a quella donna. Lo giuro. Come
sempre, a sostenere la conversazione era Norma Jeane. Aveva deciso di non
parlare di Nell a Gladys; Gladys non doveva sapere niente di La tua bocca brucia,
di quell'assurdo fumettone con il suo ritratto di giovane psicolabile che
maltratta e arriva fin quasi a uccidere una bambina. Quel genere di film era severamente
vietato a Gladys Mortensen, cos come a qualsiasi altro paziente
dell'ospedale di Norwalk. Tuttavia Norma Jeane non resistette alla tentazione
di parlare a Gladys del suo recente lavoro di attrice - un lavoro serio, molto
impegnativo; era nuovamente sotto contratto con lo Studio; Esquire aveva
pubblicato un servizio fotografico con lei e altre cinque giovani promesse del
cinema di Hollywood. Gladys la ascoltava con la consueta espressione da sonnambula,
ma quando Norma Jeane apr la rivista e le mostr la rutilante foto a
doppia pagina di Marilyn Monroe in abito corto di lam, che sorrideva felice
all'obbiettivo, Gladys strizz gli occhi e parve rianimarsi.
Norma Jeane disse con tono di scusa: Che razza di vestito, eh? Fa parte del
guardaroba dello Studio. Non  mio. Gladys aggrott la fronte. Vuoi dire
che ti metti addosso roba che non  tua? Dico, e se era sporco? Ti sei accertata
che fosse pulito? Norma Jeane sorrise a disagio. Vero che non sembro io?
 perch Marilyn  fotogenica, almeno cos dicono. Gladys disse: Uhm. Tuo
padre lo sa? Norma Jeane disse: Mio p-padre? Cosa dovrebbe sapere? Di
questa "Marilyn". Norma Jeane disse: Be', non credo che conosca il mio nome
d'arte. Come potrebbe? Ma Gladys si era decisamente rianimata. Improvvisamente
desta dopo anni di trance, contemplava con orgoglio, orgoglio materno,
quella schiera di attrici di Hollywood floride e belle come frutta matura,
sei ragazze splendide e sorridenti, ciascuna delle quali poteva essere sua figlia.
Norma Jeane sent una fitta di stizza, come se l'avessero rimproverata.
Vorrebbe usarmi per arrivare a lui. Ecco a cosa le servo.  a lui che vuole bene, non a me.
Norma Jeane ne approfitt: Se tu mi dicessi come si chiama mio padre,
magari potrei mandargli una copia di questa rivista. E chiss... potrei anche
fargli un colpo di telefono. Sempre che sia ancora vivo. Sempre che abiti ancora
a Hollywood. Norma Jeane evit di dire alla madre di aver lungamente indagato
su quel genitore misterioso, e di aver sentito nomi, nomi sussurrati da
persone di buona volont, generalmente maschi; ma di non essere mai arrivata
a capo di nulla. Me lo dicono per tenermi buona. Lo so. Ma io non posso arrendermi!
(Con Clark Gable aveva civettato nervosamente in occasione di una
prima, tra un bicchiere di champagne e l'altro. Alludendo scherzosamente alla
possibilit che fossero imparentati, e il grand'uomo l'aveva guardata sconcertato,
non riuscendo a capire a cosa mirasse quella splendida bionda.) Norma
Jeane ripet: Se mi dicessi come si chiama mio padre. Se... Ma Gladys aveva
gi perso tutto il suo entusiasmo. Lasci cadere la rivista. Disse, con voce piatta e vuota: No.
Norma le pettin i capelli e le diede una sistemata al colletto, e uno strano
impulso la spinse a passarle intorno al collo grinzoso la diafana sciarpa nera,
anch'essa dono di V, e poi, tenendola per mano, la guid fuori dall'ospedale.
Norma Jeane aveva ottenuto i permessi necessari; Gladys Mortensen era una
paziente privilegiata. Fu una lunga carrellata, con sottofondo di musica briosa.
Sulla loro scia, il personale dell'ospedale, compreso il garbato Dr. X, osservava
sorridendo. La centralinista disse a Gladys: Come siamo graziose oggi, Mrs.
Mortensen! Indossando la fluttuante sciarpa della figlia, Gladys Mortensen
era diventata una donna da rispettare. Non sembr avere udito il complimento della centralinista.
Norma Jeane port Gladys a Norwalk, in un salone di bellezza dove i suoi
capelli ispidi vennero lavati, spazzolati, messi in piega. Gladys lasciava fare, indifferente.
Poi Norma Jeane port Gladys a pranzo in una sala da t. Erano le
uniche donne tra i pochi avventori. Che fissavano sfrontatamente la splendida
bionda in compagnia di quella gracile donna di mezza et che poteva essere
- doveva essere? - sua madre. Adesso, se non altro, i capelli di Gladys erano presentabili,
e la sciarpa nascondeva il colletto sgualcito e unto dell'abito di cotone
grigio. Fuori dall'atmosfera sospesa dell'ospedale psichiatrico, Gladys poteva
sembrare pressoch normale. Norma Jeane ordin per entrambe. Norma
Jeane aiut la madre a versare il t nella tazza. Norma Jeane disse, in tono
complice: Bello essere fuori, eh? Fuori dal quel posto orrendo! Potremmo salire
in macchina e andare, e andare... Vero Mamma? Cos, andare e basta, senza
una meta. Tu sei mia madre, quindi sarebbe perfettamente legale. Lungo la costa,
fino a San Francisco. A Portland, nell'Oregon. Fino in Alaska! Quante
volte Norma Jeane aveva chiesto a Gladys se avesse voglia di passare qualche
giorno con lei nel suo appartamento a Hollywood; un fine settimana tranquillo...
Soltanto noi due.
Adesso che Norma Jeane lavorava dodici ore al giorno sul set, quell'eventualit
non era molto realistica; tuttavia l'idea di poterlo fare valeva sempre,
cos come valeva sempre la proposta. Gladys scroll le spalle e grugn, distratta.
Gladys mastic il cibo. Gladys sorseggi il t, apparentemente incurante
del liquido rovente che le bruciava le labbra. Norma Jeane disse, in tono civettuolo:
Mamma, secondo me dovresti uscire pi spesso. Sul serio, perch in
realt tu non hai niente di veramente grave. Sei nervosa, e allora? Tutti noi siamo
nervosi. Lo sai che allo Studio c' un medico che sta l solo per dare agli
attori ricette di medicine per i nervi? Io non ne prendo mai. Per me le medicine
sono peggio dei nervi. Norma Jeane udiva la propria garrula vocetta infantile.
La voce che aveva coltivato per Nell. Perch diceva quelle cose? Era affascinante
sentirsi parlare. Mamma, certe volte penso che tu non voglia guarire.
Che per te quel posto orrendo sia un nascondiglio. Orrendo e puzzolente.
Il volto di Gladys si irrigid. Gli occhi infossati parvero infossarsi ancor di pi.
La mano che reggeva la tazza trem, alcune gocce di t caddero sulla sciarpa
nera, non viste. Norma Jeane riprese a parlare con quel suo tono garrulo, per
a voce pi bassa. Potevano sembrare due congiurate, madre e figlia! Potevano
sembrare due congiurate intente a progettare una fuga. Norma Jeane non era
Nell, per quella era la voce di Nell, e gli occhi si erano ridotti a due fessure e
luccicavano come quelli di Nell nelle scene deliranti in cui Jed Powers soccombeva
davanti a lei cos come Widmark soccombeva davanti a Marilyn
Monroe. Gladys non aveva mai conosciuto Nell. Gladys non doveva conoscere
Nell. Sarebbe stato crudele, come guardare in uno specchio deformante:
uno specchio che facesse tornare giovane e sfolgorante di bellezza quella donna
ormai quasi vecchia. Norma Jeane conteneva Nell cos come qualunque brava
attrice contiene un ruolo, ma di sicuro Norma Jeane non era Nell, perch Nell
non esisteva. Le avevano rubato il fidanzato, e le avevano rubato il padre, e sostenevano
che fosse pazza, e perci Nell non esisteva.
Mamma, questo  un mistero che proprio non riesco a capire, disse pensosamente
Norma Jeane. Il fatto che alcuni di noi esistano"... e che altri, la
maggior parte, no. Un antico filosofo greco diceva che la cosa pi bella di tutte
sarebbe non esistere, ma secondo me non  cos. Perch in quel modo saremmo
privi di conoscenza. Il fatto che siamo riusciti a nascere deve pur significare
qualcosa. E prima di nascere, dov'eravamo? Sai, una mia amica attrice
che si chiama Nell e che lavora anche lei per lo Studio mi ha detto che di notte
non riesce a dormire e continua a tormentarsi con questi interrogativi. Cosa
significa essere nati? Quando moriamo torniamo nello stesso nulla in cui eravamo
prima di nascere? O invece  un nulla leggermente diverso? Diverso perch
rispetto a prima di nascere abbiamo in pi la conoscenza. I ricordi.
Gladys si dimen a disagio contro lo schienale dritto della sedia, e non disse niente.
Gladys, che si succhiava le labbra esangui.
Gladys, custode di segreti.
Fu allora che Norma Jeane vide le mani infiammate di Gladys. Fu allora
che Norma Jeane si ramment di aver visto, all'ingresso, le mani della madre
incrociate sulle ginocchia e poi sprofondate in grembo. Le mani della madre
chiuse a pugno. Oppure aperte, e le esili dita strusciarsi instancabilmente l'una
con l'altra. Unghie che, rotte, rosicchiate, incrostate di sangue, si scarnificavano
tra loro. Di tanto in tanto, le mani di Gladys sembravano quasi lottare l'una
contro l'altra per chi dovesse conquistare la supremazia. Anche quando
Gladys manifestava quella sua indifferenza da sonnambula per ci che le veniva
detto, l in grembo c'era la prova evidente della sua attenzione, della sua
agitazione. Le mani sono il suo segreto. Ha svelato il suo segreto!
Ecco la Principessa Buona riaccompagnare la madre all'ospedale psichiatrico
di Norwalk, Ala C, per lasciarvela in custodia. Ecco la principessa buona
asciugarsi le lacrime congedandosi dalla madre con un bacio. Delicatamente la
Principessa Buona sciolse la diafana sciarpa nera che circondava le spalle della
donna e se la avvolse intorno al collo snello e liscio. Mamma, perdonami! Ti voglio bene.
...
.
...
8.
...
.
...
Non l'aveva programmato. Non si sarebbe mai sognata di sfruttare la madre.
Forse lo fece inconsciamente. Le mani! Le mani di Nell instancabili in cerca luna
dell'altra. Mani di follia. In La tua bocca brucia ecco Norma Jeane nei panni
di Nell con le mani di Gladys Mortensen e il suo sguardo magnetico. L'anima
di Gladys Mortensen nel giovane corpo di Norma Jeane.
Cass Chaplin e il suo amico Eddy G videro il FDM in un elegante cinema di
Brentwood, a pochi passi da dove tenevano in caldo la casa dell'ex moglie di
un dirigente della Paramount innamorata di Eddy G. Norma Jeane era talmente
strabiliante, quella sventola bionda morbosa-e-sexy-e-pazza - e con le
spalline del reggipetto che guizzavano sotto la camicetta! - che tornarono a vederlo
una seconda volta, e la seconda volta Norma Jeane gli piacque ancora di
pi. Inesorabile come la morte ecco la FINE. Cass d di gomito a Eddy. Sai
una cosa? Sono ancora innamorato di Norma. Ed Eddy G, scuotendo la testa
come per schiarirsi le idee, gli dice: Sai una cosa? Sono io a essere innamorato di Norma.
...
.
...
LA MORTE DI RUMPELSTILTSKIN.
...
.
...
Un giorno lui sbraitava con lei al telefono, e il giorno dopo era morto.
Un giorno lei era sconvolta per la vergogna, e il giorno dopo era sconvolta per il rimorso e il dolore.
Non gli ho voluto abbastanza bene. L'ho tradito.
 stato punito al posto mio. Dio, perdonami!
Che scandalo! La foto nuda di Norma Jeane Miss Sogni d'Oro scattata da
Otto Ose anni prima era stata tardivamente ma spettacolarmente scoperta e
pubblicata sulla prima pagina del quotidiano popolare Hollywood Tatler:
IN POSA AUDACE PER UN CALENDARIO
 MARILYN MONROE?
Lo Studio nega
Non ci risulta dicono i responsabili
Quell'ipotesi sensazionale venne immediatamente ripresa da Variety, dal
Los Angeles Times, dall'Hollywood Reporter e dalle agenzie di stampa.
La foto incriminata venne pubblicata con i particolari cruciali della voluttuosa
modella oscurati oppure suggestivamente coperti da quello che sembrava pizzo
nero. (Oddio, cosa mi hanno fatto? Questa s che  pornografia.) La foto divenne
argomento del giorno per giornaliste esperte in pettegolezzi, per dibattiti
radiofonici, persino per editoriali di quotidiani seri. Gli studios proibivano
alle attrici sotto contratto di farsi fotografare nude; la pornografia era vietata.
Gli studios tentavano disperatamente di mantenere pura la propria mercanzia.
Norma Jeane non aveva forse firmato un contratto in cui si diceva a chiare
lettere che atteggiamenti in contrasto con la morale della comunit di Hollywood
avrebbero portato alla sospensione o addirittura alla rottura del contratto
stesso? Un reporter del Tatler, dotato di vista aguzza (e con una personale
inclinazione per i nudi di ragazzine), aveva trovato quella foto in un vecchio
calendario, e aveva esaminato il viso della ragazza, e aveva avuto la netta
sensazione che quella modella fosse Marilyn Monroe, la giovane promessa del
cinema di Hollywood; aveva indagato e aveva scoperto che, in un contratto
del 1949, la modella aveva firmato come Mona Monroe. Che scoop! Che
scandalo! Che imbarazzo per lo Studio! Miss Sogni d'Oro era comparsa in
un calendario erotico stampato dalla Ace Hollywood Calendars nel 1950 e intitolato
Bellezze per tutte le stagioni - il genere di calendario destinato a birrerie,
fabbriche, pompe di benzina, stazioni di polizia, caserme di soldati e di
pompieri, circoli per soli uomini e dormitori universitari. Miss Sogni d'Oro,
con il suo sorriso schietto e vulnerabile, il seno prorompente e le ascelle lisce e
tenere, e liscio e tenero il ventre, e le cosce, e le gambe, coi capelli color miele
che le ruzzolavano sulle spalle, aveva popolato i sogni di chiss quante migliaia
o decine di migliaia di maschi, con la stessa pericolosit morale di qualsiasi altra
fugace immagine capace di provocare un orgasmo per poi perdersi nell'oblio
prima ancora del risveglio. La ragazza era una delle dodici bellezze nude e
rigorosamente anonime esibite dal calendario. In realt quell'immagine non
somigliava granch alla miriade di foto pubblicitarie di Marilyn Monroe che
avevano cominciato ad apparire sui media nel 1950, prodotte e smistate dallo
Studio con la stessa oculatezza e lungimiranza con cui un'industria distribuisce
allettanti cataloghi e stuzzicanti pubblicit dei propri prodotti. Miss Sogni
d'Oro avrebbe potuto essere una sorella minore di Marilyn Monroe: meno
sofisticata, meno raffinata, i capelli apparentemente naturali, poco trucco sugli
occhi e nessun neo malandrino sulla guancia sinistra. Come aveva fatto a riconoscerla
quel reporter? Qualcuno gli aveva fatto una soffiata?
Norma Jeane non aveva visto n i provini n le stampe di quell'ormai famigerata
foto per la quale Otto Ose le aveva dato cinquanta dollari in contanti.
Se interrogata, Norma Jeane avrebbe potuto sostenere di essersi totalmente dimenticata
di quel servizio fotografico - cos come si era dimenticata, o quasi dimenticata, del rapace Otto Ose.
Nessuno sembrava sapere che fine avesse fatto Otto Ose. Alcuni mesi prima,
durante una pausa nelle riprese di La tua bocca brucia, Norma Jeane aveva
provato l'irresistibile impulso di andare allo studio di Otto, pensando... chiss,
che Otto potesse aver bisogno di lei... nostalgia di lei... bisogno di soldi.
(Norma Jeane era finalmente riuscita a mettere da parte qualche dollaro.
Quando ritirava l'assegno con lo stipendio si imponeva di non spenderlo precipitosamente
e in sciocchezze.) Ma il vecchio e squallido studio di Otto Ose
era scomparso, e al suo posto c'era l'antro di un chiromante.
Girava la perfida voce che Otto Ose fosse morto per overdose di eroina in
una lercia pensioncina di San Diego. O che Otto avesse rinunciato ai sogni di
gloria e fosse tornato con la coda tra le gambe nel paesello natale in Nebraska.
Malato, povero, agonizzante. Soffocato dal mare limaccioso del fato. Dall'ottusa
marea della Volont. Aveva contrapposto il proprio fragile naviglio
umano - la rappresentazione della sua individualit - alla bramosia della Volont,
e aveva perso. Nella sua copia del Mondo come volont e rappresentazione,
che le aveva prestato perch lo leggesse, Norma Jeane si era imbattuta
in questa frase: Il suicida ama la vita,  solo scontento delle condizioni che gli sono
toccate. Spero che sia morto. Mi ha tradito. Non mi ha mai voluto bene.
Norma Jeane era amareggiata e affranta. Perch mai Otto Ose l'aveva braccata
con la sua macchina fotografica? Perch mai alla Radio Plane si era intestardito
a stanarla mentre lei cercava disperatamente di nascondersi? Lei era soltanto
una ragazza, una moglie-ragazza, poco pi di una bambina; Otto l'aveva costretta
a esporsi al mondo degli uomini. Agli sguardi degli uomini. A esporre il
suo petto di colibr ai colpi di becco del falco. Ma perch? Se Otto Ose non
l'avesse braccata e non le avesse rovinato la vita, Norma Jeane e Bucky sarebbero
stati ancora sposati. Avrebbero avuto chiss quanti figli. Due maschietti,
una femminuccia! Sarebbero stati felici! E Mrs. Glazer sarebbe stata una nonna
adorabile. Felici! Gi, Bucky non le aveva forse sussurrato all'orecchio, l'istante
prima di salpare per l'Australia, Tutti i figli che vuoi, Norma Jeane. Sei tu il capo?
Che scandalo ridicolo! Volgare e assurdo in mezzo ai titoli cubitali sulle perdite
degli USA in Corea e alle foto delle spie atomiche Julius ed Ethel Rosenberg,
condannate a morire sulla sedia elettrica, e ai reportage sugli esperimenti
nucleari nell'Unione Sovietica. I. E. Shinn aveva appena telefonato a Norma
Jeane per congratularsi con lei per le recensioni positive ottenute dalla sua interpretazione
in La tua bocca brucia. Evidentemente l'agente non aveva previsto
una simile accoglienza, stupito com'era dal fatto che, a suo avviso, le recensioni
fossero perlopi recensioni serie, intelligenti, corrette - Quanto agli altri,
alle teste di cazzo, che vadano pure al diavolo. Tanto non capiscono niente.
Norma Jeane tremava. Avrebbe voluto riattaccare la cornetta. Dalla sera
della prima si sentiva come un uccellino appollaiato sul filo del telefono, vulnerabile
alle pietrate, ai proiettili dei cacciatori. Colibr osservato attraverso un
mirino di fucile. Shinn, cos come V e altri amici, faceva bene a proteggerla da
critici di cui non sapeva niente e non voleva sapere niente.
E adesso I. E. Shinn le leggeva brani di recensioni pubblicate sui giornali di
tutto il paese, snocciolando parole a raffica alla maniera di Walter Winchell(11)
mentre Norma Jeane cercava di udirle nonostante il rombo che le ruggiva nelle
orecchie. Marilyn Monroe, astro nascente del cinema di Hollywood, si dimostra
una valida e dinamica presenza cinematografica in questo inquietante
thriller interpretato anche da Richard Widmark. Il suo ritratto di una giovane
baby-sitter mentalmente instabile  cos terribilmente convincente da indurre lo spettatore a credere che.
Norma Jeane strinse forte la cornetta. Si sforz di provare un brivido di
gioia. Di soddisfazione. Oh, s, certo che era contenta... no? Sapeva di aver recitato
dignitosamente, e forse anche pi che dignitosamente. Nel prossimo
film avrebbe fatto di meglio. Ma un pensiero la turbava: e se Gladys avesse visto
La tua bocca brucia? E se Gladys si fosse resa conto di come Norma Jeane
si era appropriata delle sue mani adunche e dei suoi modi da sonnambula?
Norma Jeane interruppe Shinn - Mr. Shinn, non si arrabbi, la prego, so che 
una s-stupidaggine, ma c' una sensazione che mi perseguita.  come un ricordo,
un ricordo molto vivido...  possibile che nel film io f-fossi nuda? Ridacchi,
a disagio. Non  cos, vero? So che  pazzesco, ma non riesco proprio a
ricordare. In un lampo si era rivista mentre girava una scena del film, una
scena in cui era costretta a spogliarsi. Nell era costretta a togliersi l'abito da sera,
perch quell'abito non apparteneva a lei bens a un'altra donna, a una ricca
signora. Shinn sbott. Adesso basta, Norma Jeane. Stai dicendo delle cose assurde.
Norma Jeane si affrett a scusarsi: Lo so, mi spiace. Ma era solo...
una sensazione. Sa, alla prima continuavo a chiudere gli occhi ogni volta che
mi vedevo sullo schermo. Non riuscivo a credere di essere davvero io quella ragazza.
E gi adesso, col passare del tempo... il fiume del tempo che scorre
dentro di noi... gi adesso  come se in realt io non sia mai stata lei. Per tutta
quella gente in sala credeva che fossi io: "Nell". E dopo, al ricevimento: "Marilyn".
Shinn disse: Norma Jeane, hai preso qualche pillola? Analgesici o roba del
genere? Hai le mestruazioni? Norma Jeane disse: N-no. Non ho preso niente.
Non sono affari suoi! E comunque non ho preso nessuna pillola. Il ricordo
di quella preziosa conversazione con I. E. Shinn! L'ultima volta che l'aveva
sentito apprensivo e affettuoso. Le aveva parlato di lavoro. Lo Studio stava
considerando la possibilit di affidarle una parte in un nuovo film con Joseph
Cotten, intitolato Niagara e ambientato alle cascate del Niagara; Norma Jeane
avrebbe dovuto interpretare Rose, una femmina sensuale e calcolatrice, adultera
e potenziale assassina. Tesoro, "Rose" sar una cannonata, credimi. Questo
 un film di classe, niente a che vedere con La tua bocca brucia, che, detto tra
noi, e ti prego di tenertelo per te, a mio avviso  una solenne stronzata melodrammatica
- a parte te, ovviamente. Sicch, se riesco a spremere a quei bastardi un accordo decente...
Qualche ora pi tardi, Shinn l'aveva richiamata. Sbraitava gi mentre lei alzava
la cornetta. "... mi hai mai detto niente! Quand' successo, nel '49?
Quando esattamente nel '49? Eri gi sotto contratto, no? Cretina! Imbecille!
Quelli dello Studio ti sospenderanno, lo sai? Proprio adesso! "Miss Sogni
d'Oro"! Che porcata! Magari  stato quella testa di cazzo di Otto Ose, no? Spero
che stia bruciando all'inferno! Shinn tacque per riprender fiato, sbuffando
come un drago. In seguito Norma Jeane avrebbe ricordato quella scena quasi
come se Rumpelstiltskin fosse stato nella stanza con lei. Lei era stordita, muta
e immobile con la cornetta in mano. A cosa si stava riferendo quell'uomo?
Perch era cos furibondo? Miss Sogni d'Oro - cosa voleva dire? Otto Ose?
Otto era morto? Shinn disse: "Marilyn" era mia, pezzo d'idiota che non sei altro.
"Marilyn era bella, ed era mia; non avevi il diritto di rovinarmela."
Le ultime parole di I. E. Shinn a Norma Jeane. E non l'avrebbe mai pi rivisto, se non nella bara.
 un po' come se fossi una c-comunista, non vi sembra? Con tutti i giornali che mi danno addosso.
Norma Jeane cercava di buttarla sul ridere. Perch tutta quell'importanza?
Perch non ci scherzavano su? Erano tutti cos arrabbiati con lei! La odiavano!
Come se fosse una criminale, una pervertita! Aveva spiegato in lungo e in largo
di aver posato nuda soltanto una volta in tutta la sua vita, e solo perch
aveva un gran bisogno di soldi - Ero disperata. Cinquanta dollari! L'avreste fatto anche voi.
Quando le mostrammo il calendario non si riconobbe. Sembrava sincera. Sorrideva,
era tutta sudata. Sfogli il calendario cercando Miss Sogni d'Oro finch
uno di noi gliela indic, e lei rimase l a fissarla, in silenzio, e con un'improvvisa
espressione di panico. E poi fu come se fingesse di riconoscersi, di ricordare. Ma era chiaro che non ci riusciva.
Gi sentiva la mancanza di I. E. Shinn! Terrorizzata che non la volesse pi
come cliente. Non gli avevano permesso di accompagnarla allo Studio per la
riunione urgente nell'ufficio di Mr. Z. Lei sarebbe rimasta tutto il pomeriggio
rintanata l con quegli uomini furibondi e disgustati. Senza mai riuscire a
strappargli neppure un sorriso! Si era abituata a vedere gli uomini sganasciarsi
dalle risate anche alle sue battute pi sciocche. Marilyn Monroe si sarebbe
rivelata un formidabile talento comico. Ma non l. Non con quegli uomini.
C'era l'impenetrabile Mr. Z, che riusciva a stento a guardarla in faccia.
C'era il riccioluto Mr. S, che la fissava come se non avesse mai visto una donna
cos spregevole, cos abbietta, e che non riusciva a toglierle gli occhi di
dosso. C'era Mr. D, che era uno dei co-produttori di La tua bocca brucia, e
che aveva convocato Norma Jeane la sera dopo il suo incontro con W. C'era
il truce Mr. F, che era il responsabile delle pubbliche relazioni dello Studio ed
era visibilmente sconvolto. C'erano Mr. A e Mr. T, avvocati. Di tanto in tanto
si affacciava qualcun altro, sempre uomini. Nel suo stato di stordimento,
Norma Jeane non avrebbe ricordato granch, dopo. Mr. Shinn che sbraitava
al telefono! Altre voci, al telefono, che sbraitavano! E lei? Lei che fece? Lei
corse nel bagno del suo appartamento e frug nell'armadietto dei medicinali
e afferr una lametta da rasoio cos come Nell aveva afferrato una lametta da
rasoio, ma le dita tremavano, e la lametta le cadde di mano.
Cap di dover prendere qualcosa per superare quella crisi. Fu il suo primo
istinto, come in un altro momento della sua vita il suo primo istinto sarebbe
stato quello di pregare. Foto nuda. Marilyn Monroe. Svelata e senza veli. Hollywood
Tatler. Agenzie stampa. Studio fuori di s. Scandalo. Catholic Legion of
Decency, Christian Family Entertainment Guide. Minacce di sanzioni, di boicottaggio.
Trangugi precipitosamente due analgesici, le compresse di codeina
che il medico dello Studio le aveva prescritto contro i dolori mestruali e l'emicrania,
poi, vedendo che non avevano effetto immediato, fu presa dal panico e ne mand gi una terza.
Adesso riusciva a osservare come attraverso un telescopio la giovane bionda
circondata da quegli uomini furibondi. La giovane bionda sorrideva come sorriderebbe
chi si trovasse su una superficie inclinata e volesse mostrarsi ignaro
del rischio di scivolare. Dicendo a se stessa che la situazione era grave. In un
film dei fratelli Marx sarebbe stata una scena da farsa. Bionda svampita. Razza
di cagna patetica. Lo Studio intendeva smerciare il corpo della giovane bionda
soltanto alle proprie condizioni. Gi dabbasso s'era radunata una folla di giornalisti
e fotografi. Radio e televisioni. Erano stati informati che di l a poco
Marilyn Monroe e un portavoce dello Studio avrebbero rilasciato una dichiarazione
riguardo alla foto del calendario. Ma non era una cosa terribilmente ridicola?
Norma Jeane alz la voce. Mi sento come se fossi il Generale Ridgway
che tiene una conferenza stampa in Corea. Stiamo parlando di una stupidissima foto."
Quegli uomini continuavano a fissarla. A cominciare da Mr. Z, che non rivolgeva
la parola a Norma Jeane da quando era andata a vedere il suo aviario,
quasi cinque anni prima. Quant'era giovane allora! Poi Mr. Z era stato promosso,
era diventato il responsabile di tutte le produzioni dello Studio. Mr. Z,
che aveva sperato di distruggere la carriera di Marilyn Monroe per punirla di
essere una sgualdrina e di avergli macchiato di sangue il bel tappeto di pelliccia
bianca. Sempre che tutto ci sia successo davvero. Ma se non fosse successo, come
mai lo ricorderei cos chiaramente? Mai e poi mai Mr. Z avrebbe perdonato
Marilyn, bench fosse sotto contratto con lo Studio; mai e poi mai Mr. Z
avrebbe potuto fare a meno di Marilyn, perch non voleva lasciarla alla concorrenza.
Mr. Z era un padre infuriato, lei era una figlia pentita ma non per questo meno indisponente.
Norma Jeane era quasi in lacrime. Perch tutta questa importanza a una
semplice foto? Per giunta mia? Avete mai visto le foto dei campi di sterminio
nazisti? O quelle di Hiroshima e di Nagasaki? Cadaveri su cadaveri, accatastati
come tronchi d'albero. Cadaveri anche di bambini, di neonati. Norma Jeane
tremava. Quelle parole stavano turbandola pi del previsto. Parole fuori copione,
che la spingevano in mare aperto. Ecco per cosa bisognerebbe scandalizzarsi.
Ecco qualcosa di veramente osceno. Non una povera bionda svampita
che si fa fotografare nuda perch ha bisogno di soldi.
Che poi era la ragione per cui non potevamo fidarci di lei. Non era in grado di
seguire il copione. Da quella bocca poteva uscire qualsiasi cosa.
L'indomani mattina Norma Jeane si svegli credendo di sentir squillare il telefono
pur avendo lasciato la cornetta staccata. Poteva giurare di averlo sentito
squillare! Col cuore in gola e sperando che fosse Mr. Shinn che la chiamava
per perdonarla. Non avrebbe dovuto perdonarla anche lui, visto che lo Studio
l'aveva perdonata? Visto che lo Studio aveva deciso di non licenziarla? Alla
conferenza stampa, Norma Jeane aveva interpretato brillantemente la parte di
Marilyn Monroe. Dicendo ai giornalisti la pura e semplice verit. Nel
1949 ero povera, quei cinquanta dollari mi facevano gola, non ho mai posato
nuda n prima n dopo di allora, e adesso mi dispiace di averlo fatto, per non mi vergogno.
La mia educazione cristiana mi impone di non fare mai niente di cui potrei vergognarmi.
Vedendo che erano gi le dieci, Norma Jeane armeggi per rimettere a posto
la cornetta, e immediatamente il telefono squill, e Norma Jeane rispose al
primo squillo. P-pronto? Is-aac? Ma non era Shinn, era l'assistente di Mr.
Shinn, Betty (che Norma Jeane sospettava di essere una spia dell'FBI, ma lei
stessa non sapeva spiegarsi le ragioni di quel sospetto, vista l'assoluta devozione
di Betty al suo datore di lavoro) - Oh, Norma Jeane! Sei seduta? La voce
di Betty era stridula e tremante. Norma Jeane, sdraiata nuda nel suo letto che
sapeva di brutti sogni, stringeva con calma la cornetta pensando Mr. Shinn  morto. Il cuore. L'ho ucciso io.
Pi tardi quel mattino Norma Jeane trangugi il resto delle pillole di codeina,
una quindicina. Accompagnandole con lunghe sorsate di latte quasi rancido.
Nuda e tremante si distese sul pavimento della stanza per morire guardando
il soffitto ancora nell'ombra. Adesso non ci sar pi nessun figlio, l'abbiamo
perduto per sempre. Un figlio con una malformazione alla colonna vertebrale?
Un figlio con gli occhi belli e l'animo bello. Nel giro di pochi minuti vomit tutto, un liquame bilioso denso e colloso che tra i denti si sarebbe indurito come cemento nonostante il suo ossessivo sfregare con lo spazzolino, e sfregare e sfregare fino a farsi sanguinare le tenere gengive.
...
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...
Note.
11. Popolarissimo giornalista radiofonico americano noto anche per il modo particolarmente incalzante di leggere le notizie.
12. Serie televisiva di riduzioni teatrali molto popolare negli USA negli anni Cinquanta.
Fine note.
...
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IL SALVATAGGIO.
...
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...
Aprile 1953 quando i Gemelli entrarono nella vita di Norma Jeane. Se avessi
sentito il loro sguardo su di me, sarei stata pi forte.
Cose accadevano. E avrebbero continuato ad accadere. Un furgone carico di
tutti i luccicanti doni natalizi che lei non aveva mai ricevuto come ospite
dell'Orfanotrofio della Contea di Los Angeles giunse e rivers su di lei tutto il
proprio carico di meraviglie. Oh! - sta succedendo proprio a me? Cos' questo
prodigio che sta capitando proprio a me? Una vita gi introversa e triste
come le scale strimpellate su una spinetta da una bambina solitaria, adesso s'era
fatta estroversa e festosa come la colonna sonora di un musical eseguita a
volume cos alto da impedire di sentire le parole. Solo la musica. Il frastuono.
Mi fa paura, ecco - perch io non sono lei. Io non sono affatto Rose.
Cio, io non sono una sgualdrina. Io, un uomo come Joseph Cotten lo amerei
eccome! Durante la guerra l'hanno ferito nella mente. Forse anche nel corpo.
... come si dice... "impotente", no? Cio, in effetti non  chiaro se sia
impotente o no. C' questa scena dove io e lui... stiamo insieme. Rose lo sta
abbindolando, ma lui non lo sa; ride,  chiaro che  pazzo di lei. Ecco, io questa
scena devo recitarla senza troppi fronzoli; come Rose recita con lui. Cio...
lei recita, ma io devo interpretare lei come se lei non recitasse. Quello che 
certo  che io al posto suo avrei il terrore di prendere in giro un uomo cos...
cio, un uomo che non  proprio... un uomo. In quel senso.
Lo Studio (dopo che ebbi ciucciato ogni singolo cazzo di quegli stronzi seduti
intorno al tavolo) la perdon per lo scandalo della foto senza veli e le aument
lo stipendio portandolo a mille dollari la settimana pi le spese. Norma
Jeane si diede subito da fare per trasferire Gladys Mortensen a Lakewood, in
un ospedale psichiatrico privato, decisamente pi accogliente di quello di Norwalk.
Il suo nuovo agente (che aveva rilevato la I. E. Shinn Inc.) le aveva raccomandato
Tientelo per te, OK tesoro? Non c' nessun bisogno che in giro si
sappia che "Marilyn Monroe" ha pure una madre fuori di testa.
A Monterey, nell'albergo di lusso dove sono venuti per una gita fuori stagione.
La suite che d sul Pacifico e sulla scogliera. Macigni giganteschi come attacchi
di follia su e gi per il cervello. Tramonto abbacinante. Sicch V le dice:
Adesso sappiamo che effetto fa vedere l'inferno, quantomeno. Cio, quantomeno
vedere l'inferno. Norma Jeane, allegra e sarcastica come Marilyn, ironizza:
Be', pi che vedere direi sentire. V ride, sorseggiando il suo drink. Cos'
che borbotta? Norma Jeane non riesce a sentire bene - L'uno e l'altro.
I due innamorati sono venuti in questo albergo di lusso a Monterey per festeggiare
il nuovo contratto di Marilyn con lo Studio. Per festeggiare il suo status
di diva in Niagara, con tanto di nome prima del titolo. E soprattutto per festeggiare
l'affidamento dei figli ottenuto da V nell'accordo di divorzio. Ma anche
l'interpretazione di V in uno degli sceneggiati della Philco Playhouse(12), che
gli ha procurato ottime recensioni in tutto il paese. E V dice: Ehi,  soltanto televisione.
 inutile che mi fai tutti questi complimenti. Norma Jeane, con la
voce seria e gutturale di Marilyn, dice: Soltanto televisione? Guarda che la televisione
 il futuro! V rabbrividisce. Dio santo, spero proprio di no. Quella ridicola
cartolina in bianco e nero. Norma Jeane dice: Anche il cinema, all'inizio,
era una cartolina in bianco e nero. Aspetta e vedrai, tesoro mio. Manco
per sogno. Tesoro tuo non pu aspettare. Tesoro tuo non  pi cos giovane.
Norma Jeane si ribella: Cooosa? Ma tu sei giovane! Tu sei l'uomo pi giovane
che io conosca. V finisce il suo drink. Sorride nel bicchiere. La sua larga faccia
lentigginosa da ragazzino sembra di cartapesta. Sei tu, baby, che sei giovane. Per
quanto riguarda me, mi sa tanto che io la mia carriera l'ho bell'e avuta.
Sarebbero tornati a Hollywood, nelle rispettive case, la domenica mattina.
Quelle scene inventate. Improvvisate a posteriori. L'avrebbero perseguitata per tutto il resto della sua vita.
Nove anni e cinque mesi di quella vita.
E i minuti a ticchettar via, rapidi.
Non esisteva una clessidra in cui il tempo scorresse nella direzione opposta?
Einstein non aveva scoperto la possibilit che il tempo andasse al contrario, al semplice invertire un raggio di luce?
Perch no? Non dovrebbe essere poi cos difficile.
Einstein sognava a occhi aperti. Coi suoi esperimenti. Non molto diversamente
da un attore che improvvisasse - come faceva Norma Jeane, a posteriori.
Che poi era il motivo per cui Marilyn Monroe cominciava ad arrivare
sempre pi in ritardo agli appuntamenti. Non che Norma Jeane Baker si paralizzasse
nella timidezza, nel dubbio, nell'incertezza di fronte alla propria immagine
riflessa da questo o quell'altro specchio di disperazione e speranza; no,
a trattenerla erano quelle scene improvvisate.
Cio, se un regista ti dicesse OK, questa  buona ma comunque sar meglio
farne un'altra, tu la rifaresti, no? Ancora e ancora - tutte le volte che fosse necessario rifarla per renderla perfetta.
Quando invece non c' nessun regista, allora il tuo regista devi essere tu.
Non c' un copione che ti guidi? - allora il copione devi scrivertelo tu.
Sperando di capire, con questo sistema semplice e chiaro, il vero significato
di una scena che ti  sfuggito mentre la vivevi. Il vero significato di una vita che ti  sfuggita nella fitta nebbia del viverla.
In tutta questa ricerca esterna, dice Konstantin Stanislavskij, l'attore non deve
mai perdere la propria identit.
Non potrei mai essere una sgualdrina come Rose! Cio... io gli uomini li rispetto,
li ammiro. Io gli uomini li amo. Il loro modo di parlare, il fisico... l'odore.
Io vado pazza per gli uomini. Con quelle loro camicie bianche, quelle
con le maniche lunghe... hai presente?... quelle con i polsini e i gemelli? Mi
fanno impazzire. Io non sarei mai capace di prendere in giro un uomo. Specialmente
un reduce, come il marito di Rose! Un uomo mentalmente "disabile". Sarebbe
una perfidia, una cosa orrenda... Gi, credo di aver paura di quello che potrebbe pensare il pubblico. "Che sgualdrina quella Marilyn Monroe",
prima fa la baby-sitter psicopatica e adesso questa Rose che non soltanto tradisce
il marito ma per giunta vuole ucciderlo!Che schifo.
Quelle scene inventate, quelle improvvisazioni. Ben presto se ne sarebbe sentita
perseguitata, incapace di ricordarsi di un periodo in cui ne fosse stata libera.
 semplicissimo. Vuoi farla bene, tutto qua.
Meritare di vivere? Tu? Razza di cagna patetica. Sgualdrina. Non avrebbe
chiesto consigli a V. Non voleva mostrarsi cos debole. Eppure una risposta
doveva esserci: centrava forse Nell, in qualche modo? Nell e Gladys. Per via
della faccenda Gladys--Nell. Camuffata. Norma Jeane si era impadronita delle
mani di Gladys, senza pensare che Gladys si era impadronita di lei come un
demone si impadronisce di un corpo. (Sempre che si creda a questo genere di
superstizioni. Norma Jeane non ci credeva.) Guidando verso Norwalk quel
mattino era immedesimata in un'atmosfera di contagio. Si dice che gli ospedali pullulino di germi (invisibili) - e allora perch non anche gli ospedali psichiatrici?
Sarebbe molto peggio. Pi pericoloso. Letale. Norma Jeane stava leggendo
L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, pagine macchiate e sbiadite
dalla mistura chimica del parrucchiere. L'infanzia come fattore determinante
di ogni cosa. Ma allora gli altri germi? i virus? il cancro? il collasso cardiaco?
Quella l era roba reale.
Chiss, una volta sistemata a Lakewood, forse Gladys l'avrebbe perdonata.
A un ricevimento a Bel Air, sulla terrazza, nel parco tra i pavoni urlanti.
Un buio tale (solo fioca luce di candele) che le persone riuscivi a vederle solo
quando ti arrivavano davanti al naso. In particolare questa  una maschera di
gomma coi lineamenti di Robert Mitchum. Occhi socchiusi e sonnolenti, sorriso
all'ingi, sardonico. E la parlata sexy, come se foste entrambi a letto oppressi
da un primo piano soffocante.  che stanga, altro che quegli gnomi!
Norma Jeane  impietrita davanti a quest'idolo dello schermo, avvolta dal suo
alito tiepido di whiskey, e una volta tanto  contenta che V l'abbia lasciata sola.
Robert Mitchum! Faccia a faccia con lei. A Hollywood, Mitchum si  fatto
una reputazione che, se fosse un altro attore, gli costerebbe la sospensione del
contratto. Nessuno sa come sia riuscito a evitare le attenzioni dell'HUAC. Sopra
lo stridio forsennato dei pavoni ecco la conversazione che Norma Jeane
ascolter e riascolter all'infinito tra s e s, come un disco.
MITCHUM: Ehil, Norma Jeane. Non fare la timida, tesoro - io ti conosco da prima di Marilyn.
NORMA JEANE: Cosa?
MITCHUM: Molto tempo prima di Marilyn. Gi nella Valley.
norma JEANE: Lei  Robert M-Mitchum?
MITCHUM: Chiamami Bob, tesoro.
NORMA JEANE: Ha detto che mi conosceva?
MITCHUM: Ho detto che conoscevo Norma Jeane Glazer molto tempo prima
di Marilyn. Nel '44, '45. Vedi, tesoro, io lavoravo alla Lockheed, alla catena di montaggio, insieme a Bucky.
NORMA JEANE: B-Bucky? Lei conosceva Bucky?
MITCHUM: No, non conoscevo Bucky. Lavoravo con Bucky. Bucky non mi andava a genio.
NORMA JEANE: Non le andava a genio...? Perch?
MITCHUM: Perch una volta quel figlio di puttana port in fabbrica le foto della
sua bella mogliettina seminuda e le fece vedere ai colleghi facendo il gradasso,
e a me la cosa non piacque per niente e glielo dissi chiaro e tondo.
NORMA JEANE: Non riesco a capire.
MITCHUM:  successo un sacco di tempo fa. Immagino che adesso quella testa di cazzo sia fuori dal gioco. Sbaglio?
NORMA JEANE: Ma di che foto parla?
MITCHUM: Non farti fregare, Marilyn. Se quelli dello Studio ti rompono i
coglioni, tu fa' come Bob Mitchum: rompiglieli il doppio. E buona fortuna.
NORMA JEANE: Aspetti! Mr. Mitchum... Bob...
V la stava guardando. V che si avvicinava guardingo. V in camicia aperta, giacca
di lino chiaro con un solo bottone allacciato. V il ragazzone americano
spinto al limite della sopportazione dal nemico nazista, V che strappava una
baionetta dalle mani di un crucco e gliela affondava nelle viscere mentre il
pubblico americano lo acclamava come per una meta segnata al liceo. V afferr
per le spalle nude Norma Jeane e le chiese cosa le avesse detto Robert
Mitchum di tanto affascinante, visto che in pratica si era quasi tuffata tra le
braccia di quel bastardo, e Norma Jeane disse che Mitchum era stato amico
del suo ex marito. Tanto tempo fa. Sono cresciuti insieme, gi nella Valley.
Fu proprio a quel party, nella villa del megamilionario petroliere texano con la
benda sull'occhio e desideroso di investire nello Studio, nel suo giardino pieno
di animali esotici e di candele impalate su lunghe aste di ferro battuto, con
una madreperlacea luna di cartone issata sopra le palme e illuminata dall'interno
in maniera che gli invitati vedessero due lune nel cielo! - fu proprio a quel
party che, da una certa distanza, i Gemelli (venuti senza invito e a bordo di
una Rolls presa in prestito) adocchiarono Norma Jeane. Avevano visto
Mitchum ma non avevano sentito le sue parole. Avevano visto V e non avevano sentito.
Certe volte mi sento come se... come se la mia pelle non ci fosse. Come se mi
mancasse uno strato di pelle. Tutto pu farmi male. Come le scottature del sole.
Da quando  morto Mr. Shinn. Mi manca terribilmente. Era l'unico che
credesse in "Marilyn Monroe". I pezzi grossi dello Studio non ci credevano, questo
 certo. "Quella sgualdrinella," la chiamavano. Neanch'io ci ho mai creduto
granch. Di bionde ce n' talmente tante... Quando  morto Mr. Shinn avrei
voluto morire anch'io. Sono stata io a ucciderlo, gli ho spezzato il cuore. Ma sapevo
di dover continuare a vivere. "Marilyn" era una sua invenzione, cos diceva
Mr. Shinn - forse aveva ragione. Sapevo di dover continuare a vivere per
"Marilyn". Non che io sia religiosa, non esattamente. Cio, un tempo lo ero. Adesso
non lo so, adesso non so bene cosa sono. Secondo me nessuno conosce davvero
quello in cui crede; in realt la gente ne parla senza sapere, dicono quello che
credono di dover dire. Tipo quei giuramenti di fedelt alla nazione che ci costringono
a firmare. A che servono, mi chiedo io. Perch se uno  comunista,
quando gli fanno firmare il giuramento non ha nessun problema a mentire, no?
Per penso che ci sia... come una specie di obbligo. Una responsabilit. Come
in La macchina del tempo, quel romanzo di H. G. Wells. Dove il viaggiatore nel
Tempo viaggia nel futuro su questa macchina che non riesce a controllare perfettamente,
viaggia lontano nel futuro, e ha questa visione: il futuro  gi qui,
davanti a noi. Nelle stelle. Non parlo di superstizione, di roba tipo l'astrologia.
O la lettura della mano. Quando si cerca di predire il futuro vengono fuori
sempre delle tali sciocchezze! Se io potessi leggere nel futuro chiederei la cura
per il cancro, no? O per le malattie mentali. Cio, il futuro  davanti a noi come
una specie di autostrada, un'autostrada dove ancora nessuno  mai andato,
forse ancora neanche asfaltata. Restare vivi  un obbligo nei confronti di chi
viene dopo, nei confronti dei figli e dei figli dei figli. Per garantire che i figli
vengano al mondo. Non  cos? Secondo me  proprio cos. C' un sogno che
faccio spesso, un sogno dove c' una bambina...  un sogno bellissimo. Ma
non voglio parlarne, i sogni sono cose private. Per posso dire che mi piacerebbe
tanto se in quel sogno ci fosse almeno un indizio di chi  il padre!
Aprile 1953. Con Norma Jeane nascosta, rintanata in un bagno a piangere.
Fuori, musica al massimo e risate. Era cos umiliata! Offesa. Col petroliere
texano, che l'aveva toccata per vedere se era vera. Che insisteva per ballare il
boogie con lei. Non aveva il diritto. Non quel tipo di ballo. Se l'avesse vista V?
E l'impenetrabile Mr. Z e lo sbavante Mr. D che continuavano a fissarla. Io
non sono la puttana da affittare ai vostri finanziatori. Io sono un'attrice! In momenti
come quello, Norma Jeane aveva una terribile nostalgia di Mr. Shinn.
Perch V le voleva bene, certo, per non era poi cos convinta di piacergli sul
serio. Ecco la pura e semplice verit. E poi ultimamente sembrava invidioso di
lei, della sua carriera! V, che era stato famoso quando Norma Jeane era al liceo,
con quel suo faccione lentigginoso che riempiva lo schermo per la delizia del
pubblico. E forse non era neanche vero che le voleva bene. Forse a V piaceva soltanto scoparsela.
Ci vollero dieci minuti solo per riparare i danni al rimmel. Dieci minuti per
rientrare nel ruolo della bionda Marilyn centro-della-festa. Oh, appena in tempo!
Un'elegia per Mr. Shinn.
Nelle spelonche del cielo
Riposano gli spiriti dei morti.
Ma non  vero
 solo che... li vogliamo risorti!
La prima poesia scritta da chiss quanto tempo. E proprio una gran brutta poesia.
Talvolta a letto tra le braccia dell'uomo che teme di perdere. In testa i pensieri
saltano come pulci ammaestrate! Sospira, geme, ansima mentre gli passa le dita
tra i capelli ricci e ancora folti. Avviluppata felice come un'anguilla tra le sue
muscolose braccia piene di lentiggini. (C' una minuscola bandiera americana
tatuata sul bicipite sinistro. Oh, che voglia di baciarla!). E lui si volta su un
fianco e poi le sale addosso baciandola selvaggiamente penetrandola meglio
che pu sempre che l'erezione tenga (fiato sospeso speriam-speriam-speriamo!)
e facendo l'amore con movimenti scanditi ficcanti a pompa; verso la fine cambia
marcia e diventa praticamente un fremente-vibrante-gemente tutt'uno,
ogni uomo ha un suo particolare modo di far l'amore, mentre da te donna si
pretende che ciucci sempre allo stesso modo, cazzi magri o grassi, cazzi lunghi
o corti, cazzi lisci o scabri di vene nodose, pallidi cazzi color sugna o sanguigni
cazzi rosso-salsiccia, cazzi freschi di sapone o cazzi screziati di muco, cazzi tiepidi
o cazzi roventi, cazzi lisci o cazzi rugosi, cazzi giovani o cazzi decrepiti,
sempre lo stesso cazzo, roba da vomitare. Quando Norma Jeane ama un uomo
come ama V si produce in un'interpretazione da Oscar. Davvero, con V ha
sempre avuto grosse difficolt a provare sensazioni fisiche genuine. Cos come
aveva grosse difficolt a provare sensazioni di qualsiasi tipo con tutto quel gran
sbuffare e rantolare di Bucky Glazer che la montava giddap cavallino! e poi le
veniva sulla pancia come uno starnuto schifoso, sempre che ricordasse di sfilarsi
in tempo. Che gran voglia di soddisfare V! Quasi gi sapendo, come riveleranno
Screen Romance, PhotoLife e Modern Screen nei loro reportage
sui divi del cinema, che a contare  soltanto l'amore, l'amore vero, non la carriera.
Be', Norma Jeane questo gi lo sa.  semplice buon senso. Con V Norma
Jeane simula nella propria mente quello che potrebbe essere il piacere sessuale;
una lenta e poi sempre pi animata ascesa verso l'orgasmo; ricordando
quei languidi momenti con Cass Chaplin, momenti di piacere talmente assoluto
e ottenebrante da impedir loro di capire se fosse notte o giorno, mattino
o tardo pomeriggio, Cass che non portava mai orologio e che in casa girava
quasi sempre nudo, imprevedibile come una creatura selvaggia, e quando facevano
l'amore i loro corpi si incollavano l'uno all'altro dappertutto, persino le
ciglia, le unghie delle mani e dei piedi! Ma Norma Jeane ama V pi di quanto
abbia mai amato Cass. Ne  certa. V  un vero uomo, un americano adulto e
onesto. V  stato un marito. E poich V  un uomo orgoglioso come tutti gli
uomini che Norma Jeane ha conosciuto, Norma Jeane vuole farlo sentire il Re
del Mondo. Vuole fargli sentire che lei sente qualcosa di speciale. Davanti
a quei pochi film pornografici che ha visto, Norma Jeane ha sempre provato un
certo disagio pensando che quelle donne avrebbero potuto quantomeno sforzarsi di dar l'idea di sentire qualcosa.
Talvolta le capita di provare un vero orgasmo. O qualcosa al centro del ventre.
Uno stridere e dimenarsi di sensazioni che rapidamente si acuiscono in
uno stato di smarrimento e di turbamento, e poi all'improvviso pi niente, come
una luce spenta di colpo.  quello l'orgasmo? Pi o meno, non ricorda bene.
Nondimeno mormorando: Oh tesoro, ti amo. Ti amo ti amo ti amo. E
questo  vero! Rapita a pensare che una volta, quando ancora era una
moglie-ragazza, aveva afferrato la mano del marito in un cinema di Mission Hills
guardando proprio quest'uomo, il suo uomo di adesso, nei panni di un giovanissimo
pilota in The Young Acer. paracadutato gi verso il suolo in un inferno
di fumo e fuoco nemico e musica quasi insostenibilmente carica di tensione, e
come poteva prevedere Norma Jeane che un giorno avrebbe fatto l'amore proprio con lui, incredibile!
Ovviamente non credo che sia lo stesso uomo. Non lo  mai.
Dietro le potenti luci dei riflettori che rastrellano il parco, e strategicamente
nascosto nell'ombra, il Tiratore Scelto. Vigile come una lucertola acquattata
sul muro di un giardino, in muta da sub color notte. Se ne discute persino fra
gli addetti: in California opera un singolo Tiratore Scelto o un certo numero
di Tiratori Scelti? Avrebbe pi senso (buon senso!) se ce ne fosse pi d'uno,
ciascuno assegnato a specifiche aree degli Stati Uniti, magari con una maggior
concentrazione nelle zone critiche, quelle ad alta densit di ebrei - tipo New
York City, Chicago, L. A., Hollywood. Grazie al sensibilissimo cannocchiale del
suo potente fucile, il Tiratore Scelto scruta con calma gli ospiti del petroliere
megamilionario.  una fase acerba e innocua di sorveglianza. In mezzo a tanta
ilarit egli non riesce a cogliere le loro parole, neppure quelle urlate. Possibile
che il Tiratore Scelto indugi un poco, vedendo in mezzo alle altre facce quelle
quasi familiari dei divi? Vedendo la faccia di un divo c' sempre come un
trasalimento, una fitta di delusione, come per un desiderio troppo presto esaudito.
Per, quante belle facce! E facce di uomini potenti, folte sopracciglia
ispide e arruffate, crani ipertrofici e tondi come bocce da bowling, occhi lustri
da insetto. Cravattini neri, smoking. Camicie inamidate, sparati ricamati.
Gente elegante e potente. Ma il Tiratore Scelto, consumato professionista qual
, non si fa incantare n dalla bellezza n dal potere. Il Tiratore Scelto  al servizio
degli Stati Uniti, e al di l degli Stati Uniti  al servizio della Giustizia,
della Morale, della Pubblica Decenza. Si potrebbe quasi dire al servizio di Dio.
La notte  fragrante e ventilata,  la vigilia della Domenica delle Palme, la
domenica prima di Pasqua. Davanti al castello in stile normanno, nella tenuta
che il petroliere megamilionario possiede sulle colline di Bel Air. Norma Jeane
sta pensando Che ci faccio io qui, in mezzo a questi sconosciuti? ma nel contempo
pensa Un giorno abiter in una casa come questa, giuro!  a disagio, si sente
osservata. Sguardi si spostano su Marilyn Monroe come falene attratte dalla
luce. Lei indossa un abito corto rosso fuoco che mette in mostra un bel po' di
seno e le fascia i fianchi e la vita snella. Una bambola scolpita, eppure si muove.
 briosa, e sorridente, e chiaramente entusiasta di trovarsi in cos bella e
prestigiosa compagnia! E quei suoi capelli come zucchero filato. E quegli occhi
blu traslucidi. Il Tiratore Scelto sta chiedendosi se non l'abbia gi vista da
qualche parte - quella bionda succulenta non  forse la stessa che ha firmato
una petizione in difesa di comunisti e simpatizzanti comunisti, in difesa di traditori
della risma di Charlie Chaplin e Paul Robeson (quest'ultimo per giunta
negro oltre che traditore, e pure snob, come se non bastasse)? Il suo nome
 schedato - pu avere tutti gli pseudonimi che vuole, lo Stato sapr sempre come
risalire a lei. Lo Stato la conosce. Il Tiratore Scelto indugia su Marilyn Monroe, scrutandola col suo cannocchiale.
Il male pu assumere qualsiasi fisionomia. Persino quella di un bambino. La
forza del male nel Ventesimo secolo. Va identificato e debellato come ogni altra fonte di contagio.
E accanto all'attricetta semisconosciuta Marilyn Monroe ecco comparire
V, l'attore famoso, il patriota ed eroe di guerra di The Young Aces e di Victory
Over Tokyo, film che hanno elettrizzato l'adolescenza del Tiratore Scelto. Quei due fanno coppia?
Se fossi una sgualdrina come Rose vorrei tutti questi uomini. O no?
In parte il ricevimento era per festeggiare gli Eroi di Hollywood.
Norma Jeane non lo sapeva. Non sapeva che ci sarebbero stati Mr. Z,
Mr. D, Mr. S, e altri. A sorriderle con ghigni da iena.
Gli Eroi di Hollywood: i patrioti che avevano salvato gli studios dalla collera
degli americani perbene e dalla rovina finanziaria.
Testimoni amici presentatisi spontaneamente davanti all'HUAC, virtuosamente
ansiosi di denunciare comunisti e simpatizzanti comunisti nonch
piantagrane in seno ai sindacati. Se Hollywood rischiava di finire in mano ai
sindacati la colpa era tutta dei comunisti. Ecco l'affascinante prim'attore Robert
Taylor. Ecco l'elegante Adolphe Menjou. Ecco il ciarliero e sempre sorridente
Ronald Reagan. E il brutto-che-piace Humphrey Bogart, inizialmente
contrario all'attivit del Comitato e poi improvvisamente ricredutosi.
Perch? Perch come tutti noi anche Bogie sa cosa gli conviene. Per un vero patriota,
denunciare gli amici  la cosa pi nobile. A denunciare i nemici son buoni tutti.
Norma Jeane rabbrivid. Sussurr a V: Vorrei andare via. Qui c' gente che mi fa paura.
Paura? E perch mai? Ti senti minacciata dal tuo passato?
Norma Jeane rise e abbracci V. Gli uomini, che burloni!
T-te l'ho detto, tesoro: io non ho nessun passato. "Marilyn"  nata ieri.
Che versi! Come urla di bambini presi a baionettate.
Erano splendidi pavoni verde-blu, che avanzavano muovendo la testa a scatti.
Gli invitati li guardavano ammirati, e ridevano. Battevano le mani per impaurirli.
A Norma Jeane pareva proprio un peccato che quei pavoni anzich
far la ruota ostentando la splendida coda se la trascinassero dietro come uno
strofinaccio.  un po' come se per loro fosse un peso, vero? Tutta quella roba
cos bella e cos pesante da portare in giro. Per tutta la sera Norma Jeane si
era udita pronunciare solo parole sciocche e banali, per mancanza di un copione
adeguato. Quando le venivano in mente singole parole tipo estasi,
commiato, altare, non riusciva a dirle, perch cosa mai potevano significare nel
contesto di quel ricevimento, nel giardino delle meraviglie del petroliere multimilionario?
Norma Jeane non ne aveva idea. E in quel baccano V l'avrebbe udita a stento.
Stavano passeggiando lungo un sentiero sinuoso che costeggiava un ruscello
artificiale. Sull'altra sponda del ruscello c'erano altri pavoni, e insieme ai pavoni
c'erano degli aggraziati uccelli dal piumaggio rosa - Fenicotteri? Norma
Jeane non aveva mai visto dei fenicotteri da vicino. Che uccelli stupendi! Sono
vivi, vero? Il petroliere megamilionario era noto per essere un collezionista
di animali esotici. Ai lati del cancello all'ingresso del parco c'erano due elefanti
imbalsamati, con tanto di zanne d'avorio ricurve. Occhi che parevano catarifrangenti.
Sembravano vivi! Sui tetti del castello c'erano decine di avvoltoi imbalsamati,
schiere di avvoltoi simili a sinistri ombrelli chiusi. In una gabbia accanto
al ruscello c'era un puma sudamericano, e dentro una gabbia pi grande
scorrazzavano scimmie e svolazzavano pappagalli. Alcuni invitati stavano ammirando
un gigantesco boa constrictor chiuso in un contenitore di vetro, simile
a una banana lunga e grassa. Norma Jeane strill - Oddio! Ecco qualcuno da cui non vorrei essere abbracciata!
Era un'imbeccata, un'imbeccata affinch V cingesse la vita di Norma Jeane
in un abbraccio da boa constrictor. Ma V, impalato davanti all'enorme serpente, non colse l'imbeccata.
Ehi, cos' quello? - che strana specie di maiale!
V strizz gli occhi per leggere il cartellino incassato nel tronco di una palma.
 un tapiro.
Un cosa?
Un tapiro. "Mammifero ungulato dell'America tropicale".
Mammifero cosa?
Ungulato.
Dio santo! E cosa ci fa un mammifero ungulato qui?
La bionda Norma Jeane parlava enfaticamente per nascondere l'ansia che la
stava divorando.
C'era qualcuno che la spiava? Occhi nascosti la scrutavano? Da dietro gli
instancabili riflettori che rastrellavano la folla? Il bel volto di V sembrava stinto,
una maschera di pergamena vizza. I suoi occhi erano ridotti a mere orbite.
Che senso aveva rimanere l? Una goccia di sudore, gravida di borotalco, scese
incerta verso il bel seno di Norma Jeane stretto dall'abito rosso.
Un copione ce sempre. Ma non sempre ti  noto.
Alla fine avanzarono verso di lei.
Lei se l'aspettava, e cap.
Come iene che l'accerchiassero. Ghignando.
George Raft! Voce bassa e suadente. Sal-ve, "Marilyn".
L'impenetrabile Mr. Z, responsabile delle produzioni dello Studio. "Marilyn", sal-ve.
Mr. S e Mr. D e Mr. T. E altri che Norma Jeane non era in grado di riconoscere.
E il petroliere megamilionario, che era uno dei principali finanziatori di
Niagara. Facce grandguignolesche spruzzate d'ombra come in un vecchio film
muto dell'Espressionismo tedesco. E V, che a breve distanza guardava quegli
uomini toccare Norma Jeane, carezzare con quelle loro dita simili a salsicciotti
le sue spalle nude, le sue braccia nude, il seno, i fianchi, il ventre, chinarsi su
di lei e ridere piano tutti insieme, ammiccando in direzione di V. Noi questa
qui ce la siamo fatta. Questa qui ce la siamo fatta tutti quanti. Quando Norma
Jeane riusc a liberarsi e si volt verso di lui, V era scomparso.
Gli corse dietro. Avevano deciso di andarsene; non era ancora mezzanotte.
Aspetta! Ti prego... Nel panico, aveva dimenticato il suo nome. Lo raggiunse,
lo afferr per un braccio; lui si divincol, imprecando. Forse, mentre si allontanava,
le disse Ciao!, o Addio! Norma Jeane lo implor - Non... non
sono stata con nessuno di loro. Davvero. Le si ruppe la voce. Che pessima attrice!
Daccapo scie di lacrime e rimmel lungo le guance. Che compito ingrato
essere bella e donna! All'improvviso Norma Jeane sent qualcuno prenderla per
mano, e si volt atterrita, e vide... Cass Chaplin? Sent qualcuno afferrarle
l'altra mano, dita forti che si intrecciavano alle sue, e si volt, e vide... Eddy
G, l'amante di Cass? I due bei giovani vestiti di nero erano accorsi agilmente e
senza rumore come due puma, avvicinandosi a Norma Jeane mentre lei si
dondolava sui tacchi alti dando le spalle agli invitati, oltraggiata e umiliata.
Con la sua morbida voce da ragazzo, Cass le sussurr all'orecchio: Norma, tu non devi stare con chi non ti ama. Vieni via con noi.
...
.
...
QUELLA NOTTE....
...
.
...
Quella notte, la prima delle loro notti!
Quella notte, la prima notte della nuova vita di Norma Jeane!
Quella notte, nella Rolls nera imprestata, gi verso l'oceano, sopra Santa
Monica. L'immensa spiaggia bianca spazzata dal vento, deserta a quell'ora.
Una vivida luna di madreperla, sbuffi di nuvole sparsi nel cielo. Gridando!
Cantando! Era troppo freddo per spogliarsi e tuffarsi, troppo freddo anche per
passeggiare scalzi sulla spiaggia, e invece eccoli l a correre sulla battigia ridendo
e strillando come bambini impazziti, cingendosi l'un l'altro la vita con un
braccio. Com'erano goffi, eppure com'erano aggraziati, tre splendidi ragazzi
nello sbocciare della loro giovinezza inquieta, due maschi in nero e una femmina
in rosso - tutt'e tre innamorati? In tre ci si pu innamorare fatalmente
come ci si innamora in due? Norma Jeane scalci via le scarpe e corse fino a lacerarsi
le calze, e poi corse ancora, afferrandosi agli uomini, spingendoli via
perch volevano fermarsi e baciarsi e non solo baciarsi, erano eccitati, infervorati
come giovani bestie piene di salute, e Norma Jeane li prendeva in giro, gli
sfuggiva correndo pi veloce che poteva, scalza, che spettacolo quella giovane
bionda che rideva e strillava in un delirio di felicit. Aveva dimenticato il ricevimento
a Bel Air. Aveva dimenticato V che si allontanava da lei, che si allontanava
dalla sua vita dandole per l'ultima volta le spalle, quelle sue spalle larghe
e squadrate. Aveva dimenticato il suo atroce giudizio di una frazione di secondo
Non hai mai meritato di vivere, questa  la dimostrazione.
Eccitata com'era avrebbe anche potuto illudersi che quei due principi fossero
venuti a salvarla all'orfanotrofio, a liberarla da quel luogo di prigionia dove
crudeli genitori putativi l'avevano condotta e abbandonata. Quasi irriconoscibili,
anche se ovviamente li riconosceva eccome: Cass Chaplin ed Eddy G. Robinson
jr., disprezzati figli di padri famosi, principi reietti. Senza soldi, eppure
sempre elegantemente vestiti. Senza casa, eppure sempre sontuosamente alloggiati.
Di loro si diceva che bevessero troppo e che prendessero droghe, ma a
guardarli erano due perfetti esemplari di giovane virilit americana. Cass Chaplin,
Eddy G le volevano bene! Erano venuti per lei! Per lei che gli altri uomini
disprezzavano e usavano e gettavano via come un fazzoletto di carta. Stando
alla loro dichiarata e mille volte ripetuta versione di quella serata, si erano imbucati
al ricevimento col solo scopo di incontrare lei e portarla via.
Ancora non potevo saperlo, ma quei due avrebbero reso possibile la mia vita.
Avrebbero reso possibile Rose, e altro dopo Rose.
Uno dei due la afferr e la distese sulla sabbia, che era fitta e compatta come
terra. Norma Jeane rideva e si dibatteva, l'abito rosso ridotto in brandelli,
il reggicalze e le mutandine stropicciati e attorcigliati. Col vento nei capelli,
col vento che le faceva lacrimare gli occhi fino a offuscarle quasi del tutto la vista.
Cass Chaplin cominci a baciarla sulle labbra incredule, dapprima delicatamente
e poi con foga sempre maggiore, con la lingua, come non la baciava
da tempo. Norma Jeane lo strinse disperatamente a s serrandogli la testa tra le
braccia mentre Eddy G in ginocchio accanto a loro le afferrava le mutandine e
armeggiava con gesti convulsi e finalmente riusciva a strappargliele. Eddy G la
carezz con dita sapienti, e poi con lingua sapiente le lamb l'interno delle cosce,
sfregando e raspando e ficcando con la cadenza del pulsare di un cuore gigantesco
tra le gambe di Norma Jeane incrociate dietro la testa e le spalle di
lui, Norma Jeane stava cominciando a sbalzare coi fianchi, stava cominciando
a venire, sicch Eddy, lesto e spigliato come se quella manovra l'avesse sperimentata
chiss quante volte, cambi posizione per accovacciarsi sopra il bacino
di lei cos come nello stesso istante Cass stava accovacciandosi sopra la testa
di lei, e all'unisono i due la penetrarono, il pene smilzo di Cass le penetr la
bocca, quello ben pi grosso di Eddy la vagina, entrambi pompando dentro di
lei vigorosamente e instancabilmente finch Norma Jeane cominci a strillare
come mai aveva strillato nella sua vita, quasi ne andasse della sua vita - stringendo
a s i due amanti in un parossismo di emozione le cui dolorose tracce le
avrebbero poi mostrato ridendo: Cass graffi lunghi un palmo sulle natiche, e
lividi. Eddy, in una buffa parodia dell'andatura di un culturista, esibendosi in
una sfilata nuda e indicando anche lui lividi e graffi sulle cosce e sulle natiche.
Allora, Norma Jeane, stavi aspettando noi?
Allora, Norma Jeane, avevi fame di noi?
S.
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ROSE 1953.
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1.
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Ero nata per interpretare Rose. Ero nata Rose.
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2.
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Stagione di nuovi inizi. Adesso era Rose Loomis in Niagara, il pi chiacchierato
film in produzione allo Studio; e adesso era Norma, la ragazza di Cass Chaplin ed Eddy G.
Adesso era tutto possibile!
E Gladys in clinica privata. Per non so se ho fatto bene. Non sono sicura di volerle bene. Oh, se le voglio bene!
A svegliarla dal suo letargo era stata una specie di fremito della crosta terrestre.
La fragile crosta della terra nella California del sud. Non si era mai sentita
cos viva. Non dai bei tempi del liceo di Van Nuys, quando era il fenomeno
della squadra femminile di atletica e sfrecciava sulla pista incontro agli applausi
e all'orgoglio e alle medaglie. Per sentirmi voluta. Per sentire che qualcuno mi
vuole. Quando non era insieme a Cass ed Eddy G, Norma Jeane fantasticava
di Cass ed Eddy G; quando non stava facendo l'amore con Cass ed Eddy G,
Norma Jeane tornava con la mente all'ultima volta che l'avevano fatto, cio
magari poche ore prima, col corpo ancora soffuso dell'afrore e dello stupore del piacere sessuale. Come un elettroshock.
Certe volte Cass Chaplin ed Eddy G passavano allo Studio per far visita a
Norma Jeane sul set. Portando a Rose una rosa rossa col gambo lungo. Se
Norma Jeane aveva una pausa, e se le circostanze lo consentivano, i tre si appartavano
nel suo camerino per trascorrere insieme un po' di tempo in intimit.
( anche se non sempre le circostanze erano ideali, che differenza faceva?)
Con quella specie di sguardo offuscato, come se avesse appena finito di scopare.
E addosso un odore inconfondibile. Ecco com'era Rose!
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3.
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Una tale energia, adesso che V era uscito dalla sua vita.
Adesso che una crudele falsa speranza era uscita dalla sua vita.
Voglio solo sapere cos' reale. Cos' vero. Non accetter mai pi bugie, mai pi.
Il momento non era opportuno, per era sintomatico della sua vita cos come
la sua vita stava diventando, sempre pi accelerata e involuta, appuntamenti
e telefonate e interviste e riunioni, e spesso Marilyn Monroe non si
presentava oppure si presentava con ore di ritardo, contrita e senza fiato; tuttavia,
la settimana prima di cominciare le riprese di Niagara, Norma Jeane si lasci
convincere a traslocare in un nuovo appartamento, leggermente pi spazioso
e pi ventilato di quello vecchio, in un bel palazzo in stile mediterraneo
nei pressi del Beverly Boulevard. Un notevole passaggio di livello rispetto al
quartiere precedente. In realt Norma Jeane non poteva permettersi un appartamento
pi costoso (ma dove andava a finire tutto il suo stipendio? C'erano
settimane in cui le toccava consegnare in ritardo persino l'assegno per la clinica
della madre), e i soldi per la caparra e per i nuovi mobili avrebbe dovuto
farseli prestare, e tuttavia decise di traslocare, su insistenza dei suoi ragazzi.
Eddy G aveva detto: "Marilyn" diventer una star. "Marilyn" merita di abitare
in un posto migliore di questo. Cass aveva annusato l'aria facendo una smorfia
di disgusto. Sai di cosa puzza quest'appartamento? Di sesso squallido. Sesso
squallido e lenzuola tristi. Quando lui ed Eddy G si fermavano a dormire
nel vecchio appartamento di Norma Jeane, tutti e tre accoccolati come cuccioli nel suo vecchio letto di ottone comprato all'emporio dell'Esercito della Salvezza,
insistevano affinch Norma Jeane aprisse tutte le finestre per far entrare
un po' d'aria fresca, e rifiutavano di chiudere le tende. Che la gente li guardasse
pure, cosa c'era di male? Sia Cass sia Eddy G avevano iniziato a recitare sin
da bambini, quindi erano abituati a farsi guardare e non si curavano di chi li
stesse guardando. Poi, da adolescenti, avevano lavorato in un paio di film pornografici,
e se ne vantavano. Per il piacere di farlo, diceva Cass, non certo
per i soldi. Ed Eddy G, strizzando l'occhio a Norma Jeane: A me i soldi non
facevano schifo. Non mi hanno mai fatto schifo. Norma Jeane non sapeva
cosa pensare di quei racconti. I due ragazzi erano dei bugiardi patentati, tuttavia
la maggior parte delle loro bugie era condita di verit, come un dolce pu
essere condito di cianuro; ti sfidavano a non credergli e al tempo stesso ti sfidavano
a credergli. (E che storie raccontavano dei loro famosi/famigerati padri!
Come fratelli rivali, Cass Chaplin ed Eddy G. Robinson jr. facevano a gara
per scioccare Norma Jeane: chi era pi mostruoso, il triste Vagabondo o il
duro Piccolo Cesare?) Fatto sta che nell'appartamento di Norma Jeane quei
due bei ragazzi giravano nudi, nudi e innocenti e indifferenti come bambini
viziati. Cass sosteneva di farlo per principio: Il corpo umano  fatto per essere
visto, ammirato e desiderato, non per essere nascosto come una piaga purulenta.
Eddy G, il pi vanitoso dei due, in quanto pi giovane e meno maturo,
ribatteva: Be', in effetti di corpi che andrebbero nascosti come piaghe purulente
ce ne sono parecchi. Ma non certo il tuo, Cassie, n il mio; e sicuramente
non quello della nostra Norma.
Era come l'Amica Magica di Norma Jeane, l'Amica Magica della sua infanzia.
Il segreto di Norma Jeane: l'Amica Magica nello Specchio, che era molto
pi bella quand'era nuda.
Una sera Norma Jeane parl a Cass e a Eddy G della sua Amica Magica.
Eddy G rise e disse: Proprio come me! Avevo riempito il bagno di specchi, ne
avevo messo uno persino davanti al cesso. Qualunque cosa facessi davanti allo
specchio, sentivo scrosciare gli applausi. E Cass: Invece a casa nostra l'unica
cosa magica era mio padre "Chaplin". Ma era una magia che teneva tutta per
s, la scaricava come un fulmine e la riassorbiva come un parafulmine. Per noi
non restava mai niente.
Il nuovo appartamento di Norma Jeane era all'ottavo piano dello stabile.
Dov'era improbabile che qualcuno li vedesse. Ma quando Norma Jeane andava
a passare la notte con Cass ed Eddy G in qualche altro posto, in una delle
loro case imprestate, chi poteva essere sicuro che l fuori non ci fosse qualcuno
a spiarli? Norma Jeane si sentiva completamente sicura solo se erano case nascoste
nel verde, o cintate di mura. I suoi ragazzi la prendevano in giro accusandola
di essere pudibonda - Proprio tu, "Miss Sogni d'Oro"! Norma Jeane
si ribellava. Non si tratta di pudore, ho semplicemente paura che qualcuno ci
possa fotografare. Finch si limitano a guardare, per me non c' nessun problema."
Gli occhi e le orecchie del mondo. Un giorno saranno il tuo unico rifugio, ma non ancora.
...
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4.
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Pi o meno in quel periodo, Norma Jeane compr una macchina: una Cadillac
decappottabile del 1951, color verde chiaro e con un enorme radiatore cromato e
fanali a pinna. Pneumatici con fascia bianca, due metri di antenna, sedili anteriori
e posteriori in vera pelle di cavallino. Gliela vendette un amico di un amico di
Eddy G per settecento dollari, un vero affare. Eppure quella macchina, parcheggiata
sotto casa come un incubo di vetro e cromature, come un cocktail tropicale
mutante, Norma Jeane la guardava con il gelido sguardo da esperto di Warren
Pirig. Come mai solo settecento dollari? Eddy G rispose: Come mai? Perch il
mio amico Beau  un estimatore di "Marilyn Monroe" sin da quando non era ancora
"Marilyn Monroe". Si  preso una brutta cotta per te con Giungla d'asfalto,
ma ti aveva gi notata da un pezzo, quando eri "Miss Articoli di Carta" o qualcosa
del genere - possibile? Dice che avevi un costume di carta e le scarpe coi tacchi alti,
e che a un certo punto il costume prese fuoco. Te lo ricordi? Norma Jeane se
lo ricordava eccome, e rise; ma insistette con le domande. (Certe volte era cos
cocciuta! Una specie di cocciutaggine da popolana, sembrava uscita dritta dritta
da Furore.) Dove si trova in questo momento il tuo amico Beau? Perch non
posso parlarci? Eddy G scroll le spalle e disse, con incantevole evasivit: dov'
Beau? In questo momento? Sar andato a rintanarsi da qualche parte dove l'essere
sprovvisti di quattro ruote non costituisca imbarazzo sociale.
Norma Jeane aveva altre domande, ma Eddy G le tapp la bocca premendovi
con forza la propria. Erano soli nel nuovo e quasi spoglio appartamento
di Norma Jeane. Era raro che Norma Jeane si trovasse a tu per tu con solo uno
dei suoi due amanti. Raro anche semplicemente vedere Eddy G senza Cass, o
Cass senza Eddy G. In quelle occasioni l'assenza dell'altro era palpabile come
una presenza - forse ancor di pi, perch Norma Jeane, a disagio, continuava
ad aspettarsi che l'assente entrasse nella stanza. Era come udire dei passi salire
una scala... e non arrivare mai in cima. Era come udire quel leggero scatto che
talvolta precede lo squillo del telefono, ma senza poi udire lo squillo del telefono.
Eddy G afferr per la vita Norma Jeane e la strinse in un abbraccio cos
soffocante da impedirle quasi di respirare. La lingua di Eddy G nella bocca di
Norma Jeane, a zittire la lingua impertinente di Norma Jeane.
Non era giusto far l'amore senza Cass, no? - come potevano anche solo toccarsi tra loro senza Cass?
Eddy G sembrava arrabbiato. Una tale energia in quella rabbia! Eddy G,
che aveva rovinato la propria carriera d'attore ridicolizzando le battute da recitare
durante i provini, e le rare volte che lo scritturavano arrivando sul set tardi
o sbronzo, oppure arrivandoci tardi e sbronzo, oppure non arrivando affatto
- Eddy G che si avventava su Norma Jeane come un angelo vendicatore. Luminosi
occhi castani e scuri capelli ondulati, e quel pallore intenso che tanto le
piaceva. Eddy G distese agilmente Norma Jeane sul pavimento di legno duro,
incurante della scomodit, c'era una urgenza canina nella sua foga di copulare,
e di copulare all'istante; le spalanc le ginocchia e le cosce e la penetr, e Norma
Jeane sent una fitta di vergogna, di sdegno, di rammarico, perch era Cass
che lei amava, era Cass Chaplin che voleva sposare, era Cass Chaplin che era
destinato a essere il padre dei suoi figli; s, per amava anche Eddy G, Eddy G
alto quasi un metro e novanta eppure tarchiato come il suo famoso padre, e
muscoloso, e con quella sua faccia pallida da ragazzino, quasi femminea, e le
labbra carnose, imbronciate, fatte per succhiare. Senza sapere ci che faceva,
Norma Jeane si strinse disperatamente a Eddy G. Braccia, gambe, tenere cosce
infiammate. Infiammate per tutto quel gran fare l'amore. Affamata d'amore e
di fare l'amore. E di colpo, come un pallone tiepido e morbido, la sensazione
dentro di s di aprirsi e aprirsi sempre pi, stupefacente per lei che si sentiva
sempre cos stretta dentro, groviglio inestricabile di pensieri sviati, di pensieri
inesprimibili, l al centro del ventre in quei luoghi segreti per i quali parole lecite
come vagina e utero erano inadeguate, e parole illecite come fica avevano il
valore da barzelletta coniato dal nemico. Il pallone si dilatava sempre pi. La
spina dorsale di Norma Jeane era un arco, che si fletteva, che si fletteva sempre
pi. Dimenandosi sul pavimento di legno, la testa che si voltava da una parte all'altra, gli occhi ciechi.
Ecco cosa piace a Rose. A Rose piace scopare e farsi scopare. Sempre che l'uomo sappia come.
Norma Jeane grid e avrebbe tranciato coi denti un pezzo del labbro inferiore
di Eddy G se lo scaltro Eddy G, sentendole contrarre i muscoli, sapendo
che stava per venire e quanto possenti fossero gli orgasmi di quella ragazza famelica,
non avesse drizzato di colpo la testa per non farsi ghermire dai denti di lei.
Era tutt'altro che una scopata perfetta. In pratica credo che non abbia mai imparato
a scopare. N, se  per questo, a fare pompini: era come scoparle la bocca,
che era una gran bella bocca, sicch scopargliela non era affatto male, per era come
una cosa che facevi per te stesso, tipo masturbarti. Il che  decisamente strano se
consideriamo chi era, o meglio chi sarebbe diventata: il sex-symbol numero uno del
Ventesimo secolo! In giro si diceva che il massimo che faceva fosse di starsene l impalata
a farsi scopare, tipo cadavere, con le mani incrociate sul petto. Ma con Cass
e me era esattamente il contrario; era talmente eccitata, talmente stravolta, che era
impossibile riuscire a prendere un minimo di ritmo. Diceva che da piccola non si
era mai masturbata (glielo insegnammo noi!) sicch forse era per questo, aveva
quel corpo stupendo e si beava ad ammirarlo nello specchio - ma quel corpo non
era esattamente lei, e lei non aveva la minima idea di come farlo funzionare. Pazzesco!
Gli orgasmi di Norma Jeane erano come quando scoppia un incendio in un
cinema - tutta quella gente che urla e corre, e tutti insieme si avventano contro le
porte cercando disperatamente di aprirle. ,
Quando, un'ora dopo, sempre sdraiati sul pavimento, vennero strappati al
loro sonno intontito da un paio di scherzosi calci di Cass, qualunque cosa
Norma Jeane avesse ancora da chiedere a Eddy G a proposito della Cadillac
verde chiaro, qualunque cosa le fosse sembrata cos cruciale riguardo a quell'acquisto
misterioso, era ormai dimenticata da un pezzo.
Cass li guardava dall'alto, sorridendo. Sospir. Che carini! Una scena davvero
idilliaca. Avete presente il Laocoonte? Quella scultura coi serpenti che stritolano
i fanciulli? Ecco, se anzich stritolarli se li fossero scopati, voi due sareste
l'incarnazione del Laocoonte, immortalati nel sonno anzich nella morte.
Sotto le fodere di pelle di cavallino del sedile posteriore della nuova macchina,
Norma Jeane scopr una spolverata di macchioline scure e appiccicose. Sangue?
Sotto il sudicio tappetino di plastica nella parte anteriore dell'abitacolo,
Norma Jeane scopr una busta di carta marrone con dentro un paio di grammi
di una polverina bianca finissima. Oppio?
Se ne port alle labbra un pizzico. Nessun sapore.
Quando gli mostr la busta, Eddy G quasi gliela strapp di mano. Poi le fece
l'occhiolino e disse: Grazie mille, Norma Jeane! Che resti tra noi.
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5.
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Credo che Rose abbia avuto un figlio. E che il figlio sia morto. Era risoluta
ma sorridente. Passandosi inconsciamente (consciamente?) la mano sotto il seno
mentre parlava. Certe volte le capitava letteralmente di carezzarsi, piano,
sovrappensiero, come se quel lento massaggio fosse parte integrante del suo
modo di pensare - la mano leggera sullo stomaco, torpidi movimenti circolari
che, tra l'altro, mettevano in risalto il ventre negli abiti sempre attillatissimi.
Come se facesse l'amore l davanti a te. Toccandosi come potrebbe fare una bambina, o un animale.
Sul set di Niagara, e a Hollywood in genere, c'erano teorie contrastanti. La
prima era che la protagonista Marilyn Monroe non sapesse recitare e non
avesse bisogno di saper recitare perch per interpretare la svergognata Rose
Loomis le bastava essere se stessa, e che era appunto per quello che i responsabili
della produzione avevano scritturato proprio lei (giacch a Hollywood
era risaputo che i pezzi grossi dello Studio, da Mr. Z in gi, consideravano
Marilyn Monroe una sgualdrinella di livello appena pi alto di quello di una
prostituta o di un'attrice porno); la seconda era una teoria molto pi sfumata,
sostenuta dai suoi registi e da alcuni tra gli attori che avevano recitato con lei,
ed era che Marilyn Monroe fosse un'attrice nata, un'istintiva, per certi versi
una specie di genio, qualunque cosa significasse il termine genio, e che di
volta in volta si scopriva a recitare cos come, a furia di dibattersi in maniera
scomposta e sconnessa, una donna sul punto di annegare si scopre a nuotare
per disperazione. Nuotare le veniva naturale!
Per la propria arte l'attore si serve del volto che ha, della voce che ha, del
corpo che ha. Non ha altri strumenti. Ha in se stesso la propria arte.
Ancora non era terminata la prima settimana di riprese, e gi il regista H
aveva cominciato a chiamare Norma Jeane Rose, come se avesse dimenticato
il suo nome di attrice. Norma Jeane trovava la cosa lusinghiera e divertente. Nient'affatto offensiva.
Tanto H quanto il co-protagonista, Joseph Cotten, attore incerto del proprio
ruolo nonch divo della generazione dell'ex fidanzato di Norma Jeane, V,
e per molti versi assai simile a V, si comportavano come se fossero innamorati
di Rose o ne fossero talmente affascinati da non riuscire a guardare altro che
lei; o non erano piuttosto nauseati da lei, dal suo fragrante corpo di donna e
dalla sua sfacciata femminilit, ed era proprio per questo che non riuscivano a
guardare altrove? L'attore che interpretava l'amante di Rose, e che in un paio
di lunghe scene d'amore la baciava appassionatamente, si eccitava cos vistosamente
che Norma Jeane dovette pi volte cercare di raffreddarlo buttandola
sul ridere; se non fosse appartenuta ai Gemelli (come si erano ribattezzati Cass
ed Eddy G), l'avrebbe invitato a casa con lei. O a far l'amore con lei nel suo
camerino, perch no? Era pazzesco come in qualsiasi scena, per quanto meticolosamente
illuminata, Rose assorbisse la maggior parte della luce. Pazzesco
come, senza sforzo apparente, Norma Jeane assorbisse la maggior parte della
vita di qualsiasi scena, per quanto meticolosamente gli altri attori vi prodigassero
il proprio s attoriale. Nei giornalieri si scopriva che, mentre gli altri personaggi
erano soltanto misere figure bidimensionali, Rose Loomis era una
creatura viva. Con quella sua pallida pelle luminosa che dava l'impressione di
essere rovente, col blu traslucido dei suoi occhi portentosi, simile a quello di
un tempestoso oceano invernale screziato di ghiaccio, coi suoi languidi movimenti
da sonnambula. Quando le capit di palparsi il seno davanti alla macchina
da presa in azione, l'ipnotizzato H dovette fare uno sforzo per decidersi
a dare lo stop; scene di quel genere non avrebbero mai superato la censura, e
gli sarebbe toccato tagliarle. In una scena cruciale, mentre scherniva il marito
disperato per la sua impotenza e lo provocava dicendogli che sarebbe andata a
letto col primo che capitava, Rose si pass il palmo della mano sul ventre, in un gesto inequivocabile.
Perch? Era evidente, perch. Lui non poteva darle ci che lei voleva, perci se lo sarebbe dato lei stessa.
Per era proprio strano. Erano in molti a chiederselo, e tutti lo trovavano
proprio strano. Il fatto che neanche un anno prima, sul set di La tua bocca
brucia, la giovane attrice Marilyn Monroe si fosse guadagnata la fama di ragazza
timida, introversa, quasi maniacalmente pudibonda: trasaliva al minimo
contatto fisico, evitava gli sguardi dei colleghi, appena poteva correva a rintanarsi
nel camerino, e ci restava finch non la chiamavano sul set, e anche allora
sembrava dover fare uno sforzo immenso per riuscire a mostrarsi, con gli
occhi atterriti come il personaggio che interpretava. E invece sul set di
Niagara, peraltro molto pi frequentato e al centro dell'attenzione di colleghi
e giornalisti, quella stessa giovane attrice mostrava la timidezza di un babbuino.
Sarebbe persino uscita nuda dal camerino per girare la scena della doccia,
se un'assistente costumista non l'avesse intercettata porgendole un accappatoio;
e si sarebbe disinvoltamente liberata dell'asciugamano che dopo la doccia
si era drappeggiato intorno al busto, se la medesima assistente costumista non
l'avesse intercettata con il medesimo accappatoio. Era stata lei a decidere di
denudarsi per quelle scene di letto in cui un'altra attrice, persino una sirena
dello schermo come Rita Hayworth o Susan Hayward, avrebbe indossato una
calzamaglia color carne praticamente invisibile sotto il lenzuolo bianco. Era
stata una sua decisione estemporanea quella di alzare le ginocchia sotto il lenzuolo
e spalancare le gambe - gesto lascivo e provocante e tutt'altro che femminile.
Ecco una donna che a letto promette di non essere n arrendevole n
passiva! Durante le riprese, spesso il lenzuolo scivol fino a rivelare un capezzolo
o un intero seno madreperlaceo. H non pot fare a meno di dare lo stop,
pur ipnotizzato com'era. Rose! Guarda che questo genere di cose la censura
non ce le passa. H era il padre vigile - la responsabilit morale era sua. Rose
era la figlia sessualmente ribelle e impudica.
Quella femmina maledetta. Talmente bella che non riuscivi a staccarle gli occhi di
dosso. Quando finalmente Cotten la strangol, sul set alcuni di noi applaudirono.
Niagara venne girato in parte a Hollywood, nei teatri di posa dello Studio,
e in parte a Niagara Falls, nello stato di New York. Fu proprio l, davanti alle
cascate, che il personaggio di Rose Loomis si fece ancor pi energico e imprevedibile.
L'attrice pretendeva battute pi forti. Si lamentava per i dialoghi
stereotipati. Preg che le permettessero di correggerli; quando le dissero di
no, si intestard a voler interpretare parte delle scene a gesti, senza parlare.
Norma Jeane riteneva che quella Rose Loomis fosse un personaggio sbiadito
e poco convincente, un goffo ricalco della cameriera-seduttrice-e-assassina interpretata
da Lana Turner in Il postino suona sempre due volte. Era persuasa che,
costringendola a interpretare quel ruolo cos piatto, i pezzi grossi dello Studio
volessero umiliarla. Ma gliel'avrebbe fatto vedere lei, a quei bastardi.
Pretese che ogni scena venisse rigirata due, tre volte. Anche sei volte. Anche dieci volte. Dev'essere perfetta.
Tutto ci che non era perfetto la atterriva.
Un giorno, mentre si preparavano a girare la lunga carrellata in cui Rose
Loomis si allontana - veloce ma eccitante - dalla macchina da presa, di colpo
Norma Jeane si volt verso H e il suo assistente e disse, non con la voce del
suo personaggio bens in tono normale e sbrigativo: Mi  venuto in mente
stanotte. Credo che Rose abbia avuto una figlia. E che la figlia sia morta.  per
questo che Rose la interpreto cos, anche se non me ne sono mai resa conto
a livello conscio. Rose ha molto pi di quello che prevede la sceneggiatura; Rose
ha un segreto. Ricordo perfettamente com' andata.
H, dubbioso, le domand: Com' andata cosa?
Sconcertato, com'era ormai da settimane che Rose Loomis continuava a
sconcertarlo. O Marilyn Monroe. O... insomma, quella l! Non sapendo
mai se prenderla sul serio o prenderla per pazza.
Norma Jeane prosegu, come se H non l'avesse interrotta - La figlia. Rose
l'aveva chiusa in un cassetto per non sentirla piangere, e la poverina  morta
soffocata. Non qui, ovviamente. Non in una stanza d'albergo. In qualche parte
sulla costa occidentale. Dove abitava prima di sposarsi con il marito attuale.
Era a letto con un uomo, e non ha sentito la bambina che urlava nel cassetto,
e quando hanno finito di fare l'amore non si sono accorti che la bambina era
morta. I suoi occhi erano ridotti a due fessure, fissi su un punto al di l del
set illuminato, come nelle regioni ombrose del passato. Qualche ora dopo,
Rose ha tolto la bambina dal cassetto, l'ha avvolta in una coperta e l'ha seppellita
da qualche parte. In un luogo segreto. Nessuno l'ha mai saputo.
H sorrise, a disagio. E allora tu come fai a saperlo?
Sei pazza, avrebbe voluto dirle. Sarebbe stato il modo pi sbrigativo per
smontarla. Temeva forse che quella ragazza potesse minare la sua autorit di
regista, cos come Rose Loomis aveva minato l'autorit e la virilit del marito?
Lo so e basta! disse Norma Jeane, stupita che H dubitasse di lei. Io e Rose eravamo amiche.
...
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6.
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Una gigantessa! E quella gigantessa era lei.
A Niagara Fails aveva cominciato a sognare come non aveva mai sognato in
California. Erano sogni vividi e precisi come scene di film. Una gigantessa,
una gigantessa bionda e ghignante. Non Norma Jeane e nemmeno Marilyn
n Rose - per sono io. Io che sono dentro di lei.
Invece della vergognosa ferita sanguinolenta, tra le gambe la gigantessa aveva
una protuberanza, una specie di membro gigantesco e gonfio. Quell'organo pulsava
di fame e di desiderio. Certe volte Norma Jeane si limitava a sfiorarlo con la
mano, o sognava di sfiorarlo con la mano, e in quell'istante, come l'avvampare
di un fiammifero, aveva un orgasmo e si svegliava mugolando nel letto.
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7.
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La Sgualdrina. Rose tormenta il marito perch di lui non sa che farsene, perch
quell'uomo non  un uomo. Vuole liberarsene, lo vuole morto. Perch
non  un uomo, e lei  sua moglie e come tale vuole che il marito sia un uomo.
Se non lo , allora ha il diritto di liberarsene. Nel film il piano di Rose 
di spingerlo nel Niagara per farlo spazzar via dalle cascate. Per
quell'epoca, siamo nel 1953,  una gran brutta verit: una donna pu essere moglie di un uomo
eppure non appartenergli. Non col corpo n con l'anima. Una donna pu
essere moglie di un uomo e non amarlo, e con chi questa donna voglia andare
a letto riguarda solo lei,  una sua scelta. La sua vita appartiene soltanto a lei, anche per gettarla al vento.
Io amavo Rose. Pu darsi che l in mezzo pubblico fossi l'unica donna ad amarla,
ma credo proprio di no, quel film fu un successone, davanti ai botteghini c'era
la fila come il sabato alle matine per i bambini. Rose era talmente bella e sensuale
che finivi per tifare per lei, speravi che se la cavasse. Forse tutte le donne dovrebbero
cavarsela. Siamo stufe di essere comprensive e tolleranti. Siamo stufe di perdonare.
Siamo stufe di essere buone!
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8.
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Come un messaggio che pu arrivarti in qualsiasi momento. Che tu lo capisca o no.
Costante filosofia della Norma Jeane lettrice di libri.
Apri un libro a caso e sfogli le pagine e cominci a leggere. Cercando un segno, una verit che ti cambi la vita.
Aveva riempito una valigia di libri, per portarseli a Niagara Falls. Aveva implorato
Cass ed Eddy G di accompagnarla, e quando loro le avevano detto di
no era riuscita almeno a strappargli la promessa di andarla a trovare, pur sapendo
che quella promessa non l'avrebbero mantenuta, nessuno dei due, perch
in loro il vizio di Hollywood era troppo radicato.
Telefona, Norma. Fatti sentire. Prometti che ci telefonerai.
Certi giorni le riprese di Niagara andavano bene, certi altri no, e in genere
nei giorni no la colpa era di Rose Loomis, o comunque era a lei che la attribuivano.
Era ossessiva. Non riusciva mai a far qualcosa una volta sola. Aveva il terrore di sbagliare.
Quelle sere, Norma Jeane evitava di cenare con gli altri. Ne aveva abbastanza
di loro, cos come loro ne avevano abbastanza di lei. Lei stessa ne aveva abbastanza
di Rose Loomis. Allora si infilava nella vasca e ci restava per ore,
poi si coricava nuda nel letto matrimoniale della sua stanza allo Starlite Motel.
Non guardava mai la televisione, non ascoltava mai la radio. Stava ancora leggendo
lo sconclusionato e gaiamente folle diario di Nijinski, che la ispirava a
scrivere poesie nello stile onirico e ammaliante di Nijinski.
Voglio dire a te che io amo te te
Voglio dire a te che io amo te te
Voglio dire a te che io amo io amo io amo.
Io amo ma tu no. Tu non ami ami ami.
Io sono vita, ma tu sei morte.
Io sono morte, ma tu non sei vita.
Norma Jeane li aveva buttati gi di getto. Cosa significavano quei versi? Non
riusciva a capire se si rivolgessero a Cass Chaplin ed Eddy G, o se a Gladys, o al
padre assente. Adesso che per la prima volta in vita sua era lontana migliaia di
chilometri dalla California riusciva a vedere, a vedere chiaramente e angosciosamente.
Ho bisogno di essere amata. Non posso sopportare di non essere amata.
Per due o tre giorni, col tardare delle mestruazioni, Norma Jeane si persuase
di essere incinta. Incinta! I capezzoli le dolevano, e si sentiva il seno gonfio;
notava una nuova rotondit del ventre, il pallore della pelle si era fatto pi luminoso,
e i radi peli del pube, schiarito e parzialmente rasato, erano ritti come
per effetto dell'elettricit statica. Niente a che vedere con Rose, che aveva lasciato
morire soffocata in un cassetto la figlia appena nata e che avrebbe interrotto
qualsiasi gravidanza rischiasse di interferire con le sue voglie. Non era
difficile immaginarsela, Rose, stendersi sul lettino del medico abortista e, divaricando
le gambe, dirgli di fare in fretta, non sono un tipo sentimentale.
Quando facevano sesso, quegli scriteriati di Cass Chaplin ed Eddy G non
usavano mai il preservativo. Tranne, dicevano, quando avevano il fondato sospetto
che la controparte fosse malata.
Incastonata tra le ospitali braccia dei suoi due amanti, rapita in uno stordimento
sensuale simile a quello di un neonato intontito dal piacere della poppata,
e come un neonato del tutto priva di pensieri riguardo al futuro, Norma
Jeane scivolava nel sonno, beata. Se succede vuol dire che doveva succedere. Una
parte del suo cervello desiderava ardentemente avere un figlio - sarebbe stato
figlio tanto di Cass quanto di Eddy G - mentre l'altra e pi lucida parte del
suo cervello sapeva che sarebbe stato uno sbaglio.
Cos com'era stato uno sbaglio quello di Gladys, di avere un'altra figlia.
Immagin la telefonata che avrebbe fatto a Cass ed Eddy G. Indovinate un
po'... Buone notizie! Cass, Eddy... state per diventare padri"
Silenzio! E che facce! - Norma Jeane rise, vedendo i due ragazzi come se fossero nella stanza l con lei.
Ovviamente non era incinta.
Come in una fiaba crudele dove anzich il vero desiderio vengono esauditi
solo quelli falsi,  tutt'altro che facile restare incinta quando restare incinta  ci che desideri.
Sicch, a met della scena in cui Rose Loomis viene condotta all'obitorio
per identificare il marito annegato, e invece si trova davanti l'amante annegato
e sviene di colpo, Norma Jeane si ritrov zuppa di sangue. Che scherzo
crudele! Rose Loomis con la gonna talmente attillata che quasi le impediva di
camminare coi tacchi alti, e l'esile vita stretta da una cintura spietata. Rose
Loomis con le mutandine di finissimo pizzo improvvisamente zuppe di sangue.
Uno svenimento autentico, quasi. Dovettero portarla fuori a braccia, e
caricarla su una macchina in attesa.
Norma Jeane fu costretta a letto per tre giorni infelici. Colando fetido sangue
salmastro e grumoso, con la testa straziata da un'emicrania accecante. Ecco
il castigo di Rose! Il medico dello Studio le forn un'abbondante quantit
di analgesici - Per deve promettermi di non bere alcolici, OK? A Hollywood
i medici al servizio degli studios erano notoriamente permissivi, del
tutto indifferenti alla salute del paziente al di l delle riprese in corso. Con
Norma Jeane confinata nel suo letto allo Starlite Motel, le riprese di Niagara
continuarono con le scene senza Rose. Qualcuno le disse che senza Rose
i giornalieri erano noiosi, piatti, penosi. Per la prima volta Norma Jeane si rese
conto di essere lei il fulcro del film, non Joseph Cotten, e tantomeno Jean Peters.
Per la prima volta, altres, si chiese quanto venissero pagati gli altri attori.
Nella sua stanza allo Starlite Motel, Norma Jeane leggeva Nijinski, e leggeva
My Life in Art d Stanislavskij, che Cass Chaplin le aveva dato la sera prima della
partenza - prezioso tomo rilegato, pieno di annotazioni fatte da Cass. Leggeva Il
manuale dell'attore e la vita dell'attore e leggeva L'Interpretazione dei sogni di Freud,
talmente noioso e pesante, monotono come un metronomo, da farle puntualmente
calare il sonno. E tuttavia Freud era un genio, no? Sul genere di Einstein,
di Darwin? Otto Ose ne aveva spesso parlato con grande entusiasmo, e idem I. E.
Shinn. Met della Hollywood che contava era in analisi. Secondo Freud i sogni
erano la strada maestra per l'inconscio, e a Norma Jeane sarebbe piaciuto enormemente
percorrere quella strada, trovare finalmente il controllo delle proprie
imprevedibili emozioni. Per potermi liberare non dell'amore bens della necessit dell'amore.
Per poter, liberare del desiderio di morire per mancanza di amore. Leggeva
La morte di Ivan Il'ic di Tolstoj, una storia che Rose Loomis non avrebbe avuto
n la pazienza n l'animo di leggere. Per poter affrontare la morte. Io, non Rose.
Si racconta che un giorno H, esasperato e preoccupato nel non vederla arrivare
sul set pur dopo averla fatta chiamare chiss quante volte, decise di andare
personalmente a stanare Marilyn Monroe nel suo camerino. E se la trov davanti
agghindata di tutto punto con l'abitino attillato e il trucco vistoso previsti
per la scena cruciale del film, in cui Rose muore strangolata per mano del
marito deciso a vendicarsi. Era immobile davanti allo specchio del camerino, e
per qualche istante guard H come se non lo riconoscesse. Come se in lui vedesse
la Morte. Sconvolta. E quella risata cupa! Perch aveva appena finito di
piangere per la terribile morte di Ivan Il'ic - possibile? Di piangere per la morte
di un personaggio inventato, un funzionario russo del Diciannovesimo secolo,
la cui vita, per giunta, non era stata n particolarmente esemplare n di grande
valore. Una scia di rimmel nero lungo la guancia truccata di rosso, e subito
Norma Jeane, contrita, disse: Arrivo subito! Rose  pronta a m-morire.
...
.
...
9.
...
.
...
Tuttavia moriva nel terrore. Castigo meritato. Per quella stronza avrebbe dovuto
soffrire un po' di pi. E avremmo dovuto vederla in primo piano, con l'obbiettivo
sparato in faccia. Anzich da sopra, lontano. Con quella rete di luce che rende bella
come un dipinto la sua morte. Rose caduta e morta. Corpo schiantato e inerte.
E di colpo Rose non  Rose bens un corpo di donna, morto.
...
.
...
10.
...
.
...
Perch non rispondete? Perch?
Sola nella sua stanza allo Starlite Motel di Niagara Falls, Norma Jeane aveva una
terribile nostalgia di Cass Chaplin ed Eddy G, introvabili ai vari numeri che le avevano
lasciato, abitazioni misteriose dove il telefono squillava e squillava e continuava
a squillare invano, sempre che invece non rispondesse qualche cameriera latinoamericana
o filippina che non capiva un accidenti. Talmente terribile la nostalgia
di Cass ed Eddy G da indurla infine a fare l'amore con se stessa, come loro stessi
le avevano insegnato, immaginandoseli assorti in un comune carezzarla sempre pi
intenso e frenetico, fino a raggiungere un orgasmo cos esplosivo e terrificante da
farle quasi perdere i sensi per ridestarsi dopo qualche secondo, ancora intontita, un
filo di saliva colato sul mento e il cuore che batteva all'impazzata. Se fossi Rose questa
sensazione mi piacerebbe da morire. Ma credo proprio di non essere Rose. La vergogna
e la disperazione la spinsero alle lacrime. Quei due ragazzi le mancavano cos
tanto da farla quasi dubitare della loro esistenza. O, ammesso che esistessero, della
sincerit delle loro professioni d'amore nei suoi confronti.
Norma Jeane non avrebbe sofferto, diceva a se stessa, se Cass ed Eddy G
avessero avuto rapporti, insieme o singolarmente, con altri uomini. (Supponeva
che fosse uno stile di vita per i maschi omosessuali: sesso rapido e senza legami.
Ma preferiva non pensarci.) Laddove invece Norma Jeane avrebbe sofferto
parecchio se in sua assenza avessero avuto rapporti con un'altra donna.
Nell'essere la Femmina c'era la sua forza. Loro erano i Maschi, e lei era la
Femmina. Un triumvirato magico e indissolubile, secondo l'enfatica definizione
di Cass. Oh se la adoravano! Quei due erano innamorati di lei. Ne era
certa. Bisognava vedere com'erano tronfi e contenti quando si mostravano con
lei in pubblico, fieri di esserle accanto e di averla accanto. Marilyn Monroe,
la creazione dello Studio, era vicina alla Fama, e Cass ed Eddy G, da scaltri figli
di Hollywood, sapevano benissimo cosa ci potesse significare, anche se lei
sembrava non saperlo. (Oh, non dite sciocchezze, non succeder mai! Come
Jean Harlow? Joan Crawford? Io non sar mai cos importante. Io so quello
che sono, so quanto mi costa riuscire a recitare bene. E la paura che ho. Se certe
volte vengo bene  solo per un trucco dell'obbiettivo.) Norma Jeane capiva
che le volevano bene anche quando Cass ed Eddy G ridevano di lei. Perch ridevano
di lei come si pu ridere di una sorellina pi piccola e ingenua.
Ma certe volte... be', certe volte la loro risata era un po' crudele. Norma
Jeane cercava di non pensarci. Quando la prendevano alle spalle, per cos dire.
Facendole male. In quel modo che non le piaceva, che le faceva male, e le faceva
male anche dopo, tanto che quasi non poteva sedersi ed era costretta a dormire
sdraiata sulla pancia, e a ricorrere agli analgesici o a una delle pozioni
magiche di Cass, e non riusciva proprio a capire cosa ci trovassero di speciale
nel farlo in quel modo.
Non  naturale.  chiaro, no? Cio... non pu essere naturale.
Risate, risate davanti alla piccola Norma che cercava di ricacciare indietro le
lacrime in quei suoi lustri occhi da bambina.
Certe volte a farsi male era invece la sensibilit di Norma Jeane, quando parlavano
di lei in terza persona anche in sua presenza. Lei, lei, lei! Altre volte si riferivano
a lei chiamandola, tanto misteriosamente quanto sarcasticamente, Pesce.
Tipo: Ehi, Pesce, ci presti venti dollari?
Tipo: Ehi, Pesciolino, mi presti cinquanta dollari?
(Norma Jeane ramment di aver sentito un paio di volte Otto Ose al telefono
riferirsi a lei, o a un'altra delle sue modelle, chiamandola Pesce. Ma
quando aveva chiesto a Cass perch la chiamassero cos, Cass aveva scrollato le
spalle ed era uscito dalla stanza. Allora si era rivolta a Eddy G, che gliel'aveva
spiegato brutalmente, giacch, nel loro triumvirato di personalit, Eddy G era
il fratello pi piccolo e sfacciato di Cass Chaplin. Perch ti chiamiamo "Pesce"? Ma perch tu sei "Pesce", Norma. Non puoi farci niente. Ma perch?
Cosa significa "Pesce"? aveva insistito Norma Jeane, sorridendo. Anche Eddy
G aveva sorriso, dicendole: "Pesce" significa semplicemente donna. Le scaglie
appiccicose, la puzza. Il modo di sgusciare. "Pesce" e "donna" sono la stessa cosa,
non so se mi spiego. Specialmente quando il pesce  l sventrato e sanguinante.
Comunque niente di personale, Norma.)
Eppure la forza di Norma Jeane era comunque di essere Femmina. Cos come
Marilyn Monroe - Rose Loomis - era Femmina.
Senza di noi non potrebbero avere figli.
Senza di noi il mondo finirebbe! Femmine.
Stava componendo per l'ennesima volta uno di quei numeri di Hollywood.
Quante volte quella sera. Quella notte. E che ore erano a Los Angeles? Tre
ore avanti o tre ore dopo? Non riusciva mai a ricordarselo.
Qui  l'una di notte, il che significa che l sono le dieci? O... le undici?
Adesso stava componendo il numero del suo nuovo, e ancora pressoch
spoglio, appartamento nei pressi di Beverly Boulevard. L qualcuno rispose.
Pronto? La voce era di donna, e sembrava giovane.
...
.
...
I GEMELLI.
...
.
...
L'accoglienza. Eccoli l, che aspettavano la loro adorata! Continental Airlines,
Los Angeles International Airport. Agghindati con roba nuova e alla moda:
blazer, panciotto, foulard, camicia di seta con gemelli sgargianti, borsalino
in tinta. Un giovanotto dagli scuri occhi di brace e dai folti capelli neri, tenero
sguardo chapliniano e baffetti neri. Accanto a lui, leggermente pi alto, un ragazzo
robusto dai lineamenti bellicosi alla Edward G. Robinson, e tuttavia
leggermente effeminati, labbra carnose e sguardo appassionato. Quello che assomigliava
a Chaplin aveva in mano mezza dozzina di rose bianche dal gambo
lungo, quello che assomigliava a Robinson aveva in mano mezza dozzina di
rose rosse dal gambo lungo. Quando una giovane donna bionda con gli occhiali
da sole comparve in mezzo alla folla di passeggeri sbarcati dall'aereo, con
l'abito di lino bianco stazzonato per il lungo viaggio da una costa all'altra del
paese, e i capelli di zucchero filato seminascosti da un cappello di paglia a falda
larga, i due baldi giovani la guardarono attoniti.
Che succede? Non mi riconoscete?
Norma Jeane diede a quell'istante di tensione una leggerezza da commedia.
Quello era il suo talento, la capacit di improvvisare anche nei momenti pi disperati.
Scoppi in una risata piena di gioia, sfoggi il sorriso pi bello. Sventol
una mano davanti agli occhi dei due ragazzi, come per destarli dal loro torpore.
Nor-ma!.
Gli altri passeggeri guardarono stupiti i due ragazzi lanciarsi ad abbracciare
Norma Jeane. Eddy G la abbracci con tanto slancio da sollevarla da terra rischiando
di schiantarle le costole nella morsa del suo braccio destro. Poi la abbracci
Cass, con la leggerezza di un ballerino, e la baci a lungo sulla bocca, famelico.
Ma chi erano quei tre? Attori? Modelli della pubblicit? Avevano tutti e tre
qualcosa di familiare, come se fossero qualcun altro.
Oh, Cass.
Norma Jeane scoppi a piangere e affond il volto tra le rose bianche.
Ma intervenne Eddy G, che torn ad abbracciarla e volle baciarla anche lui
sulla bocca. Tocca a me. Norma Jeane era troppo turbata per ricambiare il
bacio, e anche solo per chiudere gli occhi. Faceva fatica a riprendere fiato. Tutte
quelle rose! E alcune erano cadute sul pavimento. L'atterraggio l'aveva
impaurita, un brutto atterraggio pieno di scossoni, e l'improvviso impatto con
quello smog sulfureo, e quell'accoglienza, poi, che l'aveva impaurita ancor di
pi. Cass era profondamente commosso, e la fissava come se non volesse mai
smettere di guardarla. Norma, sei cos... bella. Penso che...
Eddy G sfoggi la sua smorfia sbarazzina. Cos come faceva morire dalle risate
gli amici producendosi nella sua versione di Piccolo Cesare, cos adesso
stava imitando il padre famoso, pur dando l'impressione di non rendersene
conto, e serrava gli occhi, e sogghignava, e soffiava le parole da un angolo della
bocca. Era il modo di Eddy G per cavarsela nei momenti di imbarazzo. Gi!
Uno finisce per dimenticarselo. Quant' bella "Marilyn".
I due ragazzi ridevano. Norma Jeane si un alle loro risate, perplessa.
Quanti cambiamenti in Cass ed Eddy G! A momenti era stata lei a non riconoscere loro.
Non soltanto gli abiti alla moda. (Avevano forse un nuovo amico, un nuovo
generoso benefattore? Uno di quei simpatici vecchi bavosi cui non riuscivano
a resistere?) Cass si era fatto crescere i capelli, che adesso sembravano ancor
pi folti e ondulati, e aveva un paio di baffetti neri talmente simili a quelli del
Vagabondo che per accorgersi che non si trattava dell'originale bisognava guardarlo
da vicino. Eddy G era teso ed eccitato (la sua attuale droga preferita era il
Dexamyl, sotto tutti gli aspetti superiore alla benzedrina, e garantito
antiassuefazione) -, i suoi occhi neri brillavano nonostante le palpebre gonfie e, nella cornea
sinistra, l'esplosione di capillari simile a un delicato merletto di sangue.
Nor-ma. Bentornata a Los Angeles.
Dio, quanto ci sei mancata. Non abbandonarci mai pi, promesso?
Norma Jeane cercava di sistemarsi tra le braccia i due mazzi di rose in maniera
che non la pungessero, e Cass ed Eddy G le camminavano accanto parlando
e ridendo, eccitati. Progetti per quella sera. Progetti per l'indomani sera.
Voci su Niagara - Walter Winchell sostiene che sar una bomba. Camminando
fianco a fianco nel terminal affollato, baldanzosi e fieri come pavoni.
Norma Jeane si sforzava di non badare a quegli sconosciuti che li fissavano con
sguardi avidi e curiosi. Sconosciuti che si fermavano e si voltavano a guardarli.
Prima di partire per Niagara Falls, Norma Jeane aveva lasciato le chiavi della
macchina a Cass ed Eddy G, e quando usc dal terminal vide che erano venuti
a prenderla proprio con la sua Caddy verde chiaro. Not un lungo graffio sul
parafango posteriore destro. Un paio di ammaccature sulla griglia del radiatore.
Sorrise e non disse niente.
Eddy G si sistem al volante. Norma Jeane si sedette tra i suoi due amanti.
Eddy G e Cass avevano abbassato la capote. Folate di aria sulfurea sferzarono
il viso di Norma Jeane, i suoi occhi. Serpeggiando a gran velocit in mezzo al
traffico, Eddy G prese la mano di Norma Jeane e se la piazz sulla tumescenza
dell'inguine. Cass prese l'altra mano di Norma Jeane e se la piazz sulla tumescenza dell'inguine.
Per non mi conoscono davvero. Non mi hanno riconosciuta.
Il Giuramento. Era capitato, chiss come: la bottiglia di Chateau Mouton-
Rothschild del 1931 gli era scivolata tra le dita, proprio a lui che l'aveva comprata
da un amico di un amico di un amico la cui sconfinata cantina di vini
sulla Laurei Canyon Drive non avrebbe risentito n di quella n di altre misteriose
asportazioni, e perdio la bottiglia era ancora quasi piena. Schianto di vetri.
Schegge che schizzavano sul pavimento come pensieri diabolici. Per mesi e
mesi l'agro odore di quel vino prezioso avrebbe aleggiato nell'appartamento.
Oddio! Scusatemi. Chiunque fosse, perdonato. Baci da sogno, insistenti.
Quegli struggenti occhi appassionati. Occhi perfino ridicoli tant'erano belli.
Rapiti in quell'estasi continuarono all'infinito. Erano abbastanza giovani da
poterlo fare all'infinito, anche grazie all'aiuto del Dexamyl. Fare l'amore era
l'ebbrezza pi dolce. C'erano altre ebbrezze, ma erano intime, erano di testa,
erano private, mentre fare l'amore era un'ebbrezza in comune, no? Di solito.
Ahi! - cos fa male. Mi spiace, ma cos proprio non ci riesco.
Quelle finestre non avevano tende n persiane. Finestre spalancate sul cielo.
Anche con gli occhi chiusi, anche attraverso le palpebre si capiva se era una
bella giornata di sole o non di sole, se era l'alba o il crepuscolo, notte stellata o
tenebrosa, o il grande mezzod come declamava Cass citando Zarathustra,
suo amore della prima adolescenza. (Ma chi sarebbe questo Zarathustra?
aveva domandato Norma Jeane a Eddy G. Qualcuno che conosciamo? Al
che Eddy G aveva risposto, scrollando le spalle: Certo. Cio, penso di s, visto
che qui si finisce per conoscere tutti. Anche se certe volte i nomi cambiano.)
Sull'Hollywood Reporter, sull'Hollywood Tatler, su L. A. Confidential
e sull'Hollywood Confidential, foto cubitali di quei tre campioni di bellezza. Nelle rubriche mondane.
I DUE SCAPOLI D'ORO CHARLIE CHAPLIN JR. ED
Edward G. Robinson jr. insieme alla bomba del sesso Marilyn Monroe: UNA COPPIA A TRE?
Volgare, disse Cass. Ignobile, disse Eddy G. Marilyn  un'attrice seria, disse
Cass. Che orrore quella con lui a bocca aperta e con la faccia da coglione, disse
Eddy G. Tuttavia ritagliarono le foto pi eloquenti e le incollarono ai muri
dell'appartamento. Quando poi videro sulla copertina dell'Hollywood Confidential
una foto di loro tre che ballavano insieme in un locale sullo Strip,
Cass ed Eddy G comprarono una decina di copie del giornale e ritagliarono le
copertine e le incollarono sulla porta della stanza da letto di Norma Jeane.
Norma Jeane li prese in giro per quant'erano vanitosi. E loro ricambiarono
prendendola in giro per la faccenda della bomba del sesso: Qual sarebbe la
bomba? Questa? O forse questa? - palpandole il sedere, palpandole la vagina.
Norma Jeane gua e allontan quelle mani invadenti. Gi solo al contatto delle
loro dita dure e leste, al calore dei loro sguardi, si sentiva sciogliere. Certo, era una frase fatta, per era proprio cos.
Era Norma Jeane a sollevare il morale ai ragazzi quando il loro morale aveva
bisogno di esser sollevato, il che accadeva spesso, con tutte quelle loro lunghe
nottate di stramberie e conseguenti lunghe giornate di depressione. Per esempio
dopo l'incidente d'auto di Eddy G, a bordo di una Jaguar imprestata. Per
esempio dopo che la conta delle piastrine nel sangue di Cass era risultata terribilmente
bassa e gli aveva procurato tre infernali giorni di ricovero in ospedale.
Per esempio dopo che Eddy G, scritturato nel ruolo di Orazio in un allestimento
locale dell'Amleto e molto ben recensito dalla stampa di Los Angeles, si
era svegliato un pomeriggio con il cervello completamente scarico - come se
qualcuno l'avesse svuotato e non era riuscito ad affrontare n quella replica n
le successive. Per esempio dopo che Cass, scritturato in un musical della M-G-M
come ballerino di fila, si era rotto la caviglia durante la prima settimana di
prove - Evitatemi le vostre stronzate freudiane,  stato semplicemente un incidente.
Norma Jeane li accudiva, e Norma Jeane li stava a sentire. Certe volte
senza badare a quello che dicevano. Le loro parole livide e piene di rancore.
Perch forse quello che pi importa non  tanto ci che la gente ti dice quanto
il fatto che te lo dica sinceramente e senza sotterfugi, guardandoti negli occhi,
stringendoti la mano. Oh, Norma. Credo proprio di amarti. Eddy G, con la
faccia da bambino viziato improvvisamente contratta come quella di un neonato
sul punto di piangere. Sono geloso di te e Cass. Sono geloso di te e
chiunque ti guardi. Se potessi veramente amare una d-donna, quella donna saresti
tu. E poi ecco Cass dallo sguardo struggente, il primo vero amore di
Norma Jeane. Quegli occhi. I pi belli di tutti. Li aveva visti per la prima volta
da bambina, un'ormai remota Norma Jeane bambina che si sbalordiva per tutto
ci che nella misteriosa vita della madre le capitava di vedere e cui non riuscisse
a trovare un nome. Norma... Quando tu dici di amarmi, quando mi guardi... cos' che vedi veramente? Vedi lui?
Oh no! No, Cass. Io vedo soltanto te.
Quant'erano colti, quant'erano divertenti e ispirati Cass Chaplin ed Eddy
G quando parlavano dei loro famosi/famigerati padri. Padri Crono li chiamava
Cass, pallido di odio: Mangiatori di figli. (Ma Crono chi ? aveva
chiesto Norma Jeane a Eddy G non volendo mostrarsi cos ignorante davanti a
Cass, e Eddy G le aveva risposto vagamente: Dev'essere un antico re. O forse
no, aspetta... forse  il nome greco di Geova. S, proprio cos, significa Dio in
greco. Ne sono certo.) A Hollywood abitavano molti figli di celebrit, e sulla
maggior parte di essi pesava una sinistra maledizione. Cass ed Eddy G li conoscevano
praticamente tutti. Portavano nomi illustri (Flynn, Garfield,
Barrymore, Swanson, Talmadge) che gli pesavano addosso come menomazioni
fisiche. Puerili e immaturi nonostante lo sguardo da vecchi. Segnati
sin da ragazzi da un'amarezza sarcastica. Raro che si sorprendessero per qualche
azione crudele, comprese le loro, e tuttavia erano capaci di scoppiare a
piangere davanti al pi modesto gesto di dolcezza, di generosit. Ma tu con
noi non devi mai comportarti bene, l'aveva ammonita Cass. Eddy aveva
aggiunto, enfatico: Ha ragione, sarebbe come dar da mangiare a un cobra. Pensa
che per primo io con me stesso userei una pertica lunga almeno due metri.
Norma Jeane non intendeva darsi per vinta: Ma almeno voi due un padre ce
l'avete. Almeno sapete chi siete.  proprio questo il problema, ribatt seccato
Cass. Lo sapevamo gi prima di nascere. Ed Eddy G: Cass e io abbiamo
una doppia maledizione: siamo figli e per giunta ci chiamiamo come loro.
Come quegli uomini che non volevano che nascessimo. Norma Jeane disse:
Come fate a essere cos sicuri che non lo volessero? Non potete fidarvi ciecamente
di quello che dicono le vostre madri. Quando l'amore finisce, quando
due persone divorziano... Ma Cass ed Eddy G la interruppero sbuffando con
aria schifata. Amore! Stai scherzando? Cose da pazzi, ecco la nostra
tenera "Pesciolina" che tira fuori la solita stronzata dell'amore.
Offesa, Norma Jeane disse: Non mi piace quando mi chiamate cos - Pesce.
Mi d fastidio. E a noi d fastidio quando ci dici cosa dovremmo sentire,
ribatt Cass, furioso. Tuo padre, tu non l'hai mai conosciuto, quindi sei
libera. Ti puoi inventare. E ci stai riuscendo in maniera eccellente... "Marilyn
Monroe". Eddy G disse, eccitato: Esatto! Tu sei libera. Afferr la mano di
Norma Jeane con un impulsivo gesto da bambino, e quasi le spezz le dita.
Tu non sei costretta a portare il nome di quel bastardo che ti ha fottuto al
mondo. Il tuo nome  inventato,  finto. "Marilyn Monroe". Ed  una cosa
stupenda,  come se tu ti fossi messa al mondo da sola. Stavano parlando con
lei, eppure la ignoravano; tuttavia Norma Jeane cap che senza la sua presenza
non sarebbero mai riusciti a parlare cos seriamente, non sarebbero mai riusciti
ad andare oltre le solite vuote chiacchiere scambiate bevendo whiskey e fumando
droga. Cass dichiar: Se potessi mettermi al mondo da solo, sarei un
altro uomo. Mi redimerei. Noi figli di gente famosa non siamo neppure in
grado di stupire i nostri genitori, perch qualunque cosa facciamo  gi stata
fatta, e per giunta meglio di come la facciamo noi. Le sue parole erano declamate,
per senza amarezza, piuttosto con un tono di nobile rassegnazione, come
quello di un attore alle prese con Shakespeare. Proprio cos! disse Eddy
G. Qualunque talento Cass e io possiamo esprimere, i nostri vecchi l'hanno
gi espresso, e meglio di noi. Rise, e si rivolse a Cass. Ovviamente il mio
vecchio in confronto al tuo  merda. Il re dei polizieschi da quattro soldi. Basta
digrignare un po' i denti, e chiunque  capace di imitarlo. Invece Charlie
Chaplin  un'altra cosa. Lui s che era un vero re, un tempo. Cass disse: Ti 
ho detto mille volte di non parlare di mio padre, perdio. Tu non ne sai un cazzo
di quello che mi ha fatto quell'uomo. Ma vaffanculo, Cass! Adesso non
fare la vittima. Vorresti mettere te e tuo padre con quello che ho dovuto subire
io dal mio? Quando avevo tre anni e lui mi insultava perch piangevo e facevo
la pip a letto? Quando una volta che stava sbraitando contro mia madre mi ci
sono gettato addosso - avevo s e no cinque anni ma ero gi fuori di testa
- e lui con un calcio mi ha spedito contro il muro? Non scherzo mica, mia
madre l'ha testimoniato in tribunale, con tanto di radiografie per dimostrare che non diceva fesserie. Gi, solo che quando invece hanno divorziato i miei, in tribunale
m' toccato andarci io. Perch mia madre era ubriaca fradicia.  Tua
madre? E mia madre, allora? Be', se non altro tua madre non  pazza. Stai
scherzando? Di mia madre, tu non sai un cazzo di niente.
E cos andavano avanti a litigare, scalmanati e permalosi come fratellini;
Norma Jeane cercava di ragionarci, come June Allyson in uno di quei garruli
film degli anni Quaranta dove alla fine la ragionevolezza ha sempre la meglio,
purch chi la esprime sia carina anche quando sbraita. Cass! Eddy! Proprio
non vi capisco. Eddy, io ti ho visto recitare e so che sei un ottimo attore. Tu
dai il meglio nei ruoli seri, poetici: Shakespeare, Cechov. E per giunta in teatro,
non al cinema. Cio dove davvero si vede la stoffa di un attore. Per ti arrendi
troppo facilmente. Pretendi troppo da te stesso, e perci finisci per arrenderti.
E tu, Cass - tu sei un grande ballerino. Norma Jeane parlava sempre
pi velocemente, mentre i due ragazzi la guardavano in silenzio. I loro volti
erano totalmente privi d'espressione, come immagini tombali. Cass, tu quando
balli sei musica in movimento. Come Fred Astaire. E i balletti che componi
sono meravigliosi. Voi siete tutt'e due...
Norma Jeane era sconcertata dalla vacuit delle proprie parole, pur sapendole
giuste. Non stava esagerando! A Hollywood era risaputo: i figli di Charlie
Chaplin e di Edward G. Robinson erano dotati - ma anche sprecati. Giacch
essere dotati non serve a niente se mancano qualit come la forza di carattere,
l'ambizione, la perseveranza, la fiducia in se stessi. E Cass ed Eddy G
di quelle qualit non ne avevano nessuna. Eddy G le disse, sogghignando:
Dunque secondo te io saprei recitare? Baby, ma tu lo sai cos' "recitare"?  una
stronzata. E gli attori sono dei coglioni. Tutti. Il mio vecchio, il suo vecchio, i
Barrymore, la Garbo: tutti dei poveri coglioni. Per recitare basta avere la faccia
giusta. Una faccia che quando quelle teste di cazzo degli spettatori la vedono
gli fa scattare qualcosa, e zac, il gioco  fatto. Basta avere la faccia giusta, e
chiunque pu recitare.  una stronzata. Cass intervenne: Ehi, Eddy. Guarda
che le stronzate sono quelle che stai dicendo tu. E invece non sono affatto
stronzate! ribatt Eddy G, inviperito. Chiunque pu recitare. Qualsiasi coglione.
Va l, il regista gli dice quello che deve fare, lui dice le sue belle battute
- ed ecco che ha recitato. Pu farlo chiunque. Cass disse: Certo, pu farlo
chiunque. Ma non bene. Eddy G si rivolse con improvvisa crudelt a Norma
Jeane. Diglielo tu, tesoro. Tu che sei un'attrice. Diglielo tu, cosa ci vuole per
essere attori. Diglielo tu, che senza quelle tette e quel culo tu non saresti niente, e lo sai benissimo.
Non quella notte, un'altra. Questa. Dando il benvenuto a Norma Jeane di
ritorno da Niagara Falls. In quello che era stato il suo nuovo appartamento e
che adesso era diventato un porcile puzzolente gi da prima della bottiglia di
Chateau Mouton-Rothschild schiantata sul pavimento del salotto e del vino
schizzato tutt'attorno che nessuno aveva voglia di mettersi ad asciugare. Per
c'era una bottiglia di champagne, e Cass insistette per esser lui ad aprirla.
Riemp i bicchieri fino all'orlo; lo champagne trabocc sfrigolando sulle loro
dita. Che solletico! Cass ed Eddy G levarono galantemente i calici per brindare
- Alla nostra Norma tornata a noi. A chi la ama. Alla nostra "Marilyn",
che  meravigliosa. E che sa recitare. Esatto! Cos come sa scopare. I due
ragazzi risero, ma senza malizia. Norma Jeane bevve e rise con loro. Dalle loro
non tanto velate allusioni aveva capito che, sessualmente, non la consideravano
granch. Forse la maggior parte degli uomini preferisce gli uomini, o lo farebbe
se ne avesse l'opportunit; ovviamente l'uomo sa cosa vuole l'uomo,
mentre Norma Jeane non ne aveva la minima idea. Sicch rise e bevve. Era pi.
giudizioso ridere che piangere. Pi giudizioso ridere che pensare. Pi giudizioso
ridere che non ridere. Gli uomini amavano vederla ridere, e amavano vederla
ridere anche Cass ed Eddy G, che pure la vedevano da vicino, senza trucco.
Lo champagne era la sua bevanda alcolica preferita. Il vino le faceva venire il
mal di testa, invece lo champagne le ossigenava il cervello, le gonfiava il cuore.
Certe volte si sentiva cos triste! Sicuro, a Rose Loomis si era dedicata con
tutta se stessa, e capiva (senza vanit, senza euforia) che grazie a lei Niagara
avrebbe avuto un enorme successo, e che se soltanto l'avesse voluto la sua carriera
avrebbe preso il volo, eppure certe volte si sentiva cos triste... E insomma
lo champagne era stato uno dei protagonisti delle sue nozze. Norma Jeane
raccont delle sue nozze a Cass ed Eddy G, insistendo sul lato grottesco e facendoli
sganasciare dalle risate. Per loro quelle parole erano una manna: odiavano
il matrimonio, odiavano i matrimoni. Gli raccont dell'abito di nozze
preso in prestito, e di come per ben due volte l'avesse macchiato. Gli raccont
delle pene atroci che aveva sofferto durante il primo rapporto. Della foga del
suo giovane marito, con quel suo pompare e boccheggiare e sudare e ansimare
e sbuffare. Di un'intimit coniugale resa ancor pi spoetizzante dall'immancabile
puzzo medicinale dei preservativi. E raccont anche del vecchio Hirohito,
che sogghignava dal ripiano del mobile-radio - Certe volte era l'unico con
cui riuscissi a parlare durante il giorno. E dell'assillo delle mestruazioni, che
sembravano non aver mai fine. Povero Bucky Glazer! Meritava una moglie migliore
di Norma Jeane. E infatti si era risposato, e Norma Jeane sperava con
tutto il cuore che la nuova moglie avesse se non altro delle mestruazioni normali,
e non quella specie di aborto prolungato che erano le sue.
Perch sto dicendo queste cose orribili?
Tutto pur di far ridere gli uomini.
Cass li precedette sul balcone. Ehi, dov'era finito il sole? La notte era frizzante
e umida, ma di che giorno? Ai loro piedi la luccicante distesa di Los Angeles.
A nord le colline, illuminate qua e l. A picco sulle loro teste l'uniformit
della coltre di nuvole era interrotta da un enorme varco, una gigantesca
voragine celeste nel cui profondo andava a perdersi lo sguardo. Norma Jeane
aveva letto che l'universo era vecchio miliardi di anni e che quel poco che ne
sapevano gli astrofisici serviva soltanto a ridefinirne continuamente l'et, spostandola
sempre pi indietro in un tempo profondo. Eppure era cominciato
in un nanosecondo, scaturito nell'istante di un'esplosione da... da cosa? Una
particella cos minuscola da essere invisibile all'occhio umano. Eppure, guardando
il cielo, la bellezza delle stelle la vedevi. Vedevi le costellazioni, e
qua e l il loro comporre figure umane o di animali, come se le stelle, pur
sparpagliate nel tempo e nello spazio, fossero comunque disposte su una singola
superficie piana, su una specie di foglio, come vignette. Cass disse: Ecco
la costellazione dei Gemelli! - riuscite a vederla? Norma e io siamo entrambi
dei Gemelli. I "gemelli fatali".
Dov'? - io non la vedo.
Cass indic. Norma Jeane non era sicura di cosa vedesse, e nemmeno di cosa
dovesse vedere. Il cielo era un immenso puzzle, e a lei mancavano troppi
pezzi. Spazientito, Eddy G disse: Non la vedo. Dove accidenti ?
Mesi prima, Eddy G aveva detto a Norma Jeane e a Cass di esser nato anche
lui sotto il segno dei Gemelli, a giugno. Ci teneva ad avere tutto in comune
con loro. Ma adesso sembrava esserselo dimenticato. Cass indic nuovamente
la costellazione dei Gemelli, e stavolta Norma Jeane ed Eddy G videro,
o credettero di vedere. Eddy disse: In fondo le stelle sono un bluff. La gente
le sopravvaluta. Sono cos lontane che non ha senso prenderle sul serio. Tra
l'altro la loro luce  gi estinta da un pezzo quando arriva sulla Terra.
Non  la luce, lo corresse Cass. Sono le stelle stesse a essersi estinte durante
il viaggio della loro luce.
 uguale. Le stelle sono luce. Nient'altro che luce.
Non  vero. Le stelle hanno una consistenza, sono materia. La "luce" non pu essere generata dal nulla.
A Eddy G non piaceva che lo si contraddicesse. Incombeva una delle loro
liti furibonde. Norma Jeane disse: E la stessa cosa succede con le "stelle" umane.
Anche loro devono essere materia, non possono non essere niente. Devono avere una consistenza.
Incauta Norma Jeane! Quella era un'allusione, per quanto indiretta e bene
intenzionata, ai loro padri-mostro. Cass ne approfitt subito e, con feroce
compiacimento, disse: Il destino delle stelle  quello di spegnersi. Umane o celesti che siano.
Eddy G ridacchi. Baby, beviamo a questa sacrosanta verit.
Eddy G aveva portato sul balcone la bottiglia di champagne, che aveva appoggiato
in precario equilibrio sulla ringhiera. Riemp i bicchieri. Nella frizzante
aria notturna sembrava che si fosse rianimato, come peraltro in quel periodo
gli succedeva spesso. Cass, ti dispiacerebbe spiegarmi un po' meglio
questa cazzo di faccenda dei Gemelli? Si chiamano cos perch sono tipo fratelli gemelli?
S e no. Il principio dei Gemelli  che essenzialmente non sono due. Cio,
sono due e sono fratelli gemelli, per la loro esistenza comune ha un particolare
rapporto con la loro morte individuale. Pausa. Da bravo attore sapeva quando fare le pause.
Dei due, Cass Chaplin era il pi colto, e di parecchio: la madre l'aveva
mandato in collegio dai Gesuiti, dove Cass aveva studiato teologia, latino e
greco. Aveva abbandonato prima del diploma, o forse era stato espulso, o forse
aveva avuto uno dei suoi tanti esaurimenti. All'epoca della loro prima relazione
sentimentale, Norma Jeane, innamorata pazza, aveva studiato con attenzione
morbosa, ma senza mai farsene accorgere, quelle poche cose che Cass si
portava dietro da una casa all'altra; in una delle sue logore sacche da viaggio
aveva scoperto un grosso diario intitolato GEMELLI: LA MIA VITA IN (p)arte.
Era pieno di composizioni musicali, poesie, disegni di volti e figure umane
dall'incredibile realismo. C'erano studi erotici di nudo, sia maschili sia femminili,
uomini e donne che facevano l'amore con se stessi e che avevano il volto
immancabilmente contratto in smorfie di angoscia o di vergogna. Ma questa
sono io! aveva pensato Norma Jeane. Da quando, qualche anno prima, Charlie
Chaplin sr., interrogato dall'HUAC e messo alla berlina dalla stampa come
traditore comunista, si era autoesiliato in Svizzera, a Norma Jeane sembrava
che Cass avesse cominciato a disperdere pi del solito le proprie energie; passava
da momenti di eccitazione estrema a lunghe fasi depressive; soffriva come
lei d'insonnia e non riusciva a dormire se prima non si imbottiva di Nembutal;
beveva pi del solito. (Ma, a differenza di Eddy G, almeno non aveva ceduto
all'ultima moda di Hollywood, quella di fumare hashish.) Da mesi non
partecipava a un provino. Riempiva di note musicali decine di fogli che poi
strappava in mille pezzi. Norma Jeane non gli aveva mai detto niente, ma alcune
sue conoscenze di buona volont, compreso il suo agente, si erano date la
pena di informarla che Cass Chaplin era stato arrestato e trattenuto per una
notte dalla polizia di Westwood per ubriachezza molesta e disturbo della quiete
pubblica. Quando facevano l'amore, certe volte Cass non riusciva a raggiungere
l'erezione; in quelle occasioni, come diceva Cass stesso, occorreva l'aiuto di Eddy G.
Aiuto che Eddy G, col suo cazzo inesauribile o apparentemente tale, perenne
fonte di sbalordimento e piacere per gli amici, era ben lieto di fornire.
Cass stava dicendo: I Gemelli erano due fratelli gemelli di nome Castore e
Polluce. Erano due guerrieri, e un giorno uno dei due, Castore, venne ucciso
in battaglia. Privo del fratello, Polluce non era pi lo stesso, e soffriva cos tanto
che si rec da Giove, re degli di, per implorarlo di prendere la sua vita al
posto di quella del fratello. Giove fu mosso a piet - perch talvolta pu succedere
che, se ci si umilia abbastanza da metterli di buon umore, quei vecchi
bastardi si impietosiscano - e permise a entrambi di vivere, purch non contemporaneamente.
Cos avvenne che Castore vivesse un giorno in paradiso mentre Polluce viveva nell'Ade, cio all'inferno, e il giorno dopo il contrario, con Polluce in paradiso e Castore all'inferno. Si alternavano tra la vita e la morte, senza mai potersi incontrare.
Eddy G sghignazz. Non vedo cosa ci sia di eccezionale in questa stronzata
di paradiso e inferno a giorni alterni. La vita  tutta cos.
Cass non gli bad e riprese il racconto, rivolgendosi a Norma Jeane. Poi
Giove torn a impietosirsi di loro e, come premio per la perseveranza del loro
affetto fraterno, li mise insieme tra le stelle. Vedi, lass? I Gemelli. Per sempre.
Norma Jeane non era ancora riuscita a individuare la costellazione dei Gemelli.
Ma nondimeno alz lo sguardo al cielo, sorridendo. Sapere che i Gemelli
erano l era sufficiente, no? Doveva per forza credere? Quindi i Gemelli
sono in cielo perch sono immortali! Mi sono sempre chiesta...
Intervenne Eddy G. Vi dispiacerebbe spiegarmi cosa c'entra tutto questo
con la morte? O con noi? Io mi sento indiscutibilmente umano, e mortale.
Non mi sento affatto come quelle cazzo di stelle l nel cielo.
La bottiglia di champagne cadde sul pavimento del balcone e si ruppe. Senza
andare in mille pezzi com'era successo prima con quella di vino, e comunque
era semivuota. Cri-sto. Un'altra volta! Ma Cass rideva, ed Eddy G rideva.
Nel volgere di un istante, eccoli trasformati in Gianni e Pinotto. Eddy G si
chin a raccogliere una scheggia di vetro, poi si rialz e grid, con negli occhi
l'espressione beata degli ubriachi: Giuramento di sangue! Facciamo un giuramento
di sangue! I Gemelli siamo noi, noi tre. Come loro, solo che anzich due siamo tre.
Cass, eccitato, farfugli: Questo  un... come si dice... un triangolo! Un
triangolo non si pu dividere per due.
Eddy G disse: Giuriamo che non ci lasceremo mai, OK? Sempre insieme,
tutti e tre. Amandoci sempre come adesso.
Cass aggiunse, ansimando: E pronti a morire l'uno per l'altro!
Prima che Norma Jeane potesse fermarlo, Eddy G si scalf con la scheggia
di vetro l'interno dell'avambraccio. Di colpo uno zampillo di sangue. Cass si
fece dare la scheggia e a sua volta si scalf l'interno dell'avambraccio; altro
zampillo di sangue. Norma Jeane, commossa e turbata, prese senza indugio la
scheggia dalla mano di Cass e, con le dita tremanti, si scalf l'avambraccio. Il
dolore fu subitaneo, e acuto, e potente.
Giuriamo di amarci sempre!
Gemelli, per sempre!
"Nella buona..."
"come nella cattiva sorte..."
"... finch morte non ci separi."
Unirono le braccia sanguinanti, euforici come bambini ubriachi. Ridevano,
eccitatissimi. Il pi dolce gesto d'amore che Norma Jeane avesse mai conosciuto!
Strascicando la voce come i gangster nei polizieschi di quart'ordine, Eddy
G disse: Finch morte non ci separi? Macch, anche dopo la morte! Fin dopo
che la morte ci avr separato Si abbracciarono, si baciarono. Le loro mani si
abbrancarono in un intreccio di maniche stropicciate e sporche di sangue.
Erano in ginocchio, e si sarebbero lanciati in un maldestro tentativo di fare l'amore
l sul balcone se improvvisamente una scheggia di vetro non avesse trafitto
la coscia di Cass - Cri-sto! Barcollarono di nuovo in casa, sempre abbracciati
l'uno all'altro come bambini bramosi di affetto, e insieme caddero sul letto
disfatto di Norma Jeane, dove in un delirio di passione avrebbero fatto l'amore a brevi intervalli per tutta la notte.
Quella notte ebbi la certezza che avrei concepito Baby. Ma non fu cos.
Il Sopravvissuto. La prima di Niagard Per qualcuno, una serata storica. Ancor
prima che si spegnessero le luci, tutti sapevano gi. Cass e io non avevamo potuto
sederci con Norma; era seduta in prima fila, insieme ai pezzi grossi dello
Studio. Loro la odiavano con tutto il cuore, e lei li odiava con tutto il cuore.
Ma a quei tempi a Hollywood funzionava cos. L'avevano messa sotto contratto
per mille dollari la settimana. L'avevano fatta firmare quando era in bolletta
e quella miseria le sembrava un patrimonio - poi aveva capito, ma era troppo
tardi. Avevano vinto loro. La sera della prima di Niagara, quello stronzo bastardo
di Z era seduto accanto a Norma Jeane ma era costretto ad alzarsi in
continuazione per salutare gente e stringere mani, li guardava tutti come se
non capisse, come se si sforzasse ma proprio non riuscisse a capire. Convinto
di avere una scartina, e invece quella gente continuava a smaniare come se
avesse l'asso! Incomprensibile. Per tutta la carriera di Marilyn Monroe, che
avrebbe fatto guadagnare milioni allo Studio e s e no un decimo a Norma, i
pezzi grossi dello Studio avrebbero continuato a far finta di non capire. Ed ecco
Marilyn in abito di lam rosso, spalle nude e seno quasi completamente
nudo, un abito talmente attillato che dovevano averglielo cucito addosso,
Marilyn che entra nella sala e avanza a passettini da neonato fino alla prima
fila; con la gente tutt'attorno che la guarda come un fenomeno da baraccone.
In occasioni del genere quelli del trucco la tenevano sotto almeno cinque ore.
Come quando si prepara un cadavere, diceva Norma. Ed eccola guardarsi attorno
cercando Cass e me (seduti in galleria), senza trovarci.  una bambina
smarrita vestita da troia. E comunque splendida. Ricordo che diedi una gomitata
a Cass e dissi: Guarda l la nostra Norma. Ci saremmo messi a urlare.
Le luci si spengono, e Niagara comincia, con una scena sulle cascate. E un
uomo che pare minuscolo e inerme davanti a tutta quell'acqua che scroscia e
che rugge. Stacco su Norma - cio su Rose. A letto. E dove senn? Nuda
sotto un lenzuolo.  sveglia, per finge di dormire. Per tutto il film Rose
Loomis fa una cosa e ne pensa un'altra, e il pubblico lo capisce perfettamente,
al contrario di quel povero coglione del marito. Che  una specie di scemo di
guerra ma nel vero senso della parola, un caso pietoso, anche se di lui al pubblico
non gliene frega un cazzo. La gente smania per vedere Rose. Seducente
e perfida. Molto pi di Lana Turner, e molto meglio. Impossibile levarle gli
occhi di dosso. In tutto Niagara non c' una singola scena in cui Rose sia
nuda, eppure quando ci ripensi  come se fosse nuda dall'inizio alla fine. Io e
Cass avremo visto Niagara almeno dieci volte... Perch Rose  noi. Nel
profondo del nostro modo di essere. La sua crudelt  simile alla nostra.  priva
di morale, come una bambina.  sempre l a guardarsi allo specchio, esattamente
come faremmo noi se avessimo quel corpo e quella faccia. Si tocca, si
palpa,  innamorata di s. Come tutti noi! Per nel suo caso  male,  peccato.
Guardando quelle scene peccaminose viene da chiedersi come siano riuscite a
superare la censura. Sdraiata a letto, sotto il lenzuolo, con le ginocchia spalancate,
e potresti giurare che sotto quel lenzuolo si vede perfettamente la sua fica
bionda. Resti l a guardare a bocca aperta e occhi sbarrati, ipnotizzato. E la sua
faccia, una fica anche quella, una fica tutta speciale. La bocca rossa e umida, la
lingua. Quando Rose muore, muore il film. Ma la sua morte  cos bella che
ogni volta che la vedo rischio di venirmene nei pantaloni. E stiamo parlando
di una ragazza, Norma, che non ha mai avuto la minima idea di come si scopa,
davvero, nel senso che quando ci scopavi ti toccava fare il novantacinque
per cento del lavoro. E invece l sulla scena Marilyn sapeva. Era come se solo
la macchina da presa sapesse insegnarle a fare l'amore come voleva lei, e noi
fossimo dei guardoni che la guardavamo ipnotizzati.
Pi o meno a met film, quando Rose sbeffeggia il marito perch non  capace
a farselo star dritto, Cassie mi fa: Quella l non  Norma. Quella l non
 la nostra Pesciolina. E il cazzo  proprio questo, che non era affatto la nostra
Pesciolina. Per noi quella Rose era una completa sconosciuta. Era una
donna che non avevamo mai visto in vita nostra. La gente era convinta che
Marilyn Monroe si limitasse a interpretare se stessa. Qualunque film facesse,
e per quanto quel film potesse essere diverso dagli altri, la gente trovava sempre
un modo per sminuirla - Quella non sa recitare. Sta solo interpretando se
stessa. E invece era un'attrice nata. Era un genio, sempre che uno creda nel
genio. Perch in realt Norma Jeane non conosceva assolutamente nulla di se
stessa, la sua anima era un vuoto che le toccava riempire ogni volta che si
esprimeva - Norma Jeane la sua anima doveva inventarsela. In fondo tutti noi
siamo vuoti, ma lei era l'unica a rendersene conto.
Ecco com'era Norma Jeane Baker quando la frequentavamo. Quando eravamo
i Gemelli. Prima che ci tradisse - o, forse, che noi tradissimo lei. Tanto tempo fa, quand'eravamo giovani.
Felicit! Non il mattino dopo la prima di Niagara, qualche giorno pi tardi. E
Norma Jeane, che da mesi dormiva male, si svegli dopo una lunga notte di
sonno profondo e riposante. Una lunga notte senza le pasticche magiche di
Cass. Aveva fatto dei sogni straordinari. Sogni galattici! Rose era morta, ma in
quei sogni Norma era viva. La promessa era che sarei rimasta viva per sempre.
Ed era tanto viva quanto in perfetta salute, una donna alta e forte, e agile
nei movimenti come un'atleta. Con tra le gambe non un'umiliante ferita sanguinolenta
bens la protuberanza di quel curioso organo sessuale. Cos' quest'affare?
E io, cosa sono? Sono cos felice." Nel sogno aveva il permesso di ridere.
Di correre sulla spiaggia, scalza e ridendo. (Era la spiaggia di Venice
Beach? Per non la Venice Beach attuale. La Venice Beach di tanto tempo prima.)
C'era anche Nonna Della, col vento che le scompigliava i capelli. Norma
Jeane si era quasi completamente dimenticata delle sonore risate di Nonna Della.
Chiss se anche Nonna Della aveva tra le gambe un arnese come quello di
Norma Jeane. Non era un cazzo, ma neppure esattamente una vagina.
Si svegli ridendo. Era ancora presto: le sei e venti. Quella notte aveva dormito
da sola. Sola e solitaria in quel letto grande, sentendo una terribile nostalgia
dei suoi due uomini finch non si era addormentata, poi pi nessuna
nostalgia. Cass ed Eddy G non erano rincasati da... da dove? Una festa in casa
di qualcuno a Malibu, o forse a Pacific Palisades. Norma Jeane non era stata
invitata. O forse era stata invitata e aveva detto no. No no no! Voleva dormire,
e voleva dormire senza pasticche magiche, e aveva dormito, e adesso s'era svegliata
presto e con il corpo pieno di un'energia strana, molto intensa. Era cos
felice! Si lav il viso con l'acqua gelida, poi fece gli esercizi preparatori della
scuola di recitazione. Poi gli esercizi di riscaldamento della scuola di danza.
Quel corpo cos ansioso di muoversi, di galoppare, la faceva sentire come una
cavalla pregna. Si infil un paio di calzoni sportivi a met polpaccio, scaldamuscoli,
una vecchia felpa. Annod i capelli in due trecce corte e rigide. (Non
glieli aveva intrecciati cos Zia Elsie, per una delle gare di atletica di Norma
Jeane a Van Nuys? Per evitare che i capelli le finissero davanti agli occhi?) E poi fuori, a correre.
Le strette strade delimitate da file di palme erano quasi deserte nonostante
su l'Hollywood Boulevard ci fosse un certo traffico. Gi il giorno dopo la prima
di Niagara il suo agente aveva cominciato a tempestarla di telefonate.
Quelli dello Studio anche. Interviste, servizi fotografici, altra pubblicit. I manifesti
di Rose Loomis cominciavano ad apparire in tutto il paese. E le copertine
di PhotoLife e di Inside Hollywood. E le recensioni, che le venivano
lette con grande eccitazione al telefono, col nome Marilyn Monroe che
ricorreva cos spesso da cominciare a suonare irreale, il nome assurdo di un'estranea,
un nome intorno al quale andavano accumulandosi parole altrettanto
assurde, parole che erano anch'esse l'invenzione di estranei.
Un'interpretazione formidabile. Talento grezzo, primitivo e inquietante. Una
femmina dalla sensualit schietta e sfrenata, come non se ne vedevano dai tempi di
Jean Harloiu. Una forza della natura. Un'interpretazione ipnotica. Marilyn Monroe
si fa odiare - ma anche ammirare. Eccezionale, magnifica! Sensuale, seducente!
Fatti in l, Lana! Seminudit scioccante. Avvincente. Ripugnante. Pi lasciva
di Hedy Lamarr. Theda Bara. Se le Cascate del Niagara sono la settima meraviglia del mondo, Marilyn Monroe  l'ottava.
Sentendo quelle parole Norma Jeane s'era fatta inquieta. Andando avanti e
indietro nel salotto, con la cornetta schiacciata contro l'orecchio. Ridendo nervosamente.
Sollevando e abbassando con la mano libera un manubrio da cinque
chili. Guardandosi allo specchio e vedendosi guardata, timidamente e senza
capire, dalla ragazzina nel lungo specchio obliquo della Mayer Pharmacy.
Oppure flettendosi all'improvviso, fino a toccarsi le dita dei piedi, e ripetendo
quel movimento dieci volte di fila. Venti volte di fila. Quante parole di elogio!
E il nome Marilyn Monroe ripetuto come una litania. Norma Jeane era a disagio,
sentiva che quelle parole recitate con tono trionfale dal suo agente e da
quelli dello Studio avrebbero potuto essere, e forse erano, parole qualsiasi.
Quelle parole di estranei dotati del potere di determinare la sua vita. Come
somigliavano al vento, al suo soffiare incessante. Al vento di Santa Ana. Ma
prima o poi sarebbe venuto il giorno in cui anche il vento avrebbe cessato di
soffiare, e quelle parole sarebbero svanite - e a quel punto? Norma Jeane disse
all'agente: Ma non capiscono che parlano di nulla? "Rose Loomis" era soltanto...
sullo schermo. E adesso  m-morta. E non c' pi,  finita. Il suo agente
aveva l'abitudine di prendere sul ridere l'ingenuit di Norma Jeane, come se
fosse un suo modo per essere spiritosa. E infatti rise, e poi disse con tono di rimprovero: Marilyn. Tesoro. Non  finita."
Per quaranta minuti d'estasi, Norma Jeane corse. Quando, ansimante e col
viso lustro di sudore, fin il giro e si ritrov davanti al suo palazzo, vide due giovani
che salivano vacillando i pochi gradini che conducevano al portone. Cass!
Eddy G! Erano pallidi e scarmigliati, avevano la barba lunga. La costosa camicia
di seta bianca di Cass era sbottonata fino alla cinta, e qua e l chiazzata di
un giallo come di urina. Eddy G aveva i capelli a ciocche unte che gli spiovevano
sulla fronte. Dietro l'orecchio destro aveva un graffio ricurvo, una specie di
amo sanguinolento disegnato nella carne. I due guardarono sbalorditi Norma
Jeane in calzoni sportivi, scaldamuscoli e felpa della UCLA, e le trecce, e il velo
di sudore sul viso. Eddy G gua: Norma Jeane! Sei gi sveglia? A quest'ora?
Cass strizz le palpebre come se gli dolesse la testa. Con tono di rimprovero le
disse: Cristo, sembri felice! Norma Jeane scoppi a ridere. Erano proprio adorabili.
Li abbracci e li baci sulle guance ispide di barba, e ignor il tanfo che
emanavano. Disse: Altroch se lo sono! Sono felice! Sono cos felice che ho
paura che mi scoppi il cuore. Sapete perch? Perch adesso che c' Rose, la gente
si render conto che non sono io. La gente di Hollywood. Diranno: "Rose 
una sua creatura! Guarda lei in realt quant' diversa.  proprio un'attrice!
Incinta! Sotto il nome di Gladys Pirig aveva consultato un ginecologo-ostetrico
con lo studio in un punto talmente remoto di Los Angeles che avrebbe
potuto tranquillamente essere in un'altra citt. Quando il medico le aveva detto
che s, era incinta, Norma Jeane era scoppiata a piangere. Me lo sentivo.
Davvero. Mi sentivo gonfia. E cos felice." Il medico, sordo alle sue parole e attento
soltanto alle lacrime di quella giovane donna bionda, allung una mano
verso la mano di Norma Jeane, verso le sue dita prive di anelli. Non si preoccupi.
Lei  una ragazza sana. Abortire non sar un problema. Norma Jeane liber
di scatto la mano, offesa. Ma cos'ha capito? Ho detto che sono felice! Io
questo figlio lo voglio. Io e mio marito  da anni che c-cerchiamo di fare un figlio.
Si precipit a telefonare a Cass ed Eddy G. Avrebbe passato buona parte
della giornata a cercare di rintracciarli. Era talmente eccitata che dimentic di
avere un appuntamento a pranzo con un produttore, e un'intervista con un
giornalista di New York, e vari appuntamenti allo Studio. Gi progettava di
rinviare le riprese del prossimo film, un musical. Per un po' poteva mantenersi
facendo servizi fotografici per le varie riviste di Hollywood. Quanti mesi sarebbero
passati prima che si vedesse il pancione? Tre? Quattro? Quelli di Sir!
la tampinavano per una foto da copertina, le offrivano un compenso di ben
mille dollari! E poi c'era Swank, e c'era Esquire. E c'era una rivista nuova,
Playboy; il direttore voleva Marilyn Monroe per la copertina del primo
numero. Dopodich si sarebbe lasciata crescere i capelli senza pi tingerli. Se
continuo a tingerli finir per restare calva. Le venne una splendida idea:
avrebbe telefonato a Mrs. Glazer! Oh, quanto le mancava la madre di Bucky!
Ecco a chi aveva voluto bene davvero, a lei, a Mrs. Glazer, non a suo figlio
Bucky. E a Elsie Pirig. Zia Elsie, indovina un po'? Sono incinta. Certo, quella
donna l'aveva tradita, ma a Norma Jeane mancava ugualmente, e l'aveva
perdonata. Una volta che diventi madre, sei donna per sempre. Diventi una
di loro, e non possono pi rifiutarti. Nella sua testa i pensieri volavano lesti
come pipistrelli. Non riusciva a metterli a fuoco. Le sembrava quasi che non
fossero suoi, che non fossero i suoi pensieri. E poi, non stava forse dimenticandosi
di qualcuno? Di qualcuno cui avrebbe dovuto telefonare?
Ma chi? Riesco quasi a vederne la faccia.
Il festeggiamento. Quella sera raggiunse Cass ed Eddy G nel loro ristorante preferito
nel quartiere, un locale italiano sul Beverly Boulevard. Un posto dove
era raro che Marilyn venisse riconosciuta. E per di pi, con quegli abiti dimessi,
i capelli nascosti da una fascia scura, senza trucco e praticamente senza
sopracciglia, Norma Jeane era al sicuro. Eddy G, sedendosi accanto a lei nel
spar e baciandola sulla guancia, la guard con aria stupita e le disse: Ehi,
Norma, che succede? Sembri... E Cass, sedendosi davanti a lei nel spar e
guardandola ansioso: ... tesissima. Norma Jeane aveva deciso di sussurrargli
all'orecchio, prima a uno poi all'altro: Indovina un po'! Buone notizie! Stai per
diventare pap! Invece scoppi a piangere. Prese tra le mani le loro mani inerti
e cominci a baciarle una alla volta, senza parlare, e i due ragazzi erano atterriti
da quella scena, e si scambiarono uno sguardo preoccupato. In seguito Cass
avrebbe detto che lui l'aveva capito gi da un pezzo che Norma Jeane era incinta,
certo che l'aveva capito, e pure da un pezzo, perch era da un pezzo che
non le venivano le mestruazioni, che quando le venivano non passavano certo
inosservate, erano un tormento sia per lei, poverina, sia, onestamente, per
chiunque le stesse accanto; certo che l'aveva capito, o che avrebbe dovuto capirlo.
Eddy G invece avrebbe manifestato lo stupore pi assoluto. Eppure -
stupito? Come avrebbe potuto essere stupito? Con tutto quel fare l'amore, e
specialmente con il suo cazzo sempre pimpante e inesauribile? Comunque
l'unica cosa certa era che il padre era lui. Forse non era una puntualizzazione che
proprio ci tenesse a fare, non al cento per cento, ma nondimeno non poteva
negare di sentire un pizzico di orgoglio. Il figlio di Edward G. Robinson jr. e
di una delle pi belle donne di Hollywood! Lui e Cass sapevano quanto intensamente
Norma Jeane avesse sempre desiderato fare un figlio; era una delle pi
tenere fissazioni di Norma Jeane, sin da quando l'avevano conosciuta - quella
sua dolce e ingenua fiducia nella forza redentrice dell'essere madre, nonostante
sua madre fosse una pazza conclamata che l'aveva abbandonata e che (si
trattava di una voce che circolava insistentemente a Hollywood) una volta aveva
addirittura cercato di ucciderla. Lui e Cass sapevano quanto intensamente
Norma Jeane desiderasse diventare quello che lei riteneva fosse normale. E se
non ti rende normale un figlio, cos'altro pu farlo?
Sicch quella sera, quando Norma cominci a piangere e a baciargli le mani,
inzuppandole con le proprie lacrime, Cass, con tutta la comprensione che
gli riusc di esprimere, si affrett a dire: Davvero, Norma? Pensi di essere...?
ed Eddy G, la voce rotta dall'emozione come quella di un adolescente: Non
ditemi che state pensando quello che sto pensando io! Oh Ges. Sorridevano,
turbati. Il panico gli aveva ghermito il cuore. Non avevano ancora
trent'anni, ed erano due ragazzini. Bench attori, erano disoccupati da troppo
tempo per riuscire a simulare efficacemente un'emozione. Nello sguardo che si
scambiarono c'era la consapevolezza che, con quella ragazza cos stramba, non
ci sarebbe stato nessun aborto, nessuna facile via d'uscita. Primo, perch Norma
voleva un figlio, e secondo perch spesso aveva parlato con orrore dell'aborto.
Nel suo tenero cuoricino sciocco era una Scientista. Credeva in quelle
stronzate, o quantomeno si sforzava di crederci. Sicch non ci sarebbe stato
nessun aborto; non aveva senso tirar fuori l'argomento. Se i suoi amanti Gemelli
avevano previsto che ben presto la loro adorata Marilyn Monroe
avrebbe cominciato a guadagnare un sacco di soldi, quell'imprevisto mandava
a monte i loro piani. Un improvviso ostacolo per i loro viaggi di fantasia. Per,
se avessero giocato bene le proprie carte, si sarebbe trattato di un ostacolo soltanto temporaneo.
Norma Jeane li scrut coi suoi begli occhi ansiosi e luccicanti.
Siete c-contenti per me? Cio... per noi? Per i Gemelli?
Cos'altro potevano dire se non s.
La Tigre di panno. Un'avventura che avresti giurato essere un sogno. Invece era
reale. Era reale, e vissuta insieme ai Gemelli. Bench si fosse ubriacata di vino
rosso (pur avendo bevuto solo due o al massimo tre bicchieri delle due bottiglie
che Cass ed Eddy G si erano scolati), Norma Jeane ricordava chiaramente
quell'avventura. Eccitati e storditi, ridendo e piangendo, lei e Cass ed Eddy G
avevano festeggiato la notizia, poi, verso mezzanotte, erano usciti dal ristorante
e, incamminandosi lungo la strada dopo aver svoltato l'angolo, erano passati
davanti a un negozio di giocattoli, un negozietto davanti al quale dovevano
esser passati chiss quante volte senza notarlo, sempre che invece di tanto in tanto
Norma Jeane non si fosse fermata per ammirare nella vetrina quegli splendidi
balocchi fatti a mano, animali di panno, trenini, automobiline, un'intera
famiglia di bambole, cubi di legno con le lettere dell'alfabeto finemente intagliate,
mentre comunque Cass ed Eddy G quel negozio non l'avevano mai visto
prima, potevano giurarlo, e che strana coincidenza trovarselo davanti proprio
quella sera, disse Cass - Come nei film. Queste cose succedono solo nei
film." Anzich appannargli i sensi, tutto quel vino sembrava averglieli acuiti,
averlo reso pi lucido. Eddy G ringhi con un angolo della bocca: I film?
Qualsiasi cosa ti capiti di vivere, quelle teste di cazzo l'hanno gi messa nei
film! Norma Jeane, che beveva molto raramente e che aveva giurato che durante
la gravidanza non avrebbe pi bevuto, perse l'equilibrio e si appoggi alla
vetrina. Il suo respiro disegn sul vetro l'esclamazione di una O. Quello
che vedeva era un sogno o era vero? Oh! - guardate quella tigre! Un tempo
ne avevo una anch'io, uguale a quella. Tanto tempo fa, quand'ero piccola.
(Era davvero cos? La piccola tigre di panno, il regalo di Natale che le avevano
rubato all'orfanotrofio? O la tigre che vedeva l in vetrina era pi grande, di
miglior fattura, pi costosa? E poi c'era anche la tigre che Norma Jeane aveva
imbastito con gli scarti di merceria per la piccola Irina.) Con la brutale disinvoltura
per la quale il figlio di Edward G. Robinson era noto nel sottobosco di
Hollywood, Eddy G sferr un pugno contro la vetrina e la fracass, poi, finita
la pioggia di vetri infranti e davanti allo sguardo attonito di Norma Jeane e di
Cass, allung con calma la mano e si impadron della tigre di panno.
Il primo giocattolo di Baby. Che carino!
Il maltolto rimborsato. L'indomani mattina presto, dilaniata dal senso di colpa
e dal mal di testa e dalla nausea per la sbornia non ancora smaltita, Norma
Jeane torn nel negozio di giocattoli. Era stato un sogno? Non sembrava reale.
Nella borsa a tracolla aveva la tigre di panno. Aveva cercato di non chiedersi
se davvero la vetrina del negozio di giocattoli fosse finita in frantumi come
conseguenza di quella sua impulsiva considerazione. Tuttavia era innegabile
il fatto che Eddy G la tigre l'avesse consegnata a lei, visto che per tutta la
notte se l'era tenuta sotto il cuscino e che adesso l'aveva nella tracolla. E adesso
come faccio? Non posso mica restituirgliela cos, senza spiegazioni.
Ecco il negozio di giocattoli. HENRI's. E, in caratteri pi piccoli, Specialit:
giocattoli fatti a mano. Il negozio stesso sembrava una miniatura, una botteguccia
con la facciata larga s e no tre metri. E sembrava pure ferito, con quella
vetrina mezza rotta e rappezzata alla bell'e meglio con qualche asse di legno.
Norma Jeane sbirci attraverso la vetrina e vide con orrore che s, il negozio
era aperto. Henri era dentro, in piedi dietro il bancone. Norma Jeane apr timidamente
la porta e sent trillare sopra la propria testa un campanello. Henri
alz su di lei uno sguardo avvilito. Il negozio era semibuio, come una remota
stanza di castello. C'era un odore di tempi andati. Su Beverly Boulevard il
traffico era intenso, come sempre a quell'ora, ma all'interno di HENRI'S c'era una quiete riposante e piacevole.
Buongiorno. Posso fare qualcosa per lei? Era una voce tenorile, malinconica
ma benevola. Non mi biasimer. Non mi giudicher.
Norma Jeane disse, con emozione infantile, balbettando: M-m-mi spiace
tanto, Mr. Henri! Qualcuno ha rotto la sua vetrina? Un furto?  successo stanotte?
Sa, abito qui vicino, e... ed  la prima volta che vedo la vetrina rotta.
Il malinconico Henri, uomo di un'et che Norma Jeane giudic indefinibile,
ma che sicuramente non era giovane, sorrise con un lieve sorriso amaro.
S.  successo stanotte. Purtroppo non ho l'antifurto. Non l'ho mai messo
perch mi illudevo che a nessuno potesse venire in mente di rubare dei giocattoli.
Norma Jeane strinse la borsa, tremando. Disse: Spero che n-non abbiano rubato molto.
Henri le rispose con rabbia soffocata: Invece hanno rubato molto, purtroppo.
Mi dispiace, mi dispiace tanto.
Hanno rubato tutto quello che sono riusciti ad arraffare, tutti i giocattoli
pi preziosi. Un trenino fatto a mano, una bambola ad altezza naturale. Dipinta a mano e coi capelli veri.
Oh! - come mi dispiace!
E altra roba pi piccola, perlopi animali di panno fatti da mia sorella.
Che  cieca. Henri parlava con pacata veemenza, fissando Norma Jeane come
si potrebbe fissare un pubblico nascosto da una barriera di riflettori.
Cieca? Sua sorella  cieca?
S,  cieca, per  molto brava a cucire i suoi animali di panno.
E quanti ne hanno rubati?
Cinque. Pi il resto. E la vetrina fracassata. Ho riferito tutto alla polizia.
Anche se non mi aspetto che riescano ad acchiappare i ladri. Quei vigliacchi!
Norma Jeane non riusc a capire se Henri si riferisse ai ladri o alla polizia.
Disse, esitante: Immagino che sia assicurato, vero?
Henri rispose sdegnato: Certo che sono assicurato. Non sono mica stupido.
Almeno non del tutto.
B-be' se non altro questo limita il danno.
Gi. Lo limita. Per non limita la mia rabbia, n la tristezza di mia sorella,
cos come non ristabilisce la mia fiducia nella natura umana.
Norma Jeane sfil dalla borsa la piccola tigre di panno. Cercando di non
badare allo sguardo attonito di Henri, disse in fretta: Questa... l'ho trovata in
un vicolo dietro casa mia. Sa, abito proprio qui accanto, dietro l'angolo. Immagino che sia sua, no?
Certo che  mia...
Henri la fissava, battendo gli occhi. La sua pallida faccia impietrita si ravviv quasi impercettibilmente.
L'ho t-trovata. Per terra. Mi sono d-detta che doveva essere sua. Per vorrei
comprarla, posso? Cio... sempre che non costi troppo.
Henri continu a fissare Norma Jeane per un lungo momento di silenzio.
Norma Jeane non riusciva a figurarsi cosa stesse pensando quell'uomo - non
pi di quanto lui, a suo avviso, riusciva a figurarsi cosa stesse pensando lei.
La tigre! disse Henri.  una delle mie specialit.
Si  sporcata. Un po'.  per questo che vorrei comprarla. Cio... - Norma
Jeane fece una risatina nervosa - ... immagino che in queste condizioni
non le sarebbe possibile venderla. Ed  talmente bella.
Stringeva tra le mani la piccola tigre di panno, e la sollev per mostrarla a
Henri. Norma Jeane era in piedi di fronte al bancone, s e no a mezzo metro
da lui, tuttavia Henri non fece il minimo cenno di voler prendere la tigre. Rifletteva,
tormentandosi un labbro. Era parecchio pi basso di Norma Jeane,
un ometto che pareva anche lui un giocattolo, intagliato nel legno e con gli
occhi a bottone e le orecchie a sventola. Lei  una brava ragazza. Si vede. Una
persona di buon cuore. Quindi le ceder la tigre per... Henri indugi, sorridendo
stavolta con un sorriso pi aperto, forse vedendo in Norma Jeane una
ragazza pi giovane di quanto fosse in realt, aspirante attrice, chiss, o forse
ballerina, graziosa ma niente di eccezionale, faccino tondo e innocente, pallido,
acqua e sapone. Coi tacchi bassi sembrava al tempo stesso formosa e acerba.
Cos timida e poco appariscente non avrebbe mai sfondato nel mondo dello spettacolo. ... dieci dollari. Scontato da quindici.
Sulla minuscola targhetta col prezzo attaccata alla tigre di panno, che Henri sembrava aver dimenticato, c'era scritto, a matita, $ 8,98.
Sollevata, Norma Jeane sorrise e prese dalla borsa il portafogli. La ringrazio, Mr. Henri. Ma questo giocattolo  per il mio primo figlio, e preferirei pagare il prezzo intero.
...
.
...
LA VISIONE.
...
.
...
Norma Jeane l'avrebbe ricordato sempre.
Erano andati a fare una delle loro passeggiate notturne in macchina. Una
romantica passeggiata notturna di fine estate. Con la Caddy verde chiaro,
l'ampia calandra cromata del radiatore e i fanali a pinna. Come la prua di una
barca, la calandra del radiatore e gli affilati paraurti anteriori fendevano le onde
di un mare buio screziato di luce. Cass Chaplin ed Eddy G con la loro adorata
Norma. Cos innamorati! La gravidanza rendeva Norma ancor pi bella;
la sua pelle madreperlacea era pi brillante, e i suoi occhi erano pi luminosi,
tersi, lucidi e intelligenti. La gravidanza rendeva ancor pi belli anche i due ragazzi.
Pi riservati, misteriosi. Giacch nessuno avrebbe conosciuto il loro segreto
finch non avessero deciso di rivelarlo. Finch Norma non avesse deciso
di rivelarlo. Tutt'e tre erano trasognati e frastornati all'idea dell'imminente nascita.
Si guardavano, ridevano, si interrogavano con lo sguardo. Era vero? S,
era vero. Era vero vero vero. Non  cinema, ripeteva Cass,  vita vera.
Eddy G era entrato negli Alcolisti Anonimi, e Cass stava riflettendo sull'opportunit
di seguirlo. Smettere di bere non era mica uno scherzo! Per poteva
pur sempre continuare con le droghe, no? O sarebbe stato come barare? Eddy
G aveva saggiamente dichiarato che se mai c'era un momento giusto per smettere
di bere, cos come aveva fatto il suo vecchio non una bens decine di volte,
ebbene quel momento era arrivato.
Il medico di Norma Jeane aveva calcolato che era incinta di cinque settimane;
avrebbe partorito intorno alla met di aprile. Le aveva detto che godeva di
ottima salute. Il suo unico problema era l'ingente flusso mestruale, e i dolori
che ne derivavano, ma per il momento non ci sarebbero state mestruazioni.
Che meraviglia! Varrebbe la pena gi solo per questo. Sfido che sono cos felice.
Dormiva bene, e senza bisogno di barbiturici. Faceva ginnastica. Consumava
una decina di piccoli pasti al giorno, perlopi a base di frutta e cereali,
sempre con molto appetito, e qualche rara nausea. Non poteva mangiare carne
rossa, e il grasso le dava il voltastomaco. Cass ed Eddy G avevano cominciato a
chiamarla scherzosamente Mammina, e non pi Pesciolino (almeno non
in sua presenza). Com'erano imbarazzati! Sembravano in perenne stato di adorazione.
Adoravano lei, il vertice femminile del loro indissolubile triangolo. S,
aveva avuto paura, pi volte aveva pensato inorridita che i suoi due amanti
potessero abbandonarla, e invece non l'avevano fatto e non sembravano intenzionati
a farlo. Perch quei due non erano mai stati veramente innamorati di nessuna
delle diverse donne e ragazze che avevano messo incinta o che erano stati
indotti a credere di aver messo incinta; e mai nessuna donna o ragazza che conoscessero
intimamente aveva rifiutato, e con tanta foga, la possibilit di abortire.
Norma era diversa; Norma era come nessun'altra.
Forse avevamo anche un po' paura di lei. Stavamo cominciando a renderci conto che non la conoscevamo.
Cass era al volante, guidava fluidamente la Caddy lungo le strade semideserte
sotto la luna. Norma Jeane, rannicchiata tra i suoi due amanti belli e giovani,
non si era mai sentita cos contenta. Mai cos felice. Aveva preso la mano
di Cass e la mano di Eddy G e teneva schiacciati i loro palmi umidi sulla pancia
dove Baby stava crescendo. Vedrete, tra qualche giorno sentiremo battere
il suo cuore! Si erano diretti a nord sul La Cienega. Oltre l'Olympic Boulevard,
oltre il Wilshire. Arrivati al Beverly Boulevard, Norma Jeane immaginava
che Cass avrebbe svoltato a est per riportarli a casa. E invece continu verso
nord, verso il Sunset Boulevard. La radio della macchina era sintonizzata su un
programma di canzoni romantiche degli anni Quaranta. I Can Dream, Can't
I?, FU Be Loving You Always. Poi un intervallo di cinque minuti per il notiziario,
apertura con la notizia di un'altra ragazza violentata e assassinata, il cadavere
nudo di un'aspirante attrice di Venice scomparsa da diversi giorni trovato
avvolto in un telo cerato sulla spiaggia accanto al molo di Santa Monica.
Norma Jeane ascoltava, impietrita. Eddy G cambi stazione. Niente di nuovo:
quella notizia era gi stata diffusa il giorno prima. La ragazza non faceva parte
delle conoscenze di Norma Jeane. Quel nome non l'aveva mai sentito. Eddy G
trov un'altra stazione di musica leggera, dove Perry Como stava cantando
The Object of My Affection. Fischiett il ritornello e si rannicchi contro il corpo
di Norma Jeane, che adesso gli dava una grande sensazione di sollievo, riposante e cos caldo.
Strano: Norma Jeane non aveva mai raccontato a Cass ed Eddy G della sua
visita al negozio di giocattoli. Nonostante i Gemelli avessero giurato di dirsi
tutto e di non aver mai segreti l'uno per gli altri.
Cass, dove ci stai portando? Vorrei tornare a casa. Baby ha tanto sonno.
Abbi pazienza. C' una cosa che Baby deve vedere.
Sembrava che tra lui ed Eddy G ci fosse un qualche accordo. Norma Jeane
cominciava a sentirsi a disagio. E aveva un gran sonno. Come se Baby stesse
risucchiandola verso di s, nel suo spazio quieto e buio, avido di tempo. Prima
che l'universo cominciasse. Io ero. E tu con me.
Erano sul Sunset, diretti a est. Verso quella parte di citt che Norma Jeane
odiava ancora da quando, anni prima, l'aveva attraversata sui tram che la portavano
allo Studio per le lezioni e per i provini, e in particolare da quel mattino,
quando le avevano detto che non avrebbero rinnovato il suo contratto.
Sunset Boulevard sempre pieno di traffico. Una costante scia di veicoli come
navigli sullo Stige. (Come si pronuncia?(13). Cos come si scrive? aveva chiesto
un giorno Norma Jeane a Cass.) Ed ecco cominciare sopra le loro teste la processione
di cartelloni sfarzosamente illuminati. Film! Volti di divi del cinema!
E infine, pi spettacolare di tutti, il torreggiante cartellone di Niagara, con la
bionda attrice protagonista distesa per tutti i quasi dieci metri di larghezza, il
corpo voluttuoso, il bel volto sprezzante e le labbra rosse e roride, cos ammalianti
da aver reso ormai abituale il rallentare e talvolta addirittura il bloccarsi del traffico in quel tratto di strada.
Ovviamente Norma Jeane aveva visto decine di locandine e manifesti di Niagara. Ma quello l, quel cartellone famoso e famigerato, aveva sempre evitato di vederlo.
Eddy G disse, emozionato: Norma! Se vuoi puoi anche non guardare, comunque...
Cass intervenne: "... eccola l. Marilyn.
...
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...
Note.
13. Nell'originale, Stige  Styx.
Fine note.
...
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...
FINE Parte 3.